28 settembre 2007 - www.granma.cu

 

Correa difende la

 

dignità degli emigranti

 


Il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha denunciato davanti alle Nazioni Unite l'intollerabile trattamento degli emigranti.

 

 Il Presidente della Repubblica, Rafael Correa, qualificò come paradosso ed immorale che si promuova la libera circolazione di merci e capitali, mentre si penalizza quella di persone emigranti; ha inoltre denunciato le vergognose politiche migratorie internazionali ed ha fatto notare che questo atteggiamento è semplicemente intollerabile ed insostenibile da un punto di vista etico.

 

 Così ha affermato davanti ai mandatari che assistono alla 62° Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, dove affermò che per il Governo dell'Ecuador non esistono esseri umani illegali.

 

Allo stesso modo, realizzò un appello ad un'azione collettiva, cosciente e democratica per dirigere le nostre vite ed organizzare diversamente la società mondiale, con un viso più umano.

 

 Allo stesso modo, ha segnalato che “cerchiamo di imporre in Ecuador l'impero dei diritti umani e dei valori universali”. Inoltre, espresse la sua compiacenza per il dibattito sulle conseguenze del cambiamento climatico e sottolineò la proposta ecuadoriana di lasciare sotto terra 920 milioni di barili di petrolio per proteggere il parco nazionale Yasuní.

 

www.presidencia.gov.ec
 

 

 

L'Ecuador è disposto a grandi sacrifici per contrastare il riscaldamento globale

Rafael Vicente Correa Delgado*
 

Il Presidente della Repubblica dell’Ecuador, Rafael Correa, nel forum dei presidenti sul cambiamento climatico all’ONU, ha affermato che l'Ecuador è disposto a grandi sacrifici, con giustizia e creatività, per contrastare il riscaldamento globale. L'iniziativa del Governo ecuadoriano di non sfruttare il grezzo del campo petroliero ITT, nella zona dello Yasuní, rappresenta il compromesso di non utilizzare 920 milioni di barili di petrolio e, pertanto, si potrà conservare una delle regioni del mondo con più biodiversità.
Discorso completo:


“Questo forum che oggi ci unisce è un segnale chiaro che il cambiamento climatico ha smesso di essere una preoccupazione per iniziati, per passare ad essere una preoccupazione al più alto livello politico. In questo modo, un compromesso per resistere al cambiamento climatico ci obbliga ad una riflessione seria sul modello attuale di sviluppo.

Il cambiamento climatico non ha frontiere; tuttavia è necessario sottolineare che la sua distribuzione ed i suoi impatti sono iniqui. Mentre un cittadino medio statunitense genera circa sei tonnellate/anno di carbonio o un europeo medio tre tonnellata/anno, la media mondiale di emissioni di carbonio pro capite si avvicina a 1,3 tonnellate annuali, con una gran asimmetria. Una realtà che stabilisce con chiarezza dove risiedono le maggiori responsabilità del danno all'ecosistema e alla vita del pianeta.

Questa situazione non pretende ignorare le emissioni che si stanno incrementando in alcuni paesi in via di sviluppo, ma bensì evidenziare che l'attuale modello di crescita basato sull'uso intensivo dei combustibili fossili e nel consumismo esagerato senza limiti, è un modello insostenibile, i cui benefici raggiungono una minoranza “privilegiata” della società moderna, ma che ci pregiudica grandemente a tutti.

Negli ultimi anni, i disastri climatici sono costati la vita di più di tre milioni di persone nel mondo, 800 milioni di disastrati e danni immediati che superano i 23.000 milioni di dollari. Di questi danni, il 90% sono successi nei paesi in via di sviluppo. L'Ecuador è un paese marginale in termini di emissioni (meno dell’1% del totale mondiale) ma qui gli impatti del cambiamento climatico potrebbero causare la trasformazione graduale dei boschi tropicali in savane; la sostituzione di vegetazione semiarida per arida; una significativa perdita di biodiversità; la retrocessione dei ghiacciai ed alcuni cambiamenti nel regime delle precipitazioni, con potenziali impatti nella disponibilità di acqua per il consumo umano.

Le misure di adattamento al cambiamento climatico, suppongono un forte aumento nei presupposti dei paesi in via di sviluppo, che potrebbero ammontare a 40.000 milioni di dollari, secondo gli studi della stessa Banca Mondiale. Non abbiamo bisogno di crediti per l'adattamento, che aumenterebbero solamente il peso del debito esterno. Quello che vogliamo è il risarcimento per i danni causati dovuti alla sproporzionata quantità di emissioni, tanto storica come attuale, dei paesi industrializzati. In altre parole, l'iniquità nell'origine e nella distribuzione degli effetti del riscaldamento globale non possono passare inavvertiti in questo dibattito sul cambiamento climatico.

Tuttavia, l'Ecuador è disposto a grandi sacrifici, con giustizia e creatività, per contrastare il riscaldamento globale. L'iniziativa del governo ecuadoriano di non sfruttare il grezzo del campo petroliero ITT nel sottosuolo –riserva che si trova in una zona ecologica altamente sensibile chiamata Yasuní - significa il compromesso di non usufruire di 920 milioni di barili di petrolio e, pertanto, si potrà conservare una delle regioni del mondo con più biodiversità. Tuttavia, questo implicherà smettere di ricevere ingenti investimenti, come 720 milioni di dollari, quantità molto significativa per un piccolo paese di 13 milioni di abitanti e circa 6 milioni di poveri. Siamo disposti a fare questo immenso sacrificio, ma esigendo una risposta della comunità internazionale ed un minimo risarcimento per i beni ambientali che generiamo e dei quali si avvantaggia tutto il pianeta.

Il modello Yasuní-ITT che spinge il governo ecuadoriano, eviterà l'emissione di circa 111 milioni di tonnellate di carbonio provenienti dalla bruciatura del petrolio. Il costo di opportunità per l'Ecuador di non sfruttare il grezzo va da 10 a 15 dollari per barile. Tuttavia, l'Ecuador chiede al resto dell'Umanità una contribuzione di solamente 5 dollari per barile, per conservare la biodiversità, proteggere i popoli indigeni in isolamento volontario che vivono in questa zona ed evitare emissioni di biossido di carbonio. Il totale della compensazione sollecitata al resto dell'Umanità è approssimativamente di 4,600 milioni di dollari. Questo sarebbe uno straordinario esempio di azione collettiva mondiale per ridurre il riscaldamento globale e per il beneficio di tutto il pianeta.

La nostra proposta contempla inoltre la creazione di un Fondo Fiduciario Yasuní-ITT orientato al compimento del Piano Nazionale di Sviluppo, che include la diversificazione delle fonti di energia; lo sviluppo di capacità ed investimenti in eco-turismo e l'applicazione di un'agenda integrale che comprende salute, educazione e ristrutturazione ambientale, tra gli altri.

Oltre al suo sostentamento tecnico ed economico, la proposta ecuadoriana cerca di trasformare le vecchie concezioni dell'economia ed il concetto del valore. Nel sistema di mercato, l'unico valore possibile è il valore di cambio, il prezzo. Il progetto Yasuní-ITT si basa soprattutto sul riconoscimento dei valori di uso e servizio, dei valori non economici della sicurezza ambientale ed il mantenimento della diversità planetaria. Si tenta di inaugurare una nuova logica economica per il secolo XXI, dove si compensi la generazione di valori, non solamente la generazione di merci.

Per la prima volta una paese petroliero, l'Ecuador, dove un terzo delle risorse dello Stato dipendono dallo sfruttamento di detta risorsa, rinuncia a queste entrate per il benessere di tutta l'umanità ed invita al mondo a sommarsi a questo sforzo attraverso una giusta compensazione, affinché insieme possiamo porre le basi di una civiltà più umana e più giusta.

Molte grazie.”


*l’autore è il presidente della repubblica dell’Ecuador-tradotto da Ida Garberi