A 45 anni dall'assassinio di John F. Kennedy
 

La CIA nostra

 

 

21 novembre '08 - G.Molina www.granma.cubaweb.cu

 

 

Documenti della CIA, declassificati dal 1992, dimostrano, con altre investigazioni, che il Presidente John F. Kennedy fu vittima di un sinistro complotto.


Ma gli autori materiali ed intellettuali superstiti, anche se identificati da un Comitato Speciale Selezionato dal Congresso, restano impuniti, e lo saranno probabilmente finché passino 50 anni dall'assassinio, cioé nel giro di cinque anni, nel 2013.

Gli accusati di aver commesso il più famoso crimine del ventesimo secolo, funzionari della CIA, mafiosi italo - americani e cubani, ed i loro complici politici, in maggioranza repubblicani ed imprenditori senza scrupoli, hanno fatto la maggior parte del lavoro sporco del paese per oltre 50 anni. Sono stati radice e linfa delle frodi finanziarie ed elettorali,dei crimini di massa ed individuali che hanno segnato, d’allora, l’alto grado di corruzione nella politica degli Stati Uniti, e soprattutto i problemi sofferti nel mondo intero con i governi della famiglia Bush, che hanno posto in crisi, questo grande paese e.

Nonostante le conclusioni del HSCA (House Select Commitee on Assasinations, tradotto Commissione Speciale sugli Assassini della Camera dei Rappresentanti) che indicano il gruppo della CIA e i mafiosi come sospettati nell’esecuzione dell’attentato - conclusione a cui giunse anche Robert F. Kennedy, come è emerso di recente – il clan assassino ha potuto superare il ciclone di prove sulla cospirazione che gli investigatori continuano a sviluppare.

Nei circoli governativi di Washington sono noti gli scontri tra John e Robert Kennedy con il vice presidente Lyndon Johnson, acutizzatisi nel 1963. Era stato deciso di toglierrlo dalla candidatura per le elezioni del 1964 e si parlava di azioni penali per corruzione.

Il vice presidente Johnson con la sua organizzazione nel Texas influenzava significativamente entrambe le Camere ed era un ostacolo all’opera riformista del presidente, in particolare per quanto riguardava il petrolio e la corruzione amministrativa. Il libro di William Reymond, Le Dernière témoin (L'Ultimo Testimone) raccoglie le confessioni di Billie Sol Estes, un finanziere milionario legato a Johnson, condannato dai giudici dopo essere stato indagato da Robert Kennedy quando era procuratore. Estes ha detto che Johnson lo costrinse al silenzio sugli affari sporchi  che faceva perché "Robert era soprattutto contro Johnson."

 

Estes e Reymond assicurano che il vice presidente aveva partecipato al "Preassassination party", una riunione effettuata da un gruppo di questi politici e uomini d'affari alla vigilia del crimine, il 21 novembre 1963 a Dallas, Texas, in casa del magnate del petrolio Clint Murchinson, qualificata come "coordinamento finale dell'assassinio del presidente" dal ricercatore Carl Oglesby nel suo libro La Yankee Cowboy War. Ricordo Oglesby a Washington, quando durante le audizioni, nel 1978, del Comitato, già sospettava del "più beneficiato dal crimine".

Oglesby segnala inoltre la presenza  di Johnson e Murchinson, partner in affari del mafioso italo-americano Meyer Lansky; di J. Edgar Hoover, direttore dell’FBI, e intimo del vice presidente e amico del gangster Frank Costello; di Allen Dulles, ex direttore della CIA, del petroliere milionario H.L. Hunt, di John J.McCloy e di John Connally, ex governatore del Texas, del generale Charles Cabell e di suo fratello, del sindaco di Dallas, Earle Cabell, e della presenza di Richard Nixon, tutti personaggi che odiavano i Kennedy.
 


L’IMMORALE COLLUSIONE CIA - MAFIA

 

 

Il Comitato Speciale giunse alla conclusione che Carlos Marcello, Don di New Orleans e di parte del Texas; Santos Trafficante, della Florida, e James Hoffa, presidente del sindacato dei camionisti "avevano motivi, mezzi e opportunità di assassinare il presidente Kennedy" . Erano coinvolti anche altri capi mafiosi italo-americani come Sam Giancana, John Roselli e Jack Ruby.

La Commissione stabilì che New Orleans, capitale dell’impero di Marcello, fu un importante scenario della cospir
azione. Li andavano personaggi come Orlando Bosch, Luis Posada Carriles, i fratelli Guillermo e Ignacio Novo Sampoll, Eladio del Valle, Jorge Mas Canosa, Herminio Diaz, Tony Cuesta, Pedro Luis Díaz Lanz ed altri. Nello stesso edificio dove si incontravano, Oswald sviluppava un’ingannevole attività di aiuto per Cuba. Il HSCA confermò che questi terroristi di origine cubana che tramarono per attentare contro Fidel Castro, cospirarono anche, come individui, per assassinare Kennedy. Ufficiali ed agenti CIA come Theodore (Ted) Shackley, David Phililps, principali capi della Stazione CIA JM Wave di Miami che operava contro Cuba li guidavano. È stato inoltre citato David Sanchez Morales, che molti credono sia stato uno dei tiratori del 22 novembre a Dallas.
 


I KENNEDY E L’EMBARGO A CUBA

 

 

Ancora nello strategico incarico di Segretario alla Giustizia del governo di Johnson, Robert Kennedy incitava a normalizzare le relazioni con Cuba, un mese dopo l'assassinio di suo fratello, che le aveva già promosse a sua volta. Robert qualificò le limitazioni di viaggi nell'isola dei Caraibi come "una violazione della libertà americana".

Tra i documenti declassificati dalla National Security Archives il 29 giugno 2005, risalta un memorandum di Robert del 12 dicembre 1963, dove ha esortato il Segretario di Stato, Dean Rusk, a prendere una rapida decisione "per lasciare senza effetti i presenti divieti come sono quelli di viaggio… è impensabile arrestare, accusare e impegnarsi nella persecuzione di cattivo gusto nei confronti di cittadini che cercano di viaggiare a Cuba ", ha aggiunto nella sua nota.

Come procuratore Generale, Robert investigava la CIA e le mafie cubana ed italo-americana per l'assassinio, perché fin dal sera del 22 novembre,
sospettò di tali gruppi e cinque anni più tardi era più che mai convinto che i tentativi di incolpare Cuba dell'assassinio erano parte di questo complotto.

Come segretario della Giustizia sapeva da prima le relazioni dell'FBI su
quei gruppi che odiavano e qualificavano come traditori i Kennedy, per lo svincolamento da Playa Giron, nella Baia dei Porci nel 1961 e la crisi dei Missili nel 1962. Se Robert Kennedy aveva alcuni dubbi circa il coinvolgimento della mafia nell’assassinio, li dissipò due giorni dopo, quando Jack Ruby sparò contro Oswald nel seminterrato della stazione di polizia dove era prigioniero il presunto assassino di suo fratello.

Alla fine del 2006 fu denunciato che i membri del gruppo di ufficiali CIA sospettati di aver partecipato all’assassinio del presidente, erano presenti, al di là delle loro funzioni, nell’ hotel dove fu assassinato Robert. L’investigatore David Talbot rivisse quelle ferite quando scrisse nel Chicago Tribune che i suoi aiutanti Draznin e Sheridan fornirono a Robert, nei giorni del delitto, rapide prove sui legami di  Ruby con la mafia.
 


IL GRECO DEL DOPPIO GIOCO

 

 

Il principale ufficiale CIA, presumibilmente  identificato nelle prove fotografiche trovate alla fine del 2006 sull'assassinio di Robert Kennedy, era George Joannides, nato ad Atene nel 1922, che nel 1951 entrò nella CIA e dopo il 1959 fu assegnato a Miami alla stazione JM Wave e lavorò in stretta collaborazione con il gruppo terroristico con sede a New Orleans chiamato Direttivo Rivoluzionario Studentesco (DRE).

Joannides, nominato dall’allora direttore della CIA Richard Helms a rappresentare l'Agenzia nell'inchiesta della Commissione del Congresso, svoltasi dal 1976 al 1978, partecipò ai contatti del DRE con Lee Harvey Oswald nell’agosto 1963, prima del crimine di Dallas. La CIA non rivelò che questo funzionario aveva svolto un ruolo importante negli eventi del 1963, in particolare nell'occultare i legami dell'Agenzia con Oswald, fatto che lo rese un sospettato di cospirazione per aver cercato di collegare il "tiratore solitario" con il governo cubano.

Robert Blakey, capo degli investigatori del Comitato, si arrabbiò molto nel 1998, quando si rese conto che questo funzionario aveva agito come collegamento tra il DRE e Oswald, come si legge nei documenti resi pubblici. Blackey credeva che la collaborazione che Joannides forniva alla Commissione fosse su incarico di Richard Helms. Joannides morì nel 1990.

Il capo degli investigatori qualificò come un oltraggio che la CIA non avesse informato sulle “relazioni finanziare ed altre connessioni con il DRE", ciò che considerava "una ostruzione alla giustizia" reclamando che si declassificassero il resto dei documenti di Joannides e dell’assassinio.

Blakey denunciò che Joannides lungi dal facilitare la cooperazione, la ostacolava. "Ora credo che l’indagine mancasse di integrità, proprio a causa di Joannides ... Ora non credo a nulla di tutto ciò che l'Agenzia disse alla Commissione ...."

La relazione finale dell’HSCA, emessa al principio del 1979, raccomandava di continuare l'inchiesta. Ma il trionfo del duo Ronald Reagan -
George Bush nelle elezioni del 1980, evitò continuarla e così evitò che la verità avanzasse. L’orpello del neoliberismo vincitore sul campo socialista, rese più facile continuare ad ignorare l’appello al Dipartimento di Giustizia di seguire le tracce. Al succedere a Reagan, Bush si sentì quasi George I con il suo Nuovo Ordine Mondiale, con un enunciato imperiale simile a quello di Adolf Hitler.

Non va dimenticato che George Bush arrivò fino a direttore della CIA, dal suo incarico di alto funzionario responsabile per le cospirazioni contro Cuba. I suoi pedoni furono i creatori della vergognosa alleanza tra le mafie italo-americano e cubane difese ancora oggi dall’agonizzante governo di suo figlio.

Dalla Baia dei Porci, come a loro piace chiamare il "fiasco" de Giron sino alla crisi economica e finanziaria a livello mondiale, hanno convertito Cosa Nostra nella CIA Nostra.