L’astuzia di Maduro fa un’altra vittima: Freddy Guevara

William Serafino – https://nostramerica.wordpress.com

I

Avevamo già una grande esperienza di guarimbas, di violenze e di sabotaggi economici: il golpe del 2002 e le morti che ne conseguirono; le proteste violente del 2007 le ricordiamo come momenti in cui la lotta politica da parole e ragionamenti è passata ai pugni e alle botte. Proprio perché non riuscivano a vincere Hugo Chávez nell’arte della politica, hanno cercato di trascinarlo sul terreno della violenza, ma nemmeno lì ce l’hanno fatta.

La cosa che ha fatto più male è stata che usando la sua intelligenza e le condizioni favorevoli –da lui stesso generate- ha continuato a sconfiggerli proprio sul loro campo: sullo Stato di Diritto, sulle elezioni e sulla democrazia, concetti appresi in prestigiose università ma fatti a pezzi da chi, senza avere tanti titoli, ha saputo dargli il vero significato, la tessitura di classe e l’orientamento a lungo termine.

Abbiamo visto un Chávez che usava quei concetti politicamente corretti per mettere in discussione la cultura capitalista in un paese corroso fin nelle radici dal petrolio.

La “democrazia partecipativa e protagonista”, da lui inventata e seminata nella Costituzione, era un’altra di queste armi simboliche di Chávez difficili da indebolire: nessuno al mondo è contro la democrazia, per questo ha prodotto un grande disagio il fatto che questo concetto, di fattura borghese, diventasse lo scudo dei poveri per partecipare per la prima volta e in maniera massiccia alla politica.

Dietro al Chávez incendiario che ricordiamo tutti nei discorsi epici di Apure o di Piazza Bolívar a Caracas, ce ne è un altro, molto più tranquillo e riflessivo, che ha saputo vincere sfruttando le debolezze dell’avversario e i suoi lati deboli, amministrando i costi politici di ogni passo.

II

Ma nel 2013 Chávez muore e gli eterni sconfitti pensano che con lui sarebbe scomparsa l’intelligenza del chavismo. Che Maduro e Diosdato Cabello non avessero imparato nulla, né da se stessi né dalla frequentazione di Chávez, illudendosi che allontanarli dal potere fosse questione di mesi. Era il momento di applicare in Venezuela quello che stava diventando di moda in Africa, in Europa (specificamente in Ucraina) e in Medio Oriente (rivoluzioni colorate). Gli Stati Uniti già dal 2007 stavano addestrando alle tattiche dei golpes colorati un club di giovani, del tutto sradicati e in odio alla loro terra, condizione culturale sine qua non per diventare ambasciatori di questo progetto geopolitico di caos e violenza al fine di rimettere ordine in aree strategiche dove la Cina e la Russia bussavano con forza.

Freddy Guevara è stato la testa di ponte che hanno assemblato in Venezuela, adattata a immagine e somiglianza della gioventù di classe media: una nicchia culturale che fa festa davanti al sangue del chavismo. Quello che storicamente si chiama fascismo.

Anno 2013. Henrique Capriles incita alla violenza dopo aver perso le elezioni credendo che la sua mancanza di intelligenza politica fosse paragonabile a quella di Maduro, il quale, davanti alla violenza, avrebbe fatto due passi indietro. Si arriva alla guarimba del 2014 (una combinazione di Maidán ucraino e guerra sporca dosificata allo stile centroamericano); è in questo momento che Freddy Guevara viene imposto come il leader di ricambio per il piano delle potenze occidentali dopo che Leopoldo López si è consegnato alle autorità.

Era il momento di mettere alla prova uno dei loro maggiori investimenti. Il loro principale progetto con il tempo gli avrebbe finalmente dato l’ambito turno alla battuta.

Nel 2014 capiscono che Maduro non sarà sconfitto con la politica, con l’intelligenza e con l’influenza; diventa pertinente cercare di sconfiggerlo fisicamente. Non ce l’hanno fatta.

III

Cercano di usare il Referendum Revocatorio come scusa per completare quello che nel 2014 era rimasto incompleto. Neanche ora ci riescono. Quante vittorie politiche di Nicolás Maduro abbiamo contato fino ad ora? Aggiungiamoci quella del dialogo terminato nel 2016, per favore, insieme all’atto di contrizione che l’antichavismo ha dovuto fare per colpa di Maduro.

Ma nel 2017 i cambiamenti sono drastici rispetto al 2014; i progressi geopolitici di Maduro e l’ordine interno obbligano gli Stati Uniti ad accelerare il conflitto; per la prima volta abbiamo cominciato a vedere gente bruciata da gruppi di incappucciati perché “sembravano chavisti”; la distruzione di beni pubblici e privati in varie città del paese; ondate di saccheggi programmati; ospedali e mercati di alimenti attaccati; blocchi stradali che hanno imposto un vero stato d’assedio e il terrore per centinaia di migliaia di persone.

Freddy Guevara, alla testa del piano, ardente di felicità vedendo come ciò che aveva imparato piaceva davvero molto al suo capo Almagro, segretario dell’OSA, minaccia i poteri pubblici del paese, in piazza incoraggia quegli stessi gruppi che hanno bruciato persone per ragioni politiche, si spende internazionalmente per chiedere sanzioni. Era il suo momento e su un piedistallo di decine di morti si assicura la fama e la ripercussione internazionale.

Per più di 120 giorni la politica è rimasta sepolta, poco importava il discorso e l’intelligenza, la parola e la strategia. Le vittorie dalla sua parte si contavano in morti e in danni materiali, in immagini di persone che bruciavano avvolte dalle fiamme.

L’arroganza ha portato Freddy Guevara a credere di stare a un passo dal Palazzo Presidenziale di Miraflores, mentre in realtà se ne allontanava sempre di più. La sua super autostima e il suo narcisismo sono stati il metro con cui la base oppositrice più radicale misurava il suo coraggio e la fiducia sul fatto che tutto sarebbe finito bene per loro.

IV

In questa strategia antipolitica, tutto era provocazione: nella misura in cui riuscivano a mantenere le mobilitazioni, ogni lacrimogeno e ogni scontro fisico era tanto di guadagnato. Questa formula, oltremodo redditizia, è stata ribaltata da Maduro con intelligenza politica: un piano basato, per avere successo, sulla sofferenza della gente, geograficamente fondato su quartieri di classe media che diventa presto scomodo, è condannato al fallimento.

Una volta compreso questo (i tratti culturali del conflitto), era questione di tempo perché tutto cadesse per il suo stesso peso. Adesso, i lacrimogeni e la repressione andavano per mano con una classe media stufa e stanca di dover pagare pedaggi, di non poter uscire di casa e di vedere le strade trasformate in depositi di immondizia. Quell’entusiasmo di “adesso è finita per Maduro”, dura poco quando il romanticismo si perde fra spazzature e blocchi stradali.

Allo stile di Sun Tzu, lo stratega militare cinese, Maduro gli ha fatto perdere il coraggio e la fiducia nei dirigenti. Ha vinto senza violenza.

Senza usare troppa forza e con grande intelligenza (solo quella necessaria quando alla frontiera o in altri stati si era già arrivati ai proiettili), ha trasportato nelle capitali simboliche della guarimba la sofferenza della sua agenda rinforzando l‘ordine pubblico nei punti caldi.

Questione di giorni e l’animoso, valoroso ed eroico Freddy Guevara si è visto ripudiato da tutti: dal chavismo perché aveva appoggiato e stimolato atti criminali, dall’opposizione per non aver mantenuto la parola e averla sottoposta a sofferenze per un progetto finito nel nulla. L’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) prima e le regionali dopo hanno segnato il climax di questo rigetto nazionale.

Maduro, senza torcergli un capello, con pazienza, misurando i costi politici di ogni azione e configurando uno scenario di uscita politica dal conflitto a breve termine, lo ha trasformato in un nemico consensuale di tutte le forze politiche a livello nazionale.

V

Arriva la ANC che ha il capitale politico di aver vinto su una strategia pre-bellica e che decide di togliergli l’immunità parlamentare per poter chiedere un giudizio ordinario per i delitti comprovati descritti dal Tribunale Supremo di Giustizia.

Freddy Guevara non è stato perseguitato, non gli sono state messe le manette, al contrario. C’è solo un procedimento per fargli rendere conto davanti alla giustizia venezuelana della sua posizione durante le guarimbas, avendo diritto alla difesa.

Ma sembrerebbe che il coraggio dimostrato in un “Periscope”, si liquefa quando si tratta di un tribunale. Un’opportunità persa di dimostrare ai suoi seguaci che tutto quanto aveva minacciato per mesi, fosse effettivamente reale.

Sarebbe falso dire che con questa misura Freddy Guevara è stato neutralizzato. Maduro lo aveva lasciato cuocere nella sua salsa già da mesi e insieme a lui, tutta un’agenda geopolitica sostenuta da Almagro, dal Gruppo di Lima e da grandi potenze straniere. Si è rifugiato nella residenza dell’ambasciatore del Cile nel Country Club, dando a vedere che lo stavano perseguitando.

Cala il sipario puntando sulla politica, sull’intelligenza e sulla strategia. Maduro è riuscito a neutralizzare il disegno di un golpe colorato in Venezuela, senza ulteriori costi politici.

E per di più Maduro terminerà il suo mandato avendo dimostrato di non essere quel dittatore che i media occidentali dipingono, quello che risolve i conflitti politici con la forza bruta.

Maduro ha imparato presto, al calore della guerra, il modo di spiazzare l’avversario. E in condizioni ancora più complicate di quando c’era Chávez.

( red58org e Misión Verdad, 8 nov. 2017)

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