La Storia e GNC contro la Rivoluzione Bolivariana

Hugo Morales Karell https://lapupilainsomne.wordpress.com

venezuela mano yankeeDalla fine della seconda metà del secolo scorso, i carri armati pensanti si sono affannati nel teorizzare sulle diverse forme di aggressione. A questo proposito, hanno formulato le più diverse teorie su come raggiungere i loro scopi guerrafondai, cercando di “mettere da parte” gli usi delle guerre convenzionali che si praticano dall’antico impero romano.

Fu così che hanno acquisito forza, negli ultimi 15 anni, i più diversi termini e teorie, tra cui si potrebbero citare: “Rivoluzioni colorate”,”Potere Intelligente”,” Golpe Morbido”,”Guerra Non Convenzionale”,”Guerra Irregolare”, “Guerra di Quarta Generazione” e “Guerra Cibernetica”. Se frughiamo nella semantica dei termini, dovremmo avviare un arduo dibattito con politici e filologi, ma la verità è che non importa l’aggettivo che si utilizza per qualificare le guerre, tutte sono uguali: lacerano sentimenti umani, dividono nazioni, devastano popoli e culture, e persino annullano civilizzazioni.

Durante la sua visita a L’Avana, il presidente USA, Barack Obama, con “parole mielate” ha chiamato a dimenticare il passato, e anche ha detto: “Sono venuto qui per seppellire l’ultimo residuo della Guerra Fredda nel continente americano”. Niente di più lontano dalla realtà: non dimenticano il passato e continuano con una guerra, che di freddo ha solo di nome, dal momento che hanno convertito il continente americano in una ‘calda’ provetta di sofisticate strategie di aggressione.

Chi ha dubbi! solo studi, in dettaglio, le aggressioni contro la rivoluzione bolivariana. Tuttavia, se il tempo o la mancanza di informazioni non glielo permetterà, cercherò,a grandi linee, di spiegarglielo. La “Guerra Non Convenzionale” (GNC) che oggi affronta Caracas non è solo un fenomeno del presente, ma è la risposta dell’Impero, e dei suoi alleati della destra internazionale, ai propri fallimenti in passato.

chavezLa storia potrebbe essere iniziata alla fine dello scorso secolo, esattamente il 13 dicembre 1994, quando per la prima volta Hugo Chavez Frias visitava Cuba e fu ricevuto, alla scaletta dell’aereo, dal C.te in Capo della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz. Da quel preciso momento, gli eserciti imperiali presagirono che Fidel aveva identificato qualcosa nel giovane studioso di Bolivar. La storia dopo lo ha svelato: un carismatico statista antimperialista di classe mondiale.

Commentando l’evento –dieci anni dopo, in occasione della commemorazione dell’intervento di Chavez nell’Aula Magna dell’Università dell’Avana- Fidel ha detto: “Nel riferirsi al fatto che io l’aspettassi all’aeroporto, ha detto con incredibile modestia: “Quando ho ricevuto la immensa e piacevole sorpresa di essere atteso nell’ aeroporto internazionale” José Martí” da lui stesso in persona, gli ho detto, ‘Io non merito questo onore, aspiro a meritarlo un giorno nei mesi e negli anni a venire’. Lo stesso dico a tutti voi, cari compatrioti cubano-latinoamericani: un giorno speriamo di venire a Cuba in condizioni di estendere le braccia ed in condizioni di nutrirci reciprocamente in un progetto rivoluzionario latinoamericano, imbevuti come siamo, da secoli, dall’idea di un continente ispano americano, latino-americano e caraibico integrato come una sola nazione che siamo”. [1]

Proprio, per meritare l’onore di essere ricevuto, più volte, a Cuba e per diventare il migliore dei suoi amici, è stato incorporato nella lista dei leader più “ostili”, e quindi, oggetto diretto di un fascicolo al fine di applicargli durante i suoi mandati presidenziali, i più svariati metodi di “colpi di stato morbidi” o a “miccia lenta”, come in quest’ultimo caso, lui era solito chiamarli. [2]

Al 6 dicembre 1998 Chavez vince le elezioni presidenziali con il 56,2% dei voti contro il 40% del suo più vicino concorrente; una sovrana batosta! Comprensibilmente, non è stato dimenticato.

Cosa ricevette Chavez dall’oligarchia venezuelana pro-USA di turno? “Un’economia con carenze macroeconomiche e sociali. La percentuale di persone in condizioni di estrema povertà si attestava al 20,3%, […] l’inflazione media degli ultimi sei anni era del 57,6%, […] solo il 43,3% della popolazione accedeva all’istruzione prescolare e il 21,6% all’istruzione secondaria superiore, il 37% di denutrizione infantile, la mortalità infantile del 21% e il 30% di abbandono scolastico”. [3]

Da quel momento, iniziò la costruzione del progetto del socialismo del XXI secolo. Questo sistema politico l’Impero già lo conosceva, o almeno ne aveva sentito parlare: si dice che una piccola isola caraibica a sole 90 miglia al largo delle sue coste aveva costruito un sistema centrato su quella direzione ed il suo popolo vive in pace. Come è evidente, non gli si poteva permettere tale audacia.

Non importa, ma poiché Chavez era fatto della fibra dei grandi guerrieri proseguì nella battaglia e in soli quattordici anni al potere, tolse dalla povertà milioni di venezuelani; sradicò praticamente la denutrizione; aumentò la spesa pro capite nella sanità dai 176 dollari del 1998 ai $ 663 nel 2012; nell’educazione assicurò che l’Unesco dichiarasse il paese libero dall’analfabetismo così come promosse progetti sociali nei settori della sanità, cultura e sport per restituire ai venezuelani la dignità umana che, durante la IV Repubblica, era violata quotidianamente. Neppure lo perdonarono e tanto meno lo hanno dimenticato, fino ad oggi.

Nel 1999, i venezuelani, in segno della più fervente prova di democrazia, approvarono nel referendum la nuova Costituzione Bolivariana, che per la prima volta nella storia di quella nazione si raggiunse con il 71.21% dei voti. Questo passaggio della storia, neppure lo dimenticarono, e nel 2002, l’opposizione, con il sostegno di un’intensa campagna mediatica, effettuò un colpo di stato contro i poteri costituzionali. Anche in questo caso, s’impose la ragione e la volontà popolare, ed in meno di 72 ore reinstallano Chavez nel suo incarico. Il 14 aprile 2002 arriva la palazzo presidenziale di Miraflores e riassume la presidenza. Per coincidenza, in quello stesso mese, ma del 1961, in quella piccola isola dei Caraibi di cui ho già detto, l’imperialismo subì una grande sconfitta, in quello che loro stessi hanno riconosciuto come un atto di GNC, e casualmente in meno di 72 ore.

Nonostante il fallimento in Venezuela tornarono, nuovamente, ad insistere sulla sua caduta, e nel dicembre dello stesso anno, iniziò lo “sciopero petrolifero”, chiedendo ancora una volta le dimissioni di Chavez, che anche si concluse con risultati infruttuosi. La sconfitta fece per un po’ “ripiegare” l’opposizione per tessere nuovi intrighi. Tanto, che nel 2004 iniziano una campagna per un referendum revocatorio contro Chavez, a cui si sottopone, in assoluto rispetto delle istituzioni. Logicamente, i “difensori della democrazia e dello Stato di Diritto” neppure lo hanno potuto dimenticare.

Nel 2006, un’altra vittoria si aggiunge al palmares di Chavez, e con più del 62% dei voti vince le elezioni presidenziali per il periodo 2007-2013 e comunica la creazione del Partito Socialista Unito del Venezuela. In quel mandato annunciò che si sarebbe nazionalizzato tutto ciò che era stato privatizzato; prende il controllo operativo delle attività primarie legate agli idrocarburi nella Fascia dell’Orinoco, attraverso la PDVSA di proprietà statale, e raggiunge una clamorosa vittoria all’approvarsi, in un referendum la rielezione capriles mud EEUUillimitata del presidente, che gli dava l’opportunità di presentarsi per un nuovo mandato nel 2012, che anche vince; questa volta l’uomo di Washington in Venezuela, Henrique Capriles Radonski. Questa vittoria,neppure fu dimenticata e, pertanto, tutte le forze contrarie ai principi della Rivoluzione Bolivariana cercarono di frenare la sua ascesa, per cui acutizzarono il sabotaggio economico, la guerra psicologica, il finanziamento miliardario ai suoi avversari e sicari perché attentassero contro la vita di Chavez così come cercarono, in tutti i modi possibili, il frazionamento dell’unione civile-militare.

Neppure gli perdonano né dimenticano che promuovesse l’integrazione regionale e la creazione di organizzazioni come l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) così come educasse ai suoi principi un “autista di autobus”, che divenne il primo presidente operaio del Venezuela, Nicolas Maduro Moros, contro cui hanno intensificato le aggressioni per cercare che egli non continui l’eredità di Chavez.

Oggi si sostiene che il Venezuela cerchi una soluzione costituzionale alla “difficile situazione interna” e che si convochi un referendum revocatorio. Tuttavia, tutto sembra indicare che non poter raggiungere questi scopi legalmente, si sforzano di ricorrere a ciò che sanno fare meglio: la violenza contro le legittime istituzioni del potere.

Recentemente, siti digitali hanno annunciato punti all’ordine del giorno del Comando Sud contro Caracas, con il titolo: “Operazione Venezuela Freedom-2“. Il documento fa riferimento a diverse raccomandazioni tra le quali si evidenziano: “Con i fattori politici della MUD abbiamo accordato un’agenda comune, che include un brusco scenario che può coniugare azioni di strada e l’impiego dosato della violenza armata, […] il referendum o l’emendamento si sostiene come copertura […] la responsabilità nell’elaborazione, progettazione ed esecuzione parziale dell’Operazione Venezuela Freedom-2, al momento attuale, sta nel nostro comando, ma lo slancio dei conflitti e la generazione di diversi scenari è compito delle forze alleate della MUD coinvolte nel Piano, per questo noi non assumeremo il il costo di un intervento armato in Venezuela, ma useremo le varie risorse e mezzi perché l’opposizione possa portare avanti le politiche per togliere Maduro”.

Aggiungono: “[…] Mantenere campagna offensiva nel terreno propagandistico, favorendo un clima di sfiducia, incitando timori, rendendo la situazione ingestibile. […] Di particolare importanza è lo sfruttamento di questioni come la scarsità di acqua, cibo ed elettricità, […] rafforzare la matrice mediatica che pone la crisi elettrica come responsabilità esclusiva di Maduro”.

E’ per questo motivo che allo studiare i documenti programmatici del Governo USA sulla GNC, non si può fare a meno di trovare “casuali coincidenze” con le azioni che oggi vengono utilizzate contro la rivoluzione bolivariana. In questo senso, ragioni abbondano, per ribadire che la GNC resta il principale strumento per perpetuare il dominio imperiale, e che per il momento, continuerà ad essere la più convenzionale delle guerre.

riferimenti

[1] Intervento del Presidente della Repubblica di Cuba Fidel Castro Ruz, nell’atto di decorazione con l’Ordine “Carlos Manuel de Céspedes” del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chavez Frias, in occasione del X Anniversario della la sua prima visita a Cuba. Teatro “Carlos Marx”, 14 dicembre 2004.

[2] Termine usato dal Presidente Chavez durante il suo intervento al programma “Alo Presidente” il 6.7.2007.

[3] Gracia Reyes M. e R. (2008): “Analisi della politica economica in Venezuela. 1998-2006 “, Oikos No 26,25-47, School of Management ed Economia, Università Cattolica Silva Henríquez (UCSH), Santiago del Cile. [Http://edicioesusch.cl/oiks/]

La Historia y la “guerra no convencional” contra la Revolución Bolivariana

Por Hugo Morales Karell

Desde finales de la segunda mitad del pasado siglo, los tanques pensantes se han afanado en teorizar sobre las diferentes formas de agresión. En tal sentido, han formulado las más diversas teorías sobre cómo lograr sus propósitos guerreristas, tratando de “dejar a un lado” las usanzas de las guerras convencionales que se practican desde el antiguo imperio romano.

Así fue que cobraron fuerza, en los últimos 15 años los más diversos términos y teorías, entre los que se pudieran citar: “Revoluciones de colores”, “Poder Inteligente”, “Golpes Suaves”, “Guerra No Convencional”, “Guerra Irregular”, “Guerra de Cuarta Generación” y “Guerra Cibernética”. Si hurgamos en la semántica de los términos, tendríamos que entablar un arduo debate con políticos y filólogos, pero lo cierto es que no importa el adjetivo que se utilice para calificar las guerras, todas son iguales: laceran sentimientos humanos, dividen naciones, devastan pueblos y culturas, e incluso acaban con civilizaciones.

Durante su visita a La Habana, el presidente estadounidense Barack Obama con “palabras almibaradas” convocó a olvidar el pasado, e incluso dijo: “He venido aquí para enterrar el último resquicio de la Guerra Fría en el continente americano”. Nada más lejano a la realidad: ni olvidan el pasado y continúan con una guerra, que de fría solo tiene el nombre, ya que han convertido al continente americano en un “caliente” balón de ensayo de sofisticadas estrategias de agresión.

¡Quién tenga dudas! solo estudie pormenorizadamente las agresiones a la revolución bolivariana. No obstante, si el tiempo o la falta de información no se los permitiera, trataré a grandes rasgos de explicárselo. La “Guerra No Convencional” que hoy enfrenta Caracas no es solo un fenómeno del presente, sino que es la respuesta del Imperio y sus aliados de la derecha internacional a sus fracasos en el pasado.

La historia pudiera haber comenzado a finales del pasado siglo, exactamente el 13 de diciembre de 1994, cuando por primera vez Hugo Chávez Frías visitara Cuba y fuera recibido en la escalerilla del avión por el Comandante en Jefe de la Revolución cubana, Fidel Castro Ruz. Desde ese preciso instante, las huestes imperiales presagiaron que Fidel había identificado algo en el joven estudioso de Bolívar. La historia después se lo develó: un carismático estadista antiimperialista de talla mundial.

Al comentar el suceso -diez años después, en ocasión de conmemorar la intervención de Chávez en el Aula Magna de la Universidad de La Habana- Fidel dijo: “Al referirse al hecho de que yo lo esperase en el aeropuerto, expresó con increíble modestia: “Cuando recibí la inmensa y agradable sorpresa de ser esperado en el aeropuerto internacional «José Martí» por él mismo en persona, le dije: ‘Yo no merezco este honor, aspiro a merecerlo algún día en los meses y en los años por venir’. Lo mismo les digo a todos ustedes, queridos compatriotas cubano-latinoamericanos: Algún día esperamos venir a Cuba en condiciones de extender los brazos y en condiciones de mutuamente alimentarnos en un proyecto revolucionario latinoamericano, imbuidos, como estamos, desde siglos hace, en la idea de un continente hispanoamericano, latinoamericano y caribeño, integrado como una sola nación que somos”.[1]

Precisamente, por merecer el honor de ser recibido en reiteradas oportunidades en Cuba y por convertirse en el mejor de sus amigos, fue incorporado en la lista de los líderes más “hostiles”, y por ende objeto directo de un expediente para aplicarle durante sus mandatos presidenciales los más variados métodos de “Golpe Suave” o “Mecha lenta” como en este último caso, él solía llamarle.[2]

El 6 de diciembre de 1998 Chávez gana las elecciones presidenciales con el 56.2% de los votos contra el 40% de su más cercano contendiente ¡Una soberana paliza! Como es lógico, no ha sido olvidado.

¿Qué recibió Chávez de la oligarquía venezolana proyanqui de turno? “Una economía con carencias macroeconómicas y sociales. El porcentaje de personas en situación de pobreza extrema se ubicaba en 20.3%, […] la inflación promedio del sexenio precedente fue del 57.6%, […] solo el 43.3% de la población accedía a la educación preescolar y el 21.6% a la educación media superior, 37% de desnutrición infantil, 21% de mortalidad infantil y 30% de deserción escolar”.[3]

A partir de ese momento, comenzó la construcción del proyecto del socialismo del siglo XXI. Ese sistema político el Imperio ya lo conocía, o al menos había oído hablar de él: se dice que una pequeña isla del Caribe a 90 millas de distancia de sus costas había construido un sistema enfocado en esa dirección, y su pueblo vive en paz. Como es evidente, no se le podía permitir tal atrevimiento.

No importa, pero como Chávez estaba hecho de la fibra de los grandes guerreros siguió en la batalla y en tan solo unos catorce años en el poder, sacó de la pobreza a millones de venezolanos; erradicó prácticamente la desnutrición; incrementó el gasto per cápita en sanidad de los 176 dólares de 1998 a los 663 dólares en 2012; en educación garantizó que la Unesco declarara al país libre de analfabetismo, así como fomentó proyectos sociales en las áreas de salud, cultura y deporte para devolverles a los venezolanos la dignidad humana que durante la Cuarta República era vulnerada diariamente. Tampoco se lo perdonaron y mucho menos lo han olvidado hasta el día de hoy.

En 1999, los venezolanos, en muestra de la más ferviente prueba de democracia, aprobaron en referendo la nueva Constitución Bolivariana, que por primera vez en la historia de esa nación se logró con el 71,21% de los votos. Este pasaje de la historia, tampoco lo olvidaron, y en el 2002, la oposición, con el respaldo de una intensa campaña mediática, llevó a cabo un golpe de estado contra los poderes constitucionales. Una vez más, se impuso la razón y la voluntad popular, y en menos de 72 horas reinstalan a Chávez en su cargo. El 14 de abril de 2002 llega al palacio presidencial de Miraflores y asume de nuevo la Presidencia. Coincidentemente en ese propio mes, pero del año 1961, en aquella pequeña islita del Caribe que les comenté, el imperialismo sufrió una gran derrota, en lo que ellos mismos han reconocido como una acción de Guerra No Convencional, y casualmente en menos de 72 horas.

A pesar del fracaso en Venezuela volvieron a insistir en su derrocamiento, y en diciembre del propio año, comenzó el “paro petrolero”, demandando una vez más la renuncia de Chávez, la que igualmente terminó con resultados infructuosos. La derrota hizo a la oposición “replegarse” por un tiempo para tejer nuevas intrigas. Tal es así, que en el 2004 inician una campaña para un referendo revocatorio contra Chávez, al que este se somete, en respeto absoluto a la institucionalidad. Como es lógico, los “defensores de la democracia y el Estado de Derecho”, tampoco lo han podido olvidar.

En 2006, otra victoria se suma al palmarés de Chávez, y con más del 62% de los votos gana las elecciones presidenciales para el período 2007-2013 y comunica la creación del Partido Socialista Unido de Venezuela. En ese mandato anunció que se nacionalizaría todo lo que había sido privatizado; toma el control operativo de las actividades primarias relacionadas con los hidrocarburos en la Faja del Orinoco, a través de la estatal PDVSA, y alcanza un rotundo triunfo al aprobarse en referendo la reelección ilimitada del Presidente, que le daba la posibilidad de presentarse a un nuevo mandato en 2012, el que también gana, en esta oportunidad al hombre de Washington en Venezuela, Henrique Capriles Radonski. Esta victoria tampoco fue olvidada y por ende todas las fuerzas contrarias a los postulados de la Revolución Bolivariana trataron de frenar su auge, para lo que agudizaron el sabotaje económico, la guerra psicológica, el financiamiento multimillonario a sus opositores y a sicarios para que atentaran contra la vida de Chávez, así como trataron por todas la vías y métodos posibles de fraccionar la unión cívico militar.

Tampoco le perdonan ni olvidan que impulsara la integración regional y la creación de organizaciones como la Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR), la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) y la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), así como que educara en sus principios a un “busero”, quien se convirtiera en el primer Presidente obrero de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, contra quien han agudizado las agresiones para tratar de que no continúe con el legado de Chávez.

Hoy se reclama que Venezuela busque una salida constitucional a la “difícil situación interna” y que convoque un referendo revocatorio. No obstante, todo parece indicar que al no poder lograr esos propósitos de manera legal, se afanan en recurrir a lo que mejor saben hacer: la violencia contra las instituciones legítimas del poder.

Recientemente, sitios digitales dieron a conocer elementos de la agenda del Comando Sur contra Caracas, bajo el título: “Operación Venezuela Freedom-2”. El documento refiere varias recomendaciones entre las que destacan: “Con los factores políticos de la MUD hemos venido acordando una agenda común, que incluye un escenario abrupto que puede combinar acciones callejeras y el empleo dosificado de la violencia armada, […] el referéndum o la enmienda se impulsa en tanto cobertura, […] la responsabilidad en la elaboración, planeación y ejecución parcial de la Operación Venezuela Freedom-2 en los actuales momentos descansa en nuestro comando, pero el impulso de los conflictos y la generación de los diferentes escenarios es tarea de las fuerzas aliadas de la MUD involucradas en el Plan, por eso nosotros no asumiremos el costo de una intervención armada en Venezuela, sino que emplearemos los diversos recursos y medios para que la oposición pueda llevar adelante las políticas para sacar a Maduro ”.

Agregan: “[…] Mantener la campaña ofensiva en el terreno propagandístico, fomentando un clima de desconfianza, incitando temores, haciendo ingobernable la situación. […] Particular importancia tiene la explotación de los temas como la escasez de agua, de alimentos y de electricidad, […] reforzando la matriz mediática que ubica la crisis eléctrica como responsabilidad exclusiva de Maduro”.

Es por ello que al estudiar nuevamente los documentos programáticos del Gobierno de Estados Unidos sobre la Guerra No Convencional, no se puede dejar de encontrar “casuales coincidencias” con las acciones que hoy se emplean contra la revolución bolivariana. En tal sentido, razones sobran para reiterar que la Guerra No Convencional seguirá siendo el principal instrumento para perpetuar el dominio imperial, y que por el momento, seguirá siendo la más convencional de las guerras.

Referencias

[1] Palabras pronunciadas por el Presidente de la República de Cuba Fidel Castro Ruz, en el acto de condecoración con la Orden “Carlos Manuel de Céspedes” al Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Hugo Rafael Chávez Frías, en el X Aniversario de su primera visita a Cuba. Teatro “Carlos Marx”, 14 de diciembre de 2004.

[2] Término utilizado por el presidente Chávez durante su intervención en el programa “Aló Presidente” el 6.7.2007.

[3] Gracia M. y Reyes R. (2008): “Análisis de la Política Económica en Venezuela. 1998-2006”, Oikos No 26,25-47, Escuela de Administración y Economía, Universidad Católica Silva Henríquez (UCSH), Santiago de Chile. [http://edicioesusch.cl/oiks/]

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