L’Ecuador decide il suo futuro

Sinay Céspedes Moreno  prensa-latina.cu – Resistenze.org 

Il prossimo 2 aprile si svolgerà in Ecuador il secondo turno delle elezioni generali, nelle quali si deciderà il prossimo presidente di questa nazione sudamericana, e dove si confronteranno due programmi politici e due diverse visioni dei prossimi quattro anni.


Da un lato il filo-governativo Lenín Moreno, ex vice presidente ecuadoriano, a fianco del capo di stato Rafael Correa sin dall’inizio della rivoluzione cittadina nel 2007 e che mira a consolidare e ampliare i programmi sociali applicati a beneficio della cittadinanza dal governo guidato dal Movimiento Alianza PAIS.

L’altro contendente, Guillermo Lasso, ex banchiere, rappresentante di CREO-SUMA [Creando Oportunidades – Sociedad Unida Más Acción], propone un cambiamento basato principalmente sull’eliminazione di alcune delle norme approvate dall’esecutivo, come la Legge sulla Comunicazione e le modifiche degli statuti anche in materia di istruzione superiore.

Entrambi sono stati i più votati tra gli otto avversari candidati alla presidenza nel primo turno elettorale tenutosi lo scorso 19 febbraio.

La social-cristiana Cynthia Viteri, il generale in pensione del Acuerdo Nacional por el Cambio Paco Moncayo, il figlio dell’ex presidente Abdala Bucaram, Dalo Bucaram di Fuerza Ecuador e il medico Ivan Espinel di Fuerza Compromiso Social, Patricio Zuquilanda del Partido Sociedad Patriótica e Washington Pesántez, del Movimiento Unión Ecuatoriana, erano gli altri contendenti.

Il conteggio dei voti si è concluso con la vittoria di Moreno (39,36%), seguito da Lasso (28.09%), ma nonostante la differenza di oltre 10 punti percentuali tra il primo e il secondo, il vincitore non ha raggiunto la soglia minima del 40% stabilita dalla legge, per cui è necessario il ballottaggio.

Il mese di marzo è di vitale importanza, perché dal 10 al 30 di questo mese entrambi i contendenti effettueranno la loro seconda campagna elettorale per convincere l’elettorato con i loro programmi.

Moreno ha come lettera di presentazione il periodo come vice presidente e la Misión Manuela Espejo, che ha dato nuova vita alle persone con disabilità, settore escluso dalle amministrazioni precedenti.

Lasso, nel frattempo, è determinato a convincere le persone della sua proposta di cambiamento, ma ha contro il fatto che la sua figura è strettamente legata al “feriado bancario” [crisi bancaria] del 1999, quando era super ministro dell’economia e vennero congelati i conti delle famiglie costringendo all’emigrazione circa tre milioni di ecuadoriani.

Le 12.816.698 persone che sono chiamate a votare il 2 di aprile hanno nelle mani il destino dei prossimi quattro anni della nazione collocata nella Metà del Mondo.

Secondo analisti e politologi, la battaglia non è semplicemente tra contendenti alla presidenza, bensì tra due modelli, tra futuro e passato.

Per il ballottaggio, entrambe le formazioni politiche avranno solo 20 giorni di campagna elettorale e il 40% dei fondi concessi la prima volta, cioè 950 mila dollari per pubblicità e propaganda.

In questo periodo, Moreno e Lasso andranno nei quartieri di tutto questo territorio sud-americano per cercare di attrarre quei voti che hanno impedito al rappresentante filo-governativo di essere dichiarato vincitore e all’ex banchiere di dimostrare il presunto rifiuto del popolo al cosiddetto “continuismo”.

La nuova contesa sarà segnata inoltre dal contrasto tra gli appelli del governo alla pace, al lavoro nel suo complesso e a preservare quanto guadagnato e i tentativi dell’opposizione di delegittimare i risultati, di generare caos e violenza mediante false accuse di presunte frodi da parte delle autorità del Consiglio Nazionale Elettorale, massimo organo in materia di voto.

CREO-SUMA conta sull’appoggio dei partiti che al primo turno gli sono stati rivali, come il Partito Social Cristiano, mentre Alianza PAIS spera di vincere con due milioni di voti di scarto, uno più di quelli ottenuti il 19 febbraio.

Saranno gli elettori a scegliere, con la maggioranza dei voti, il successore di Rafael Correa, chi starà di fronte alla nazione fino al 24 maggio, quando la fascia presidenziale verrà passata al prossimo capo di stato.

Dopo la campagna che terminerà il 30 marzo, il paese entrerà in un periodo di silenzio fino al giorno del voto, che secondo il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale, Juan Pablo Pozo, costituisce per gli elettori un momento di riflessione per arrivare alle urne sicuri della decisione.

Le elezioni del 2 aprile non solo sono importanti per l’Ecuador, ma sono guardate con attenzione dal resto della regione, in attesa di sapere se a partire dal prossimo mese di maggio in questa nazione continuerà a governare un governo progressista.

* Corrispondente Capo di Prensa Latina in Ecuador

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