L’esplosione de ‘La Coubre’:

un crimine terrorista rimasto impunito

 

ANGEL RODRÍGUEZ ÁLVAREZ (della AIN) 4 marzo 2005

 

Nell'estesa e sanguinosa storia di aggressioni degli Stati Uniti contro Cuba, l’esplosione della nave francese ‘La Coubre’, avvenuta il 4 marzo 1960, occupa un posto particolarmente significativo.

 

Questa azione terroristica è fino ad oggi, con un saldo di 101 morti e 209 feriti, la seconda per importanza sofferta dal popolo cubano in questi 46 anni. La prima è l’invasione mercenaria di Playa Girón.

 

Proveniente da Amburgo, Brema, Anversa e Le Havre, la nave da carico arrivò al porto de L’Avana alle 8 del mattino di quel giorno, per scaricare armi acquistate dal Governo rivoluzionario all’industria belga.

 

Alle 15.08 si verificò la prima esplosione e 48 minuti più tardi la seconda. Avvenuta quando decine di soldati e lavoratori erano accorsi a prestare soccorso, fu quest’ultima a causare il maggior numero di vittime.

 

Il sangue cubano e quello francese si mescolò così per sempre, come parte dell’altissimo prezzo pagato da Cuba per difendere la sua indipendenza e autodeterminazione.

 

Di fronte all’orribile strage, la prima domanda, allora come oggi, è: Chi poteva essere interessato a che l’Isola non potesse contare con questi mezzi indispensabili alla sua protezione?

Durante le indagini compiute da esperti cubani e stranieri fu scartata la possibilità di un incidente, per il tipo di carico, le misure di sicurezza adottate per il suo imballaggio e scarico, nonchè per la perizia ed abilità dei lavoratori addetti.

 

I risultati degli esperimenti confermarono che la causa delle esplosioni fu un sabotaggio, preparato in un qualche punto di imbarco o della traversata.

 

Tutto fa pensare agli Stati Uniti, sia per il loro comportamento durante le indagini che per i fatti precedenti alla partenza della nave.

 

Fu comprovato che l’Amministrazione di Washington, guidata allora dal presidente Dwight Eisenhower, esercitò pressioni e minacciò il governo belga allo scopo di impedire la vendita delle armi.

 

Nella nave viaggiava, senza una motivazione logica, un giornalista nordamericano che si imbarcò a Le Havre diretto ad Omaha, negli USA. La nave fece inoltre scalo a Miami senza giustificazione conosciuta.

 

Nonostante che Francia e Belgio, alleati europei della Casa Bianca, abbiano chiesto collaborazione a questo paese per indagare sul disastro, ricevettero pochissimo aiuto e molte domande rimasero senza risposta.

 

Palombari statunitensi parteciparono al recupero dell’imbarcazione e niente più. Fino ad oggi nessun documento è stato declassificato dalle autorità degli USA.

 

Dopo quarantacinque anni, mentre le vittime cubane delle azioni aggressive di dieci amministrazioni nordamericane ammontano a circa seimila tra morti e feriti e l’attuale Governo proclama, in documenti e piani ufficiali, la sua intenzione di abbattere la Rivoluzione, è chiaro al di là di ogni dubbio quali siano gli autori dell’attentato.

 

Il crimine ricevette l’energica risposta rappresentata dalla nascita del vibrante "Patria o Morte", che è rimasto nella storia come parola d’ordine irrinunciabile della Rivoluzione, assolutamente attuale di fronte alle rinnovate minacce degli Stati Uniti e del loro attuale presidente.