La canaglia mediatica e la violenza

Atilio Borón http://www.cubadebate.cu

Cosa sono queste immagini? Denunciano la feroce repressione del “tiranno” Maduro? No. E’ quella che si esercita nel Cile democratico -quella tanto vantata “felice copia” del Patto della Moncloa- contro pacifici dimostranti che non alzano barricate o guarimba, non bruciano vive le persone spruzzandole di benzina e dandole fuoco, non lanciano bombe incendiarie contro asili ed ospedali, non distruggono autobus a centinaia, non saccheggiano negozi né depositi alimentari né fabbricano artigianali mortai per attaccare le forze di sicurezza, né hanno cecchini per castigare coloro che attraversano la guarimba o si oppongono alle loro vessazioni.

Sono persone che scendono in piazza per protestare, senza alcun tipo di armamento; in molti casi bambini mapuche ed in altri studenti e donne represse dai Carabinieri -con la brutalità che mostrano le immagini che accompagnano questo nota- che, a differenza della Polizia Nazionale Bolivariana, non hanno alcun divieto di portare armi da fuoco. Sono immagini scioccanti che parlano dei limiti a cui arriva la violenza repressiva in un paese il cui governo si permette di dare lezioni di democrazia e di diritti umani a Caracas.

Con perversione, la canaglia mediatica occulta questa realtà e protesta e vomita una marea di insulti quando l’autore di queste righe dice al governo del presidente Nicolás Maduro che deve intervenire con tutto il rigore della legge per prevenire la metastasi della violenza. Questa è coscienziosamente eseguita dalla fazione terrorista dell’opposizione in conformità del programma elaborato dal Comando Sud per rovesciare Maduro e riassunto in un documento il cui titolo dice tutto: “US Southcom Operation “Venezuela Freedom”, American Strategy to Overthrow the Maduro Government”. [1] Nonostante sia una minoranza, quella frazione, sostenuta senza riserve dal Comando Sud e dalla sua capa civile, Liliana Ayalde (la tenebrosa ex ambasciatrice USA in Paraguay e Brasile, quando si perpetrarono i due colpi di stato), tiene intimiditi ed immobilizzati con i suoi sicari i settori dell’opposizione coscienti del catastrofico risultato che può tenere la crisi e proclivi a cercare una soluzione politica alla stessa. Ma questi si vedono impossibilitati a farlo perché sarebbero considerati traditori dai violenti che hanno dimostrato di essere disposti a tutto, anche ad uccidere oppositori riluttanti ad accompagnarli nelle loro orgia di sangue e distruzione.

Con la sua interminabile catena di “post verità” e “plus menzogne”, come giustamente lo sottolinierebbe Fernando Buen Abad, i mezzi di comunicazione egemonici si convertono in complici ed, in un certo senso, autori intellettuali della distruzione e delle morti che ha causato l’offensiva dei vandali presentati al pubblico come la coraggiosa e pacifica opposizione democratica che si scontra con la crudele tirannia di Maduro. Nulla di nuovo: ripetono l’operazione che fecero, per esempio, in Nicaragua quando i mercenari che attaccavano il recente installato governo sandinista furono glorificati come virtuosi “combattenti per la libertà”. Lo stesso in Libia, con i mercenari impiantati a Bengasi per dar inizio alla demolizione di quel paese. Mezzi che applaudono o richiedono la “mano forte” contro la protesta sociale in Cile o in Argentina o in Brasile, ma, con infinita immoralità, qualificano di “brutale repressione” la prudente ed attenta contenzione, che con gas lacrimogeni e cannoni d’acqua, attua il governo bolivariano per controllare coloro che saccheggiano, distruggono e uccidono. Esigono, e questo c’è anche nel Piano del Comando Sud, che lo Stato disattenda il suo obbligo di mantenere l’ordine pubblico e lasci la società indifesa ed inerme, in balia di terroristi ed assassini.

Totalmente subordinati alle ambizioni imperiali ciò che questi media cercano con la loro scandalosa manipolazione (dis) informativa è seminare il caos e l’anarchia, provocare una crisi umanitaria e la dissoluzione di tutto il tessuto sociale, stabilendo in Venezuela una sorta di barbaro “stato di natura” hobbesiano in cui l’uomo sia lupo dell’uomo. Incalzata dal malumore sociale che provoca la carenza programmata di beni essenziali (come nel Cile di Allende) ed il terrore della violenza cieca, la società si disintegra e si ripiega su un feroce individualismo tipo “si salvi chi può”. Distrutto o paralizzato lo stato e, di conseguenza, sparita l’istituzione che salvaguardia l’ordine pubblico, nulla potrebbe contrastare l’ossessione USA di impossessarsi, per sempre, del petrolio venezuelano. Questo è il piano, un piano concepito su scala globale per lasciare i popoli indifesi davanti alla voracità imperiale che piomba su di loro per spogliarli delle loro ricchezze. E’ quello che Washington ha fatto in Libia ed in Iraq, e che ora vuole fare in Venezuela, che ospita le più grandi riserve petrolifere del pianeta.

Perciò l’opposizione ascara e le sue pedine mediatiche incoraggiano la violenza e cercano di immobilizzare con i loro ricatti il governo di Maduro, affinché finalmente regni il caos. Sulla carta, il piano sembra perfetto. Ma nella patria di Bolivar, Zamora e Chavez, l’imperialismo ed i suoi compari si troveranno ad affrontare rivali del loro livello. Chavez non passò invano ed il fiero popolo chavista ed il suo governo sapranno, con esemplare eroismo, trionfare in questa decisiva battaglia per il suo futuro come nazione indipendente e sovrana.

nota:

[1] Vedere http: //www.globalresearch.ca/us-southcom-operation-venezuela-freedom-american-strategy-to-overthrow-the-maduro-government/5530383

Secondo il New York Times il Comando Sud ha negato l’autenticità di questo documento, che stabilisce dodici passi per rovesciare Maduro, che sono stati meticolosamente adempiuti. E’ una consolidata consuetudine USA che ogni volta che si pubblica un documento di questo tipo sia, immediatamente, squalificato dall’agenzia in questione. Avvenne negli anni 60, quando Daniel Ellsberg consegnò al NYT documenti segreti del Pentagono relativi alla guerra del Vietnam. Poco dopo si riconobbe il carattere genuino e furono pubblicati con grande successo editoriale in tutto il mondo. Così fecero le autorità USA con Wikileaks. Più di un anno fa il giornalista argentino Héctor Bernardo ha lanciato l’allarme per quanto riguarda i piani del Comando Sud in Venezuela.

Vedere http: //www.diariocontexto.com.ar/2016/04/29/operacion-venezuela-doce-pasos-para-un-golpe/.

Rebellion ha pubblicato questo articolo con il permesso dell’autore attraverso una licenza Creative Commons, nel rispetto della loro libertà di pubblicare altrove.


La canalla mediática y la violencia

Por: Atilio Borón

¿Qué son estas imágenes? ¿Denuncian la feroz represión del “tirano” Maduro? No. Es la que se ejerce en el Chile democrático –aquella tan publicitada “feliz copia” del Pacto de la Moncloa– contra manifestantes pacíficos que no levantan barricadas o guarimbas, no queman vivas a personas rociándolas con gasolina y prendiéndoles fuego, no arrojan bombas incendiarias contra jardines infantiles y hospitales, no destruyen autobuses por centenares, no saquean comercios ni depósitos de alimentos ni fabrican obuses caseros para atacar a las fuerzas del orden, ni disponen de francotiradores para escarmentar a quien intente atravesar la guarimba u oponerse a sus tropelías. Son gentes que salen a la calle a protestar, sin ningún tipo de armamento; en muchos casos niños mapuche y en otros estudiantes y mujeres reprimidos –con la brutalidad que demuestran las imágenes que acompañan esta nota– por los Carabineros que, a diferencia de la Policía Nacional Bolivariana, no tienen prohibición para llevar armas de fuego. Son imágenes estremecedoras que hablan de los límites a que llega la violencia represiva en un país cuyo gobierno se permite dar lecciones de democracia y derechos humanos a Caracas.

Con perversión, la canalla mediática oculta esta realidad y pone el grito en el cielo y vomita una catarata de insultos cuando el autor de estas líneas le dice al gobierno del presidente Nicolás Maduro que debe intervenir con todo el rigor de la ley para evitar la metástasis de la violencia. Esta es concienzudamente ejecutada por la fracción terrorista de la oposición en cumplimiento del programa elaborado por el Comando Sur para derrocar a Maduro y sintetizado en un documento cuyo título lo dice todo: “US Southcom Operation “Venezuela Freedom”, American Strategy to Overthrow the Maduro Government”. [1] Pese a ser minoritaria aquella fracción, apoyada sin reservas por el Comando Sur y su jefa civil, Liliana Ayalde (la tenebrosa ex embajadora de Estados Unidos en Paraguay y Brasil cuando se perpetraron ambos golpes de Estado), tiene intimidados e inmovilizados con sus sicarios a los sectores de la oposición conscientes del catastrófico desenlace que puede tener la crisis y proclives a buscar una salida política a la misma. Pero estos se ven imposibilitados de hacerlo porque serían considerados traidores por los violentos que han dado muestras de estar dispuestos a hacer cualquier cosa, inclusive matar a opositores renuentes a acompañarlos en su orgía de sangre y destrucción.

Con su interminable cadena de “posverdades” y “plusmentiras”, como acertadamente lo señalara Fernando Buen Abad, los medios de comunicación hegemónicos se convirtieron en cómplices y, en cierto sentido, autores intelectuales de la destrucción y las muertes que ha provocado la ofensiva de los vándalos, presentados ante el público como la valiente y pacífica oposición democrática enfrentada a la cruel tiranía de Maduro. Nada nuevo: repiten la operación que hicieran, por ejemplo, en Nicaragua cuando los mercenarios que atacaban al recién instalado gobierno sandinista fueron glorificados como virtuosos “combatientes por la libertad”. Lo mismo en Libia, con los mercenarios implantados en Bengasi para dar inicio a la demolición de ese país. Medios que aplauden o exigen la “mano dura” contra la protesta social en Chile, o en Argentina o Brasil, pero que con infinita inmoralidad califican de “brutal represión” a la prudente y cuidadosa contención que con gases lacrimógenos y cañones de agua hace el gobierno bolivariano para controlar a quienes saquean, destruyen y matan. Exigen, y esto también está en el Plan del Comando Sur, que el estado desentienda de su obligación de preservar el orden público y deje a la sociedad, indefensa e inerme, a merced de terroristas y sicarios.

Totalmente subordinados a las ambiciones imperiales lo que estos medios buscan con su escandalosa manipulación (des)informativa es sembrar el caos y la anarquía, provocar una crisis humanitaria y la disolución de toda la trama social, instalando en Venezuela una suerte de bárbaro “estado de naturaleza” hobbesiano en donde el hombre sea el lobo del hombre. Acuciada por el malhumor social que provoca el desabastecimiento programado de bienes esenciales (igual que en el Chile de Allende) y el terror de la violencia ciega, la sociedad se desintegra y se repliega sobre un feroz individualismo tipo “sálvese quien pueda”. Destruido o paralizado el estado y, por consiguiente, desaparecida la institución que salvaguarda el orden público, nada podría ya frustrar la obsesión norteamericana de apoderarse, para siempre, del petróleo venezolano. Este es el plan, un plan concebido a escala planetaria para dejar a los pueblos indefensos ante la voracidad imperial que se arroja sobre ellos para despojarlos de sus riquezas. Es lo que Washington hizo en Libia e Irak, y lo que ahora quiere hacer en Venezuela, sede de la mayor reserva petrolera del planeta. Por eso la oposición cipaya y sus peones mediáticos alientan la violencia y procuran inmovilizar con sus chantajes al gobierno de Maduro, para que finalmente reine el caos. En los papeles, el plan parece perfecto. Pero en la patria de Bolívar, Zamora y Chávez, el imperialismo y sus compinches se encontrarán con la horma de sus zapatos. Chávez no pasó en vano y el bravo pueblo chavista y su gobierno sabrán, con ejemplar heroísmo, triunfar en esta batalla decisiva para su futuro como nación independiente y soberana.

Nota:

[1] Ver http://www.globalresearch.ca/us-southcom-operation-venezuela-freedom-american-strategy-to-overthrow-the-maduro-government/5530383 .

Según el New York Times el Comando Sur ha negado la autenticidad de este documento, que establece doce pasos para derrocar a Maduro, mismos que se han venido cumpliendo meticulosamente. Es una arraigada costumbre norteamericana que cada vez que se filtra un documento de este tipo sea inmediatamente descalificado por la agencia en cuestión. Pasó en los años setenta cuando Daniel Ellsberg entregó al New York Times documentos secretos del Pentágono en relación con la Guerra de Vietnam. Poco después se reconoció su carácter genuino y fueron publicados con gran éxito editorial en todo el mundo. Lo mismo hicieron las autoridades norteamericanas con los Wikileaks. Hace más de un año que el periodista argentino Héctor Bernardo dio la voz de alarma en relación con los planes del Comando Sur en Venezuela.

Ver http://www.diariocontexto.com.ar/2016/04/29/operacion-venezuela-doce-pasos-para-un-golpe/.

Rebelión ha publicado este artículo con el permiso del autor mediante una licencia de Creative Commons, respetando su libertad para publicarlo en otras fuentes.

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