Pesquera: per arrestare i ha dovuto

 

“persuadere” la  Procuratrice Reno

 

 15 gennaio 2004 - J.G.Allard www.granma.cu

 

 

 

 
Héctor Pesquera, capo del FBI della Florida, dovette “persuadere” la Procuratrice Generale Janet Reno per poter arrestare i patrioti cubani infiltrati nei gruppi terroristi, che più tardi trasformò in “spie”, perché nessuno del Dipartimento di Giustizia voleva metterci mano. L’uomo che si dedicò all’inseguimento dei cinque patrioti, mentre Al-Qaeda montava gli attentati dell’11 settembre nel suo stesso paese, ha fatto questa confessione ad un giornalista di Miami con l’annuncio che sarebbe andato in pensione, lasciando la polizia federale.

 

“Tutto stava al limite (del precipizio)”, ha ricordato Pesquera in un’intervista rilasciata al reporter Larry Lebowitz del Miami Herald, un quotidiano legato ai gruppi di destra cubano-americani che dominano nella metropoli della Florida. L’incontro si è svolto alcuni giorni prima dell’annuncio ufficiale che questo agente speciale, che ha sempre mantenuto con i caporioni estremisti di Miami relazioni equivoche sarebbe, andato in pensione.

 

“Ma tu lo fai perché pensi di essere onesto. O per lo meno pensi di esserlo in quel momento”, ha dichiarato il poliziotto in modo enigmatico.

 

La nomina di Pesquera a Miami, avvenne nel settembre del 1998. In quello stesso mese l’uomo realizzò la sua spettacolare retata, accompagnandola con dichiarazioni fortemente politiche alla stampa ed affibbiando ai cubani arrestati, ancor prima della loro comparsa davanti alla Corte, l’etichetta di “spie”, che la stampa di Miami e quella nazionale ripresero, mancando totalmente di etica.

 

 

Un’ascesa fulminante

 

 

Quando, il 27 ottobre del 1997, unimbarcazione dei guardacoste nordamericani intercettarono nelle acque limitrofe a Puerto Rico, lo yacht La Esperanza, si sospettava che il panfilo trasportasse droga. Invece dei narcotici, gli agenti che salirono a bordo si ritrovarono davanti ad un arsenale e a vari sospettati, tutti vincolati, in un modo o in un altro, alla Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA) di Miami.

 

Tra gli oggetti scoperti in un compartimento segreto, cerano sette casse di munizioni, uniformi militari, sei radio, un telefono-satellite, lenti per la visione notturna e due fucili dassalto calibro 50 in grado di raggiungere bersagli ad una distanza superiore ad un miglio, secondo una descrizione del Tenente della guardia costiera, Brendan McPherson.

 

Recuperando immediatamente il dossier, lastuto Pesquera - che subito fiutò il vantaggioso affare - con la complicità dellavvocato degli accusati, un loro parente, lo diresse in modo tale che questi vennero assolti. La criminale spedizione che aveva lobiettivo di assassinare il Capo di Stato cubano nellIsola venezuelana di Margherita, a poco a poco divenne uninnocente escursione di pesca”… nonostante la confessione iniziale di uno dei sospettati.

 

Intanto Pesquera aveva già incassato la sua ricompensa ed in maniera fulminante. Il capo del FBI, Louis Freeh, non esitò a regalargli il tanto desiderato posto di Special Agent in Charge della Florida, avvalendosi di un controllo quasi totale su tutte le operazioni del FBI in questa zona calda, frequentata da terroristi, narcotrafficanti, torturatori profughi e politici corrotti.

 

Pesquera prese possesso dei suoi nuovi uffici di Segunda Avenida e di Calle 163 a Miami con la missione ben chiara di offrire ai frustrati caporioni della FNCA, uno spettacolare riscatto per lumiliazione ricevuta a Porto Rico.

 

 

Un riscatto…lampo

 

Héctor Pesquera venne nominato il 2 settembre del 1998.

 

Sabato, 12 settembre, alle cinque di mattina, i suoi uomini armati di carabine e di pistole, con i giubbotti antiproiettile, irruppero negli appartamenti dei patrioti cubani con una spettacolare operazione degna di un film hollywoodiano, in cui volano porte e mobili, ed i “sospettati” vengono legati come animali sotto gli occhi delle loro famiglie, compreso i figli più piccoli.

 

Il 14,  i mezzi di comunicazione della Florida diffusero una spettacolare notizia. Per la prima volta dal trionfo della Rivoluzione Cubana - cioè 39 anni! - una “rete” di “spie militari” veniva smantellata grazie all’arresto di vari membri. In conferenza stampa nei “headquarters” dell’FBI, il capo Pesquera si coperse di gloria. Quel giorno di show mediale viene trasformato in azione politica. Pesquera si attribuì tutto il merito dell’operazione, proclamando che “stavamo” investigando sul gruppo, dal 1995 - osservare la data - e che l’arresto “è un colpo significativo per il Governo di Cuba”, aggiungendo che “gli sforzi dello spionaggio di Castro erano stati sconfitti”.

 

Così il poliziotto mediale fece esplodere la gran caccia alle streghe: “Tutto questo lo facemmo per richiamare l’attenzione del pubblico”, ha affermato, sollecitando le denunce dei “sospettati”.

 

Il giornalista cubano Lázaro Barredo segnalava, in un’analisi pubblicata alcuni mesi fa, che la stampa di Miami allora, aveva riconosciuto che “molti esperti non si spiegavano perché il FBI avesse arrestato quel fine settimana persone che operavano per controllo nei gruppi controrivoluzionari, dal momento che proprio il FBI era tra coloro che avrebbe beneficiato delle informazioni che quelle stesse persone stavano raccogliendo sulle azioni violente organizzate dai gruppi terroristici”.

 

Alcuni giorni dopo, durante una conferenza stampa, Héctor Pesquera, da poco nominato capo del FBI a Miami, riconosceva per la prima volta che quell’arresto aveva provocato contraddizioni tra alcuni dirigenti.

 

Aggiunse inoltre che “questo caso non sarebbe mai arrivato sino alla corte se io non avessi spronato direttamente Louis Freeh”. Stranamente, al momento di fare riferimenti alla Procuratrice Janet Reno, si astenne.

 

 

Tutto poi viene confermato

 

 

L’ultima confessione di Pesquera a Larry Lebowitz, del Miami Herald, conferma la cospirazione ispirata dalle amicizie terroriste dell’alto ufficiale della polizia federale.

 

Nessuno della “stampa libera” di Miami prese l’iniziativa di chiedere a Janet Reno la sua versione dei fatti. Come in meno di 10 giorni il procuratore si fosse lasciato “persuadere” a prendere una decisione così palesemente sbagliata. A nessuno interessava “toccare l’argomento”.

 

L’assistente alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Condoleezza Rice, recentemente ha rivelato - parlando a nome del presidente nordamericano George W. Bush - che l’ordine d’arresto contro i patrioti cubani infiltrati nei gruppi terroristici cubano-americani di Miami, fu dato dalla Casa Bianca nell’ambito di una serie di misure prese per compiacere i dirigenti della comunità di Miami. La Rice affermò che “era stata sgominata una rete di spionaggio cubano negli Stati Uniti”. In modo caratteristico, usò gli stessi termini dispregiativi usati dalla stampa nemica di Cuba di Miami… su “suggerimento” di Pesquera.

 

L’alto funzionario Roger Noriega, poco dopo, riprese lo stesso tema e riconfermò il carattere essenzialmente politico degli arresti e del processo truccato che seguì… con una sceneggiatura redatta da Pesquera e dagli altri cospiratori.

 

 

Un percorso lungo e sospetto

 

Da 27 anni con il FBI (in quel momento), lo Special Agent Pesquera ha alle spalle un lungo e strano percorso.

Ha lavorato nella città di Tampa (Miami)…, Montevideo (Uruguay) e come supervisore di… controspionaggio negli uffici centrali di Washington.

 

Ma ha trattato abbondantemente anche il tema della droga.

 

Nel luglio del 1996, il quotidiano Washington Times (di proprietà della setta Moon) segnalava che la squadra del FBI, “diretta dall’agente Héctor Pesquera” aveva catturato un “importante trafficante” con 323 chilogrammi di cocaina, valutati 4,2 milioni di dollari.

 

Egli era arrivato a Porto Rico nel 1992, e nel 1995 aveva preso il posto di capo, “specializzandosi” nelle bande di narcotrafficanti attivi nella zona.

 

Il lavoro di Pesquera nell’ambito della droga e le sue amicizie con i capi della Miami mafiosa, naturalmente non risultarono sospetti. Come è una pura casualità che le storie della maggior parte dei terroristi di Miami di origine cubana fossero legate al narcotraffico.

 

In occasione del suo 57º compleanno, con 27 anni di servizio, ha annunciato che si sarebbe ritirato. La notizia della sua decisione è stata seguita da una cena di commiato, a cui hanno partecipato “più di 200 persone”, secondo la stampa di Miami. L’elenco di quelle amicizie, però, non è mai stato pubblicato.

 

Ai giornalisti che gli segnalavano le sue relazioni sospette con il discusso commerciante Camilo Padreda, noto truffatore, Pesquera ha sempre negato categoricamente ogni mancanza durante il suo servizio nel FBI.

 

Non ha voluto soffermarsi sulla questione del Rolex d’oro ricevuto da Padreda né sulle inutili acrobazie del suo amico delinquente per fargli ottenere il posto di capo della polizia di Miami.

 

Non ha commentato nemmeno come il suo ufficio cercasse di coprire l’incidente del 1999 a Broward County, quando uno dei suoi investigatori, David Farrall, provocò la morte di due cittadini mentre guidava ubriaco.

 

 

Il disastroso fallimento

del caso Al-Qaeda

 

Mentre Pesquera si stava dedicando all’inseguimento dei patrioti cubani infiltrati nei gruppi terroristici tollerati, il suo ufficio di Miami, composto da 150 detectives agguerriti, ignorava completamente il fatto che per lo meno 15 dei 19 terroristi che più tardi scagliarono gli aerei contro le Torri Gemelle di New York e del Pentagono a Washington, si stavano addestrando nel territorio dove lo stesso Pesquera controllava tutto il lavoro del controspionaggio.

 

Mohamed Amanullah Atta, il leader del comando di Al-Qaeda, era alunno della scuola Fuman Aviation, situata a Venice e venne iniziato al pilotaggio del Boeing 727 nei simulatori del Sim Center di Opa-Locka.

 

Waleed Al-Shehri e suo fratello Wall, vissero a Daytona Beach. Poi Wali si erano trasferiti a Boston Beach cosí come Satam Al-Suqami. Abdulrahman Al-Omari che viveva a Vero Beach vicino ad altri due sospettati, Adnan Bukhari e Amer M. Kamfar, che hanno studiato nella Flight Safety Internacional Academy.

 

Mrwan Youssef Al-Shehhi, ha vissuto a Venice con Atta; Fayez Ahmed, a Delray Beach cosí come Ahmed Al-Nami, Nawaf Al-Hazmi, Sabed Al-Ghamdi, Molad Al-Sheri, Hamza-AlGhamdi e suo fratello. Ahmed Al-Haznawi stabilito a Lauderdale-by-the-sea con Ziad Jarrah.

 

I terroristi di Al-Qaeda stavano dappertutto! Con passaporti falsi, un passato sospetto e comportamenti molto spesso “strani”.

 

Nessuno di loro venne mai scoperto dai 150 investigatori di Héctor Pesquera.

 

In compenso, in poche ore si era mobilitato un contingente di detective per l’operazione che ha portato i Patrioti cubani nelle peggiori celle che Héctor Pesquera potesse trovare. Immediatamente iniziò il vile ricatto che ancora oggi continua, per piegare questi veri combattenti contro il terrorismo… che, sì, stavano compiendo il loro dovere di ostacolare i gruppi estremisti”.