L’America Latina e i trenta denari

di Geraldina Colotti

I colpi più duri, arrivano sempre dai traditori. Constatarlo non deve, però, costituire una scusante per svicolare dai propri errori. I tradimenti aumentano in tempi di crisi e alle crisi, fermo restando i dati di contesto, si arriva anche per un susseguirsi di scelte sbagliate o per non aver saputo interpretare i tempi in modo adeguato. I rivoluzionari di tutto il mondo lo sanno, ma sanno anche che la realtà si presenta sempre più complessa del previsto, e che lanciare giudizi continuando a restare alla finestra è invece l’esercizio più facile e più inutile del mondo.


Abbandonare la barca quando l’uragano azzanna resta però sempre un comportamento ignobile. Ancor più ignobile risulta quel capitano che, per salvarsi da solo, accetta di indicare la rotta al nemico. Comportamenti digeribili solo in questi tempi di fango che imperano nei paesi capitalisti dove, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il tradimento e la censura sono diventate la cifra dominante, interiorizzate anche dalle classi popolari. In Italia, dove un tempo è esistito il Partito comunista più forte d’Europa e anche l’opposizione radicale alle sue scelte moderate più forte d’Europa, si è imposto il “vizio” di soppiantare il bilancio storico con quello realizzato nei tribunali da schiere di traditori. Un modello che ha sempre più delegato alla magistratura il compito di risolvere le carenze della politica, una politica ridotta a comitato d’affari degli interessi capitalisti multinazionali. Un modello che vediamo dilagare anche in America Latina, dove impazza l’uso politico della magistratura, dal Brasile all’Argentina, al Venezuela.

All’inizio degli anni 2000, sull’onda di Cuba e Venezuela, ha preso corpo un nuovo modello di integrazione regionale che ha ridato forma al sogno di Bolivar, e indicato la possibilità di un diverso cammino anche per l’Europa. Ora che l’uragano azzanna e che i venti di guerra si fanno più vicini, anche l’Ecuador di Lenin Moreno sembra voler staccare la propria zattera per correre verso l’abbraccio mortifero dei paesi capitalisti. A loro il presidente ecuadoriano ha chiesto aiuto per “risolvere” i suoi problemi alla frontiera, e ha deciso di tirarsi fuori dal processo di pace in Colombia: da ora in poi, Quito non ospiterà più i colloqui tra ELN e governo colombiano per rimettere in piedi una soluzione politica al conflitto armato, bersagliata ormai da ogni lato.

Anche in questo caso, abbiamo visto all’opera l’azione della magistratura a fini politici, quelli gestiti dagli Stati uniti e dalle oligarchie a loro subalterne: l’arresto di Jesus Santrich, leader del Partito FARC, con l’accusa di narcotraffico. Le “prove” prodotte e la “confessione” di un traditore sono della stessa consistenza di quelle costruite per l’attacco armato alla Siria: un insulto alla logica. Ma tanto a chi può importare? Gridare ai quattro venti una menzogna, serve a trasformarla in cosa vera. E così, i guerriglieri diventano “terroristi narcotrafficanti”, i taglia gole finanziati dagli Usa diventano liberatori. I presidenti che si affidano alle elezioni diventano “dittatori”, chi opprime un popolo con le bombe e con la fame può dare lezioni di “diritti umani”. Il comandante Santrich non abbandonerà la nave: ha deciso di andare fino in fondo, con uno sciopero della fame fino alla morte insieme ad altri prigionieri politici nelle carceri colombiane. La sua voce rinchiusa non troverà però i megafoni offerti alla canaglia che si aggira per l’Europa chiedendo l’invasione armata del Venezuela.

 In Italia, anche nella sinistra radicale, c’è chi crede alla favola di un “Maduro dittatore” che ha sparato sulla folla durante oltre quattro mesi di proteste “pacifiche” per chiedere “libertà e democrazia”. A dispetto del colore delle vittime di quei mesi di violenza, e nuovamente della logica. Se il governo bolivariano fosse davvero una dittatura, avrebbe potuto spazzar via quella rivolta mercenaria in mezza giornata, avendo dalla sua le Forze armate nazionali, le milizie e una gran parte del popolo attrezzato alla difesa armata. Perché, se il governo siriano aveva già liberato gran parte del territorio dall’Isis avrebbe dovuto sganciare bombe chimiche esponendosi all’ennesima aggressione occidentale? Perché Stati uniti, Banca mondiale e Fondo Monetario internazionale si precipitano ora a finanziare con fiumi di dollari i venezuelani in fuga alle frontiere? Il virus dell’altruismo ha forse colpito le grandi istituzioni internazionali, abituate a strozzare chi chiede un prestito con i loro piani di aggiustamento strutturale?  Lenin Moreno dovrebbe saperlo quando chiede l’intervento degli stati capitalisti per “aiutarlo” alle frontiere. D’altronde, ha già dimostrato in varie occasioni di gradire il loro “modello”, cercando di risolvere con la magistratura i conflitti di natura politica al suo interno.

Il presidente boliviano, Evo Morales, ha denunciato che Trump ha chiesto ad alcuni paesi dell’America Latina di intervenire con le armi contro il Venezuela e che la proposta è stata respinta. Ma, attenzione: ci sono molte forme di sostegno occulto o indiretto per arrivare allo stesso risultato. Lo abbiamo visto in Italia con l’uso delle basi militari Usa, che hanno fornito appoggio logistico alle guerre imperialiste, anche fidando sulla segretezza dei trattati militari. In certi casi, il Pentagono non vuole sostenere ulteriori costi per installare le basi militari: gli basta inviare “consulenti”, ovvero contractors nelle forme più diverse, da impiegare come in Messico, nella repressione della protesta popolare.

Il 16 aprile, sono cominciate a Washington le Riunioni di primavera dell’Fmi e della Banca Mondiale, a cui assistono vari governi latinoamericani. In un’agenda parallela, spinta dalla Colombia, si discuterà della situazione interna al Venezuela. Bogotà ha già pronto un piano per captare risorse economiche da destinare alla “ricostruzione post-Maduro”. Per far fronte alla presunta “catastrofe umanitaria” dei profughi venezuelani alla frontiera, la Colombia ha già ricevuto dagli Usa oltre 36,5 milioni di dollari. E altri ne riceverà dai 16 milioni di dollari annunciati da vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, al Vertice di Lima.

Anche l’Europa ha approvato l’invio di 10 milioni di euro: attraverso ONG, uffici ONU e chiesa cattolica, come ha precisato Marco Rubio, senatore nello stato Florida per il Partito repubblicano. Intanto, gli Usa hanno inviato vari “esperti” nei diversi stati latinoamericani, perché modifichino le loro leggi e possano attivare azioni politiche, finanziarie ed economiche contro il governo di Nicolas Maduro. A maggio, vari ministri degli Esteri si riuniranno, probabilmente in Messico, per “trattare la questione venezuelana”. L’unità dei popoli – ha detto Morales – è fondamentale per combattere gli attacchi e i tentativi di farla finita con i governi progressisti dell’America latina.

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