19 ottobre 2006 -  P.Biondani www.corriere.it

 

 

GUANTANAMO

I magistrati torinesi sarebbero stati avvisati informalmente Carabinieri a Guantanmo senza l'ok del PM. Testimonianza di un maresciallo in un processo a Milano: volevamo sapere se esisteva un rischio attentati, ma nessuno parlò.

 

 

Nel novembre 2002 quattro ufficiali del Ros hanno compiuto una missione segreta a Guantanamo, per interrogare almeno sei detenuti nella prigione speciale dell'esercito statunitense, senza alcuna autorizzazione della magistratura italiana. Lo ha rivelato un capitano dei carabinieri di Torino che, dopo aver partecipato a quella «spedizione autorizzata dal comandante del Ros, generale Ganzer», ha testimoniato ieri in corte d'assise nel processo contro tre marocchini arrestati nel 2005 per terrorismo internazionale. Mentre il pm Elio Ramondini ammetteva «sorpreso» che la Procura di Milano non ne aveva «mai saputo niente», i difensori hanno tuonato contro «indagini inquinate».

«Finalmente c'è la conferma — dichiara l'avvocato Sandro Clementi — che tanti investigatori italiani hanno pescato informazioni da persone sottoposte a tortura giungendo a legittimare la struttura illegale di Guantanamo». Subito anche l'altro difensore, Luca Bauccio, chiede alla corte di chiamare a deporre il generale Ganzer. Il pm Ramondini replica che Guantanamo «è fuori dal processo: negli atti non ce n'è traccia». Dopo una breve camera di consiglio, il presidente Luigi Cerqua dichiara già chiuso il caso giudiziario: «Le testimonianze non sono ammesse perché riguardano circostanze estranee al giudizio» e comunque «non hanno portato a svolgere indagini contro gli attuali imputati».

Ma intanto il caso è diventato politico. Il vicepresidente del Senato Milziade Caprili (Rifondazione) parla di «fatto inaudito e gravissimo» e chiede a «Prodi e Parisi» di «riferire subito in Parlamento» su una missione «incostituzionale». Luigi Malabarba, l'ex parlamentare comunista filo-Pollari, ricorda che un altro capitano del Ros (Ludwig) aiutò la CIA a sequestrare Abu Omar e conclude: «Se i vertici di carabinieri e polizia hanno autorizzato interrogatori extra legem nel lager di Guantanamo, devono dimettersi». Mentre l'ex presidente Cossiga rinfaccia alla Digos di Milano (che ha inquisito CIA e Sismi) di aver fatto «colloqui investigativi a Guantanamo nel luglio 2002». Quella missione però non era segreta: due funzionari della Digos furono autorizzati dai magistrati a verificare se tra i detenuti di Guantanamo, catturati nel 2001 in Afghanistan, ci fossero davvero dieci immigrati che alla nostra polizia risultavano reclutati in Italia.

Su quella trasferta a «Camp Delta» aveva deposto pubblicamente il vicequestore Bruno Megale: i colloqui con i prigionieri rimasero fuori dal processo, ma il «riconoscimento fisico» fu considerato valido anche dalla Cassazione, che ha confermato tutte le condanne (fino a 8 anni) contro la «cellula di viale Jenner». Il nuovo processo ora riguarda l'ex imam e due ex tesorieri della moschea di Varese. L'inchiesta, nata nel 2002 a Torino, è finita a Milano per competenza. «Andammo a Guantanamo per cercare notizie sul rischio di attentati in Italia — ha testimoniato il capitano del Ros —. Non riferimmo nulla all'autorità giudiziaria. Fu la prima e unica trasferta del Ros a Guantanamo, dove però erano già stati poliziotti italiani, francesi, tedeschi, svizzeri e spagnoli». «Solo un detenuto si fece interrogare — ha aggiunto —: di quei colloqui informali prendemmo appunti, ma nulla fu riversato nel processo». Soltanto «dopo la spedizione a Guantanamo», ne furono «avvisati in via informale i pm Tatangelo e Ausiello», che però, ha concluso il teste, «hanno fatto finta di non sapere».