22/9/2006 -  www.granma.cu (RHC)

 

La Sol Meliá continuerà a sviluppare

il suo lavoro a Cuba

 

 

 

Portavoce del gruppo alberghiero spagnolo Sol Meliá hanno detto che la catena continuerà a sviluppare i suoi affari a Cuba, uno dei suoi principali pilastri in America Latina. 

 

"Cuba è un paese strategico e vogliamo continuare a crescere, perchè vediamo un grande potenziale," ha detto Gabriel Escarrer, presidente della catena, in un’intervista con l’agenzia Reuters.

 

La Sol Meliá SOL.MC dispone di 22 hotel a Cuba ed è leader del mercato turistico, con una quota del 37% nel segmento degli hotels a quattro e cinque stelle.

 

Escarrer ha detto che il rischio  economico per la Sol Meliá in questo mercato è molto limitato, perchè gli alberghi non sono di sua proprietà ma solamente gestiti da loro.

 

"Il rischio è relativamente piccolo e il beneficio è alto", ha aggiunto.

 

La Sol Meliá non ha solamente piani d’espansione per Cuba, ma crescerà anche in altre regioni.

 

Agli inizi d’ottobre inaugurerà un albergo con 360 abitazione nel centro di Berlino e alla metà del 2007 aprirà un nuovo hotel con 800 abitazioni in Cina, vicino a Shangai.

 

“Giungeremo a tempo per le Olimpiadi”, ha sostenuto  Escarrer, che ha aggiunto che la Sol Meliá  in occasione del primo anniversario del passaggio del devastatore uragano Katrina ha notato la paura dei clienti degli USA per la stagione dei cicloni nei Caraibi.

 

“È un problema che sino ad ora non aveva danneggiato tanto, ma i nordamericani ora ci pensano due volte prima di venire nei Caraibi in settembre o in ottobre... ma stiamo parlando di un mese o poco più e la ripercussione del problema nei conti del gruppo è stata minima”.

 

Il presidente  della Sol Meliá ha detto che i timori dei clienti statunitensi sono stati eliminati dalla crescita del turismo a Cuba, una delle destinazioni preferite dai turisti europei e canadesi. Il tasso d’occupazione a Cuba è aumentato notevolmente.

 

Sol Meliá ha 350 hotel nel mondo. La catena ottiene il 40 % delle sue entrate in America Latina, mentre il 60% restante proviene dall’Europa.