Venezuela: intervento del Ministro degli esteri Delcy Rodríguez

Buon pomeriggio, alle 18:15 di questo pomeriggio ci troviamo al Palazzo Miraflores, il Palazzo del Popolo del Venezuela, dove ci siamo riuniti con il Capo dello Stato, il presidente Nicolás per rivedere i meccanismi di difesa della sovranità, della pace e dell’indipendenza del Venezuela.

In tal senso, a seguito dell’evento accaduto oggi presso l’Organizzazione degli Stati Americani, avevamo annunciato al paese che se fossero proseguite le azioni intrusive, arbitrarie, illegali, deviate e inopportune contro la sovranità del nostro paese, avremmo immediatamente denunciato la Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani e avviato la procedura per il ritiro definitivo del Venezuela da quest’Organizzazione regionale, secondo istruzioni del Capo dello Stato, perché sappiamo che dietro a questo conclave, dietro a questo gruppo di governi, dietro questa coalizione di governi della Regione, c’è la volontà di usurpare la sovranità del nostro paese, c’è la pretesa di intervenire e di proteggere il nostro paese; fortunatamente tutto ciò non accadrà mai, così si evince dalla nostra storia, così sarà il nostro presente e il nostro futuro.

Domani, come indicato dal presidente Maduro, presenteremo la lettera di reclamo all’Organizzazione degli Stati Americani e inizieremo la procedura per il ritiro che richiede 24 mesi. Voglio sottolineare che il Venezuela non parteciperà in nessun’altra attività, in nessun evento, che intenda utilizzare l’interventismo e l’ingerenza di questo gruppo di paesi che cercano solo di distruggere la stabilità e la pace del nostro paese. Si tratta di azioni accordate per intralciare il diritto allo sviluppo del nostro popolo, sono azioni dirette da un gruppo di paesi mercenari della politica la cui intenzione è limitare il diritto a un futuro degno al popolo del Venezuela, intendono impedire l’esercizio del diritto alla patria, del diritto di vivere in tranquillità lo avevamo già denunciato e oggi il nostro rappresentante presso l’OSA, l’ambasciatore Samuel Moncada, lo ha ribadito.

Prima del 3 aprile, quando si è consumata una delle pagine più vergognose nel quadro istituzionale di questa organizzazione, si stavano istigando i settori estremisti venezuelani alla violenza; prima del 3 aprile non si erano ancora verificati i gravi atti di violenza che hanno causato caos, terrore, violenza, morte e sofferenza alla nostra popolazione; ma sono state proprio le azioni di questi governi, che assediano e tormentano il nostro Paese, a generare questa ondata di violenza da parte dell’opposizione venezuelana che vede, in questo gruppo di paesi, un sostegno e un appoggio per poter fare ciò che vuole nel paese, ribadiamo la nostra denuncia e persistiamo nel dare la responsabilità di tutto questo alla coalizione interventista.

Le pretese di isolare il Venezuela si preannunciano un fallimento nel futuro immediato, le pretese di intervenire e proteggere il Venezuela –come ho già detto- sono destinate al fallimento, cercano di ottenere l’impossibile, il tutto guidato da Washington, il paese egemone della regione. Si sta attuando un piano, un copione prestabilito, non è la prima volta che succede nella nostra regione; nel 1962 è stato attuato un processo simile di esclusione contro la fraterna Cuba ma, decenni più tardi, sta ancora lì il popolo cubano: degno, in piedi, come simbolo di una lezione storica, morale ed etica di un popolo guidato dal Comandate Fidel Castro, dal presidente Raúl Castro, un popolo che ha difeso la sua sovranità e indipendenza. Oggi il popolo del Venezuela sta conducendo una battaglia per la sovranità, per la pace, per l’indipendenza, con la stessa dignità di questo faro luminoso che è il popolo fraterno di Cuba per il nostro popolo e per tutti i popoli del mondo in lotta per l’indipendenza.

La nostra dottrina storica è contrassegnata dalla diplomazia Bolivariana di pace. La nostra diplomazia non ha nulla a che vedere con la storia vergognosa dell’Organizzazione degli Stati Americani fatta d’interventismo, colpi di stato, ingerenza e, ancora oggi, questa Organizzazione è stata strumentalizzata dai centri del potere statunitense per sottomettere i popoli della nostra regione.

È una storia triste, ma è anche un presente vergognoso ciò che sta accadendo nell’Organizzazione degli Stati Americani, in cui si è ricomposto il conclave immorale del 1962, il conclave di questi governi, per lo più mercenari degli interessi degli Stati Uniti. Ma io mi chiedo, questa organizzazione non ha occhi per constatare le terribili realtà di discriminazione, oppressione e violazione di massa dei diritti umani? Non solo dei popoli della nostra America, ma anche di ciò che accade all’interno degli Stati Uniti nordamericani: le gravi minacce che incombono sulla pace e la stabilità globale provengono infatti dai centri del potere statunitense. Mi chiedo anche cosa ha da dire questa organizzazione sul nuovo governo argentino, un uomo d’affari al servizio di Washington.

Oggi il suo rappresentante era alla riunione dell’Organizzazione degli Stati Americani, nel Consiglio Permanente, cercando di portare un dono al suo padrone imperiale, un atto davvero vergognoso. Non ci indigniamo quando vediamo cosa sta succedendo con il popolo argentino, quando vediamo i passi indietro che sono stati fatti nei diritti socio-economici, quando vediamo un popolo che scende in strada per difendere i diritti acquisiti e recuperati grazie al governo nazionalista e progressista del decennio Kirchner?

Mi chiedo anche se non dovremmo occuparci della realtà del Messico e qui taccio perché è davvero palese e di enormi dimensioni la massiccia violazione dei diritti umani perpetrata in questa nazione sorella, che resta soltanto Da chiedersi: i governi di questa regione non hanno nulla da dire per difendere i diritti del popolo messicano? Uno stato in cui le sparizioni forzate raggiungono un triste record, in cui le fosse comuni sono in ogni angolo del territorio, in cui la politica e l’economia sono pervase dal traffico di droga. È davvero vergognoso il comportamento assunto da questo governo contro il Venezuela.

Mi chiedo anche se questa Organizzazione non ha nulla da dire a proposito della dittatura in Brasile e di fronte il disconoscimento della volontà di oltre 54 milioni di brasiliani e brasiliane che hanno depositato la loro fiducia nel presidente Dilma Rousseff, che lo scorso anno ha subito un colpo di stato, e adesso sopportano un governo de facto che intende dare lezioni di democrazia e di diritti umani al Venezuela.

Sappiamo anche ciò che sta accadendo in Colombia e, a volte, quando ascoltiamo le autorità colombiane ci chiediamo: ma sarà che stanno parlando di un altro paese e non della Colombia? Conosciamo la sofferenza del popolo colombiano soprattutto perché ci ha dato la libertà la stessa spada del grande Simón Bolívar. Inoltre, per decenni, il Venezuela ha ricevuto milioni di colombiani e colombiane che hanno trovato nel nostro paese un rifugio per riposare l’anima, per porre fine alle preoccupazioni di un paese inghiottito nella guerra e riporre le proprie speranze, ma questa realtà oggi non viene riconosciuta. La Colombia oggi possiede un record di quasi 65 mila desaparecidos: questo è quello che viene denominato come sistematica violazioni dei diritti umani da parte di uno Stato che ora vuole dare lezioni al Venezuela riguardo situazioni provocate dall’azione di questi governi che, per intolleranza politica e ideologica, non solo si oppongono al governo del presidente Maduro, ma si oppongono alla rivoluzione bolivariana e attaccano il popolo venezuelano.

Domani sicuramente i violenti scenderanno nuovamente per le strade in Venezuela perché si sentono appoggiati, perché credono di avere il sostegno della comunità internazionale, quando in realtà si tratta soltanto di una fazione di governi che cercano di rovesciare il modello bolivariano. È la contraddizione storica che è in gioco oggi e il nostro ritiro da questa Organizzazione non è congiunturale ma ha a che fare con la dignità del nostro popolo, con la dottrina bolivariana che promuove il non-interventismo, che difende l’uguaglianza sovrana degli Stati, il multilateralismo e la parità giuridica degli Stati, sono questi i principi che difendiamo (…).

Vogliamo anche informare che abbiamo lavorato con il Presidente della Repubblica affinché martedì 2 di maggio, il Venezuela sia presente a El Salvador alla riunione dell’Assemblea Straordinaria dei Ministri degli Esteri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), in quella sede discuteremo delle minacce all’ordine costituzionale e democratico in Venezuela e denunceremo con forza l’interventismo dell’Organizzazione degli Stati Americani come strumento per perpetuare le politiche imperialiste contro la nostra nazione.

Ringraziamo i paesi fratelli e i popoli che hanno sostenuto il Venezuela, sappiamo che il nostro futuro ci prospetta una vittoria per la dignità che abbiamo messo nella difesa dell’indipendenza, della sovranità, dei principi e delle finalità della Carta delle Nazioni Unite che devono vivere in pace, in cooperazione, in dialogo, in amicizia e in solidarietà. Grazie mille

Caracas, 26 aprile 2017

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