IL CASO POSADA

 

El Salvador dice

NO A POSADA

 

 

 18 luglio 2006 - GI -

 

 

 

"Non ci piace il terrorismo e non daremo asilo ad un terrorista straniero", ha annunciato il ministro di Governo salvadoregno René Figueroa, dopo la pubblicazione di un dispaccio dell’agenzia francese AFP che segnalava contatti trail terrorista Posada Carriles Luis Posada Carriles e "personaggi influenti del Governo", tra i quali il presidente Antonio Saca.

 

Posada Carriles, secondo l’agenzia, avrebbe affermato in una dichiarazione presentata il 21 giugno scorso a Miami, di aver contattato personalmente lo stesso Figueroa ed un consigliere del presidente Saca, il generale Gustavo Hernández.

Il ministro ha negato "assolutamente" a Diario Co. Latino di aver avuto comunicazioni con Posada Carriles.

 

El Salvador ha mantenuto, in un passato non lontano, una condotta abbastanza diversa. Posada fu di fatto un residente in questa nazione centroamericana in diverse occasioni e si recò negli USA con documenti di questo paese.

 

Il terrorista e agente della CIA fu un personaggio centrale del mal chiamato scandalo Iran-Contras, partecipando con il nome di Ramón Medina alle operazioni di traffico di droga dirette dall’ufficiale della CIA Félix Rodríguez dalla base aerea salvadoregna di Ilopango.

 

Fu lì che ordì la campagna di terrore del 1997 a L’Avana, impiegando mercenari salvadoregni, che causò la morte del giovane italiano Fabio Di Celmo.

 

Posada raccontò più tardi al New York Times che il suo complice Feliciano Foyo, della Fondazione Nazionale Cubano Americana, era quello che mandava in El Salvador decine di migliaia di dollari per le sue "operazioni" contro Cuba.

 

Il Governo cubano consegnò a quello di San Salvador, il 5 ottobre 1999, un voluminoso dossier su Posada Carriles, che in quel momento si trovava nel paese centroamericano sotto falsa identità e cospirando contro Cuba. Le autorità salvadoregne non fecero niente.

 

Posada arrivò, il 26 aprile 2000, nell’Aeroporto Internazionale di Miami con un passaporto salvadoregno a nome di Franco Rodríguez Mena e con questa stessa identità venne catturato a Panama, nel novembre successivo, mentre stava preparando uno spettacolare attentato contro il Presidente cubano, ordito a San Salvador.

 

Il terrorista, in un’intervista al quotidiano Prensa Gráfica, concessa nella sua cella di Panama, confessò "alcuni interventi" nel Salvador mentre lavorava per i servizi segreti venezuelani, dov’era stato ubicato dalla CIA.

"Ho fatto parte per molti anni della Polizia venezuelana – fondamentalmente nei decenni ’70 e ’80 – lottando sempre contro la sovversione, non nella Polizia criminale ma in quella politica" disse. Io ero una persona che in quel momento aveva del lavoro da svolgere nel Salvador..."

 

Interrogato sui suoi contatti con il Governo di allora, il terrorista si rifiutò di parlare: "Senta... Lei ci sta provando ma io non denuncio nessuno...", disse con evidente nervosismo, secondo il giornalista che lo intervistò.

 

Secondo il deputato Hugo Martínez, della Commissione Affari Esteri dell’Assemblea Legislativa salvadoregna, l’attuale Governo salvadoregno commetterebbe un "grave errore" politico e diplomatico se permettesse al terrorista di rientrare nel suo territorio.