Guantanamo non si chiude

guantanamo obama prisonerIl piano del presidente statunitense, Barack Obama, di chiudere il carcere di massima sicurezza di Guantánamo, in territorio cubano, ha trovato oggi l’opposizione all’interno della sua stessa amministrazione.

Questa volta si tratta della ministra della Giustizia, Loretta Lynch, che ha respinto la proposta di processare i detenuti in videoconferenza da altri paesi.


“È una violazione dei procedimenti di giustizia penale”, ha sottolineato la funzionaria.

Se la proposta si trasformasse in legge permetterebbe ai detenuti che si sono dichiarati colpevoli di scontare la pena in una prigione di un paese terzo, senza mettere piede negli Stati Uniti.

Uno stratagemma che permetterebbe allora al Congresso di saltare il trasferimento dei prigionieri verso gli Stati Uniti per essere processati.

L’opposizione del Congresso è il maggiore ostacolo per la chiusura del carcere di massima sicurezza nell’Isola di Cuba e nel quale si trovano ancora 80 detenuti.

Molti di questi si trovano in una situazione di “limbo”, senza che sia stati ancora trovato un loro legame con gruppi terroristici.

Il presidente statunitense ha promesso di chiudere la struttura alla fine del suo mandato, per cui mancano sette mesi, ma la meta sembra allontanarsi sempre di più.

Dal suo insediamento nel gennaio 2009, Obama ha avviato gestioni davanti al Congresso per chiudere tale prigione, ma l’opposizione repubblicana ha bloccato tutte le sue proposte e ha cercato di sabotare le misure esecutive relative alla liberazione dei detenuti.

Il carcere di massima sicurezza è stato inaugurato, nella base navale statunitense che Washington mantiene da più di mezzo secolo, dall’amministrazione di George W. Bush (2001-2009), e contro la volontà del Governo e del popolo cubano.

Traduzione: Redazione di El Moncada

http://www.cubadebate.cu

NY TIMES: IL CARCERE NELLA BASE DI GUANTÁNAMO, UNA MACCHIA PER IL CONGRESSO DEGLI STATI UNITI

guantacloseIl fallimento del piano per chiudere il carcere nella base di Guantánamo è una macchia vergognosa per il Congresso statunitense che ha bloccato gli sforzi per riuscirci, segnala oggi il quotidiano The New York Times.

Quel penitenziario, dove rimangono 80 detenuti, ha buttato a terra l’immagine dagli Stati Uniti come “campione dei diritti umani” e costituisce un esempio deplorevole per altri governi inclini a violare le leggi internazionali, aggiunge l’editoriale del giornale, intitolato “La promessa infranta di chiudere Guantánamo”.

Le tute di colore arancione indossate dai prigionieri di tale impianto sono già familiari all’opinione pubblica e si sono trasformate in oggetto di propaganda delle organizzazioni terroristiche, in particolare in foto e video che mostrano l’esecuzione di ostaggi da parte di militanti dello Stato Islamico, aggiunge i il giornale.

Secondo il testo, la speranza che il presidente Barack Obama possa mantenere la sua promessa decresce nella misura in cui si avvicina il termine della sua amministrazione nel gennaio 2017, dopo le elezioni dell’8 novembre di quest’anno.

L’editoriale chiede che Washington permetta la visita al penitenziario dell’inviato speciale delle Nazioni Unite sul tema della tortura, che dal 2014 ha chiesto di arrivare in quel centro ma la Casa Bianca, senza alcuna ragione, l’ha impedito.

Il quotidiano di New York cita l’opinione di Thomas Pickering, un veterano diplomatico statunitense, che in un recente memorandum ha denunciato il duro trattamento e persino le pratiche di alimentazione forzata e brutale dei detenuti, che vengono tenuti in celle d’acciaio inossidabile in isolamento.

Queste azioni costituiscono una violazione delle Convenzioni di Ginevra e degli accordi contro la Tortura, delle quali gli Stati Uniti sono firmatari, ricorda Pickering, che è favorevole a che venga consentito l’accesso delle Nazioni Unite ai detenuti nel carcere di Guantánamo.

Dal suo insediamento nel gennaio 2009, Obama ha avviato gestioni davanti al Congresso per chiudere tale prigione, ma l’opposizione repubblicana ha bloccato tutte le sue proposte e ha cercato di sabotare le misure esecutive relative alla liberazione dei detenuti.

Nel gennaio 2002, l’amministrazione del presidente George W. Bush (2001-2009) aveva inaugurato quel penitenziario nella base navale che Washington mantiene da più di un secolo in territorio cubano, contro la volontà del Governo e del popolo dell’isola caraibica.

Traduzione: Redazione di El Moncada

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