8 marzo 2007 -  www.granma.cu (AIN)

 

Convocata l’organizzazione di

una Carovana per la Pace

 

 

Il Comitato organizzatore della Conferenza Internazionale per

 

Cuba e la presenza militare

USA a Guantánamo


 

12.3 PL – Attivisti cubani hanno esposto le esperienze di lotta e resistenza di fronte alla presenza militare degli Stati Uniti nel territorio occupato illegalmente a Guantánamo, durante la conclusione della Conferenza Contro le Basi Militari.

Lourdes Cervantes, integrante della carovana Donne per la Pace e dirigente dell’organizzazione di solidarietà dei popoli d’Africa, Asia e America Latina, OSPAAAL, ha reiterato la necessità delle azioni contro la militarizzazione e le guerre a livello globale.

Lourdes Cervantes ha parlato alla chiusura dei questo appuntamento nell’Università Laica Eloy Alfaro di Manta, in provincia di Manabí.

I circa 400 partecipanti di Giappone, Venezuela, Colombia, Sudafrica, Corea del Sud, Stati Uniti, Australia e Cuba hanno conosciuto il lavoro dei movimenti locali pacifisti e contro la base nordamericana di Manta.

Oltre che nella città di Chone gli attivisti in marcia si sono fermati a Montecristi e Portoviejo, prima di arrivare a Manta.

I delegati a questa Conferenza hanno effettuato insieme alla popolazione e ai membri di movimenti sociali e popolari, una marcia davanti alla base militare di Manta, per reiterare il loro rifiuto alla permanenza in questa città dei militari del Pentagono.

La delegazione cubana era integrata anche da Arturo Espinosa, presidente del Movimento cubano per la Pace e da Joel Suárez, coordinatore del Centro Martin Luther King, dell’Avana.

 

 l'Abolizione delle Basi Militari ha convocato la carovana "Donne per la Pace" che si realizzerà da Quito fino alla città costiera di Manta.

 

I circa 4000 partecipanti a questo appuntamento che condanna la politica guerrafondaia degli Stati Uniti, parteciperanno a questa marcia e realizzeranno alcune fermate nelle città di Santo Domingo, Chone, Montecristi e Portoviejo, prima di arrivare a Manta.

 

In questa città marittima a 135 chilometri a sudovest di Quito si trova una base militare statunitense e qui gli attivisti contro la guerra svolgeranno il Forum pubblico "Colonizzazione e Lotte Sociali" e inoltre si svolgerà un’altra marcia per condannare la presenza delle truppe nordamericane in questo territorio e manifestare il sostegno alla decisione del presidente Rafael Correa di non rinnovare l'accordo con Washington per il mantenimento di questa base militare.

 

Le ultime inchieste rivelano che il 64% degli ecuadoriani ed il 30% della popolazione della provincia di Manabí, dove si trova la base chiedono che le truppe nordamericane se ne vadano.

 

Il nuovo governo nazionale, valutando questi risultati e le denunce della popolazione, si è dichiarato sovrano ed ha annunciato che non rinnoverà nel 2009, la data della scadenza, l'accordo con gli Stati Uniti della base di Manta.

 

È stato firmato un documento finale della Conferenza, nel quale i movimenti pacifisti, la Coalizione "No alle Basi" ed altri gruppi hanno ratificato l’impegno d’intensificare la lotta contro la presenza militare straniera.

 

Questo appuntamento si inserisce nel processo internazionale di difesa della pace e della giustizia, alla ricerca di alternative al neoliberismo a livello mondiale.

 

 

6 marzo 2007 -  www.granma.cu (PL)

 

Le basi militari USA servono a

proteggere le transnazionali

 

 

Le basi militari statunitensi vengono utilizzate per difendere gli interessi

 

Latifondismo armato


• Le rivelazioni di Nemesis, l’ultimo libro di  Chalmers Johnson

 

 

Rebelión - Pare incredibile: uno dei latifondisti più grandi del mondo è il Pentagono. Secondo le cifre ufficiali del 2005, le sue 737 basi militari in tutto il mondo sommate a quelle che possiede nel proprio territorio occupano una superficie di 2.202.735 ettari.

Questi dati figurano nella “Base Structure Report (www.defenselink.mil)” , un inventario annuale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che registra la proliferazione di tali basi a partire dal 2002. Il colonialismo prima consisteva nell’occupazione militare di paesi interi. Adesso non più.

Lo storico Chalmers Johnson segnala in “Nemesis: The Last Days of the American Republic (Metropolis Books, 2007)” che le cifre del BSR non includono le 106 guarnigioni statunitensi installate in Iraq e Afganistan dal maggio 2005, né quelle costruite in Israele, Quasar, Kirghizistan e Uzbekistan. Nemmeno quelle che le truppe nordamericane condividono con truppe locali in Turchia, di proprietà del governo di Ankara, ma che sono solo basi di proprietà nordamericana.

Non sono state comprese nemmeno la maggioranza di quelle basi che in Gran Bretagna si dedicano allo spionaggio delle comunicazioni mondiali: il loro valore ammonta a 5000 milioni di dollari e stanno convenientemente in usufrutto alla Royal Air Force.

O l’enorme base di Camp Bondsteel in Kosovo, edificata nel 1999 da una sussidiaria dell’Halliburton che si occupa della sua manutenzione.

“Se il conteggio fosse onesto – sottolinea l’autore -, la dimensione reale nostro impero militare probabilmente ammonterebbe ad alcune migliaia di basi all’estero, però nessuno – nemmeno il Pentagono – conosce il suo numero esatto.”

Un velo molto fitto avvolge le operazioni, come lo spostamento dell’armamento nucleare - Johnson cita un’autorità in materia – l’analista di tematiche militari del Los Angeles Times, Wlliam Arkine, che ha scritto che la Casa Bianca viola le obbligazioni imposte dai trattati tra Stati: “Gli USA mentono a molti dei suoi alleati più vicini, comprendendo i membri della NATO, sui suoi disegni nucleari. Decine di migliaia di armi nucleari, centinaia di basi e decine di navi e sottomarini esistono in un mondo segreto speciale, senza giustificazione militare razionale e nemmeno con fini di contenimento”. La costruzione di un impero offre questi e altri dettagli.

Gli USA hanno dispiegato silenziosamente circa 5.000 effettivi alle frontiere con la Giordania, Iraq e Siria, anche se la Giordania ha dichiarato che non ci sono né truppe né basi nordamericane nel paese.

Prima della ritirata dell’Arabia Saudita nel 2003, la Casa Bianca aveva negato con insistenza il mantenimento di una sua flotta di bombardieri B-52, riconoscibili però a vista per le loro dimensioni, stazionati a Jeddah, di fronte al Mar Rosso.

“Mentre i burocrati militari continuano a sostenere la cultura del segreto per proteggersi da loro stessi, nessuno saprà la vera latitudine della nostra rete mondiale di basi, non lo sa nemmeno uno dei rappresentanti eletti dal popolo statunitense”.

Nemesis, il libro dal quale si estraggono queste citazioni, è l’ultimo di una trilogia che svela le trame della politica estera di W. Bush e dei suoi accoliti. Il suo autore è un personaggio particolare.

Storico e accademico brillante, riconosciuto non solo negli USA, Chalmers Johnson ha servito come tenente nella marina all’inizio degli anni ‘50 ed è stato consulente della CIA nel periodo 1967-73. Si occupava dell’URSS e degli altri paesi del socialismo reale: “Sono stato un soldato della Guerra Fredda – ha affermato in un’intervista concessa al TomDispatch.com, sito del National Institute di New York (19/02/07). Non ho mai avuto dubbi. Credevo che l’URSS fosse una vera minaccia e continuo a pensarlo”. Ha anche confessato: “Il problema è che io sapevo troppo del movimento comunista internazionale e non abbastanza del governo degli Stati Uniti e sul suo Dipartimento di Difesa… guardando indietro, magari mi sarei unito al movimento contro la guerra (Vietnam). Con tutta la sua ingenuità e turbolenza, aveva ragione e la politica statunitense era sbagliata.”

Altre cifre del Pentagono indicano che possiede 32.327 fortini, hangar, ospedali e altri edifici nelle sue basi all’estero e che affitta inoltre 16.527 installazioni. Durante l’anno fiscale 2005-06, quasi 200.000 militari e un numero eguale di impiegati e funzionari civili del Pentagono sono stati impiegati in enclaves in territorio estero e sono state contrattate assunzioni di 80.000 persone di diversi paesi, mezzo milione di persone circa in totale, per essere brevi.

Chalmers Johnson pensava che dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991 fosse inutile l’alto numero di truppe statunitensi in Germania, Italia, Giappone e Corea del Sud. Lo studio della realtà gli ha mostrato un’altra cosa: alla fine degli anni ‘90 e due anni prima degli attentati del’11/09, “i neoconservatori hanno dispiegato la loro grandiosa teoria che l’unica superpotenza deve adottare apertamente un ruolo imperialista, comprensivo di operazioni militari preventive e unilaterali, per l’imposizione della democrazia all’estero a punta di pistola, la neutralizzazione di qualsiasi paese o blocco di paesi che possano sfidare la supremazia militare USA e la visione di un Medio Oriente democratico che ci fornisca di tutto il petrolio che vogliamo”. Però pare che non sia facile...


 

delle grandi transnazionali e controllare le risorse naturali del pianeta, ha denunciato Medea Benjamin, attivista contro la guerra.

 

Nel suo intervento nella I Conferenza Internazionale per l’Abolizione delle Basi Militari Straniere, la Benjamin ha smentito che queste installazioni siano destinate a salvaguardare la vita dei cittadini americani.

 

Queste basi servono a salvaguardare "le compagnie che beneficiano dei guadagni della guerra", ha affermato.

 

Ha puntualizzato che anche il popolo americano è vittima della politica guerrafondaia del suo governo perchè soffre sulla propria pelle le morti dei suoi figli, che vengono inviati a farsi ammazzare in altre nazioni.

 

"Siamo vittime dell’impero. I nostri figli vengono rubati dalle scuole e inviati a vagare nelle basi e alla guerra in Iraq e Afganistan", ha sostenuto la Benjamin davanti ai più di 400 partecipanti, provenienti da 40 nazioni.

 

Medea Benjamin, direttrice della Fondazione Global Exchange, ha affermato che ha deciso di recarsi in Ecuador dopo aver ascoltato il presidente Rafael Correa pronunciarsi a favore della chiusura nel 2009 della base militare di Manta, dove ci sono truppe del Pentagono.

 

"L’Ecuador ha deciso di lottare per la pace votando per Correa il 26 novembre 2006", ha detto.

 

L’attivista ha salutato i popoli di Giappone, Porto Rico, Italia e Cuba, che stanno conducendo una lotta contra la presenza americana.

 

Facendo riferimento all’Isola caraibica, ha messo in risalto la battaglia dei cubani, che da più di un secolo esigono il ritiro delle truppe statunitensi dalla base di Guantánamo, occupata illegalmente e oggi divenuta un centro di tortura.

 

Ha sottolineato che in questo appuntamento si scambieranno opinioni, si ascolteranno esperienze e si tracceranno politiche per rafforzare la lotta contro le installazioni castrensi straniere.

 

La Benjamin ha rivolto un appello ai governi sudamericani a non inviare soldati alla Scuola delle Americhe in territorio statunitense, dove si insegna a torturare e ad opprimere i popoli, ha detto.

 

La vera democrazia è nelle azioni di pace e non nella violenza. Queste azioni non sono contro il popolo degli Stati Uniti ma contro i governanti, che utilizzano la forza per imporre i loro interessi e controllare le risorse naturali, ha assicurato.

 

Questa battaglia – ha detto Medea Benjamin – è per liberare le popolazioni del mondo e lo stesso popolo americano e si prefigge il conseguimento di una nuova democrazia nel pianeta.

 

 

19 febbraio 2007 -  www.granma.cu (PL)

 

Il premio Nobel della Pace Adolfo Pérez

Esquivel: aboliamo le basi straniere

• In Ecuador, protesta mondiale in marzo

 

 

Importanti personalità internazionali hanno confermato la propria assistenza alla Conferenza Mondiale per l’Abolizione delle Basi Straniere, che si svolgerà dal 5 al 9 di marzo prossimi in Ecuador, hanno informato i portavoce di questo incontro.

 

L’argentino Adolfo Pérez Esquivel, premio Nóbel della Pace (1980), Cindy Sheehan, attivista nordamericana contro la guerra in Iraq e Medea Benjamín, statunitense e Direttrice della Fondazione Globale Exchange, saranno presenti.

 

“Questa sarà  una protesta mondiale con circa duemila rappresentanti di Asia, Europa, Africa e America”, ha segnalato Miguel Morán, leader del Movimento Anti Imperialista di Manta, provincia ecuadoriana di Manabí, dove si trova  una base militare nordamericana.

 

Morán ha detto che  la Conferenza si svolgerà a Quito e a Manta e conterà anche sulla partecipazione di Natsume Taira, dela Rete dei Cittadini per la Pace, del Giappone, dell’indigena ecuadoriana Blanca Chancoso e Denis Doherty, Coordinatore della Coalizione  Anti-Basi, dell’Australia.

 

Tra gli invitati c’è il presidente del Ecuador, Rafael Correa, che ha reiterato che non rinnoverà l’accordo con gli Stati Uniti sulla base de Manta, che scadrà nel 2009.

 

Le Organizzazioni Non Governative (ONG’s) e politiche hanno organizzato pochi giorni fa un incontro nel quale hanno denunciato l’illegalità di questa installazione usata per operazioni logistiche nella guerra contro gli insorgenti della Colombia.

 

Questi gruppi hanno segnalato che le forze nordamericane danno informazioni in tempo reale sui movimenti dei guerriglieri nel vicino paese  e che inoltre realizzano operazioni di controllo migratorio con la localizzazione di imbarcazioni con persone che cercano di andare negli USA in cerca del detto “sogno americano”.

 

Queste azioni contraddicono l’obiettivo iniziale di questa base che si installò per combattere il narcotraffico e fu presentata dal governo del Ecuador come un’opportunità di sviluppo per la città di Manta, perchè avrebbe generato posti di lavoro attraverso l’investimento straniero.

 

La realtà però è molto diversa e le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un incremento della prostituzione e della violenza in questa città di porto, con una crescita dell’insicurezza nel territorio.

 

Un inchiesta di Informe Confidencial ha rivelato che il 49% degli ecuadoriani non vuole il rinnovo dell’accordo sulla base di Manta, mentre il 41% accetta la presenza militare degli USA. 

 

Il Piano Strategico per le Relazioni estere del Ecuador, PLANEX 2020, che definisce  la politica internazionale dell’Ecuador, ratifica il principio sovrano d’impedire la presenza di truppe straniere nel paese.

 

La Conferenza Mondiale per l’Abolizione delle Basi Straniere si realizzerà dopo che i pacifisti nordamericani hanno reclamato la chiusura della prigione nella base militare di Guantánamo, che Washington mantiene illegalmente dal 1903 nell’estremo oriente di Cuba, contro la volontà del popolo cubano.

 

Secondo varie ONG’s nel pianeta ci sono 1700 basi straniere, delle quali almeno 700 sono nordamericane.