Venezuela, noi e la democrazia

Fidel Diaz Castro https://lapupilainsomne.wordpress.com

democra ciaIl Venezuela ha dimostrato ieri -contrariamente a quanto si è canonizzato- che la democrazia con l’economia e i media in mani private non esiste. E’ un peccato, ma non può avanzare una rivoluzione sociale con il potere reale nelle mani dell’oligarchia.

Con i media e i poteri economici contro è impossibile mandare avanti un governo che favorisca il popolo. Sono finiti i tempi in cui siamo riusciti a sorprendere la destra, in particolare l’impero yankee, che aveva il suo cortile latino americano alla deriva; ovviamente stanno già rafforzando il loro assedio contro il Sud.

Il peggio della batosta della rivoluzione bolivariana ieri, non è nemmeno nella sconfitta nelle urne, così schiacciante, la quale veniva quasi annunciata, se non nel discorso della sinistra, che fa il gioco ai concetti che c’impongono i grandi circuiti globali, tra cui il parlottare di democrazia come la intende l’impero.

Parlottiamo che ha vinto la democrazia, quando in realtà ciò che è stato dimostrato è che si rende impossibile esercitare la democrazia; la democrazia elettorale serve solo alla destra, la sinistra non può governare con essa in mezzo ad un mare di poteri di fatto, economici e mediatici, nelle mani di una minoranza antidemocratica.

Nel nostro notiziario della mattinata, il nostro reporter a Caracas ha detto che il popolo aveva fatto un voto di castigo contro la gestione economica di Maduro; anche lo stesso Maduro è sotto pressione per quelle idee che impongono riconoscere che non si è stato efficace, quando la realtà è che non si può essere efficaci quando le potenze economiche lanciano una guerra aperta e la colpa la pagano gli aggrediti. Come governare contro l’oligarchia nazionale e internazionale (unita, come sognò Marx per i proletari del mondo)?

La votazione non è stata di castigo contro una carente gestione, ma un voto di presunta salvezza, di sollievo, davanti ad un’angoscia prolungata nella vita quotidiana del venezuelano; Maduro non ha avuto una gestione insufficiente, ma impossibile.

La macchina mediatica internazionale getta la colpa su Maduro, su questo governo, persino lo contrappone a quello di Chavez; cercando di farci credere che questo è qualcosa di diverso, e che Maduro è o villano, o incapace; quando in realtà la lotta è stata titanica. Non sono sicuro nemmeno che, con Chavez, i risultati sarebbero stati diversi; di non essere molto più radicale nelle misure, il che si fa molto più difficile con le regole di gioco imposte, come impedire ai media feroci che seguano tergiversando, disinformando, calunniando, senza pietà nè etica? Come controllare un’economia che è nelle mani dell’oligarchia? Come riuscire a fare fronte a questa situazione economica, se del resto, le istituzioni economiche internazionali sono parte di quel gioco?

Volevamo rallegrarci del fatto che le elezioni trascorressero in piena tranquillità, senza violenza, e per me non era altro che -purtroppo- un bruttissimo segno. Le elezioni si dispiegavano in pace, perché l’opposizione era convinta delle sue grandi possibilità di vincere. La campagna di non riconoscere i risultati, e di uscire a creare guarimbas per le strade, ha dominato per raggiungere il suo obiettivo, la paura. Eccetto quelli con maggior coscienza, qualsiasi cittadino che ha passato mesi a fare interminabili code, guardando come i prezzi salgono vertiginosamente e come spariscono persino gli alimenti e per di più gli augurano giorni di alta violenza se vince il chavismo, dunque vota contro, per vedere se arriva un po’ di pace nella sua vita.

Ciò è la democrazia? Dover votare non per un progetto ma per paura di ciò che si viene scatenando dalla guerra dell’opposizione? In Telesur, in piena incertezza in attesa dei risultati, una sociologa ecuadoriana, ha cominciato a mettere in discussione le rivoluzioni che stiamo facendo nel continente, come consumate, costrette al ripensamento, che mi suona bene in linea di principio; ciò che, mentre ascoltavo le sue argomentazioni, non appariva da nessuna parte è l’ingovernabilità a cui stanno sottoponendo le sinistre, con una campagna meglio orchestrata a livello continentale; e quella sinfonia sappiamo bene chi la dirige, i padroni del Nord.

Tutto fa sembrare che i governi di sinistra sono obsoleti, stagnanti, che presumibilmente devono considerare nuovi obiettivi, e una viabilità economica; non escludo gli errori, né i piani rinviati o la necessità di cercare nuove vie, ma l’essenza del problema non è nelle carenze della sinistra, ma nell’accettare le regole del gioco delle destre -nazionali e globali- che hanno chiuso il cerchio, ciò che non permette di avanzare nei progetti e di dover dedicare la maggior parte del tempo a spegnere gli incendi che impongono nella loro alleanza con gli USA.

Russia Today denunciava il budget di 18 milioni di dollari di finanziamenti degli USA per la guerra contro il Venezuela, 3 dei quali appositamente per le elezioni, insieme al sabotaggio economico e la guerra mediatica, e noi chiamiamo l’effetto di tutto ciò democrazia …

Venezuela, nosotros y la democracia

Por Fidel Díaz Castro

venezuela USAVenezuela demostró ayer –contrario a lo que se ha canonizado- que la democracia con economía y medios de comunicación en manos privadas no existe. Es lamentable, pero no puede avanzar una revolución social con el poder real en las manos de la oligarquía.

Con los medios y los poderes económicos en contra es imposible sacar adelante un gobierno que favorezca al pueblo. Ya pasaron los tiempos en que logramos sorprender a la derecha, y en especial al imperio yanqui, que tenía a su traspatio latinoamericano medio al garete; obviamente ya están reforzando su cerco contra el Sur.

Lo peor del revés de la Revolución bolivariana ayer, no está ni siquiera en la derrota en las urnas, tan aplastante, lo cual venía casi cantado, si no en el discurso de la izquierda, que le sigue el juego a los conceptos que nos imponen los grandes circuitos globales, entre ellos el cacareo de la democracia tal como la entiende el imperio.

Cacareamos que ganó la democracia, cuando en realidad lo que quedó demostrado es que se hace imposible ejercer la democracia; la democracia electoralista solo sirve a la derecha, la izquierda no puede gobernar con ella en medio de un mar de poderes fácticos económicos y mediáticos en manos de una minoría antidemocrática.

En nuestro noticiario en la mañana, nuestro reportero en Caracas dijo que el pueblo había hecho voto de castigo contra la gestión económica de Maduro; incluso el propioMaduro se ve presionado por esas ideas que imponen reconocer que no se fue efectivo, cuando la realidad es que no se puede ser efectivo cuando los poderes económicos lanzan una guerra abierta y la culpa la pagan los atacados. ¿Cómo gobernar en  contra de la oligarquía nacional e internacional (unida, como soñó Marx para los proletarios del mundo)?

El voto no fue de castigo contra una deficiente gestión, sino un voto de supuesta salvación, de alivio,
ante una prolongada angustia  en la vida cotidiana del venezolano; Maduro no tuvo una gestión deficiente, sino imposible.

La maquinaria mediática internacional echa las culpas sobre Maduro, sobre este gobierno, incluso lo contrapone al de Chávez; tratando de hacernos creer que esto es otra cosa, y que Maduro es o villano, o incapaz; cuando en realidad la pelea ha sido titánica. No estoy seguro siguiera que, con Chávez, los resultados hubieran sido distintos; de no ser mucho más radical en las medidas, lo cual se hace difícil con las reglas de juego impuestas, ¿cómo impedir unos medios feroces tergiversando, desinformando, calumniando, sin piedad ni ética? ¿Cómo controlar una economía que está en poder de las oligarquías?  ¿Cómo poder hacerle frente a esa situación económica si por otra parte los organismos económicos internacionales son parte de ese juego?

Queríamos alegrarnos de que las elecciones transcurrieran en plena calma, sin violencia, y para mí no era más que –lamentablemente- muy mal síntoma. Las elecciones se desarrollaban en paz, porque la oposición se sabía con grandes posibilidades de ganar. La campaña de no reconocer los resultados, y de salir a armar güarimbas en las calles, imperó para cumplir su objetivo, el miedo. Salvo los de mayor conciencia, cualquier ciudadano que lleva meses haciendo colas infinitas, viendo como los precios se disparan astronómicamente, y como se desaparecen incluso los alimentos y encima le auguran días de alta violencia si gana el chavismo, pues vota en su contra, a ver si llega un poco de paz a su vida.

¿Eso es la democracia? ¿Tener que votar no por un proyecto si no por miedo a lo que se viene desatando desde  la guerra de la oposición? En Telesur en plena incertidumbre de la espera  de los resultados, una socióloga ecuatoriana, comenzó a cuestionar las revoluciones que estamos haciendo en el continente, como desgastadas, obligadas al replanteo, lo cual me parece bien como principio;  lo que cuando escuchaba sus argumentos no aparecía por ningún lado la ingobernabilidad a que están sometiendo a las izquierdas, con una campaña mucho mejor orquestada a nivel continental; y esa sinfonía ya sabemos quién la dirige, los amos del Norte.

Todo pareciera que es que los gobiernos de izquierda están anquilosados, que supuestamente tienen que plantearse nuevas metas, y una viabilidad económica; no excluyo los errores, ni los planes aplazados, o la necesidad de buscar nuevas vías, pero la esencia del problema no está en los defectos de la izquierda sino en aceptar las reglas del juego de las derechas –nacionales y globales- que han cerrado cerco, lo cual no permite avanzar en los proyectos y tener que dedicar la mayor parte del tiempo a apagar los fuegos que imponen en su alianza con Estados Unidos.

Rusia today denunciaba el presupuesto de 18 millones de dólares de financiamiento de los Estados Unidos para la guerra contra Venezuela, 3 de ellos específicamente para las elecciones, junto al sabotaje económico y la guerra mediática, y nosotros llamamos al efecto de todo eso democracia…

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