I medici cubani riaffermano la loro convinzione umanista

Alcune brigate che partiranno per il Venezuela, per  lavorare in differenti missioni si preparano, per contribuire alla cura della salute del popolo venezuelano, nell’Unità Centrale di Collaborazione  Medica (UCCM).


Granma Internacional ha conversato con la dottoressa Yunisleidys Herrera Ramos, di 23 anni che fa parte di gruppo di lavoro del policlinico Octavio de la Concepción e la Pedraja en Camajuaní, nella provincia centrale di Villa Clara.

Lei lavorerà in una sala di terapia intensiva in uno dei Centro di Diagnosi Integrale, creati dalla Rivoluzione Bolivariana.

La dottoressa ha spiegato che negli ultimi anni di studio la facoltà ha realizzato una selezione rigorosa degli studenti con i migliori risultati accademici ed ha impartito loro una preparazione intensa.

Sono stati scelti per far parte delle brigate mediche cubane che offrono assistenza in altri paesi e soprattutto in Venezuela.

«Negli anni di studio s’inculca la vocazione umanista che un professionista in medicina deve avere per soccorrere i più necessitati», ha detto ed ha  confessato di seguire gli esempi di prestigiosi medici e prima di tutto di Ernesto Che Guevara, difensore dell’internazionalismo in tutta la sua grandezza.

Poi ha segnalato che praticando la medicina si prendono decisioni che possono costare la vita di un malato e quindi sono necessarie conoscenze solide per trattare l’evoluzione di una malattia.

«L’attenzione per il paziente grave è moto rigorosa e complicata, perché cerchiamo di farlo uscire dal suo stato terminale per riportarlo alla vita», ha affermato.

La sua collega, la dottoressa Dayana Rondón Pérez, di 24 anni, vincolata al policlinico Manuel Fajardo Rivero nello stesso municipio, coincide dicendo che con il paziente grave si lavora in forma intensiva  minuto a minuto, per allontanarlo dalla morte e questo si ottiene solo con la dedizione e la capacità dei professionisti che lo curano.

Lei ha come esperienza vicina suo padre che è medico di terapia intensiva in Venezuela.

«Si chiama  Félix Rondón e vorrei coincidere con lui in questa missione. Poi ha puntualizzato che suo padre le ha segnalato che Cuba e il Venezuela si somigliano nel clima e la cultura, ma che la nazione sudamericana transita per una tappa di costruzione di una società estranea al capitalismo.

Nel mio lavoro spero di realizzarmi professionalmente, offrire i miei maggiori sforzi per salvare vite e mettere a profitto quello che ho imparato formandomi in medicina di carattere umanista. Vorrei che le persone attorno a me si sentissero orgogliose di me e poter contribuire all’umanità».

La laureata in farmacia Margarita Sánchez Cantón, di 31 anni,  lavora nel magazzino dei medicinali del policlinico  Mario Pozo Ochoa, nella provincia orientale di Las Tunas, ed ha indicato che l’hanno selezionata per partecipare alla missione internazionalista in Venezuela per il suo eccellente lavoro.

«Sono molto attiva ed ho frequento corsi sulle malattie tropicali, oltre a rinforzare la mia preparazione sulla situazione mondiale».

Margarita Sánchez Cantón ha rinforzato le sue conoscenze sull’organizzazione delle farmacie e le applicherà in Venezuela «perché noi seguiamo norme internazionali».

«Nella patria di Simón Bolivar incontrerò cose nuove, ma non ho paura perché sono piena di forza, fermezza e di energie positive».

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