La pagliuzza nell’occhio altrui

Carlos Céspedes Piedra http://www.cubadebate.cu

Non citerò il media, poiché non mi sommerò a dar pubblicità a chi non lo merita, ma i nostri lettori guatemaltechi sicuramente sapranno di chi e a coloro ci riferiamo. Neppure commetterei un errore se lo facessi, poiché con totale impudenza menzionano più volte Cuba, con totale ignoranza della realtà; io direi che persino con perversità.

Mi stupiscono gli sfortunati confronti contro Venezuela e Cuba. È come avere il tetto di vetro e lanciare sassi al vicino. Non cadrò nella mancanza di etica di questi editoriali di voler confrontare le mele con i manghi. Sono frutti, ma non sono la stessa cosa.

Dirò solo a favore del Venezuela, che sarebbe molto buono approfondire tutto in termini di salute, istruzione (molti anni fa sono stati dichiarati dall’UNESCO territorio libero dall’analfabetismo), garanzie dei cittadini, sicurezza, tra altri aspetti, costituiscono un modello da seguire per molti paesi della regione in cui, contraddittoriamente, primeggia il contrario, anche in pieno XXI secolo. La cosa più triste è che non ci sono soluzioni a breve termine attraverso i modelli imperanti.

Di Cuba non ci si deve estendere in spiegazioni, i lettori, per fortuna, hanno accesso alla verità ed a ciò che, con molto sforzo, con un criminale blocco da parte del paese più potente del mondo, è stato raggiunto in tutti gli indici misurabili dall’ONU, ciò che ci pongono, con la massima modestia, tra i primi al mondo con programmi a favore dei propri cittadini.

Perché questi macabri media in Guatemala non parlano della collaborazione cubana in questo paese? Sanno che Cuba è, secondo serie ricerche condotte da specialisti del settore, il principale donatore di aiuti ufficiali allo sviluppo non solo in Guatemala, ma in America Latina e nei Caraibi? Cosa impedisce loro di vedere la realtà? È molto probabile che la loro ignoranza della realtà e lo sguardo indiscreto e vergognoso verso la casa del vicino gli impedisca di vedere cosa succede in casa loro.

Vorrei esortare questi media ad approfondire la loro conoscenza delle loro situazioni, ma non solo con lo spirito di critica, ma anche per unirsi alla ricerca di soluzioni sociali per il bene comune.

Non pretendiamo minimamente che ci ringrazino, ma devono tenere a mente che oltre 153000 cittadini di quel paese, probabilmente possono comprare e leggere i loro media, grazie a Cuba; non sto dicendo sciocchezze. Grazie al metodo di alfabetizzazione cubano “Yo Sí Puedo”, che ha portato la luce della conoscenza nei luoghi più remoti ed oscuri di questa geografia, coloro che prima non potevano farlo, oggi ringraziano questa piccola isola bloccata per poter leggere e scrivere. Fortunatamente anche sono meno gli ingannati, oggi, nel mondo.

Stiamo per compiere, il prossimo 5 novembre, 20 anni di permanente presenza della Brigata Medica Cubana in Guatemala. È l’unico paese in cui è rimasta per molto tempo con il popolo guatemalteco e nei luoghi in cui spesso gli stessi cittadini temono di avvicinarsi a causa delle deprimenti condizioni. Cuba non guarda, né guarderà mai dove si vive meglio, ma dove è il dovere; è l’insegnamento di Fidel che con orgoglio di patria portiamo nei nostri cuori per tradizione internazionalista.

Cito solo alcuni dati e chiarisco che è affinché questi “media pubblici” sappiano cosa succede nel loro paese. C’è un mondo al di là dell’asfalto che percorrono le loro moderne auto e glielo dimostrerò solo con alcune cifre che parlano della collaborazione della Brigata Medica Cubana (BMC) in Guatemala, di quel paese che chiamano “regime totalitario” e che ci porta a pensare se ciò che chiamano in quel modo e favorisce la maggioranza, è ciò di cui molti abbiamo bisogno, al di là delle ideologie di cartone.

La BMC cura 3075834 cittadini di questo paese; l’età media dei nostri collaboratori è di 45 anni ed il 62,9% sono donne, ciò che a nostro avviso è la più grande forza (qualcosa che questi media sicuramente negano). La sua presenza con professionisti è distribuita in 45 centri sanitari, 33 centri sanitari, 11 CAIMI, 72 negli ospedali, 12 nei 4 centri oftalmologici con operazioni alla vista GRATUITA; 15 nelle aree di salute, 21 nel centro di assistenza permanente, tra gli altri.

Lo storico accumulato (1998-2017) di cure e fino a novembre del 2017, è in 42818306 cittadini guatemaltechi curati. Si sono realizzati 392442 interventi chirurgici in diverse specialità. I tassi di mortalità infantile e materna, dove si trova la BMC, sono i più bassi non solo nel paese, ma nella regione centroamericana. Si sono salvate quasi 400 mila vite. Si formano levatriche, leader della comunità, team sanitari e sono ottenuti infiniti risultati.

Molto lontana è Cuba dalla vanità e dal dire quello che facciamo. Almeno io chiedo che quelli che non sono capaci di sacrificarsi per gli altri, come disse l’apostolo José Martí, abbiano almeno la decenza di rimanere in silenzio davanti a quelli che si sacrificano.

Scusate l’estensione, non pensavo di farlo, ma siamo obbligati a difendere i valori in cui crediamo e che difenderemo, al prezzo di ogni sacrificio. Questo è il Socialismo cubano, il nostro, il genuino e quello che vogliamo noi che viviamo sull’isola. La scelta di ogni paese è libera e sovrana. Esorto a fare di più per il nostro e a smettere di vedere la pagliuzza nell’occhio altrui. Almeno come precetto biblico, compitelo.


La paja en el ojo ajeno

Por: Carlos Céspedes Piedra

No citaré el medio, pues no me sumaré a darle publicidad a quien no lo merece, pero nuestros lectores guatemaltecos seguramente sí sabrán de qué y a quiénes nos referimos. Tampoco cometería un error si lo hago, pues con total desfachatez mencionan alguna que otra vez a Cuba, con total desconocimiento de la realidad, yo diría que hasta con perversidad.

Me asombran las comparaciones desafortunadas en contra de Venezuela y Cuba. Es como tener el techo de vidrio y tirarle piedras al vecino. No caeré en la falta de ética de estos editoriales de querer comparar manzanas con mangos. Por ser frutas, no son lo mismo.

Solo diré a favor de Venezuela, que sería muy bueno profundizar en todo lo que en materia de salud, educación (hace muchos años fueron declarados por la UNESCO territorio libre de analfabetismo), garantías ciudadanas, seguridad, entre otros aspectos, constituyen un patrón a seguir para muchos países de la región donde contradictoriamente prima lo contrario aun en pleno siglo XXI. Lo más triste, es que no hay soluciones a corto plazo a través de los modelos imperantes.

De Cuba no hay que extenderse en explicaciones, los lectores afortunadamente tienen acceso a la verdad y a lo que con mucho esfuerzo, con un criminal bloqueo del país más poderoso del mundo, se ha logrado en todos los índices medibles por Naciones Unidas, lo que nos sitúan con la mayor modestia, entre los primeros en el mundo con programas a favor de sus ciudadanos.

¿Por qué estos macabros medios en Guatemala no hablan de la colaboración cubana en este país? ¿Saben que Cuba es según investigaciones serias realizadas por especialistas en la materia, el principal donante de ayuda oficial al desarrollo no solo en Guatemala, sino en América Latina y el Caribe? ¿Qué les impide ver la realidad? Es muy probablemente que su propio desconocimiento sobre la realidad y la mirada indiscreta y vergonzante hacia la casa del vecino, les impida ver qué sucede en casa propia.

Me agradaría exhortar a estos medios a que profundicen en el conocimiento de sus circunstancias, pero no solo con el ánimo de la crítica, sino para sumarse a la búsqueda de soluciones sociales para el bien común.

No pretendemos en lo más mínimo que nos agradezcan, pero deben tener en cuenta que más de 153 mil ciudadanos de este país, probablemente puedan comprar y leer sus medios, gracias a Cuba; no estoy diciendo un disparate. Gracias al método de alfabetización cubano “Yo Sí Puedo” que ha llevado la luz del saber a los más apartados y oscuros lugares de esta geografía, los que antes no podían hacerlo, hoy agradecen a esa pequeña isla bloqueada el poder leer y escribir. Por suerte también, son menos los engañados hoy en el mundo.

Estamos por cumplir el 5 de noviembre próximo, 20 años de presencia permanente de la Brigada Médica Cubana en Guatemala. Es el único país que por más tiempo ha permanecido junto al pueblo guatemalteco y en los lugares donde muchas veces los propios nacionales temen acercarse por las deprimentes condiciones. Cuba no mira, ni mirará nunca dónde se vive mejor, sino donde está el deber; es la enseñanza de Fidel que con orgullo patrio llevamos en nuestros corazones por tradición internacionalista.

Solo cito algunos datos y aclaro que es para que estos “medios públicos” aprendan de lo que sucede en su país. Existe un mundo más allá del asfalto que ruedan sus modernos autos y se los demostraré solo con algunas cifras que hablan sobre la colaboración de la Brigada Médica Cubana (BMC) en Guatemala, de ese país que llaman “régimen totalitario” y que nos lleva a pensar si eso que llaman así y favorece a la mayoría, es lo que necesitamos muchos, más allá de ideologías de cartón.

La BMC atiende a 3 millones 075 mil 834 ciudadanos de este país; la edad promedio de nuestros colaboradores es de 45 años de edad y el 62,9% son mujeres lo que a nuestro juicio es la mayor fortaleza (algo que seguramente esos medios nieguen). Su presencia con profesionales está distribuida en 45 centros de salud, 33 puestos de salud, 11 CAIMI, 72 en hospitales, 12 en los 4 centros oftalmológicos con operaciones GRATUITAS de la vista; 15 en áreas de salud, 21 en centro de atención permanente, entre otros.

El acumulado histórico (1998-2017) de atención y hasta noviembre de 2017, está en 42 millones 818 mil 306 ciudadanos guatemalteco(a)s atendido(a)s. Se han realizado 392 mil 442 cirugías en varias especialidades. Las tasas de mortalidad infantil y materna donde está la BMC es la más baja no solo del país, sino de la región centroamericana. Se han salvados cerca de 400 mil vidas. Se capacitan a comadronas, líderes comunitarios, equipos de salud y un sin fin de logros obtenidos.

Muy lejos está Cuba de la vanidad y de decir lo que hacemos. Al menos pido que los que no son capaces de sacrificarse por los demás, como dijera el Apóstol José Martí, tengan al menos el decoro de callar ante los que se sacrifican.

Disculpen la extensión, no pensé hacerlo, pero estamos obligados a defender valores en los que creemos y que defenderemos, al precio de cualquier sacrificio. Ese es el Socialismo cubano, el nuestro, el genuino y el que queremos los que vivimos en la Isla. La elección de cada país es libre y soberana. Exhorto a hacer más por lo nuestro y a dejar de ver la paja en el ojo ajeno. Al menos como precepto bíblico cúmplanlo.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.