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Una maledizione

nella Zaza

  

07.06.10 - www.granma.cu

 

Castigata dalle alte temperature dell’estate, e dalla scarsità d’acqua, la maggiore riserva d’acqua di Cuba è in stato d’emergenza.

 

Con 30º centigradi di temperatura all’alba, milioni di pesci in lotta per l’ossigeno e gli alimenti, e un sole che minaccia la completa disidratazione, la più importante riserva acquifera di Cuba assomiglia oggi ad una bacinella d’acqua a punto di bollire.

 

Disegnata per contenere 1020 milioni di metri cubici, oggi immagazzina appena il 14% della sua capacità, e con un’estensione di 103,5 km quadrati, la Zaza si è ridotta al letto del fiume che gli dà il nome e a qualche pozzanghera, ancora scollegate tra loro, nelle quali la vita acquatica risulta essere sempre più stressante.

 

Specialisti dell’attività peschereccia che monitorano sistematicamente lo scenario, hanno avvertito del pericolo che corre l’ecosistema a causa dell’effetto combinato delle alte temperature, la scarsità d’acqua e l’esistenza di una biomassa accresciuta per la riproduzione naturale ed incontrollabile dei pesci che abitano il bacino.

 

Secondo gli esperti, al prolungarsi la situazione attuale, segnata dalla mancanza di ossigeno, di alimenti, inquinamento, e abbondante materia organica in decomposizione, gli animali potrebbero cominciare a morire in maniera massiva, cosa che porterebbe ovviamente ad un disastro sanitario con implicazioni molto serie.

 

 

Pescare, il consenso

 

 

Biologi, dirigenti del settore e sperimentati pescatori concordano nel dire che per ora la soluzione migliore e più pratica è di diminuire la concentrazione di pesci nel bacino, che abitualmente assicura l’85% della cattura acquifera della Provincia di Sancti Spiritus e il 17% di tutto il paese.

 

Per arrivare a questa conclusione i responsabili hanno soppesato tutti i pro e i contro, e si sono decisi ad iniziare d’urgenza un operativo che va oltre l’aumento delle forze, dell’arte della pesca o delle ore di lavoro.

 

“Non basta togliere i pesci dall’acqua – ha spiegato Antonio Olaya, direttore generale dell’Acquicultura a Sancti Spiritus – abbiamo dovuto assicurare il processamento industriale, i camion per il trasporto e la distribuzione del prodotto finale, il combustibile, le cassette plastiche ed il ghiaccio per il mantenimento”.

 

Nell’industria ubicata a Colón, a 10 km dal bacino, hanno dovuto stringersi per bene per poter accogliere gli invii della Zaza che dovevano essere processati e poi distribuiti tra Sancti Spiritus, Cienfuegos e L’Avana.

 

Gli avanzi industriali, una vera prelibatezza per la crescita intensiva della claria o del pesce gatto, sono destinati alle fattorie della Sierpe y Fomento, dove il loro utilizzo – assicura Olaya – ha permesso di ridurre notevolmente il consumo del mangime importato.

 

 

Approfittare della disgrazia

 

 

Per la vecchia strada del Jibaro, sommersa dall’acqua dal 1972, si può transitare da vari mesi a questa parte a una velocità di 80 km/h dopo che il passaggio della siccità la restituisse alla natura tale e quale come era stata progettata.

 

Anche sotto la Zaza si trovava un ferruginoso e pittoresco ponte di ferro, opera voluta dal politico e militare José Miguel Gómez, battezzato come Squalo nei tempi in cui esercitò come secondo presidente della Repubblica (1909-1913).

 

L’idea di approfittare della siccità per “ripescare” il ponte e approfittare della sua pesante struttura come materia prima per le acciaierie del paese è stata assunta da un gruppo multidisciplinare che ha prima dovuto farlo esplodere, e poi smontarlo e estrarlo dal letto del fiume.

 

Secondo Iván Gutiérrez, esecutivo dell’Impresa Provinciale di Materie Prime, con l’operazione si sono riscattate 230 tonnellate di acciaio, che hanno apportato un risparmio  stimato in 74500 CUC per sostituzione di importazioni.

 

La parte lasciata scoperta dalla Zaza ha anche permesso di pulire 600 ettari infetti con Weyler, parente prossimo del marabú, che rende difficile la pesca e ha costituito cibo per 1000 capi di bestiame bovino dell’Impresa Peschiera Sancti Spiritus, che, secondo il suo Direttore, “si sono salvati la pelle grazie a questa opportunità”.

 

 

Appaiono in branchi

 

 

Nella Zaza si pescano le specie di ciprinidi (amure, carpe e soprattutto tenche), alcune tilapie e in questi giorni anche tante storie e storielle che, per la loro originalità, potrebbero ingrossare quei racconti con i quali lo stesso Juan Candela incantava i suoi compagni di chiacchiere.

 

Lo scorso 3 giugno, per esempio, un colpo nel Zaza è servito niente popò di meno che per sollevare 23 tonnellate di pesce fresco in un corsa senza precedenti che ha lasciato a bocca aperta a più di uno dei suoi protagonisti.

 

Tuttavia, il giorno dopo lo spettacolare fatto si è trasformato in una scaramuccia, quando i permalosi hanno accumulato 55 tonnellate in una sola giornata e, secondo le proprie confessioni, “se avessero continuato non si sa quante altre ne avrebbero pescate”.

 

Anche gli equipaggiamenti di Pantera e di El Pitirre, le due imbarcazioni che emulano nella zona del ponte vecchio, hanno le loro storie: José Toboso e Lázaro Gil, uomini induriti dal sole e dagli anni, dicono che nel pomeriggio “i pesci diventano pazzi, appaiono in branchi e sbattono addirittura contro la barca”.

 

Altri parlano di visioni in pieno giorno, di tenche di non si sa quanti kg e di uno squalo di acqua dolce “con la spalla simile a una palma con la pancia, che ha già spaccato a Richardson una canna di quelle che si usano per pescare animali di oltre 150 kg e che se ne è andato dando colpi con un piraña in bocca”.

 

 

Misure estreme

 

 

Di fronte alla situazione creata, le autorità della provincia hanno sospeso la consegna d’acqua al CAI Piantagione di Riso Sur del Jíbaro e au restanti consumatori agricoli, hanno rinunciato da aprile del 2009 alla generazione elettrica e hanno deciso di non introdurre nuovi pesci al momento.

 

Per adesso abbiamo dato la priorità alla semina di altri animali  con margini maggiori di immagazzinamento – spiega il Direttore dell’Aquicultura nel territorio – l’idea è di aspettare che la Zaza cresca, studiare la qualità degli alimenti che contengano al loro interno, e in dipendenza da ciò, assegnare pesci di maggiore taglia nell’ultimo ciclo dell’anno.

 

Il bacino al momento mantiene solo la copertura indispensabile dell’acqua relativa alla stagione di immissione dei pesci, ma anche così l’evaporamento e la mancanza di pioggia sono così allarmanti che nell’ultima settimana anche i più ottimisti si sono detti preoccupati, con gli occhi fuori dalle orbite e le spalle strette