New York Times: gli USA sono la

nazione che spia, tortura e sequestra

 

 

9 marzo 2007 - D.Brooks www.granma.cu (La Jornada)

 

Il New York Times afferma che la nazione che spia, tortura e sequestra sono gli Stati Uniti, il grande assente nel rapporto di Condoleeza Rice sui paesi che violano i diritti umani. Il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo è stato emesso il 6 marzo dal Dipartimento di Stato, ma uno dei paesi che maggiori critiche ha provocato mondialmente non figura tra gli elencati dal governo di Bush.

Il NYT, il quotidiano più influente del paese, ha pubblicato domenica un editoriale per commentare, come fa solitamente, le violazioni dei diritti umani. Ha fatto un elenco di "politiche illegali" e pratiche che violano i diritti umani fondamentali compresa la "brutalità contro i prigionieri", lo spionaggio illegale, l’arresto arbitrario, l’utilizzo della tortura, le prigioni clandestine, i "desaparecidos", i sequestri e la tortura ai sospetti, tra gli altri.

 

Ma la nazione alla quale il giornale si riferisce non figura nel rapporto annuale del Dipartimento di Stato. Il commento del NYT fa riferimento al paese il cui governo ha emesso questo rapporto: gli Stati Uniti. La segretaria di Stato Condoleeza Rice ha presentato il Rapporto sulla Prassi sui Diritti Umani dei Paesi 2006 e ha detto che costituisce una pratica annuale che dimostra il "costante sostegno degli Stati Uniti a queste libertà fondamentali comprese nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani". La Rice ha affermato che questi "diritti basilari dovranno essere la fonte della giustizia in ogni società". Con la presentazione del rapporto "ci impegniamo nuovamente a chiamare ogni governo a rendere conto se ancora tratta i diritti dei suoi cittadini come un’opzione invece che, secondo le parole del presidente Bush, esigenze non negoziabili della dignità umana".

 

Ma l’editoriale del NYT segnala che le politiche "illegali del presidente Bush e del vicepresidente Dick Cheney" negli ultimi 5 anni "continuano a costare un alto prezzo in vite umane (e macchiano) la reputazione mondiale degli Stati Uniti nonchè l’architettura della democrazia" statunitense. Il New York Times offre una serie di raccomandazioni immediate per riparare i danni alla democrazia statunitense, tra le quali la restaurazione dell’habeas corpus (l’antico diritto che costringe un governo a giustificare la prigionia di un individuo), la sospensione dello spionaggio illegale nei confronti degli statunitensi, il divieto della tortura, la chiusura delle prigioni clandestine della CIA all’estero, l’identificazione dei "prigionieri fantasma", la proibizione della pratica del sequestro e dell’invio di sospetti in paesi terzi affinché vengano torturati, il divieto dell’uso di prove inquinate o segrete in casi contro accusati, il rispetto del diritto degli imputati ad avere a disposizione un avvocato e la chiusura della base di Guantánamo. Suggerisce anche di scusarsi ufficialmente con un cittadino canadese ed un altro tedesco per essere stati sequestrati e torturati da agenti statunitensi.

Larry Cox, direttore esecutivo di Amnesty International statunitense, ha opinato che, mentre l’organizzazione "dà il benvenuto all’enfasi posta nel rapporto sulla richiesta di rendere conto, gli USA non si possono essere considerati credibili come paese leader mondiale dei diritti umani finché non cambieranno la loro politica di mantenere a tempo indefinito i prigionieri in carceri segrete e privarli dei diritti elementari".

 

Human Right Watch ha sollecitato il Congresso ad approvare un progetto di legge, presentato martedì, per eliminare la pratica del sequestro ed invio di detenuti in paesi dove rischiano di venire torturati. "Secondo la legge internazionale, inviare qualcuno a venire torturato è altrettanto illegale che torturare", ha segnalato.

 

Una di queste vittime è Jaled al Masri, tedesco arrestato lunga la frontiera tra la Serbia e la Macedonia il 31 dicembre 2003 e mantenuto in isolamento tre settimane. "Poi sono stato consegnato alla CIA, denudato, duramente picchiato, incatenato, drogato, incatenato al pavimento di un aereo e inviato in Afganistan. Lì sono rimasto detenuto per più di 4 mesi", ha scritto Masri in un articolo pubblicato sul Los Angeles Times. Ha aggiunto: "Molto tempo dopo che il governo statunitense è venuto a conoscenza della mia totale innocenza, mi hanno bendato gli occhi e mi hanno messo su un aereo. Sono stato portato in Europa e lasciato in un villaggio dell’Albania, senza spiegazioni o scuse per l’incubo che avevo vissuto". Finora il governo statunitense si è rifiutato di parlare sul caso argomentando che è un "segreto di Stato".

 

Non è l’unico caso. Maher Arar, canadese-siriano, è stato arrestato nell’aeroporto Kennedy di New York nel 2002 al ritorno dal Canada. È stato mantenuto in isolamento due settimane, trasferito in Giordania e poi in Siria, dove è stato rinchiuso in una cella minuscola. È stato torturato per quasi un anno. Mentre il Canada ha espresso una scusa formale e ha pagato quasi 9 milioni di dollari a titolo di risarcimento, Washington si rifiuta di ammettere qualsiasi errore e mantiene Arar in un elenco di sospetti.

 

C’è anche il caso di Abu Omar, religioso italiano sequestrato da agenti della CIA a Milano nel 2003 e trasferito in Egitto dove è stato tenuto in isolamento. Sembra che sia stato torturato per 4 anni. Negli Stati Uniti si è verificato il caso di Sami al Arian, un professore universitario d’origine palestinese nato in Kuwait. Il procuratore generale USA ha annunciato il suo arresto per cospirazione e "terrorismo". Detenuto per due anni e mezzo, quasi sempre in isolamento ed in condizioni terribili, è stato giudicato in un processo manipolato. Nonostante ciò è stato scagionato da quasi tutte le accuse, ma il governo statunitense continua a utilizzare nuove imputazioni per mantenerlo incarcerato. Al Arian è in sciopero della fame ed è stato trasferito all’ospedale di una prigione del North Carolina.

 

In Germania e in Italia si stanno svolgendo processi contro agenti della CIA e poliziotti locali coinvolti in questi casi (25 membri dell’agenzia statunitense in Italia e 13 in Germania).

Con la pubblicazione del suo rapporto, l’amministrazione Bush si dichiara disposta a fare il giudice, ma non parte dal suo "impegno" per i diritti umani nel mondo.