aiuti: quelli accettati e quelli rifiutati

Appelli dall'Italia

 

L’uragano Dennis

Lage conferma che

 

si sta rimediando

 

ai danni

 

 

Trinidad, 9 Agosto (AIN) - Il vicepresidente Carlos Lage ha confermato a Trinidad che Cuba è decisamente in condizioni di affrontare tutti i danni provocati dall’uragano Dennis o qualsiasi altro fenomeno meteorologico.

 

Visitando la città per controllare lo svolgimento dei lavori di recupero dei danni fatti dall’uragano, Lage ha assicurato che come sempre la Rivoluzione non si dimenticherà di nessuno.

 

Lage ha percorso anche il paesino di Casilda severamente danneggiato da Dennis nel luglio scorso ed ha constatato i lavori di recupero. Dennis ha danneggiato l’85% delle case con i suoi venti fortissimi e l’inondazione del mare.

 

Parlando con gli abitanti, egli ha segnalato che si lavora per riparare i danni nella misura delle risorse disponibili ed ha ricevuto dichiarazioni d’appoggio e fiducia nella Rivoluzione.

 

Carlos Lage ha ricordato che la stagione dei cicloni del 2005 è molto attiva con il pronostico di più di 20 fenomeni meteorologici e questo costringe l’Isola a prevedere questi casi per disporre di mezzi e materiali per la riparazione dei danni.

 

Lage ha invitato a incrementare la produzione locale di tegole e tetti di grande utilizzo nella città di Trinidad, per accelerare il recupero totale delle case e di altri edifici. Inoltre ha controllato come marciano i lavori di riparazione dei tubi di scarico per evitare altre inondazioni a Casilda. Il ciclone Dennis ha colpito Sancti Spiritus l’8 luglio scorso ed ha provocato danni gravi a circa 20 mila case, tra le quali due mila totalmente distrutte, soprattutto nella zona a sud del territorio.

 

Molte installazioni economiche e sociali hanno subito danni gravi come la rete telefonica e quella elettrica. I danni a quest’ultima hanno provocato la mancanza d’elettricità per 15 giorni in tutta la città di Trinidad e la situazione è stata affrontata con 45 gruppi elettrogeni situati nei centri assistenziali di produzione.
 

 

L’uragano Dennis

Ogni morte fa

un sacco male 

 

13/7 - L’occhio dell’uragano ha toccato terra in un punto tra il municipio di Pilón e Cabo Cruz ed è uscito per un luogo chiamato Limones, nella regione orientale, lo scorso 7 luglio. Nell’uscita, ha convertito quelle zone in terreni fantasmi, in un miscuglio di alberi incrociati con cavi, in una confusione di palme spettinate o strappate... in un concerto di tetti e pareti all’aria, si legge in un articolo del giornalista Osviel Castro del quotidiano Juventud Rebelde.

 

All’alba di venerdì – senza elettricità, senza telefono e senza segnali dei mezzi di informazione - le storie, tragiche o straordinarie, si ammucchiavano. Raccontavano delle onde superiori ai 6 metri, della strepitosa caduta della torre di comunicazione di Pilón, delle numerose piantagioni abbattute sino alle 15.000 e più case danneggiate nell’area dove l’orco Dennis  ha lasciato le sue tracce.

 

A Santos Pérez, un vicino del villaggio El Mareón, a Pilón, gli si contrae la pelle del viso quando racconta che “è  morta anche una bambina”.

 

Si riferisce al caso commovente della piccola di 18 giorni, Erika Fong, che è morta vicino al corpo di sua madre nell’immensità e nel freddo della notte. Ella è stata una delle prime vittime  provocate da questo indiavolato uragano in questa parte di Cuba.

 

Con la ricostruzione dei fatti si conoscono altri avvenimenti mortali nei territori di Pilón e Niquero: le morti di Jorge Tamayo di 95 anni, delle sorelle Eusebia e Elpidia Mora di 58 e 56 anni e dell’adolescente, di 13 anni, Mayelín Saborit.

 

Altri nomi di altre vittime si sommano a questo elenco. E ogni morte, nell’evocazione, fa male un sacco, racconta il giornalista Osviel Castro.

 

Anche in questa sorta di retrospettiva spuntano le iperbole di coloro che hanno visto il crollo di tante case modeste.

 

“Credo che quei venti soffiassero persino a 300 Km l’ora perché qui a Pilón non è rimasto nulla, soltanto le case di calcestruzzo e gli edifici”, sottolinea Flores Cedeño Peña, segnalando i resti sulla terra di quello che prima era la sua casa.

 

Un’altra abitante di Pilón, Ladislá Pérez, apporta una dose di drammaticità: “Sono andata dov’era la mia casa e non ho potuto trovare nemmeno un vestito per cambiarmi questo che indosso. Tutto è sparito. E non solo nella mia casa, ma anche in quelle del resto della famiglia”.

 

Più a ovest, a Cabo Cruz, un paese dove sono state danneggiate 115 delle 126 case della località e al quale sono arrivati in elicottero, il collega Alfredo Brito, una persona che ha misurato i venti, ha raccontato che “l’equipaggiamento che registrava si è rotto quando le raffiche hanno spuerato i 238 Km. l’ora e poi sono cresciuti ancora”.

 

Niquero, il municipio dove è entrato Dennis a Cuba, è un’altro punto spettrale della mappa: senza rumori elettrici, pieno di tronchi nelle strade , con migliaia di case distrutte sulla riva, stabilimenti pubblici smontati.

 

“Ho persino pensato che mi avrebbe strappato i miei due nipoti dalle braccia”, ha detto tra i singhiozzi Lidia Corona, dopo aver ricordato che un vortice ha fatto volare le braci, i recipenti e le sedie della sua capanna in un rione di Pilón, per poi abbattere le pareti e una parte del tetto di guano.

 

Secondo le testimonianze raccolte dall’Agenzia di Informazione Nazionale (AIN), la donna si è rifugiata sotto un letto mentre a pochi metri sua sorella Justina e le sue tre figlie, “protette” da un tavolo, hanno visto come il vento strappava la maggior parte  delle tegole delle tetto e faceva sparire vestiti, documenti e altri beni.

 

L’autista Ineldo García, sua moglie e sua figlia non hanno aspettato che il vento distruggesse il tetto della casa. Sono andati in fretta nell’abitazione di un vicino e hanno sentito come a pochi metri da loro cadeva uno dei pali della luce.

 

José Antonio Ferrales, ispettore dei  trasporti, pensa che non si poteva prevedere una tragedia così, perché nella zona non hanno mai soffiato venti così forti né è mai stato necessario evacuare le persone.

 

Domingo Corona, maestro e delegato della circoscrizione del rione La Vuelta, sempre a Pilón, ha precisato che si lavora per togliere gli ostacoli dalle strade,  dai sentieri e per salvare vegetali  e  frutta  in buone condizioni.

 

Questa è la situazione che ha lasciato l’uragano Dennis anche nei quartieri di montagna  della zona, come El Plátano, Durán, Las Guásimas, Los Tirantes e Ojo del Toro, tutti quanti del municipio di Pilón.

 

 

L’uragano Dennis

 

Distrutti migliaia di case e

centinaia di pali della luce 

 

11/7 - L’uragano Dennis che ha colpito 600 Km di Cuba dei quali 225 in terraferma, ha provocato numerosi danni ed ora si lavora, in tutto il paese, per ritornare alla normalità. Incoraggiate dall'assenza del sole, durante vari giorni, continua il lavoro delle brigate

12/07/2005


CASTRO, RESPINGIAMO AIUTI USA ED EUROPA

IL LEADER MAXIMO, ANCHE SE AMERICA CI DESSE MILLE MILIONI LI RIFIUTEREMMO


Il presidente cubano Fidel Castro ha chiarito in un intervento televisivo ieri sera che Cuba non ha bisogno degli aiuti né americani né europei per la restaurazione dopo il passaggio dell'uragano Dennis. ''Se gli Stati Uniti ci offriranno mille milioni di dollari noi li rifiuteremo'', ha chiarito il presidente cubano.
Il portavoce del dipartimento di Stato americano Tom Casey ha commentato le affermazioni di Castro dicendo che il governo cubano ''disgraziatamente rifiuta le offerte'' e ha spiegato che domenica l'ufficio d'interessi USA all'Avana aveva contattato il governo per offrire aiuti ma che si é trovato di fronte a un rifiuto.
Castro ha reagito dicendo che Cuba accetta aiuti solo da Paesi amici ''e ne abbiamo, di amici''. Ha anche aggiunto che ''semmai ora é l'Europa a chiedere talvolta l'aiuto di Cuba perché il prezzo del petrolio é alle stelle'', chiarendo che l'isola non vuole neanche aiuti da Bruxelles.
(Adnkronos)

incaricate di risistemare i numerosi

danni causati dalla meteora.

 

Tra quelli più impegnati sono i lavoratori delle termoelettriche e della riparazione delle linee energetiche, incaricati di ristabilire al più presto il servizio che virtualmente è mancato in 8 delle 14 province dell’Isola, ha informato PL.

 

Stando a una nota informativa emessa alla vigilia dall’Unione Elettrica, la situazione si normalizza progressivamente nelle province dell’oriente e del centro dell’Isola, ma è più complessa in quelle dell’occidente.

Nonostante tutto, e anche se il sistema elettroenergetico nazionale sta funzionando diviso in due parti, la maggior parte delle centrali generatrici è in servizio e si spera che tra oggi e domani siano in servizio tutte o quasi tutte.

 

Altri impegnati a realizzare continui sforzi  sono i lavoratori delle stazioni di pompaggio d’acqua e di gas; servizi che sono stati interrotti durante più di 48 ore dato gli ostacoli operativi o per la mancanza di elettricità.

 

Il paese ancora non ha contabilizzato i danni, ma a priori si valutano consistenti, soprattutto in varie province orientali e centrali: tra loro figurano Granma, Santiago di Cuba, Cienfuegos, Sancti Spiritus, Villa Clara, Matanzas, l’Avana e parte di Città dell’Avana.

 

Nell’oriente dell’Isola, dove Dennis ha toccato terra per la prima volta, ha causato la morte a 10 persone: 8 nella provincia Granma e 2 a Santiago di Cuba.

 

D’accordo ai resoconti parziali, i danni materiali fondamentali si localizzano nell’infrastruttura delle abitazioni e dell’economia sia per la forza dei venti della meteora (hanno perfino superato i 200 Km l’ora) che per gli allagamenti.

 

A Miami chiedono una sospensione del blocco contro Cuba

Centinaia di cubani residenti nel sud della Florida, hanno chiesto al governo degli USA di sospendere per lo meno temporaneamente il blocco contro Cuba per aiutare gli abitanti dell’Isola a superare i danni provocati dall’uragano Dennis.

La richiesta à stata presentata attraverso mezzi di comunicazione e durante una messa nella Cappella della Carità del Cobre, celebrata dell’arcivescovo di Miami, Monsignor Augustin Román.

Per l’amor di Dio, si deve sospendere il blocco! I nostri fratelli di Cuba necessitano del nostro aiuto! ha detto Elsa Aguirre. Gli USA hanno rafforzato nel giugno del 2004 il blocco contro l’Isola che dura già da più di 40 anni.

Le nuove misure restringono i viaggi di ritorno dei cubani residenti negli Stati Uniti a uno ogni tre anni solamente e inoltre proibiscono di inviare alimenti, vestiti e articoli in generale.

Questo è il momento di sospendere le restrizioni in vigore, anche se temporaneamente, scrive il quotidiano El Nuevo Herald, raccogliendo le voci di gran parte dei 650 mila esiliati cubani residenti nel sud della Florida.

Nella capitale i principali sforzi sono indirizzati a ristabilire al più presto i servizi di elettricità e di rifornimento d’acqua.

 

Un enorme sforzo preventivo e l’alto livello di esperienza della popolazione in situazioni simili hanno fatto sì che sia prima che durante l’arrivo del fenomeno meteorologico siano state evacuate in luoghi sicuri circa 1 milione e mezzo di persone.

 

Questi lavori, l’evoluzione e la traiettoria di Dennis sono state seguite da vicino dal presidente Fidel Castro che in un’intervista radiofonica e televisiva ha assicurato che non mancheranno le risorse per risarcire i danni subiti dalla popolazione e dall’economia nazionale.

 

Siamo in condizioni di far fronte a questo o qualsiasi altro uragano. Non credo che in altro paese del mondo esista una organizzazione come la nostra per ridurre al minimo i danni che può causare un evento di questa natura, ha detto lo Statista. 

 

 

L’uragano DenniS

 

Danneggiate 1828 case

nella capitale cubana

 

 

L’Avana, 10/7 (PL) - Un totale di 1828 case sono state danneggiate nella capitale; 30 sono crollate completamente per via del passaggio dell’uragano Dennis, hanno informato le fonti ufficiali.

 

Il Consiglio della Difesa Provinciale ha detto che i danni fondamentali riguardano i tetti e che i municipi più colpiti sono stati Regla, Avana dell’Est, Marianao e il Cotorro.

 

Il numero degli evacuati ha superato i 300mila, ma la gran maggioranza è ritornata a casa, escludendo coloro che vivono in edifici in stato tecnico critico.

 

Sono state danneggiate 29 scuole, 21 policlinici, 3 ospedali, fabbriche, magazzini e punti di vendita di gas, mentre il vento e la pioggia, che hanno accompagnato Dennis, hanno lasciato senza elettricità e acqua l’aeroporto internazionale José Martí.

 

Più di 350 alberi sono stati strappati dal suolo e tremila parzialmente danneggiati come conseguenza; sono stati quantificati circa 20mila metri cubi di rifiuti e macerie per le strade.

 

Erano stati raccolti prima del passaggio dell’uragano Dennis 10mila metri cubi di rifiuti e rami d’albero, grazie a una rapida attuazione dei lavoratori del Servizio Comunale, delle Aree Verdi e della costruzione con altre entità d’appoggio, come le 37 Brigate che hanno le moto seghe.

 

Il presidente del Consiglio della Difesa Provinciale Pedro Sáez, ha segnalato l’efficienza dei cittadini del Cotorro, che si sono mobilitati molto presto il sabato per pulire il territorio e permettere di ristabilire i trasporti pubblici.

 

Nella capitale gli sforzi principali sono indirizzati a ristabilire quanto prima i servizi di elettricità e di acqua potabile.

 

La Difesa Civile, ha reso note le seguenti cifre delle persone allontanate dalle loro residenze durante il passaggio dell’uragano Dennis in tutto il paese: su un totale di 656.144 persone, 554.659 appartengono alla popolazione, 82.011 sono in attesa di una casa definitiva e 98.285 sono studenti.