Dichiarazione Finale del VI Foro della Società Civile

 

Cubana contro l’Embargo e l’Annessione 

 

20 ottobre 2009 - www.granma.cu (Cubadebate)

 

Noi, partecipanti nel VI Foro della Società Civile Cubana contro l’Embargo e l’Annessione, riuniti all’Avana il 16 ottobre del 2009, in rappresentazione dell’amplio spettro di organizzazioni e associazioni civili attive nei diversi settori della nostra vita nazionale:

 

  1. Riaffermiamo che l’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dal Governo degli Stati Uniti d’America è il principale ostacolo per lo sviluppo economico e sociale di Cuba. Il danno economico diretto occasionato al popolo cubano per l’applicazione di tale politica ascende ad una cifra che supera i 96 miliardi di dollari fino al dicembre del 2008, e cioè circa 236 miliardi 221 milioni di dollari, al prezzo attuale del dollaro statunitense. Queste cifre non contemplano né gli alti costi intangibili, né i danni emozionali che l’embargo ha causato al nostro popolo.

  2. Denunciamo che la principale vittima dell’embargo è il popolo cubano. I due terzi della nostra popolazione è nata ed ha vissuto sotto gli effetti di questa criminale politica. Tutti i settori della vita nazionale risultano influenzati dall’impatto che esso ha prodotto nell’economia del paese; in particolare il settore della salute, dell’educazione, della sicurezza alimentaria, la salute animale, lo sport, la cultura, il trasporto, la casa, il medio ambiente e le istituzioni religiose. Le azioni dell’embargo hanno ripercussioni soprattutto nel campo dell’infanzia, delle donne, degli adulti e delle persone portatrici di handicap.

  3. Riaffermiamo che l’embargo contro Cuba è il più prolungato, crudele ed ingiusto che la storia dell’umanità abbia conosciuto, e costituisce una vera guerra economica qualificata come atto di genocidio. Il suo obiettivo fondamentale e dichiarato è la distruzione dell’ordine costituzionale cubano, e la privazione del popolo della sovranità e dell’esercizio del suo diritto di libera determinazione.

  4. Sottolineiamo che la politica dell’embargo non è una questione bilaterale. Ha uno spiccato carattere extraterritoriale e contrario al Diritto Internazionale ed ai precetti del commercio internazionale, e che si è intensificato con l’approvazione delle leggi Torricelli, nel 1992, e Helms Burton, nel 1996.

  5. Rileviamo che dal 1992 fino ad oggi, la schiacciante maggioranza degli Stati membri dell’ONU ha appoggiato una risoluzione cubana che chiede l’annullamento dell’embargo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti d’America. A dispetto del profondo rifiuto che l’embargo suscita nella comunità internazionale, gli Stati Uniti d’America continuano ad ignorare le 17 risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

  6. Riconosciamo che alcune delle misure implementate dall’amministrazione di Barack Obama costituiscono un passo positivo. Tuttavia, sono estremamente discrete e limitate ed in nessuna maniera contribuiscono a superare la criminale politica dell’embargo. Continua in vigore la fitta rete di leggi e disposizioni amministrative che costituisce la base legale della politica del bloccheo, inclusa la sua dimensione extraterritoriale e la permanenza della restrizione della libertà di movimento dei cittadini statunitensi.

  7. Denunciamo che durante il 2009, l’applicazione delle misure imposte dall’embargo è stata più ferrea da parte dell’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America, attraverso l’applicazione di un numero crescente di multe e altre sanzioni agli individui presunti violatori delle leggi dell’embargo.

  8. Reclamiamo che si rispetti pienamente il diritto delle organizzazioni della società civile cubana di sostenere e sviluppare relazioni e intercambi di cooperazioni con le altre provenienti da altri paesi, senza l’ostilità e l’ingerenza del Governo di Washington. Esigiamo che cessino le rispose negative ai visti e le altre restrizioni per lo scambio culturale ed accademico con il popolo, gli scientifici ed i rappresentanti delle organizzazioni delle donne, quelle sindacali, studentesche, religiose, sportive, ambientali ed altre, statunitensi o di qualsiasi altro paese. Le limitazioni imposte dal Governo degli Stati Uniti d’America, allo sviluppo di queste relazioni, esprimano i suoi timori rispetto al fatto che i suoi cittadini possano conoscere la realtà di Cuba e costituisce, inoltre, una violazione dei suoi diritti costituzionali.

  9. Enfatizziamo che l’applicazione di questa politica dell’embargo e della guerra economica totale, costituisca un’evidente ed inammissibile violazione dei diritti e delle libertà fondamentali del popolo cubano, e pregiudica allo stesso modo i diritti e le libertà dello stesso popolo statunitense. Riguarda anche i cittadini dei paesi terzi a causa dell’effetto extraterritoriale di tale politica e le “leggi” con le quali si cerca di sostenerla.

  10. Riconosciamo e ringraziamo l’ampia ed effettiva solidarietà verso il nostro paese, di migliaia di organizzazioni della società civile nel mondo, specialmente quelle che rappresentano i più nobili sentimenti del popolo statunitense e diamo grande valore alle posizioni assunte dalle medesime, dai Governi, ed organismi internazionali che non si sono piegati alle pressioni del Governo degli Stati Uniti d’America.

  11. Esortiamo le organizzazioni della società civile dei distinti paesi a rendere pubblico il loro appoggio solidale, nella maniera che considerano più effettiva nei rispettivi paesi, al progetto di risoluzione che il prossimo 28 ottobre sarà presentato di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la diciottesima occasione, intitolato “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”.

  12. esprimiamo la nostra fiducia nel contundente ripudio che ancora una volta la comunità internazionale esprimerà, il 28 ottobre, contro questa politica genocida.

  13. Ratifichiamo la nostra determinazione ad approfondire l’opera della Rivoluzione, e continuare la costruzione di una Patria Indipendente, solidaria e giusta, che preservi le conquiste raggiunte, rafforzi il nostro lavoro umanitario con altri popoli del mondo e difenda fino alle ultime conseguenze la nostra rivoluzione socialista e l’unità del nostro popolo.

 

Hasta la victoria siempre!

L’Avana, 16 ottobre del 2009