E ora con Trump cosa succede?

L. Martínez Hernández http://razonesdecuba.cubadebate.cu

info-ellcciones-2016-1_1-1Quasi tutti abbiamo passato la notte in bianco. La mezzanotte ci ha colto incollati al televisore, con il segnale posto nell’eccellente copertura di Telesur, in attesa di una elezione che anche quando non ci appartiene, ci interessa da vicino da più di mezzo secolo. Il 9 novembre s’inaugurò con un titolo fragoroso, per molti impensabile fino a quel momento: “Donald Trump è il nuovo presidente USA”.

Lo stupore ha colto la maggioranza, non perché abbiamo creduto che Hillary Clinton fosse la candidata ideale (che mai è stata), ma perché sembrava impensabile, persino assurdo, che chi era apparso misogino, omofobo, xenofobo, razzista, insensibile, buffone , incontinente e più, potesse giungere alla Casa bianca, tanto pulita.

Donald Trump lo aveva annunciato e non gli abbiamo creduto, anzi l’abbiamo tacciato come folle, “Potrei fermarmi nel mezzo della Fifth Avenue, sparare alla gente, e non perderei votanti”.

Anche se non è arrivato a sparare nella Fifth Avenue, ha aperto tutti i fuochi che ha voluto e lì sta, in procinto di sedersi nello Studio Ovale, mentre il mondo convulsiona, i mercati cadono, si convocano riunioni finanziarie di emergenza, milioni di nordamericani piangono per pena, gli immigrati patiscono alte dosi di incertezza ed i miei amici di Facebook non parlano d’altro. E ora? si chiedono, con la logica incertezza di ciò che procurerà ai cubani questa nuova elezione.

In qualche occasione Trump ha parlato a far naufragare il processo di normalizzazione delle relazioni con Cuba, perché, ha detto in un evento durante la campagna, a Miami, “il patto di Obama solo beneficia il regime di Castro”. E per di più ha aggiunto: “Il prossimo presidente può cambiare questa politica e questo è quello che farò, a meno che il regime di Castro sia all’altezza delle nostre richieste”. Già si sa che ciò che dice il candidato non è ciò che fai poi il presidente, e con questo signore tutto può succedere.

Tuttavia, nel suo discorso nel vincere le elezioni, questo martedì, si è pronunciato per cercare collaborazione internazionale e non conflitti, per essere disposto a dialogare con gli altri paesi da pari a pari. Chissà se nella lista degli interlocutori continui ad esserci Cuba?

Nel frattempo -e al di là dello shock planetario per l’ascesa al potere di un uomo che non è pazzo, non è un improvvisato, che è arrivato fin qui per grazia ed opera dello Spirito Santo, ma per rappresentare buona parte della società USA – Cuba continua la sua vita quotidiana. Ha visto passare dal trionfo della Rivoluzione dodici presidenti di un partito e dell’altro, ognuno con le sue spine e le sue rose (?) per l’isola. In tanti anni è diventato chiaro che non c’è nulla di più simile ad un democratico di un repubblicano. E senza tregua tra uno e l’altro, abbiamo subito blocchi, attentati, sanzioni, persecuzioni finanziarie, multe, privazioni, dolori…

Cosa verrà per Cuba dopo Trump? Ciò neanche lui lo sa. Troppi interessi si cuociono tra le due sponde dello Stretto della Florida. Che dovremo rimanere vigili al corso degli eventi, è una verità come un tempio.

Bisognerà aspettare che il magnate occupi la sedia presidenziale e che il suo programma di lavoro arrivi alla nostra pagina. Nel frattempo ciò accada, e anche se no, Cuba rimarrà impassibile nel Mar dei Caraibi, con i suoi progetti verso un paese migliore, con un luminoso futuro, con le sue molto complesse realtà, con i suoi problemi da risolvere, con la sua disposizione al dialogo, con i suoi desideri e sforzo di pace, con la sua mano tesa per chi ne ha bisogno … Tutto questo con Donald Trump o senza di lui alla Casa Bianca.

Y ahora con Trump ¿qué?

Por Leticia Martínez Hernández

Casi todos lucimos trasnochados. La medianoche nos agarró pegados al televisor, con la señal puesta en la excelente cobertura de Telesur, a la espera de una elección que aun cuando no es nuestra, nos llega de cerca desde hace más de medio siglo. El nueve de noviembre se nos estrenó con un titular estruendoso, para muchos impensable hasta entonces: “Donald Trump es el nuevo presidente de los Estados Unidos”.

La estupefacción nos ganó a la mayoría, no porque creyéramos que Hillary Clinton fuera la candidata ideal (que nunca lo fue), sino porque parecía inconcebible, hasta absurdo, que quien se había lucido de misógino, homofóbico, xenófobo, racista, insensible, bufón, incontinente y más, pudiera llegar a la Casa Blanca, tan pulcra ella. Donald Trump lo había anunciado y no le creímos, más que eso lo tildamos de loco: “Podría pararme en mitad de la Quinta Avenida, disparar a gente y no perdería votantes”.

Aunque no llegó a balacear en la Quinta Avenida, abrió todos los fuegos que quiso y ahí está, a punto de sentarse en el Despacho Oval, mientras el mundo convulsiona, los mercados caen, se convocan reuniones financieras de emergencia, millones de norteamericanos lloran de pena, los inmigrantes padecen altas dosis de incertidumbre y mis amigos en Facebook no hablan de otra cosa. ¿Y ahora?, se preguntan, con la inseguridad lógica de qué nos deparará a los cubanos esta nueva elección.

En algún momento Trump habló de echar por tierra el proceso de normalización de relaciones con Cuba, porque, dijo en un acto de campaña en Miami, “el pacto de Obama solo beneficia al régimen de Castro”. Y para colmo agregó: “”El próximo Presidente puede cambiar esa política y eso es lo que voy a hacer, salvo que el régimen de Castro esté a la altura de nuestras demandas”. Ya se sabe que lo que dice el candidato no es lo que hace luego el presidente, y con este señor cualquier cosa puede pasar.

Sin embargo, en su discurso al ganar las elecciones este martes se pronunció por buscar colaboración internacional y no conflictos, por estar dispuesto a dialogar con otros países de igual a igual. ¿Quién sabe si en la lista de interlocutores siga estando Cuba?

Mientras tanto —y más allá de la conmoción planetaria por el ascenso al poder de un hombre que no está loco, que no es un improvisado, que no llegó hasta aquí por obra y gracia del espíritu santo, sino por representar a buena parte de la sociedad norteamericana — Cuba sigue su cotidianidad. Ha visto pasar desde el triunfo de su Revolución doce presidentes, de un partido y del otro, cada uno con sus espinas y sus ¿rosas? hacia la Isla. En tantos años ha quedado claro que no hay nada más parecido a un demócrata que un republicano. Y sin tregua entre unos y otros, hemos padecido bloqueos, atentados, sanciones, persecuciones financieras, multas, carencias, dolores…

¿Qué vendrá para Cuba después de Trump? Eso ni él mismo lo sabe. Demasiados intereses se cuecen entre ambos lados del estrecho de la Florida. Que tendremos que seguir alertas el curso de los acontecimientos, es una verdad como un templo.

Habría que esperar a que el magnate ocupe su silla presidencial y a que a su agenda de trabajo llegue la página nuestra. En lo que eso sucede, e incluso si no, Cuba seguirá impasible en el mar Caribe, con sus proyectos para un mejor país, con su futuro luminoso, con sus realidades complejísimas, con sus problemas a resolver, con su disposición al diálogo, con sus deseos y esfuerzo de paz, con su mano extendida para quien la necesite… Todo ello con Donald Trump o sin él en la Casa Blanca.

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