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Nuestra America

 
 

L'impero contrattacca

 

 

Norberto Emmerich Centro Argentino de Estudios Internacionales (CAEI) su www.rebelion.org del 24/06/2011

Traduzione di l'Ernesto online

 

 

Nel mese di maggio è stato firmato l'Accordo del Pacifico a Lima che prevede una zona di libero commercio e protezione degli investimenti sotto l'influenza statunitense. I sottoscrittori dell'Accordo del Pacifico (Cile, Colombia, Messico e Perù), a cui presumibilmente si aggiungeranno Honduras, El Salvador, Costa Rica, Panama, Guatemala e, forse, Repubblica Dominicana, lasciano spiazzata l'Unione Sudamericana delle Nazioni (Unasur) e pongono un limite alla leadership del Brasile nella regione.

Washington vuole a tutti i costi recuperare quel controllo dell'America Latina, che venne seriamente colpito nel novembre 2005 al Vertice delle Americhe di Mar del Plata, in Argentina, quando si conclusero definitivamente i negoziati dell'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA).

Gli Stati Uniti si erano assicurati il voto favorevole di 21 dei 34 paesi invitati a sottoscrivere ALCA a Mar del Plata, ma Brasile, Argentina e Venezuela avevano sostenuto che non si poteva ignorare il 75% del PIL della regione che essi rappresentavano.

George Bush se ne andò dall'Argentina e milioni di persone nel continente celebrarono la morte di ALCA. Mercosur ebbe la possibilità di costruire insieme alla Comunità Andina delle Nazioni l'integrazione commerciale dell'America del Sud e allora Unasur acquisì forza come spazio di integrazione politica.

Molti analisti avevano segnalato che ALCA sarebbe ritornata e che il Trattato di Libero Commercio che gli Stati Uniti insistevano a voler annodare con paesi con i quali avevano scarsa relazione commerciale nella zona andina era un indizio del fatto che gli obiettivi strategici statunitensi non venivano abbandonati. Il Perù non solo sottoscrisse un Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti ma iniziò anche altri negoziati, firmando più di 6 Trattati di Libero Commercio con paesi di altri continenti. L'integrazione sudamericana non si è completata. Ma continua a rappresentare l'asse fondamentale anche per l'articolazione di questa ALCA mascherata, dal momento che su richiesta di Alan Garcia si è dato impulso all'Accordo del Pacifico, preparatorio dei negoziati dell'Accordo di Economica Strategica Transpacifico (TPP), a cui partecipano 9 paesi di America, Asia e Oceania. Questo grande accordo per la protezione degli investimenti e il libero commercio si propone di connettere parte della Comunità Andina (Cile, Perù, Colombia) con il Centro-America e gli Stati Uniti, unendo quasi tutta la costa americana, dall'Alaska fino alla Patagonia cilena, in un'integrazione nel miglior stile ALCA.

Un Sud America statunitense sul Pacifico, un altro Sud America brasiliano sull'Atlantico

I quattro firmatari dell'Accordo del Pacifico (Cile, Colombia, Messico e Perù), più i sei paesi che hanno firmato il Trattato di Libero Commercio tra Centro-America e Stati Uniti (CAFTA), rappresentano un'area commerciale e di investimenti controllata da Washington. Nel momento in cui l'America del Sud emerge a livello globale come una regione di primo piano che propone una nuova architettura finanziaria internazionale con il Banco del Sur, il coordinamento delle sue banche centrali, la libera circolazione dei suoi cittadini, e il Brasile si afferma come una potenza mondiale con una presenza nei grandi forum dando un sostegno rilevante a Unasur, gli Stati Uniti operano con i loro governi alleati in Cile, Colombia, Messico e Perù per frenare l'integrazione sudamericana. Questo accordo permette a Washington di dividere l'America del Sud in due coste, quella del Pacifico, guidata dagli Stati Uniti, e quella dell'Atlantico, guidata dal Brasile.

Ma gli Stati Uniti pretendono di più e non abbandonano la costa atlantica. Il 22 gennaio, fu diffusa nei Paesi Bassi un'informazione, per niente nuova, che rendeva conto del fatto che Dési Bouterse, ora presidente del Suriname, aveva avuto rapporti con il narcotraffico fino all'anno 2006. E' interessante notare che nella stessa informazione si affermava che il principale socio dell'attuale presidente del Suriname nelle attività del crimine organizzato era il narcotrafficante della Guyana Roger Khan.

All'inizio del mese di marzo 2011, il rapporto 2010 della INCB (Giunta Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti) delle Nazioni Unite menziona negativamente il Suriname come paese di narcotraffico. Sebbene questo rapporto delle Nazioni Unite giudichi molto positivamente il ruolo della Guyana nella lotta contro il narcotraffico e nelle politiche di cooperazione con le istanze sovranazionali di controllo, il rapporto del Dipartimento di Stato, attraverso il suo “International Narcotics Control Strategy Report” (INCSR), ha affermato che gli sforzi della Guyana sono stati “modesti”.

Entrambi i rapporti, del INCB e del INCSR, sono apparsi praticamente negli stessi giorni, uno il 7 marzo e l'altro il 4 marzo, rispettivamente.

Il governo della Guyana, attraverso il suo ministro degli affari interni, Clement Rohee, ha definito “inesatto e falso” il rapporto del Dipartimento di Stato USA, poiché gli Stati Uniti non hanno preso in considerazione gli sforzi del suo paese nella lotta contro il narcotraffico. Allo stesso tempo, ha denunciato il disinteresse statunitense e la “scarsa collaborazione nella lotta contro il narcotraffico”.

Nel frattempo, nello scenario regionale i due paesi stanno sviluppando strenui sforzi per stringere legami regionali in un ampio spettro di attività e ambiti economici. Questi legami si stanno instaurando in primo luogo con Brasile e Venezuela, leaders del processo di integrazione sud americana, che allo stesso tempo hanno un interesse istituzionale a sostenere queste politiche.

Sebbene non ne illustriamo i dettagli, la molteplicità dei progetti di collaborazione nelle comunicazioni, informatica, economica, giuridica e nell'ambito della polizia esprime la volontà dei paesi coinvolti a costruire un'infrastruttura di integrazione che resista sia al passare del tempo che ai cambiamenti di governo nella regione. La presidenza pro tempore di Unasur, in mano al presidente della Guyana, Bharrat Jagdeo, è il motore di tutti questi progetti.

In questo contesto di encomiabile attività per l'integrazione, la politica estera degli Stati Uniti manifesta chiaramente il suo ruolo di controllo ed egemonico della politica della lotta contro il narcotraffico. Un esempio paradigmatico dell'utilizzo di questa politica come parte del progetto di politica estera è l'ambigua relazione del Dipartimento di Stato con Costa Rica da un lato e con Nicaragua dall'altro.

Mentre il Costa Rica sta perdendo il suo storico status di smilitarizzazione e permette la presenza di 7.000 soldati statunitensi per la lotta contro il narcotraffico, le richieste del Nicaragua di dare la caccia alle diverse bande del crimine organizzato che si dedicano al traffico di droghe all'interno del paese, rimangono inascoltate. E quando una di queste bande viene inseguita fino alle mangrovie del Rio San Juan, l'esercito costaricense invoca criteri di sovranità nazionale e reagisce.

Questo modello di regolamento delle geopolitiche binazionali che usa come argomento la lotta contro il narcotraffico sembrerebbe avviare i suoi primi passi in Guyana e Suriname. Truppe statunitensi nella zona sono già presenti in base ad accordi del Suriname con gli Stati Uniti per l'aiuto in caso di catastrofi naturali.

La riesumazione dei vecchi e conosciuti legami mafiosi di Dési Bouterse nel momento in cui il Suriname assume seri impegni di integrazione sudamericana e la denigrazione degli sforzi della Guyana nella sua lotta contro il narcotraffico privato nel paese, sono indizi delle tattiche di riposizionamento egemonico degli Stati Uniti di fronte al Brasile e al Venezuela, che utilizzano come pretesto due piccoli paesi limitrofi.