Perché i media italiani tacciono lo “scoop” del New York Times?

Scaricabarile nell’establishment USA dopo il fallimento del golpe in Venezuela. Ad aprire le danze era stato, giorni fa, Mike Pence, vicepresidente USA, che, come se niente fosse, accusava l’oligarchia venezuelana di non aver investito denaro sufficiente per corrompere le leve più importanti del sistema venezuelano. Ora a prendere ulteriormente le distanze da un golpe organizzato in modo così “dilettantesco” è addirittura il New York Times (qui il suo articolo in formato PDF) che arriva a smontare una delle principali bufale finalizzate al  golpe: la distruzione degli aiuti umanitari attuata, sul ponte di Cucuta, dagli sgherri del perfido Maduro.

Fa davvero impressione leggere sul più autorevole dispensatore di bufale contro il Venezuela (qui quello che aveva scritto sul “Ponte bloccato da Maduro”) l’articolo di ieri 10 marzo:

“CÚCUTA, Colombia – La narrazione sembrava perfetta per descrivere il dominio autoritario del Venezuela: le forze di sicurezza, per ordine del presidente Nicolás Maduro, avevano bruciato un convoglio di aiuti umanitari nonostante milioni di venezuelani nel suo paese soffrivano di malattie e fame. Il vicepresidente Mike Pence scriveva che “il tiranno di Caracas danzava” mentre i suoi scagnozzi “bruciavano cibo e medicine”; il Dipartimento di Stato pubblicava un video in cui diceva che Maduro aveva ordinato ai camion di bruciare e l’opposizione venezuelana diffondeva le immagini degli aiuti bruciati come prova della crudeltà di Maduro.

Ma c’è un problema: è stata l’opposizione, e non gli uomini di Maduro, ad aver incendiato accidentalmente il carico.

Filmati inediti ottenuti dal New York Times e l’analisi di video già rilasciati dal governo colombiano per incolpare Maduro hanno permesso una ricostruzione dell’incidente. Suggerisce che una Molotov lanciata da un manifestante antigovernativo è stata la causa più probabile della fiammata che ha scatenato l’incendio del camion. (…) A un certo punto, una bomba fatta in casa da una bottiglia viene lanciata contro la polizia, che sta bloccando un ponte che collega Colombia e Venezuela per impedire il passaggio dei camion degli aiuti. Ma lo straccio usato per innescare la Molotov si separa dalla bottiglia, invece vola verso l’autocarro. Mezzo minuto dopo, quel camion è in fiamme. Lo stesso manifestante può essere visto 20 minuti prima, in un altro video, mentre colpisce un altro camion con una Molotov, senza dargli fuoco. (…)

Alcuni oppositori del governo Maduro hanno affermato di aver ordinato un incendio di medicinali durante il conflitto di confine , nonostante molti venezuelani fossero morti per carenza di farmaci negli ospedali. (…)”

Certo, ci sarebbe da domandarsi come mai i nostrani media mainstream (da Repubblica, al Corriere, a La Stampa… in prima fila a diffondere la bufala dell’incendio degli aiuti sul ponte di Cucuta) non abbiano pubblicato ancora un rigo sulla ritrattazione del New York Times.

Ma, forse, la domanda da porsi è un’altra.

Perché il New York Times (capofila del “Partito Democratico”) va addirittura a procurarsi “filmati inediti” per smontare una bufala che già avrebbe dovuto essere stata metabolizzata dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica? Non certo per scongiurare il proseguimento dell’aggressione al Venezuela, ma solo per dare un altro colpo a Trump e alla sua, sempre più traballante, amministrazione. Un “segnale mafioso” rivolto a tutto l’establishment. Volete la guerra al Venezuela? Noi siamo pronti, ma prima togliete di mezzo Trump. Altrimenti sarà un altro Vietnam, con i soldati americani uccisi e le loro atrocità tutti i giorni in TV.

Francesco Santoianni

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