Il traduttore si scusa per gli errori

 

Sui diritti umani a Cuba
 

Un colpo mancato dalla

parte sbagliata

 

 

9 dicembre '09 - Pedro de la Hoz  www.granma.cubaweb.cu

 

 

Nella scorsa edizione del primo dicembre, El Nuevo Herald di Miami, ha pubblicato un'ampia rassegna su una "Dichiarazione di afro-americani a sostegno della lotta per i Diritti Civili a Cuba" in cui si accusa il nostro paese di essere, attualmente, una società razzista ed esponeva il presunto aumento delle violazioni dei diritti civili ed umani degli attivisti a Cuba che hanno il coraggio di alzare la loro voce contro il sistema razziale dell'isola. E 'stato detto che "questi isolati e coraggiosi difensori dei diritti civili sono stati oggetto di violenza immotivata, intimidazioni delle autorità e prigione".
 

Il documento era circolato, in tutta fretta, ore prima alla ricerca di firme che desserò visibilità a ciò che era stato cucinato da Carlos Moore, un individuo di origine cubana che da anni si presenta come "uno specialista su questioni razziali" ed ha fatto un modus vivendi, negli Stati Uniti e in Brasile, a forza di manipolare la realtà cubana. In precedenza, Moore era riuscito a persuadere un rispettabile attivista del movimento di rivendicazione della popolazione nera brasiliana facendogli credere che l'azione legale perseguita dalle autorità cubane nei confronti di uno dei beneficiari dei fondi della politica anti-cubana delle amministrazioni degli Stati Uniti, fosse a causa della sua condizione di negro. La stessa favola fu fatta credere alle persone che hanno ricevuto la dichiarazione.

 

Qualcuno tanto prestigioso come il poeta e drammaturgo afro nord americano Amiri Baraka (Le Roi Jones) ha commentato il comunicato nei seguenti termini: "Moore ha spinto questo tipo di viziosa provocazione dagli anni sessanta.(...) Sembra che alcune delle persone afro nordamericane che hanno firmato la petizione non sono a conoscenza e della storia pregressa di Moore.
 

Un'altra personalità di spicco che ha viaggiato innumerevoli volte a Cuba, James Early, che lavora presso la Smithsonian Institution ha dichiarato "sfiducia nei confronti degli obiettivi di Charles Moore" al coinvolgersi nella questione razziale a Cuba ed ha sottolineato come "la lettera non è conforme a ciò che io e altri attivisti afro nordamericani abbiamo trovato nella nostra recente visita dal 14 al 22 settembre, durante la quale abbiamo avuto conversazioni aperte con cittadini cubani e funzionari del Governo". Early ha anche affermato "che i cittadini cubani ed i loro rappresentanti politici stanno discutendo come migliorare la loro rivoluzione socialista".

 

Estremamente eloquente del metodo seguito per ordire la macchinazione della questione razziale è la lettera che una delle persona la cui firma si trova al pié della dichiarazione inviata ai mezzi di comunicazione lunedì, 7 dicembre. Makani Themba-Nixon, direttore esecutivo del The Praxis Project, ha chiesto che il suo nome non apparisse in questo documento, visto che la lettera accusatoria nei confronti di Cuba "è stata manipolata per aiutare a minare la legittimità dell'importante progetto sociale importante che si svolge in questa nazione".

Un gruppo di intellettuali cubani, solo mossi dalla nostra coscienza e a titolo personale, ci siamo accordati per condividere le nostre opinioni sulla questione con i colleghi gli afro nord americani. Perché si tratta di trattare con serietà e argomenti i diritti umani nel nostro paese e di far sapere che la dichiarazione emessa negli Stati Uniti è un colpo mancato dal lato sbagliato.