29 settembre '08 - peacereport

GUANTANAMO

Ufficiale lascia l'incarico di procuratore, citando ''preoccupazioni morali''

 

 

Più delle sentenze della Corte Suprema a favore dei detenuti, più delle critiche da parte della stampa e delle organizzazioni per i diritti umani, che l'intero sistema di Guantanamo abbia qualcosa che non va lo si intuisce dal rifiuto di alcuni ingranaggi di andare avanti così. Come è successo qualche giorno fa, quando un membro dell'accusa nei tribunali militari contro i detenuti ha lasciato l'incarico, citando “preoccupazioni morali” nel trattamento di uno degli imputati. Non solo: chiedendo che gli venga concessa l'immunità, ora intende anche testimoniare in favore della difesa.

Il tenente colonnello Darrel Vanderveld, un riservista in servizio per un anno come pubblico ministero a Guantanamo, faceva parte del pool dell'accusa impegnato nel caso dell'afgano Mohammed Jawad, un 23enne nel campo di prigionia dal 2002, quando era ancora minorenne. Jawad è accusato di tentato omicidio per aver lanciato una bomba a mano contro la jeep di due soldati americani e del loro interprete a Kabul. L'inizio del processo nei suoi confronti, che potrebbe condannarlo all'ergastolo, è previsto per dicembre. Secondo Vanderveld, i suoi superiori sono a conoscenza del fatto che Jawad era stato probabilmente drogato prima di quell'episodio, nonché della confessione di due altri detenuti di essere gli autori dello stesso attacco. Ma vogliono omettere queste informazioni dal caso.

Il colonnello Lawrence Morris, responsabile della pubblica accusa davanti alle commissioni militari di Guantanamo, ha sminuito il caso spiegando che Vandeveld era semplicemente “deluso dal fatto che i suoi superiori non fossero d'accordo con le sue opinioni”, e che non ci sono i presupposti per i suoi “scrupoli etici”. Ma intanto l'ex accusatore, che nella lettera di dimissioni ha anche protestato contro il maltrattamento del giovane afghano, ha dato agli avvocati di Jawad la disponibilità a testimoniare dicendo cosa sa, nel tentativo di arrivare al patteggiamento e quindi a una pena più mite. Per farlo, però, ha chiesto l'immunità.

Vandeveld non è il primo ufficiale giudiziario di Guantanamo che dice signor-no. Non sempre i loro casi sono stati resi pubblici e quindi non c'è certezza sul numero di “dissidenti”, ma si calcola che almeno altre tre persone abbiano lasciato i loro incarichi in protesta contro diverse irregolarità. Il caso più famoso è quello del colonnello Morris Davis, che nell'ottobre dell'anno scorso si dimise sostenendo di aver ricevuto pressioni dal dipartimento della Difesa per occuparsi di casi più “pepati” in vista delle elezioni del 2008. Anche lui alla fine testimoniò in favore della difesa, e in seguitò ha parlato più volte pubblicamente contro le commissioni militari istituite a Guantanamo. Le stesse giudicate incostituzionali dalla Corte Suprema lo scorso giugno, quando i giudici sancirono il diritto dei detenuti di ricorrere presso i tribunali civili negli Usa.