Venezuela: caso dei “bambini migranti”

 propaganda umanitaria e miseria infinita

http://misionverdad.com

Una nuova operazione di propaganda, che include bambini, è stata attivata sabato 16 dicembre, quando sui social media è circolata l’informazione che funzionari del Servizio Autonomo di Identificazione, Migrazione e Stranieri (Saime) ed il 1° Procuratore dello stato di Vargas hanno trattenuto, in Maiquetia, 130 bambini venezuelani diretti all’Aeroporto Internazionale “Jorge Chávez” di Lima, Perù. Si tratta di un’operazione di intossicazione mediatica in cui l’anti-chavismo in declino cerca di uscire da una difficile situazione.

L’operazione è diretta, dal Perù, dall’ex deputato Oscar Pérez, che fu dirigente del partito Alianza Bravo Pueblo e latitante dalla giustizia venezuelana dal 2010. Perez ha creato un’ONG chiamata Associazione Civile Unione Venezuelana in Perù dalla quale è stato attivamente sollecitato un “ponte umanitario” per il Venezuela.

Vale la pena ricordare che il suo “esilio” è dovuto ad una misura detentiva emessa contro di lui per la convocazione di una marcia che si concluse in aggressioni a giornalisti per cui è stato accusato di istigazione ed associazione a delinquere e terrorismo.

Nel 2009 ha formalmente richiesto asilo territoriale al ministero degli esteri del Perù manifestando essere un “perseguitato politico” del governo del presidente Hugo Chavez e dei rappresentanti degli altri Poteri Pubblici del Venezuela, citando in modo molto particolare l’allora procuratrice generale Luisa Ortega Diaz .

Irregolarità del trasferimento ed i bambini come obiettivo

Il piano che Oscar Pérez dirige consiste nel mobilizzare circa 400 bambini venezuelani per “rincontrarsi” con i loro genitori in Perù, in una prima tappa cercano trasferire, in questo paese, circa 250 minori fino a 17 anni.

Nell’operazione sono anche coinvolti alcuni suoi parenti, Marta Molina, Georgina Pérez y Osmary Pérez, sua moglie e le figlie, che sono state temporaneamente trattenute, questo venerdì sera, presso l’aeroporto internazionale Simon Bolivar di Maiquetia nello stato di Vargas. Avrebbero viaggiare con i 130 bambini insieme a tre coordinatori dell’ONG, su un volo charter che sarebbe costato circa 70 mila dollari; importo finanziato dagli impresari attraverso la fondazione.

I bambini sono stati lasciati alla cura di queste persone nel famoso Hotel Coliseo nella città di Caracas, ciò che non è stato un problema per l’apparato mediatico che ha coperto i fatti sino all’azione dello Stato di fronte all’insolita attività.

Nelle sue dichiarazioni, Perez ha detto che tutti i bambini hanno permessi di viaggio e alluso a torture, terrorismo psicologico e tutto il linguaggio che merita un montaggio mediatico. In realtà i bambini non avevano i permessi richiesti per realizzare il viaggio, per cui la sua irregolarità, di per sé, ha cancellato le buone intenzioni che, da parte dei media, si è cercato di catapultare.

I media hanno agito come un cartello per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito al trasferimento dei bambini ed al “rincontro con i loro genitori” cercando di attenuare le irregolarità riscontrate ed occultando che i bambini avrebbero viaggiato soli dopo rimanere alle cure di persone estranee, diverse dai loro genitori, in un hotel a Caracas, mettendo a repentaglio la loro sicurezza ed integrità fisica, sia in Venezuela come nel giungere in Perù.

Prima ed in forma anticipata davano per scontata la partenza dei bambini dal paese, dato che non deve passare inosservato, soprattutto se si cerca che l’evento sia notizia mondiale. Siamo di fronte ad un’operazione con scopi propagandistici di grande significato, che ha cercato di narrare l’ “esilio di bambini” come parte della “crisi umanitaria” e guadagnare terreno, nell’opinione pubblica, prima del prevedile agire dell’autorità migratoria venezuelana.

Sul caso, il procuratore generale Tarek William Saab ha confermato che i bambini sarebbero stati trasferiti con un volo charter, ed anche sulle gravi irregolarità del trasferimento: permessi ed autorizzazioni false emesse da un consiglio di protezione irreale, varie di esse senza il consenso dei loro genitori, e frode documentale, che potrebbe indicare un caso senza precedenti di tratta di minori in Venezuela. L’ONG ed i suoi rappresentanti nel paese saranno indagati.

Al di là del caso in sé, è necessario vedere l’intero quadro, l’insieme di operazioni e pressioni che si verificano dietro le quinte e come si colloca nel contesto attuale: le attività di Oscar Perez, e la sua affiliazione “Una luce di Speranza”, sono parte di un programma di intervento in cui il termine “umanitario” nasconde le sue reali implicazioni.

Precisamente ciò è orchestrato quando l’antichavismo non riesce a riprendersi dalla sconfitta elettorale del 10 dicembre e si è seduto a dialogare con il Governo nella Repubblica Dominicana, generando un forte rifiuto nei suoi ranghi.

C’è un collasso nella sua agenda che merita un evento shock per recuperare l’offensiva, almeno nel palinsesto mediatico, indipendentemente dal fatto se per esso i bambini debbano essere usati a scopi miserabili.

Questo accade a pochi giorni dall’approvazione di una “Legge di assistenza umanitaria” nella Camera bassa del Congresso USA come meccanismo di pressione sul Governo venezuelano affinché accetti l’intervento militare sotto la scusa di una crisi socioeconomica che è stata indotta e sostenuta dal governo USA e dall’antichavismo.

Con questa operazione, detta pressione passerebbe dal livello strettamente politico a quello psicologico e mediatico attraverso la generazione di malessere, incertezza e commozione. Sembra anche indicare che si tratti di un’operazione psicologica di ammorbidimento della classe media venezuelana, che è diventata sensibile alla questione migratoria perché il processo di blocco economico induce all’incertezza ed all’insicurezza, cercando di motivarla affinché ricorra a meccanismi illegali per portare i suoi figli fuori dal paese.

Questo tipo di operazione psicologica, in cui sono inclusi i bambini, è già una linea di propaganda usata dalla mediocrazia globale, come abbiamo menzionato da Misión Verdad, non solo contro il Venezuela, ma in diversi scenari di guerra come la Siria.

Nelle guarimbas di questo 2017 sono stati utilizzati bambini, nella prima linea di scontro con le forze di sicurezza, come “scudi umani”; oltre al clamore mediatico, il piano attuato dalla dirigenza dell’opposizione, ha costituito una ripetuta violazione dell’articolo 32 della Legge Organica per la Protezione di Bambini/e ed Adolescenti (Lopnna), che insiste “sull’integrità fisica, psicologica e morale” degli infanti in Venezuela.

Un esempio: lo scorso 2016, l’ONG Fe y Alegría, istituzione legata alla Conferenza Episcopale Venezuelana, ha realizzato un appello stampa con CNN, Radio Caracol e Reuters, tra altri media allineati contro il Venezuela, per diffondere presunti disegni di bambini dove mostravano un deficit alimentare, al punto che hanno pubblicato un’immagine di una ragazza denutrita in Colombia e l’hanno presentata come se fosse del Venezuela.

Negli ultimi due anni l’antichacismo ha cercato di simulare il furto di bambini, morti in ospedali pubblici per denutrizione o per malattie di vario genere, come parte della sua agenda mediatica per guadagnare la simpatia nell’opinione pubblica e, a sua volta, stimolare un intervento per motivi “umanitari”.

L’espediente dello “stato fallito”, in Venezuela, non solo ha l’integrità dei bambini come vittime di primo ordine, ma la sua costruzione va realizzandosi da diversi anni.

Così, ancora una volta, viene rivelato il ruolo delle ONG nell’agenda interventista che, oggi, si sta sviluppando in Venezuela. In mancanza di partiti politici operativi che mobilitino la cittadinanza, questi gruppi assumono il ruolo di avanguardia in azioni segrete, che sono lo strumento per ammorbidire la popolazione di fronte ad un’intensificazione delle pressioni che, ora, l’Amministrazione Trump esercita su di essa; nel contempo si ricatta il Governo (nel mezzo del Tavolo di Dialogo) coll’accettare l’ “aiuto umanitario” o essere vittima di un blocco finanziario più feroce.

Inutile dire che dietro ogni “intervento umanitario” ci sono affari che non tengono conto delle vite che colpiscono ma che si concentrano sul traffico di persone e racconti come merci; in questo caso risalta il ruolo mediatico del Perù come “porto umanitario e di rifugiati”, in assenza del promesso “canale umanitario”. Il governo (in difficoltà) di Kuczynski è stato l’unico del Gruppo di Lima che ha allentato la sua politica migratoria con la “diaspora” venezuelana, mentre altri come Panama o Cile hanno cominciato a restringere l’ingresso di venezuelani.

Simile all’Operazione Peter Pan contro Cuba: perdita di prestigio, incertezza e commozione

Il dispositivo propagandistico che, questa volta, l’antichavismo fa esplodere ricorda l’Operazione Pedro/Peter Pan, che costituì uno dei maggiori esodi infantili registrati nella storia moderna, con il quale oltre 14 mila bambini cubani emigrarono negli USA, tra il 26 dicembre 1960 ed il 22 ottobre 1962 (alcuni suggeriscono che sia continuato a funzionare anche per molto tempo dopo), con la previa collaborazione delle chiese cubane e USA (principalmente quella cattolica, ma anche quella ebraica e protestante), il Dipartimento di Stato e la CIA, così come le reti controrivoluzionari attive nella isola.

Poco più della metà di questi bambini furono accolti per settimane, mesi e anche anni in campi giovanili, case-famiglia, orfanotrofi e anche centri criminali o di salute mentale per minori sparsi in oltre trenta stati dell’Unione. La maggior parte riuscì a ricongiungersi con i loro parenti, prima o poi, anche se certamente non tutti ci riuscirono. Altri soffrirono esperienze traumatiche, che vanno dalla separazione dai genitori sino a vivere soli in un ambiente e cultura sconosciuti, includendo, anche nei casi più specifici, storie di abusi fisici, psicologici e sessuali.

Si cerca di screditare l’immagine del Venezuela all’estero, che ottiene progressi nel dialogo con l’opposizione, ed affronta la guerra economica proteggendo la popolazione; a tal proposito alterano fibre emotive della popolazione al fine di stimolare sgomento, smarrimento e rifiuto.

Vale la pena domandarsi quali schemi di finanziamento e controllo della vita di esseri umani siano dietro l ‘”esilio umanitario” che mobilizzano persone come Oscar Pérez e quali interessi economici ci sono dietro al “canale umanitario” che vogliono creare. Al di là dei loro interessi particolari ​​ed interni, c’è un’impalcatura politica che cerca di creare le condizioni per appropriarsi della sovranità mediante una combinazione di strangolamento economico e propaganda.

Per questo e con gran parte delle risorse politiche, di pressione internazionale e di propaganda parzialmente esaurite, accorrono ai bambini per ossigenare la loro agenda.

Secondo informazioni fornite dal procuratore generale Tarek William Saab, i bambini sono stati consegnati alle rispettive famiglie di fronte alla frode nella documentazione ed ai possibili crimini che potrebbe commettere l’ONG, di Oscar Perez, contro di loro.


Caso de los “niños migrantes”: propaganda humanitaria y miseria infinita

Una nueva operación de propaganda que incluye niños se activó este sábado 16 de diciembre, cuando por las redes sociales circuló la información de que funcionarios del Servicio Autónomo de Identificación, Migración y Extranjería (Saime) y el Fiscal 1° del estado Vargas retuvieron en Maiquetía a 130 niños venezolanos que se dirigían al Aeropuerto Internacional “Jorge Chávez” de Lima, Perú. Se trata de una operación de intoxicación mediática en el que el antichavismo en declive intenta huir hacia adelante.

La operación es dirigida desde Perú por el ex diputado Oscar Pérez, quien fuera dirigente del partido Alianza Bravo Pueblo y prófugo de la justicia venezuela desde el año 2010. Pérez creó una ONG llamada Asociación Civil Unión Venezolana en Perú desde la que ha estado activamente solicitando un “puente humanitario” para Venezuela.

Cabe recordar que su “exilio” se debe a una medida privativa de libertad dictada en su contra por convocar una marcha que terminó en agresión a reporteros, por lo que fue acusado de instigación para delinquir, asociación para delinquir y terrorismo.

En 2009 solicitó formalmente asilo territorial ante la cancillería del Perú manifestando ser un “perseguido político” del gobierno del presidente Hugo Chávez y de los representantes del resto de los Poderes Públicos de Venezuela, mencionando de manera muy particular a la entonces fiscal general Luisa Ortega Díaz.

Irregularidades del traslado y los niños como objetivo

El plan que dirige Oscar Pérez consiste en movilizar cerca de 400 niños venezolanos para “reencontrarse” con sus padres en Perú, en una primera etapa buscan trasladar a este país a 250 menores hasta los 17 años.

En la operación también participan algunos de sus familiares, Marta Molina, Georgina Pérez y Osmary Pérez, su esposa e hijas, quienes fueron temporalmente retenidas este viernes en la noche en el Aeropuerto Internacional Simón Bolívar de Maiquetía en el estado Vargas. Ellas viajarían con los 130 niños junto a tres coordinadores de la ONG, en un vuelo charter que habría costado unos 70 mil dólares, monto costeado por empresarios a través de la fundación.

Los niños fueron dejados al cuidado de estas personas en el conocido Hotel Coliseo de la ciudad de Caracas, lo que no fue problema para la mediática que cubrió los hechos sino la acción del Estado ante una actividad inusual.

En sus declaraciones, Pérez manifestó que todos los niños tienen permisos de viaje y aludió a torturas, terrorismo psicológico y todo el lenguaje que amerita un montaje mediático. En realidad, los niños no tenían los permisos requeridos para realizar el viaje, por lo que su irregularidad en sí despejó las buenas intenciones que desde los medios se intentó catapultar.

Los medios han actuado de forma cartelizada para sensibilizar a la opinión pública con respecto al traslado de los niños y el “reencuentro con sus padres”, intentando mitigar las irregularidades encontradas y ocultando que los niños viajarían solos luego de quedar al resguardo de personas extrañas a sus padres en un hotel de Caracas, poniendo en riesgo su seguridad e integridad física, tanto en Venezuela como al llegar a Perú.

Más temprano y de forma anticipada, daban por hecho la salida de los niños del país, dato que no debe pasar desapercibido sobre todo si se trata de que el acontecimiento sea noticia mundial. Estamos ante una operación con fines propagandísticos de gran calado, que buscaba narrar el “exilio de niños” como parte de la “crisis humanitaria” y ganar terreno en la opinión pública ante la previsible actuación de la autoridad migratoria venezolana.

Sobre el caso el fiscal general Tarek William Saab confirmó que los niños se trasladarían en un vuelo charter, también sobre las graves irregularidades del traslado: permisos y autorizaciones falsas emitidas por un consejo de protección irreal, varias de ellas sin el consentimiento de sus padres y fraudes en la documentación, lo que posiblemente apuntaría a un caso inédito de trata de menores en Venezuela. La ONG y sus representantes en el país pasarán a ser investigadas.

Más allá del caso en sí, es necesario ver el panorama completo, el conjunto de operaciones y presiones que ocurren tras bastidores y cómo se ubica dentro del contexto actual: las actividades de Oscar Pérez y su franquicia “Una Luz de Esperanza” forman parte de una agenda de intervención en donde el término “humanitario” esconde sus verdaderas implicaciones.

Justamente esto es orquestado cuando el antichavismo no logra recuperarse de la derrota electoral del pasado 10 de diciembre y se ha sentado a dialogar con el Gobierno en República Dominicana, generando un fuerte rechazo en sus filas.

Hay un colapso en su agenda que amerita un hecho de conmoción para recuperar la ofensiva, al menos en la parrilla de los medios, sin importar si para ello los niños deben ser utilizados con fines miserables.

Esto ocurre a pocos días de la aprobación de una “Ley de asistencia humanitaria” en la Cámara Baja del Congreso de Estados Unidos como mecanismo de presión al Gobierno venezolano para que acepte la intervención militar bajo la excusa de una crisis socioeconómica que viene siendo inducida e impulsada por el gobierno de EEUU y el antichavismo.

Con esta operación, dicha presión pasaría de lo estrictamente político al plano psicológico y mediático mediante la generación de malestar, incertidumbre y conmoción. También parece indicar que se trata de una operación psicológica de ablandamiento de la clase media venezolana, que se ha hecho sensible al tema migratorio debido a que el proceso de bloqueo económico induce a la incertidumbre e inseguridad, buscando motivarla para que recurra a mecanismos ilegales para sacar a sus hijos del país.

Este tipo de operación psicológica en la que se incluyen niños es ya un línea de propaganda utilizada por la mediocracia global, como hemos reseñado desde Misión Verdad, no solo contra Venezuela sino en distintos escenarios de guerra como Siria.

En las guarimbas de este 2017 fueron utilizados niños en la vanguardia de confrontación contra los cuerpos de seguridad como “escudos humanos”, además del despliegue mediático, el plan ejecutado por la dirigencia opositora constituyó violaciones repetidas al artículo 32 de la Ley Orgánica para la Protección de Niños, Niñas y Adolescentes (Lopnna), que insiste en “la integridad física, psíquica y moral” de los infantes en Venezuela.

Un ejemplo: el pasado año 2016, la ONG Fe y Alegría, institución vinculada a la Conferencia Episcopal Venezolana, realizó una convocatoria de prensa a CNN, Radio Caracol y Reuters, entre otros medios alineados contra Venezuela, para difundir supuestos dibujos de niños donde mostraban un déficit de alimentación, al punto que publicaron la foto de una niña desnutrida en Colombia y la presentaron como si fuera de Venezuela.

En estos últimos dos años el antichavismo ha intentado simular robo de niños, muertes en hospitales públicos por desnutrición o por enfermedades de distinto tipo, como parte de su agenda mediática para ganar empatía en la opinión pública y a su vez estimular una intervención por razones “humanitarias”.

El expediente del “Estado fallido” en Venezuela no solo tiene la integridad de los niños como víctimas de primer orden, sino que su construcción viene realizándose desde hace varios años.

Así, nuevamente, queda al descubierto el rol de las ONGs en la agenda intervencionista que hoy se desarrolla en Venezuela. A falta de partidos políticos operativos que movilicen a la ciudadanía, estas agrupaciones asumen la vanguardia en acciones encubiertas en las que son instrumento para ablandar a la población ante una intensificación de las presiones que ya la Administración Trump ejerce sobre ella, a medida que se extorsiona al Gobierno (en medio de la Mesa de Diálogo) con aceptar la “ayuda humanitaria” o ser víctima de un bloqueo financiero más feroz.

Sobra decir que detrás de cada “intervención humanitaria” hay negocios que no toman en cuenta las vidas que impactan sino que se enfocan en el tráfico de personas y relatos como mercancías, en este caso resalta el papel mediático de Perú como “puerto humanitario y de refugiados”, en ausencia del prometido “canal humanitario”. El gobierno (en aprietos) de Kuczynski ha sido el único del Grupo de Lima que ha flexibilizado su política migratoria con la “diáspora” venezolana, mientras otros como Panamá o Chile han comenzado a restringir el ingreso de venezolanos.

Símil con la Operación Peter Pan contra Cuba: desprestigio, incertidumbre y conmoción

El dispositivo propagandístico que esta vez detona el antichavismo recuerda a la Operación Pedro/Peter Pan, que constituyó uno de los mayores éxodos infantiles registrados en la historia moderna, con el cual más de 14 mil niños cubanos emigraron a los Estados Unidos entre el 26 de diciembre de 1960 y el 22 de octubre de 1962 (algunos sugieren que siguió funcionando aún mucho después), con la previa colaboración de las iglesias cubana y norteamericana (fundamentalmente la católica, aunque también la judía y la protestante), el Departamento de Estado y la CIA, además de redes contrarrevolucionarias activas en la Isla.

Poco más de la mitad de esos niños fueron acogidos durante semanas, meses e incluso años en campamentos juveniles, casas de adopción, orfanatos y hasta centros delictivos o de salud mental para menores esparcidos por más de una treintena de estados de la Unión. La mayoría logró reencontrarse con sus familiares tarde o temprano, aunque ciertamente no todos lo consiguieron. Otros sufrieron experiencias traumáticas, que van desde la separación de los padres hasta la convivencia solitaria en un medio y cultura desconocidos, incluyendo, también en casos más específicos, historias de abusos físicos, psicológicos y sexuales.

Se trata de desprestigiar la imagen de Venezuela en el exterior, que logra avances al dialogar con la oposición y enfrentar la guerra económica protegiendo a la población, para ello alteran fibras emocionales de la población con el fin de estimular zozobra, desconcierto y rechazo.

Cabe preguntarse cuáles esquemas de financiamiento y control de vidas humanas están detrás del “exilio humanitario” que dinamizan personas como Oscar Pérez y qué intereses económicos hay detrás del “canal humanitario” que desean crear. Más allá de sus intereses particulares y domésticos, está un andamiaje político buscando generar las condiciones para apropiarse de la soberanía mediante una combinación de estrangulamiento económico y propaganda.

Para ello y con buena parte de los recursos políticos, de presión internacional y de propaganda parcialmente agotados, acuden a los niños para oxigenar su agenda.

Según información suministrada por el fiscal general Tarek William Saab, los niños fueron entregados a sus respectivos familiares ante los fraudes en la documentación y los posibles delitos que podría cometer la ONG de Oscar Pérez contra ellos.

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