ALCUNE COSE SU “ COMANDANTE “

 

IL FILM DI STONE SU FIDEL CASTRO

 

 

di Marzio Castagnedi

giornalista, autore della trasmissione "Cuba visiòn" di Radio Popolare

6 maggio  2005

 

 

 

Dopo quasi tre anni dalla sua filmazione (alcuni giorni di riprese a L’Avana a inizio estate del 2002 ) e dopo essere stato presentato nel febbraio dell’anno successivo alla “Berlinale”, la rassegna cinematografica della capitale tedesca e al “Sundance Film festival” di Robert Redford negli Usa (solo una proiezione al festival, sia chiaro, il film non è visibile per il pubblico statunitense), è ora arrivato anche sugli schermi italiani “Comandante”, il documentario –intervista girato da Oliver Stone su Fidel Castro. Il film arriva in Italia con ritardo rispetto ad altre uscite in America latina e in altri paesi anche europei. Oltre un anno fa, per esempio, durante un viaggio verso Cuba, trovammo il film in programmazione a Madrid. Distribuito in Italia dalla Mikado in sedici città capo zona il 22 aprile scorso, il documentario su Fidel - a quanto dicono alcuni esercenti - sta andando abbastanza bene in una stagione cinematografica in sensibile crisi di pubblico e di incassi. Alla multisala Anteo di Milano che propone da sempre una programmazione di cinema di qualità, dicono che “Comandante” starà in cartellone almeno altre due settimane. Certo, Oliver Stone è un grande regista, anche se alcuni maliziosi osservatori tendono a sminuirne la carriera proprio per l’avversione a questo lavoro incentrato sul presidente cubano. Allora ricordiamo noi altri film di Stone, che in ogni caso lo hanno consacrato grande autore di cinema, come “Platoon”, Palma d’oro a Cannes, o “JFK”, il film sull’assassinio di Kennedy , candidato a otto premi Oscar, o un altro lavoro precedente di notevole impatto come fu negli anni Ottanta il crudo e lucido “ Salvadòr ”sulla terribile guerra civile in quel piccolo paese centroamericano.

 

Sabato notte 24 aprile su Rai Uno in quella inevitabilmente  superficiale trasmissione tv di Marzullo  dedicata al cinema, dicevano peste e corna del film, di Stone e di Castro, la signora Anselma dell’Olio, moglie di Giuliano Ferrara, improbabile tuttologa imperante  su vari canali tv, e il signor Gianluigi Rondi, un critico cinematografico dell’era giurassica. Certo a loro “Comandante “non piace proprio, non gli può piacere in nessun caso e sotto nessunissima forma. Che ne sanno loro e che gliene importa di Cuba, della sua storia, della rivoluzione, delle battaglie di Fidel e del popolo cubano, del progresso sociale di quel piccolo paese?

La dell’Olio, per esempio, ironizzava su una affermazione di Castro sull’altissimo tasso di alfabetizzazione a Cuba . E’ evidente che la signora Anselma ignora del tutto che  Cuba è una nazione all’avanguardia per scolarità, istruzione, educazione e cultura, ed è da diversi anni che laggiù non esistono più analfabeti. A differenza dell’Italia, per esempio, che ne ha ancora abbastanza. Una straordinaria risposta alle mistificazioni degli anticubani, viene da una delle più significative sequenze del film- documentario, quella in cui Stone e Castro vanno a visitare la Scuola internazionale di scienze mediche situata alla periferia ovest de L’Avana. Qui, attorniati da un centinaio di studenti festanti, il regista e il comandante parlano con alcuni di loro e a un certo punto si fa sentire una ragazza che dice: “ comandante, sono originaria della repubblica Dominicana ma vivo negli Stati Uniti. Sono venuta a studiare medicina qui a L’Avana e tornerò poi a fare il medico nei quartieri poveri a New York “. Già, dov’è il punto. Sta nel fatto che la giovane dominicana (al pari di migliaia di altri studenti di molti paesi latinoamericani e del Terzo mondo) a Cuba, alla scuola di medicina dell’Avana, si può  laureare in medicina in un corso di studi universitari praticamente gratuito. Un corso di laurea che negli Usa costa  ogni anno diverse migliaia di dollari! Che dire di più. Alternato tra il colloquio tra Stone e Fidel nel suo studio, immagini storiche di repertorio documentaristico e squarci della capitale cubana in mezzo alla gente, il film fa ampiamente parlare Castro, gli permette di far arrivare al pubblico la sua voce, le sue idee e il suo concetto della realtà contemporanea del mondo. Già, perché Fidel, fotografato, citato, discusso (e spesso anche insultato) ogni venti giorni sui giornali italiani, viene però anche adeguatamente “silenziato e censurato” dal sistema della strategia mediatica . Lo fanno vedere qualche rara volta anche alle tv per pochissimi secondi, per esempio il Primo maggio, ma qualcuno ha mai sentito trasmettere più di due sue parole nelle nostre tv o radio ? No, viene sempre “doppiato” e “interpretato” dal giornalista di turno in redazione o dai rarissimi, frettolosi, imprecisi e disinformati inviati in terra cubana. Ma se Castro è così discusso, ci volevano tanti anni per poter ascoltare una parte delle sue idee espresse dalla sua propria voce ? Tante domande e tante risposte nel dialogo e nel colloquio tra Oliver Stone e Fidel Castro in “Comandante”. Vengono rievocate pagine drammatiche della storia come la guerra del Vietnam (dove Stone, soldato americano, rimase ferito due volte) o l’invasione dei 1500 mercenari a Cuba, a Playa Giròn nell’aprile del 1961, battuti in 72 ore dai miliziani e dai patrioti cubani. Si fa riferimento al duro embargo e blocco degli Usa contro Cuba (il più lungo blocco della storia, dal 1963, inasprito da nuove leggi statunitensi di ulteriore strangolamento economico negli anni più recenti), e anche agli atti di terrorismo provenienti dall’esterno che Cuba ha dovuto subire. In particolare Fidel riafferma la sua condanna sull’attuale e imperante ordine economico e sociale mondiale che definisce inaccettabile e insostenibile non solo per i paesi poveri ma che può risultare catastrofico anche per l’Occidente.”Tra quindici anni la popolazione mondiale sarà di 8 miliardi, tra venticinque sfiorerà i 10 miliardi di esseri umani”, dice Fidel Castro.E ancora: “ Se il mondo non cambia rotta verso una molto maggiore equità economica e giustizia sociale, tra cinquanta o meno di cento anni la stessa esistenza della specie umana può estinguersi. Il pianeta  non può sopportare l’attuale e ingiusto modello di sviluppo selvaggio”. Che sia interessante il lungo colloquio tra il regista americano e il presidente cubano, lo sta confermando l’interesse del pubblico nei cinema. Il dialogo spazia su vari temi, anche quelli riguardanti la vita personale, familiare e sentimentale sui cui Castro mantiene comunque uno stretto riserbo (”la vita privata e strettamente personale deve restare separata da quella pubblica e politica “,dice Fidel ) e non mancano oltre gli argomenti gravi e seri della storia anche momenti rilassati o scherzosi con qualche buona battuta di spirito tra i due, attorniati dall’interprete Juanita Vera, dai cameraman e i tecnici della troupe e da altri ospiti tra i quali appare brevemente Fidelito, ingegnere elettronico e primogenito di Fidel nato nel 1953 dal matrimonio con Mirta Diaz Balart (la cui famiglia divenne poi ed è tuttora una delle più dure oppositrici di Castro da Miami).

 

Nella nuova edizione di “Comandante” –noi vedemmo la prima, l’originale, al festival del cinema de L’Avana nel dicembre 2003– sono state inserite più immagini filmate in giro per la città come nell’ improvvisata passeggiata nelle stradine e tra le gente dell’Avana Vecchia. Ed è stata inserita anche qualche breve inquadratura notturna dell’Avana fatiscente per “riequilibrare” un po’ un  presuntamente troppo favorevole atteggiamento del film. In effetti a Stone, due anni fa, qualche breve cambiamento venne suggerito o imposto, qualche battuta è stata tolta, qualche altra è stata inserita. Ma si tratta di dettagli brevi e piccoli.

 

In sostanza “Comandante “ è un documento umano, psicologico, storico e politico di notevole importanza su un personaggio e una personalità come quella di Fidel  che è un autentico mito mondiale. Basterebbe vedere solo la trionfale accoglienza che ricevette due anni fa in Argentina a 34 anni di distanza dal suo precedente viaggio. Esistevano già altri documentari su Castro (uno, del 1999, ottimo, della regista Estella Bravo), ed è anche in circolazione un film in dvd di produzione Usa fortemente e malignamente anticastrista, una specie di “ docu-fiction “ con attori somiglianti e con la ricostruzione spettacolarizzata delle fasi storiche della rivoluzione cubana. Ma “Comandante “ di Oliver Stone è un’altra cosa, è effettivamente un lavoro semplice ma di notevole abilità e interesse. Perché riguarda un gigante della storia, un grande protagonista delle vicende dell’America latina e non solo, un personaggio anche molto discusso ma che rimane uno straordinario combattente  per la completa sovranità e indipendenza del suo paese e per il progresso sociale del suo popolo. Fidel Castro, contro la cui vita sono stati progettati centinaia di attentati, è sulla barricata da quasi sessant’anni, da quando nel 1948 diveniva uno dei leader del movimento studentesco all’università dell’Avana. Poi venne la lotta armata contro il regime tirannico di Batista nel ’53, il carcere duro all’isla de Pinos, l’esilio in Messico, il ritorno a Cuba nel ’56 con gli 82 uomini del “Granma” , i due anni di dura e vittoriosa guerriglia sulla Sierra contro un esercito di 20mila soldati, poi la vittoria della Revoluciòn all’inizio del ’59 e il resto della lunga vicenda di Cuba che arriva fino ai nostri giorni. Se non è un gigante della Storia quest’uomo…!

 

Castro ha assistito al passaggio di dieci presidenti Usa, da Eisenhower a Kennedy, a Johnson, Nixon, Carter, Ford, Reagan, Bush padre, Clinton, Bush figlio, quarantasei anni di durissimo confronto con l’impero USA  che non ha mai smesso di minacciare la sovranità di Cuba. Contro ogni tipo di difficoltà, Fidel Castro ha modellato la storia di Cuba la cui popolazione ha oggi una vita media di 77 anni, la più lunga di tutte le Americhe dopo il solo Canada. Andate a vedere le condizioni degli altri paesi dell’America Latina. A Santo Domingo la mortalità infantile è al 30 per mille, cinque volte superiore a quella di Cuba, in Messico e Argentina è al 24, in Bolivia al 50 per mille. In Colombia e Perù a decine di migliaia bambini e bambine, ragazze e adolescenti lavorano nelle miniere, a Cuba non esiste il lavoro minorile:  bambini e bambine,  ragazzi e ragazze vanno a scuola obbligatoriamente fino a 16 anni. Queste le realtà dei fatti. Per questo si fanno i film su Fidel, un gigante della storia tra i nani della cronaca, si potrebbe dire.

 

E’ uscito il film “Comandante” e sono spariti dai giornali italiani, anche dai più importanti e prestigiosi quotidiani, gli illustri “ opinionisti “ che in tante occasioni hanno ricoperto di ingiurie e di insulti Fidel e la rivoluzione cubana. Torneranno a rifarsi vivi, sicuramente, con gli insulti e le loro maledizioni contro Castro e l’isola ribelle che non si piega alle leggi dell’impero mondiale. Ma non possono certo scalfire la sovranità e la dignità di Cuba conquistate a caro prezzo e la figura carismatica di Fidel. “Comandante “ di Oliver Stone è un semplice documentario. Ma fa spettacolo, richiama interesse, attenzione. Ancora una volta Fidel batte i suoi avversari.

 

 

 

 

20/04/2005 di Nadine Gordimer

 

Il film intervista su Fidel Castro.

Con Stone dietro il mito del Leader

 

Straordinarie figure pubbliche che hanno scolpito il paesaggio politico e sociologico del nostro mondo: li conosciamo poco in base a quello che esce loro di bocca. La classica retorica dei discorsi pubblici, dietro bandiere e davanti folle vocianti adorazione o opposizione, non ha valore di testimonianza a questo proposito. Sono, devono essere, le parole dell'oracolo. Un oracolo è assoluto, la sua voce non contiene incertezza, non ha soggettività. Tali caratteristiche umane non rientrano nell'immagine della leadership. La coscienza del leader va presentata così, al di là del personale, e questo ci porta a costruire l'immagine del fenomeno-leader come eroe o come mostro, a seconda delle convinzioni politico-ideologiche di chi ne dipinge il ritratto ufficiale o ne schizza la caricatura.

Fidel Castro è un valido esempio. I media e persino il dibattito intellettuale, dal salotto all'accademia, lo dipingono (in misura preponderante nella comunità mondiale occidentale) come un tiranno antiquato che ancora aspira ad un ordine sociale maligno oppure, tra coloro che ammettono l'incapacità del capitalismo di colmare l'abisso tra ricchi e poveri, viene dipinto come una vittima delle ambizioni imperiali degli Usa. Alcuni lo temono, alcuni lo deridono e spengono la Tv o girano la pagina del giornale che riporta uno dei suoi interminabili discorsi.

Il documentario di Oliver Stone ha il notevole pregio di non essere tanto un film su Fidel Castro, quanto la sincera rivelazione di Castro ad opera di Castro stesso. E non è la confessione sentimentale di un vecchio assediato da gran parte del mondo in cerca di "comprensione". Le domande che pone Oliver Stone sono spesso pesanti. Il Castro iconico, confrontato con amare verità o famose menzogne che denigrano sia la sua persona che l'ordine sociale di Cuba, non si irrita agli affondi giornalistici diretti ad una verità che sfugge - abbiamo il suo viso, gli occhi intensamente espressivi proprio in primo piano, impossibile non cogliere una reazione inconscia. Il confronto non è descritto, lo viviamo con lui. Risponde non senza riflettere, in linea con il pacato autocontrollo che fa sì che non interrompa mai il suo interlocutore. È certamente questo atteggiamento che dà a Stone l'opportunità di filmare una discussione straordinaria piuttosto che un'intervista.


Udire, senza interpolazione, senza interpretazione, da quella bocca espressiva con il mezzo sorriso ironico non completamente perso nella barba ribelle, una riflessione sul famoso complesso rapporto con Che Guevara stimola a ragionare, ad esempio, sull'enfasi posta sul Che come massimo eroe della liberazione, ritratto su enormi manifesti ovunque all'Avana. (Influenzata dalla rappresentazione occidentale del culto di Fidel a Cuba, mi ero aspettata di vedere l'immagine di Castro che osserva la gente dall'alto. Mi è stato detto che non è costume tra i cubani onorare in questo modo gli eroi in vita).

Fidel Castro nel film parla con franchezza delle divergenze sorte con Guevara senza denigrarlo. E senza, in questa fase della sua vita almeno, rivalità o cautela all'idea che le proprie affermazioni possano fornire argomenti a chi proverebbe soddisfazione nel veder dimostrata senza mezzi termini l'esistenza di un dissenso tra coloro che si credevano indiscutibilmente uniti nell'imperativo morale della rivoluzione.

Castro è osservato in filmati del passato ma soprattutto ripreso nel presente, nel corso degli avvenimenti e, in modo rivelatore, durante la normale routine della sua vita quotidiana, che non è fatta di istrionici baci ai bambini. Benché la scuola per studenti stranieri dei paesi in via di sviluppo (la cui esistenza è esempio dell'impegno di Cuba a favore dell'istruzione) sia teatro dell'entusiasmo da fan di ragazzine che spasimano per toccare la mano della fama e di ragazzi impazienti di sfiorare la spalla del potere, la sua conversazione è troppo seria e priva di superiorità per essere una finzione a beneficio del fotografo.

Deludendo il naturale, professionale approccio inquisitore di Oliver Stone, le uniche domande cui Castro garbatamente rifiuta di rispondere più che con una ammissione, riguardano i suoi rapporti con le donne. E se ne fa una questione etica, di rispetto delle donne stesse, il suo rifiuto è inoppugnabile, pur se una scappatoia. Conferma inoltre la sua posizione sul diritto alla riservatezza nella vita privata di una persona, contestato nella morale di un mondo affamato di scandali, che brama vedere piedi d'argilla alla base delle statue degli eroi.

L'unica domanda che Stone evita di porre è come mai non c'è libertà di stampa a Cuba. Se Fidel è in grado di rispondere con franchezza ai pesanti interrogativi sul regime, nonché alle calunnie, che scopo ha impedire l'espressione, a favore o, cosa più importante, contro, del suo popolo che mostra tanto coraggio e convinzione nel sopportare l'insostenibile, ignobile embargo imposto dagli Usa e il fatto che il mondo tolleri l'esistenza di un campo di internamento politico Usa nella Baia di Guantanamo, in territorio cubano?

Oliver Stone dichiara che Fidel Castro, nonostante gli accordi prevedessero il diritto di chiedere tagli nel filmato ove lo desiderasse, non ne ha chiesto nessuno. Stone ha colto Fidel Castro nella sua totalità di uomo, rivelandone la grande intelligenza, il senso dell'umorismo nonché la convinzione che la Cuba di cui vede gli errori, parlandone spontaneamente, è un'isola del mondo in cui si mantiene vivo l'ideale dell'umanità che si evolve fino alla sua vera realizzazione. Penso che nessuno di noi possa accontentarsi dell'idea che ha di Fidel Castro, qualunque essa sia, come uno degli artefici del mondo che conosciamo, senza aver visto questo film.


(Copyright Nadine Gordimer, traduzione di Emilia Benghi )