23 ottobre 2007 - H.Dieterich www.prensa-latina.it

 

 

Intervista a Rafael Correa,

 

Presidente dell'Ecuador

 

 

Un nuovo sito web (www.elcorreazo.com) offrirà il proprio appoggio ai processi di cambiamento che hanno luogo in Ecuador ed in America Latina.


 

"Abbiamo un destino comune e dobbiamo cercare il nostro futuro comune".

"L'integrazione del XXI secolo per elevare la produttività nei paesi piccoli come quelli latinoamericani, è una necessità di sopravvivenza. Non vogliamo questa globalizzazione neoliberale e crudele, che ci schiaccerà. Solo uniti potremmo affrontarla ed essere presenti nel concerto mondiale. Per ciò, credo che l'integrazione è ineludibile e necessaria".


H.D. : Hai detto in molti interventi, che l'integrazione latinoamericana è fondamentale per andare avanti. Che importanza ha?

R.C.: E' fondamentale. Abbiamo un destino comune e dobbiamo cercare il nostro futuro comune. L'integrazione del XXI secolo per elevare la produttività nei paesi piccoli come sono quelli latinoamericani, è una necessità di sopravvivenza. Non volgiamo questa globalizzazione neoliberale e crudele, che ci schiaccerà. Solo uniti potremmo affrontarla ed esseri presenti nel concerto mondiale. Per questo, credo che l'integrazione è ineludibile e necessaria, fondamentale, però, ripeto, non l'integrazione neoliberale che ci voleva trasformare in un grosso mercato, ma l'integrazione nello spirito di Bolivar e nella visione che abbiamo noi, i presidenti attuali della regione. Un'integrazione che ci trasformi in una grande nazione, in cittadini dell'America Latina, non in consumatori dell'America Latina.

H.D: Parlando come economista, diresti che una ripetizione del miracolo asiatico della Corea del Sud e di Taiwan è impossibile in America Latina?

R.C.: Possono esistere casi isolati di successo, però sarà molto più semplice se agiamo insieme. Un po' come esempio, come foglio di rotta potrebbe essere l'Unione Europea. Cioè, un'unione non solo economica e commerciale, ma politica e anche monetaria. Nel XXI secolo, con la globalizzazione dei capitali, la valuta dei paesi piccoli ed economie aperte molto difficilmente sopravvivranno. Inoltre, dobbiamo cercare blocchi monetari più forti e potenti per l'America Latina.

H.D.: In un preciso momento hai parlato in favore di una valuta latinoamericana.

R.C.: E continuo a farlo. Credo che anche questo sia ineludibile e dobbiamo accelerare il passo verso una moneta regionale.

H.D.: Con quale margine di tempo?

R.C.: Aspiriamo che sia il più presto possibile, che in un margine di dieci anni l'integrazione dell'America Latina si sia consolidata, soprattutto quella dell'America del Sud e potremmo avere anche una moneta regionale.

Logicamente, l'Ecuador ha un interesse particolare in tutto questo, per l'atrocità che hanno commesso nell'eliminare la moneta nazionale ed imporre il dollaro. Siamo un paese che non ha una moneta nazionale, che ha una moneta straniera.

H.D.: Perché il Banco del Sud non avanza più in fretta?

R.C.: Credo che c'è tutta una volontà integrazionista nei leader, soprattutto quelli del Sud America, però ci sono diversi ritmi. Inoltre, molti di questi ritmi dipendono dalle caratteristiche diverse di ogni paese. Brasile istituzionalmente è un paese abbastanza complicato, ogni decisione esige molto tempo. Ci sono altri paesi che vogliono andare più in fretta come Argentina, Venezuela, Bolivia, l'Ecuador, tra gli altri. Però il Banco del Sud sarà una realtà nelle prossime settimane. Noi, i paesi che abbiamo deciso che desideriamo un ritmo più veloce dell'integrazione saremo i primi, poi che gli altri ci seguano e saranno i benvenuti, però non possiamo andare al ritmo dei più lenti.

H.D.: L'Ecuador, mi sembra, non solleciterà il proprio ingresso al MERCOSUR.

R.C.: No. Noi continueremo come Stato Associato. Stiamo molto comodi in questa situazione, per la quale godiamo d'alcuni benefici del MERCOSUR che non abbiamo ancora sfruttato. Però continueremo ad essere membri della CAN e membri associati nel MERCOSUR. Adesso, l'obiettivo è, cercare un processo di convergenza tra la CAN e il MERCOSUR e questo è noto a livello di Presidenti della regione. Il nuovo universo d'integrazione è tutto il Sud America, non solo la regione andina o il cono sud.

H.D.: Sembra che le grande organizzazioni indigene si trovano in una profonda crisi.

R.C.: La crisi cominciò per un errore storico che hanno commesso appoggiando Lucio Gutierrez. Non solo la cosa li screditò e logorò, perché, diciamo, come hanno potuto appoggiare un commediante come l'ex colonnello ed ex presidente Lucio Gutierrez? Però questo è un po' come il romanzo dei gruppi di sinistra in generale, che hanno mantenuto sempre una certa attrazione per le uniformi. Da lì, ne uscì un colonnello che ha dato un golpe di stato e tutti sono stati entusiasti nell'appoggiarlo, quando chiaramente era un commediante ed un incompetente.

In ogni caso, il più colpito è stato il movimento indigeno Pachacutic. Però non solo lui. In seguito, Lucio, sistematicamente cercò di dividerli, di trasformarli in clienti. Il ministero dei Servizi Sociali serviva per regalare pale, picconi e questo ha dato un fortissimo colpo al movimento indigeno, dal quale ancora non si sono potuti ricuperare. Sommato a che ancora commettono errori come, per esempio, l'imposizione d'una linea dura "indigenista" a livello della Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador, CONAIE e Pachacutic
(il loro braccio politico, nota dell'autore), dove credono che soltanto gli indigeni possono salvare gli indigeni e che nessun altro li può aiutare. Per questo non si è potuta realizzare l'alleanza tra Movimiento Pais (quello del Presidente, nota dell'autore) e Pachacutic. Loro volevano imporre candidati presidenziali indigeni e noi non abbiamo nessun problema con tutto ciò. Sempre che le inchieste dicano che abbiamo possibilità di vincere. Ma, le inchieste dicevano tutto il contrario, e non desiderarono sottomettersi a inchieste o nuove inchieste e non si è potuto raggiungere un accordo.

H.D.: Tu vedi una possibilità di recupero di queste organizzazioni o questo richiederà molto tempo?

R.C.: Noi li stiamo appoggiando in tutto perché possano sollevarsi, crediamo che almeno la CONAIE si riprenderà. Pachacutic è un movimento molto colpito, perché seguono alcune pratiche dei partiti tradizionali, mancano di una leadership, di consistenza ideologica, e temo che sarà molto difficile che si riprenda presto.

HD: Tu consideri che dopo la tua vittoria nell'Assemblea Costituente, in questo scenario, ci sia la possibilità di un attentato contro di te?

RC: Sì. Ovviamente è una delle possibilità più latenti ed abbiamo indizi dei servizi segreti che si stanno preparando effettivamente degli attentati.

HD: Ed il tuo sistema di sicurezza è all'altezza della sfida o è preparato artigianalmente?

RC: non esiste un sistema di sicurezza infallibile. Credo che la squadra che mi circonda è molto professionale, ma credo che per la mia stessa forma di essere, per il nostro stile di governo è molto difficile poter darmi sicurezza. Tu vedi che scendo dalla macchina o saluto alla gente, cammino come un libro aperto. E se mi vogliono ammazzare, lo possono fare. Io credo che forse sarebbe il più grande favore per la causa del Socialismo del Secolo 21, come è stato in Cile di fronte alla caduta di Allende: "Potranno tagliare i fiori, ma non potranno fermare la primavera".

HD: Ti preferiamo vivo.

RC: Guarda, io non sono allarmista né pessimista. Non è il nostro stile. Ma, effettivamente devo dire che sì c'è un pericolo effettivo, e che sì abbiamo dati di attentati che si stanno preparando.

HD: Come vedi Fidel e Hugo Chavez?

RC: Fidel è un leader fuoriserie. Quello che fece allora, nel momento in cui lo fece, tutto quello che ha messo in rischio. È un leader eccezionale. Anche Hugo Chavez lo è, in un'altra circostanza. Crediamo che nel Secolo 21 i cambiamenti violenti non siano oramai fattibili. Tu avrai ascoltato alcune delle mie conferenze e questo fa arrabbiare molto i socialisti tradizionali. Io discuto il materialismo dialettico. In ogni caso, nel Secolo 21, ovviamente l'arma dei rivoluzionario deve essere il voto. Anche Hugo Chavez è un leader eccezionale con un appoggio enorme del suo paese e che è riuscito ad aprire nuovi sentieri per tutta l'America Latina.

HD: Compreso tra presidenti la chimica umana è importante. Tu sei della costa, sei caldo (ride), comunicativo, in un certo senso, come Hugo Chavez.

RC: Hugo è un caro amico. Per me è una persona eccezionale ed esiste un profondo rispetto ed affetto verso di lui. Ma voglio dirti che c'è una profonda amicizia con molti presidenti dell'America Latina. Per esempio, alla stessa Michelle Bachellet, voglio molto bene. Tabaré Vasquez, Nestor Kirchner. Lo stesso Evo. Lula... Alan Garcia. Insomma, esiste un'amicizia molto radicata tra i presidenti dell'America Latina.

HD: Hugo Chavez ti appoggia, per esempio, con la Raffineria del Pacifico...

RC: Ti dico, per questo motivo che è un uomo eccezionale. Quest'ansia che ha sempre di aiutare. Il paese che a meno bisogno di integrazione energetica in Sud America si chiama Venezuela, perché ha raffinerie in eccesso e ha quasi trecento mila milioni di barili di petrolio di riserva. Quindici volte più che tutto il Sud-America unito. Ha riserve di gas, ma è proprio lui quello che più promuove l'integrazione. Io so che è sincera, questa sua ansia di aiutare.

Ovviamente la mala fede dice che vuole la leadership regionale che vuole imporsi, che vuole influenzare e che si arrabbia con Lula. Tutti quelli che lo conosciamo da vicino, che siamo al corrente della situazione, sappiamo che è puro racconto. È un uomo sincero che vuole aiutare ed ora questo ci appoggia moltissimo ed intraprendiamo questo progetto comune, la Raffineria del Pacifico.

HD: Un leader ha bisogno di certe qualità per trionfare ed un Capo di Stato possibilmente altre. La gente dice che tu non sei un uomo dell'apparato. Come vedi questo problema del leader che si trasforma in capo di stato?

RC: Non è detto che si escludano. Uno dei problemi che abbiamo avuto è che gli uomini di Stato in America Latina non sono stati leader, e la crisi di leader dell'America Latina è stata clamorosa fino agli inizi di questo secolo. Oggi, guarda i leader che ci sono in America Latina e la legittimità che hanno. Di conseguenza, questi governi godono di un immenso appoggio popolare. Io credo che sia necessario sapere trasmettere un messaggio, convocare tutto un popolo in funzione di una causa, se questa si può definire come leadership.

Questo non esclude, in assoluto, le capacità di maneggiare uno Stato. Personalmente credo che sono abbastanza un buon amministratore, stiamo correggendo molte cose e molto rapidamente. Ma se lei vuole, in questi sette mesi di governo mi sono convinto di quello che è il nostro principale dovere. Dopo che il neoliberalismo e la partitocrazia tentarono di rubarci perfino l'autostima, perfino la speranza, convincendoci che non c'era una soluzione, che eravamo i più inutili, i più corrotti, etc., mi sono convinto in questi sette mesi, che il principale dovere, che va al di là dell'eseguire, è motivare, incoraggiare: essere uno stimolo, un motivo, un uomo intelligente che possa alzare il morale. Perché un popolo con il morale in alto ed animato, è capace di molte cose.

 


*l'autore è un sociologo e analista politico tedesco, che insegna all'Università Autonoma di Città del Messico - tratto da Rebelion