La destra cerca di riscrivere la storia latinoamericana

Emir Sader*da alainet.org  – traduzione di Marx21.it

Quando non riesci a cancellare la storia, devi cercare di riscriverla, dandole un senso radicalmente opposto a ciò che era nella realtà. Questo cerca di fare la destra latinoamericana rispetto ai governi progressisti di questo secolo nel continente.


Dopo l’euforia della proposta neoliberista, che avrebbe risolto tutti i problemi dei nostri paesi, riducendo la Stato alla sua dimensione minima, promuovendo il dinamismo del mercato, è arrivata la depressione dovuta all’esaurimento prematuro del modello. Non è possibile contestare il successo dei governi anti-neoliberisti, ragion per cui si cerca di cancellare questa parte della storia, di squalificare le sue personalità e fare finta che non siano esistite. Di modo che la storia (o meglio, la fine della storia) segua il suo corso, affinché il pensiero unico cerchi di imporre nuovamente le sue incontestabili verità e perché il Consenso di Washington rafforzi il suo carattere consensuale.

Affinché governi possano nuovamente applicare gli stessi schemi falliti, diversi anni dopo, come se nulla fosse avvenuto. Dando la colpa del proprio nuovo fallimento ai governi precedenti, che avrebbero solo deviato l’economia dalla retta via.

La storia sarebbe già arrivata alla fine. E’ stata solo l’insistenza di alcuni leaders a tentare di riaprirla, cercando strade impossibili, controcorrente. Cercando di distribuire il reddito, quando si tratterebbe invece di concentrarlo. Espandendo il mercato interno di consumo popolare, invece di costringere a essere subordinati. Recuperando il ruolo attivo dello Stato, invece di ridurlo alla sua dimensione minima.

Nel complesso, ciò che è accaduto in questo secolo in vari paesi dell’America Latina sarebbe stato semplicemente un malinteso, una parentesi di equivoci nel percorso inesorabile dell’economia globale. Ciò che si deve fare, allora, è non solo riprendere la retta via, ma anche eliminare ogni elemento di questi tentativi, di modo che più nessuno sia ingannato e cerchi di contraddire il Consenso di Washington e violare il pensiero unico.

Non è successo nulla nel Venezuela di Hugo Chávez. Sarebbe stato solo l’uso esorbitante dell’elevato prezzo del petrolio ad arricchire funzionari di governo e a conquistare alleati esterni in cambio di petrolio. Non è successo nulla in Brasile, salvo lo spreco delle risorse pubbliche per distribuire il reddito contromano rispetto alla ricerca di competitività. Non è successo nulla in Argentina, salvo qualcosa di simile al Brasile. La Bolivia sarebbe la stessa dell’epoca di Sánchez de Losada nell’epoca di Evo Morales, eccetto la propaganda governativa. L’Ecuador è lo stesso di sempre, nonostante il governo di Rafael Correa.

Non si discute sulla natura di questi governi, non li si confronta ad altri, perché la discussione sarebbe molto scomoda. Si tratta allora di squalificare i leader che hanno diretto questi governi. Tutti populisti, irresponsabili verso l’equilibrio dei conti pubblici, corrotti. Questo è sufficiente per cancellare i loro governi, le loro politiche sociali redistributive, il prestigio delle loro politiche estere sovrane, l’appoggio popolare che hanno ottenuto. Non si tratta di un dibattito storico, politico, economico, sociale, delle idee, ma solamente di incaricare il Potere Giudiziario, la polizia, i media, di distruggere reputazioni, accumulando sospetti, seppur mai provati. Lula, Cristina Kirchner, Hugo Chávez, Evo Morales, Rafael Correa, Pepe Mujica, sono squalificati, si tenta di distruggere la loro immagine tra il popolo dei loro paesi, per nascondere il fatto che le vittime del consenso neoliberista sono attribuibili alle destre latinoamericane, che non riescono a costruire alternative di governo che non siano il ritorno al modello sconfitto in America Latina e in tutto il mondo.

Per questo devono riscrivere la storia, cancellare periodi, leader e governi, per riaffermare l’idea che non esiste alternativa ai loro fallimenti, che hanno prodotto le peggiori catastrofi ovunque governino.

* Emir Sader, sociologo e scienziato della politica brasiliano, è coordinatore del Laboratorio delle Politiche Pubbliche dell’Università Statale di Rio de Janeiro (UERJ).

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