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IL TRADUTTORE SI SCUSA PER GLI ERRORI

 

Chi e perché, dalla Spagna, attaccano Cuba

La fede dei convertiti

 

21 maggio 2010 - P.de la Hoz www.granma.cu

 

Il linguaggio è cavernicolo e fuorviante. "Cuba – dicono – sta sopportando una feroce e dolorosa dittatura che mantiene il paese nella miseria". Il manicheismo  panflettistico si fa manifesto: "L’elezione è semplicemente, tra democrazia e totalitarismo". Il fariseismo è evidente: "Non li lasciamo soli!"

 

Con tali usurati e consunti bemolli è stato  presentato, pochi giorni fa, una denominata Piattaforma degli Spagnoli  per la Democratizzazione di Cuba. In una delle risposte che, da questo lato del mondo, è stata data a tale dichiarazione si é parlato di come ciò risponda ad "un non per nulla casuale concertazione tra determinati mezzi di comunicazione e peculiari iniziative neocoloniali e d’ingerenza".

 

Neppure è casuale il contesto in cui apparve: i giorni precedenti il Vertice UE-America Latina e  Caraibi, tenutasi a Madrid, e mentre si avvicina l'ultimo tratto della presenza della Spagna a capo della Presidenza di turno dell'UE; un quadro in cui il governo della Moncloa ha mostrato l'intenzione di promuovere una muova politica del blocco verso Cuba, che lasci alle spalle l’obsoleta e screditata "posizione comune", imposta da Aznar all’Europa per rendere ossequioso omaggio agli idolatrati yankee.

 

Dato il clamore di alcuni dei più influenti media e agenzie di stampa spagnole, che dall'inizio di quest'anno hanno incrementato le loro invettive contro l'isola, e sapendo come, molte volte, funzionano queste convocazioni -  il reclutamento telefonico inaspettato, la spirale emotiva, e l’allineamento automatico di coloro che rispondono agli interessi delle stesse corporazioni delle imprese dell’industria culturale - è molto possibile che alcuni si siano visti spinti ad avallare un documento privo della benché minima argomentazione.

 

Concedendo loro il beneficio del dubbio, Silvio Rodriguez, ha scritto questo giudizio in un articolo che ha inviato alla direzione del quotidiano di Madrid  El Pais, che, nel confermare l’avvenuto ricevimento, gli ha ricordato che "è  nel suo diritto di modificare e ridurre gli articoli non  richiesti". Silvio ha detto: “La nostra lunga esperienza di “proposte” estranee ci dice che questa azione non è altro che un nuovo artificio per obbligarci a fare ciò che altri considerano che dobbiamo fare. Partendo dal fatto che si tratta di persone ben intenzionate, non so come non capiscano l’offesa di pretendere di farci diventare come loro, con tutte le riserve che suscitano quelle democrazie di banchieri ladri e di eserciti occupanti (...) E’ triste vedere quanto poco gli interessi approfondire la realtà cubana, visto che le loro conclusioni sono le stesse di quelle dei peggiori nemici della nostra dignità".

Tuttavia, alcuni personaggi  li conosciamo a memoria. Ci sono quelli che incoraggiano la campagna anticubana in piena coscienza, e non perdono per nulla al mondo l’opportunità di comparire a capo di una causa ignobile. Qui sta l'ineffabile Mario Vargas Llosa, che un buon giorno si è scoperto come portavoce del neoliberismo, dopo aver flirtato con la sinistra, e l’altro giorno si è scoperto spagnolo dopo essere stato bocciato, nelle urne, per la maggioranza dei cittadini peruviani.

 

Ha ragione lo scrittore cileno Arturo Alejandro Muñoz quando ricorda, nel caso di Vargas Llosa come "qualsiasi persona riconvertita ad una nuova fede, risulta essere decisamente più dura ed intransigente nella difesa del suo nuovo stato che gli stessi mentori che lo hanno portato". Pertanto, non è sorprendente che scrive frettolosamente di pagine all'anno per attaccare Chavez, Correa e Evo. E'del tutto incongruo che qualcuno capace di scrivere novelle come La città dei cani e La guerra della fine del mondo difenda con  denti ed unghie una frase coniata da un economista nord americano di affiliazione fascista: "Il sottosviluppo è una malattia mentale."

 

Identico e triste abito veste Jorge Semprun, scrittore spagnolo che scrive in francese e che reca su sé l'onere di essere un ex. Ex -combattente della resistenza antifascista francese, ex prigioniero del campo di concentramento di Buchenwald, ex leader del Partito Comunista Spagnolo, ex ministro della Cultura, da decenni soffre di regressione storica ed amnesia ideologico.

 

Qui sta l'altrettanto ineffabile J.J. Armas Marcelo, giornalista e scrittore spagnolo lungamente ossessionato con una Cuba, che egli immagina come un enclave neocoloniale su misura dei suoi desideri.

 

Inoltre, non mancano mai, la giornalista e scrittrice Rosa Montero, a cui la onda anti cubana non viene da oggi, ma da diversi anni. Per esempio, nel 2008 è stata orgogliosa di condividere una tribuna, contro la Rivoluzione cubana, con il terrorista Carlos Alberto Montaner, la politica del Partito Popolare, Esperanza Aguirre, ed un rappresentante dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Madrid.

 

Da qui sappiamo che queste voci non rappresentano la Spagna. I giovani scrittori e artisti cubani hanno riconosciuto "l’essenziale contributo della cultura dei popoli della Spagna" ed hanno assunto "l'etica della Spagna repubblicana e anti-fascista". E 'stato emozionante ascoltare Aitana Alberti, la figlia del grande Raffael,  leggere il messaggio del Festival Internazionale di Poesia dell'Avana, in cui è detto: «Cuba non è solo un nome sotto il dito accusatore. Cuba è una cultura, un’etica, una storia, una identità resistente, una mistica nata dalla poesia e dalla immaginazione. Questa che alcuni pretendono che ci attacchi, non è la Spagna che abbiamo sempre amato ed ammirato: la Spagna di Juan Ramón Jiménez, di Antonio Machado e di León Felipe; quella di Federico García Lorca, Rafael Alberti e Miguel Hernández;quella di María Teresa León e María Zambrano, quella di Pablo Casals e Pablo Picasso,, la Spagna d’intellettuali ed artisti contemporanei sempre fraterni, quella di innumerevoli amici che ci accompagnano, giorno dopo giorno, con la loro solidarietà".

 

Questi promotori di una "piattaforma" destinata all’affondamento non faranno variare di una virgola la difesa dei nostri principi né la irriducibile volontà della società cubana di perfezionare il nostro socialismo.