Nicaragua, i costi della guerra a quarant’anni dalla Rivoluzione

di Geraldina Colotti

I costi. Non siamo più capaci di assumerci i costi: soprattutto nelle sinistre dei paesi capitalisti, dove pur ti insegnano a calcolare, ovvero a lucidare le scarpe del padrone, fin da quando emetti il primo vagito come “cittadino consumatore”. Intendiamo i costi dei cambiamenti veri, quelli che – da Spartaco a Lenin – hanno consentito agli oppressi di strozzare gli oppressori stringendogli al collo le loro catene. “Non importa se non mangiamo per un mese, perché non mangiamo da 44 anni”, gridava il popolo nicaraguense mentre lottava per liberarsi dalla morsa della dittatura somozista, la più longeva del continente.

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III Periodo Ordinario di Sessioni IX Legislatura ANPP

—Il Terzo Periodo Ordinario di Sessioni della IX Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare (ANPP), che si è concluso il 13 luglio, ha aperto le porte all’ampio processo legislativo che domanda il paese per materializzare ogni postulato della Costituzione.

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Cuba reitera il suo impegno x un nuovo ordine politico internazionale

La vice cancelliere cubana Anayansi Rodríguez Camejo ha reiterato, martedì 16, l’impegno d Cuba di lavorare per rinforzare un nuovo ordine politico internazionale per respingere l’ingerenza nei temi interni degli Stati e le misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, e continuare la difesa dell’America Latina dei Caraibi come Zona di Pace e dei principi della fondazione del Movimento dei Paesi non Allineati (MNOAL).

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L’opera di Fernando Ortiz è stata dichiarata Patrimonio Culturale della Nazione

L’opera del sapiente cubano Fernando Ortiz è stata dichiarata ieri, martedì 16, Patrimonio Culturale della Nazione, azione che consacra l’impegno dello Stato e delle sue istituzioni con la sua custodia, la preservazione, e in maniera molto speciale, la sua promozione e diffusione tra le attuali e future generazioni.

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Una fiera che somigli a L’Avana

La ExpoFiera «Mi Habana 500», che è una mostra notevole e apportatrice di quanto possiamo fare per sostituire le importazioni ed essere più efficienti dalla base della’autonomia municipale, è stata inaugurata ieri, mercoledì 16, in Expocuba.

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Quando le crociere non arrivano: una lezione di democrazia

Iroel Sánchez

Ottocentomila è un numero grande e se si tratta di persone può essere il numero di abitanti di una città e persino di un paese, o la cifra di membri di un movimento sociale o politico. C’è da aspettarsi che in una democrazia, in cui bruscamente si cancelli, per decisione unipersonale di un governante, qualcosa che ottocentomila persone si erano proposto fare, dovrebbe generare accese proteste di piazza e lunghi dibattiti nei media ed in parlamento.

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Bachelet ed Almagro: anime gemelle

Ángel Guerra Cabrera

Il rapporto di Michelle Bachelet sui diritti umani in Venezuela contiene tutti i requisiti per occupare un posto di rilievo in un’enciclopedia universale dell’infamia. Tanto più perché l’Alta Commissaria ONU per i Diritti Umani si deve ad un insieme di mandati emanati dalla Carta di tale organizzazione, dagli accordi del suo Consiglio per i Diritti Umani e da altri organismi che risultano calpestati in questo documento.

Il rapporto non menziona solo la guerra economica di Washington contro il Venezuela ed i suoi terribili effetti sulla popolazione, e tanto meno esige che si ponga fine a quella brutale aggressione. Omette innumerevoli fatti della massima importanza. Tra questi, la feroce violenza dell’opposizione diretta dagli USA, sia nelle marce come nelle guarimbas e nei suoi ripetuti tentativi golpisti, inquadrati in un contesto di guerra ibrida il cui fine, dal 2002, è rovesciare il governo bolivariano, eliminare fisicamente il chavismo ed impossessarsi delle enormi ricchezze naturali del paese sudamericano.

Golpismo? Guerra ibrida? Guerra economica? Macché. Per Bachelet, l’unica cosa che esiste in Venezuela sono le violazioni dei diritti umani da parte del governo. Né vi è una grave crisi umanitaria o dei diritti umani ad Haiti, Honduras, Guatemala, Colombia, Yemen, Somalia, Libia, Afghanistan, Palestina occupata da Israele. Né le politiche neoliberali che affondano, oggi, nella miseria milioni di argentini e brasiliani prima elevati a degni tenori di vita da parte dei governi di Lula e Cristina Fernández, azioni che costituiscono violazioni di massa dei diritti economici, politici e sociali di quelle popolazioni. Né la campagna di terrorismo di stato del governo Trump contro milioni di migranti, la sua esacerbazione del suprematismo bianco, la xenofobia, il razzismo e la misoginia.

Di quale paese parla la Bachelet? Quello a cui riferisce nel suo rapporto non è quello che ha visitato molte volte durante il periodo rivoluzionario. Non è quello di milioni di persone in marcia a sostegno del loro governo, non é quello dell’alta iscrizione a tutti i livelli di istruzione, non è quello di Barrio Adentro né dei Centri di Diagnosi Integrale, che con medici venezuelani e cubani hanno fatto della salute un diritto universale, non è quello della parità tra uomini e donne né quello del riconoscimento della diversità sessuale, non è quello della minore disuguaglianza nel nostro continente secondo i dati della rispettata Commissione Economica per l’America Latina del ONU, non è quello della esemplare democrazia partecipativa e protagonista, non è quello dei giovani e del popolo allegri e colti. Né quello dei quasi tre milioni di nuove case decenti.

Non è nel mio animo addolcire la realtà, né occultare il mio impegno militante con la Rivoluzione Bolivariana. Ma se di indagare e descrivere una realtà si tratta almeno dovrebbe esigersi che predomini l’osservazione e la verifica scrupolosa dei fatti e non lo squilibrio o un esercizio del tutto discriminatorio, unilaterale, selettivo e distorto. In Venezuela, come in tutti i processi rivoluzionari, sono stati commessi errori. C’è burocratismo e corruzione, che ogni chavista riconosce e denuncia. Lo Stato borghese ostacola l’avanzata rivoluzionaria e le forze di sicurezza possono commettere eccessi che s’indagano e spesso si sanzionano. Ma nulla di tutto ciò potrebbe essere analizzato se non si considera la subordinazione, per molto tempo, del paese al sistema di dominazione USA, espresso nel modello della rendita petrolifera e del sottosviluppo. Tanto meno se si ignora la guerra in corso contro la Rivoluzione Bolivariana proprio per i successi che ha raggiunto nella trasformazione di quella realtà in materia di sovranità, giustizia sociale, solidarietà umana, ampie libertà democratiche e reale esercizio dei diritti umani, e anche successi economici, ora velati dal blocco.

Come può, Bachelet, giustificare che nessuna delle 588 interviste che alimentano il suo rapporto sia stata effettuata in Venezuela? Perché sono state lì, allora, la signora e la sua squadra, che è rimasta, per settimane, nel paese? Come spiegare che il segretario redattore del rapporto sia lo stesso che faceva questo lavoro per il precedente Alto Commissario, il principe giordano Zeid Ra’ad Al Hussein, con stretti legami con il ripugnante Segretario OSA, Luis Almagro, e con Leopoldo Lopez?

María Eugenia Russian, presidentessa di Fundalatin, una ONG con Status Consultivo Speciale all’interno del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU, ha denunciato l’esclusione delle relazioni e testimonianze di 12 ONG nel rapporto Bachelet.

L’Alta Commissaria non ha preso come fonti del suo rapporto i documenti redatti da due esperti indipendenti dell’ONU, Alfred de Zayas e Idriss Jazairy, che hanno censurato, in termini molto duri, le sanzioni economiche contro il Venezuela e le considerano cause delle privazioni che la popolazione soffre.

Il rapporto di Bachelet, in breve, sembra redatto da Almagro. Uguali.


Bachelet y Almagro: almas gemelas

Por Ángel Guerra Cabrera

El informe de Michelle Bachelet sobre los derechos humanos en Venezuela contiene todos los requisitos para ocupar un lugar señero en una enciclopedia universal de la infamia. Mucho más porque la Alta Comisionada de la ONU para los Derechos Humanos se debe a un conjunto de mandatos emanados de la Carta de esa organización, de los acuerdos de su Consejo de Derechos Humanos y de otras de sus instancias que resultan pisoteados en este documento.

El informe no menciona apenas la guerra económica de Washington contra Venezuela y sus terribles efectos en la población y mucho menos exige que se ponga fin a esa brutal agresión. Omite innumerables hechos de primerísima importancia. Entre ellos, la violencia feroz de la oposición dirigida por Estados Unidos, tanto en marchas como en guarimbas y en sus reiterados intentos golpistas, enmarcados en un contexto de guerra híbrida cuyo fin desde 2002 es derrocar al gobierno bolivariano, eliminar físicamente al chavismo y apoderarse de las enormes riquezas naturales del país suramericano.

¿Golpismo? ¿Guerra híbrida? ¿Guerra económica? Qué va. Para Bachelet lo único que existe en Venezuela son violaciones del gobierno a los derechos humanos. Tampoco existe una grave crisis humanitaria ni de derechos humanos en Haití, Honduras, Guatemala, Colombia, Yemen, Somalia, Libia, Afganistán, Palestina ocupada por Israel. Ni las políticas neoliberales que hunden hoy en la miseria a millones de argentinxs y brasileñxs antes elevados a niveles dignos de vida por los gobiernos de Lula y Cristina Fernández, acciones que constituyen violaciones masivas de los derechos económicos, políticos y sociales de esas poblaciones. Ni la campaña de terrorismo de Estado del gobierno de Trump contra millones de migrantes, su exacerbación del supremacismo blanco, la xenofobia, el racismo y la misoginia.

¿De qué país habla Bachelet? El que refiere en su informe no es el que he visitado muchas veces durante el periodo revolucionario. No es el de millones de personas marchando en apoyo a su gobierno, no es el de la alta matrícula en todos los niveles de educación, no es el del programa Barrio Adentro ni los Centros de Diagnóstico Integral, que con médicos venezolanos y cubanos han hecho de la salud un derecho universal, no es el de la igualdad entre hombres y mujeres ni el del reconocimiento de la diversidad sexual, no es el de la menor desigualdad en nuestro continente de acuerdo con datos de la respetada Comisión Económica para América Latina de la ONU, no es el de democracia participativa y protagónica ejemplar, no es el de lxs jóvenes y el pueblo alegres y cultos. Tampoco el de los casi tres millones de nuevas viviendas dignas.

No está en mi ánimo edulcorar la realidad, tampoco oculto mi compromiso militante con la Revolución Bolivariana. Pero si de investigar y calificar una realidad se trata lo menos que debe exigirse es que predomine la observación y comprobación escrupulosa de los hechos y no el desequilibrio ni un ejercicio totalmente discriminatorio, unilateral, selectivo y sesgado. En Venezuela, como en todos los procesos revolucionarios, se han cometido errores. Hay burocratismo y corrupción, que cualquier chavista reconoce y denuncia. El Estado burgués dificulta el avance revolucionario y los cuerpos de seguridad pueden cometer excesos que se investigan y con frecuencia se sancionan. Pero nada de esto podría analizarse si no se considera la subordinación por mucho tiempo del país al sistema de dominación de Estados Unidos, expresado en el modelo petrolero rentista y el subdesarrollo. Mucho menos si se obvia la guerra en curso contra la Revolución Bolivariana precisamente por los éxitos que ha obtenido en la trasformación de aquella realidad en materia de soberanía, justicia social, solidaridad humana, amplias libertades democráticas y verdadero ejercicio de los derechos humanos, e incluso éxitos económicos, ahora velados por el bloqueo.

¿Cómo puede justificar Bachelet que de las 588 entrevistas que nutren su informe ninguna haya sido realizada en Venezuela? ¿A qué fueron entonces allí la señora y su equipo, que permaneció semanas en el país? ¿Cómo explicar que el secretariado redactor del informe sea el mismo que hacía esta labor al Alto Comisionado anterior, el príncipe jordano Zeid Ra’ad Al Hussein, de estrechos vínculos con el repugnante secretario de la OEA Luis Almagro y con Leopoldo López?

María Eugenia Russian, presidenta de Fundalatin, ONG con Estatus Consultivo Especial dentro del Consejo Económico y Social de la ONU, denunció la exclusión de informes y testimonios de 12 ONG en el Informe Bachelet.

La Alta Comisionada no tomó como fuentes de su reporte los documentos confeccionados por dos expertos independientes de la ONU, Alfred de Zayas e Idriss Jazairy, quienes censuraron en términos muy duros las sanciones económicas contra Venezuela y las consideraron causante de las privaciones que sufre la población.

El informe de Bachelet, en fin, parece redactado por Almagro. Tal para cual.

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Affaire Lula

L’ex direttore generale della compagnia di costruzioni brasiliana Odebrecht, Carlos Armando Paschoal, ha dichiarato davanti al giudice di São Paulo che fu “quasi obbligato a costruire una storia” per compromettere l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, quando si è presentato come “collaboratore” nell’inchiesta ‘Lava Jato’, come riportano i media locali.

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