Category Archives: – media

Un popolo disarmato sarà sempre sconfitto

Bruno Guigue,

La Repubblica spagnola credeva nella democrazia parlamentare e Franco stabilì la sua dittatura. Salvador Allende credeva nella democrazia parlamentare e si ebbe Pinochet. Evo Morales credeva nella democrazia parlamentare e un colpo di Stato lo costrinse a lasciare il potere. Illustrazioni tra le tante di una legge della storia: affronta i lupi, non essere mai un agnello.

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Benvenuti nella dittatura

Marco Teruggi  www.cubadebate.cu

“Benvenuti nella dittatura”, ha detto una signora mentre correva dai lacrimogeni, moto, camionette con giovani detenuti, moto e blindati militari. La scena è avvenuta nel centro della città di La Paz, nel pomeriggio, dopo che avevano represso la presidentessa del Senato, Adriana Salvatierra, e l’autoproclamata presidentessa Jeanine Añez aveva nominato un nuovo comando militare.

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L’Avana che vive in Eusebio Leal

Per festeggiare il 500º anniversario de L’Avana, come omaggio all’immenso lavoro svolto dallo Storiografo de L’Avana, pubblichiamo il finale dell’intervista ad Eusebio Leal, fatta da Randy Alonso, nostro direttore, per la Mesa Redonda, il 18 ottobre 2019:

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Dimensione di Eusebio

Silvio Rodríguez https://nostramerica.wordpress.com

Caro Eusebio, la prima volta che ci siamo incrociati non ero stato in grado di indovinare la tua vera dimensione. Non so se ti ricordi. eravamo nell’ufficio che Aida Santamaría aveva in via San Ignacio e Empedrado. Quella mattina sei entrato un momento, le hai sussurrato qualcosa e poi hai proseguito con il tuo passo silenzioso e la tua camicia come quella di tutti i cubani. Erano state così tenui la tua entrata e la tua uscita che potevo anche essermele sognate. Ma quella donna indimenticabile mi aveva subito raccontato che eri stato oggetto “delle crudeli realtà delle nostre vite”. Tu non l’hai mai saputo, ma da quell’istante sono stato dalla tua parte.

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Il controgolpe di El Alto imponeva l’autoproclamazione di Jeanine Ánhez

Mision Verdadhttp://aurorasito.altervista.org

Durante l’era coloniale, il Cerro Rico de Potosí in Bolivia fu al centro del saccheggio di enormi quantità di argento da parte dell’Europa. All’inizio di questo secolo, in particolare a Cochabamba, fu tessuto il piano di privatizzazione dell’acqua, dalla paternità delle istituzioni di Bretton Woods e il fedele sostegno dell’allora presidente Hugo Banzer. Seguendo tale linea, lo Stato boliviano del Presidente Evo Morales, fu sommerso da varie pressioni e aggressioni globali aziendali.

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Evo e la Bolivia danno fastidio all’impero

Oscar Sánchez Serra, Granma http://aurorasito.altervista.org

Se qualcuno dubita della partecipazione del governo degli Stati Uniti e dell’Organizzazione, degli Stati degli Stati Uniti (OSA) al colpo di Stato in Bolivia, dia un’occhiata all’account twitter di Trump e legga questo commento: “Questi eventi inviano un segnale forte al regimi illegittimi in Venezuela e Nicaragua…”

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La Bolivia e il ritorno della questione militare

per mano di Washington e dell’ OSA

di Alvaro Verzi Rangel (*); da: rebelion.org;

Il rovesciamento del governo popolare di Evo Morales in Bolivia conferma che la questione militare è tornata in America Latina come strumento  dei piani degli Stati Uniti per il controllo civile e politico del suo “cortile posteriore” e garanzia per l’appropriazione delle enormi ricchezze naturali della regione.

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Bolivia: due rapporti indipendenti provano che non ci sono stati brogli

www.lantidiplomatico.it

Al contrario di quanto cerca di affermare la narrazione dominante, al solito fallace per non dire mendace, in Bolivia non vi è stato alcun broglio alle elezioni per favorire la vittoria di Evo Morales. Che, bisogna ricordare, ha ottenuto ben 600mila voti in più del suo avversario più vicino, Carlos Mesa di Unidad Ciudadana. Uno degli attori del golpe, insieme al fondamentalista religioso Camacho, una sorta di Bolsonaro in salsa boliviana.

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Il golpe che venne dall’estero: geopolitica e interferenze in Bolivia

Mision Verdad, http://aurorasito.altervista.org

È incontestabile che sia Luis Camacho e Carlos Mesa, sia violenze e repressione di polizia-militari che le accompagnavano nel rovesciamento di Evo Morales, coprivano l’intero programma informativo. Tuttavia, uno sguardo rigorosamente locale potrebbe impedirci di vedere le pressioni internazionali che influenzavano in modo decisivo il campo di battaglia boliviano.

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Evo, il golpe ed il Messico

Angel Guerra Cabrera www.cubadebate.cu

L’accoglienza di Evo Morales come rifugiato politico da parte del governo AMLO fa risplendere la politica estera messicana di sovranità, autodeterminazione ed asilo per i perseguitati politici nel processo di riscatto da parte del tabasqueño (AMLO è nato nel Tabasco).

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Dichiarazione MINREX

Nelle ultime ore le autorità operanti nello Stato Plurinazionale della Bolivia hanno presentato l’idea che dei collaboratori cubani fomentano le proteste che stanno avvenendo in Bolivia, e a questo si unisce una messa a fuoco simile nelle reti sociali, attraverso account di dubbia provenienza e falsi profili che incitano alla violenza contro il personale della salute.

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Quando neofascismo fa rima con neoliberismo: golpe in Bolivia

Marc Vandepitte (*); investigaction.net

«Perché non c’è mai stato un colpo di Stato negli USA? Perché là non c’è un’ambasciata USA»

classica battuta in America Latina 

Domenica 10 novembre è stato perpetrato un colpo di Stato in Bolivia. L’esercito ha costretto il presidente Evo Morales, eletto nuovamente, a dare le dimissioni. Nelle strade monta la violenza. Bande armate dell’opposizione aggrediscono militanti e dirigenti del Movimento al Socialismo (MAS) di Evo Morales. Intimidiscono i giornalisti, bruciano le case dei membri del MAS, compresa quella della sorella di Evo.

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Viva Evo! Morales è rovesciato, ma il socialismo boliviano perdurerà

Andre Vltchek, 21st. Century Wire,

Si sono impegnati a farlo, e ‘hanno fatto, signori feudali, magnati dei mass media e altre “élite” ricche boliviane, hanno rovesciato il governo, spezzato la speranza e interrotto un processo socialista di grande successo in quello che una volta era uno dei Paesi più poveri del Sud America. Un giorno saranno maledetti dalla loro stessa nazione. Un giorno saranno processati per sedizione. Un giorno dovranno rivelare chi li ha addestrati, impiegati, trasformati in bestie senza spina dorsale. Un giorno! Speriamo presto.

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I tre giorni che hanno scosso Cuba

Rosa Miriam Elizalde

È iniziato giovedì scorso, con la presentazione della risoluzione cubana contro il blocco USA che, da 27 anni, si vota all’ONU. La giornata è stata tra le più combattute che si ricordi, con la troika USA, Israele e Brasile totalmente isolata. Bolsonaro, che ha trascinato il suo paese, per la prima volta, nella comparsa, invece di aggiungere forza, vergognosamente, le ha sottratte. Centoottantasette paesi si sono allineati con l’isola, nonostante le pressioni del governo gringo, che ha minacciato diverse nazioni con il sospendere gli aiuti economici.

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ELAM: 20 anni di fedeltà al pensiero umanista di Fidel

Il Presidente de Cuba, Miguel Díaz- Canel Bermúdez ha partecipato alla cerimonia realizzata in occasione del 20º anniversario della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM), che «è stata un progetto fondato per migliorare la qualità della vita di coloro che nascevano e morivano senza aver avuto l’opportunità di contare con un medico».

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