L’aurora con la Biennale de L’Avana

Dopo l’inaugurazione la mattina nel Centro Wifredo Lam, a un lato di Piazza della Cattedrale, il pubblico potrà apprezzare esposizioni e azioni artistiche nella rete dell’istituzione, vincolate nel centro storico cittadino, e tra queste la performance della messicana Tania Candiani nel laboratorio El Quitrín di calle Obispo e le mostre personali del marocchno Mehdi Georges Hahlou (Museo dell’Arte Colonial), dell messicano Jorge Méndez Blake (Casa della Poesia), della ispano-brasiliana Sara Ramoy, la panamense Ela Spalding (Biblioteca Martínez Villena), la filippina Geraldine Javier (Casa dell’Asia), dello spagnolo Max de Esteban, del francese Emmanuel Tussore e della marocchina Leila Alaoui (Fototeca de Cuba).

La musica ha salutato la Biennale e il mezzo millennio de L’Avana con un concerto offerto da José María Vitier in Plaza de Armas, in compagnia di Bárbara Llanes, Ivette Cepeda e David Torrens.

In attesa dell’inaugurazione, le belle arti cubane hanno segnato un punto a loro favore con l’apertura di HB, un’accogliente mostra delle più diverse espressioni della creazione contemporanea nell’arcipelago, che si può ammirare nel Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso, nella galleria Collage Habana e nel Laboratorio Ensamble.


La XIII Biennale de L’Avana Habana, festa dell’immaginazione

 

15.04 – I primi momenti della  XIII Biennale de L’Avana, iniziata venerdì 12,  nel Centro Wifredo Lam, hanno riaffermato l’impegno del più importante appuntamento delle Belle Arti organizzato da Cuba in un contesto d’indurimento del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti imposto all’Isola, con la creazione sperimentale, la ricerca di nuovi linguaggi capaci di trasmettere le ansietà e le mete della nostra epoca.

Jorge Alfonso, direttore esecutivo della Biennale, nel suo discorso d’apertura dell’atteso avvenimento, ha invitato i presenti a godere della creazione con la stessa intensità con cui si è lavorato nell’esecuzione dei pezzi.

Lo stesso Centro d’Arte Wifredo Lam è divenuto spazio dimostrativo di come la Biennale è fedele al suo lemma: /La costruzione del possibile/,  del Tejido Colectivo, Donde Hubo Fuego, proposto dall’artista multidisciplinare di El Salvador Alexia Miranda, presentato nel cortile cenetrale dell’istituzione, sino alle peculiari strutture delle /Radici dell’Identità/  di  Abdoulaye Konaté, del Mali, citando solo alcuni dei creatori.

Tra i presenti gli artisti statunitensi invitati a partecipare all’iniziativa /Fiuni intermittenti/ che sarà effettiva a Matanzas, curata da María Magdalena Campos. Si tratta di creatori che scommettono sul dialogo culturale come via di mutuo riconoscimento tra i popoli.

Dalla prima giornata nei diversi spazi espositivi si apprezza la filiazione terzomondista e inclusiva di questa Biennale come vocazione, per fare di ogni nazione una piattaforma di riflessione propria.


La musa dei fiumi

 

16.04 – Matanzas — Ansiosi di un successo sicuro nella XIII Biennale, i creatori di Matanzas hanno scommesso d’attribuire protagonismo ai tre fiumi che solcano la città, correnti fluviali che offrono un gradevole distintivo alla regione.

Il volto più visibile dell’incontro delle belle arti in questo capitolo di Matanzas della Biennale sarà precisante uno di questi fiumi, il San Juan, e in particolare il centenario del ponte girevole, uno dei gioielli dell’ingegneria nel territorio e nella nazione.

Nella piattaforma di riposo di questo ponte, uno dei due con la base nel letto del  San Juan, si svolgerà la gala inaugurale, un avvenimento culturale inedito di grande simbolismo che vuole enfatizzare l’immagine visiva e la definita vocazione culturale degli abitanti di Matanzas, come ha apprezzato Luis Octavio Hernández Rodríguez, produttore generale della Biennale nell’Atene di Cuba.

Partecipano a questa iniziativa la Compagnia Danza Espiral, il progetto Noria, del Teatro Callejero, e i lavoratori della base nautica, dove occupa un posto importante la musica, sottolineando l’illustrazione afrocubana e di Matanzas.

Non è semplice casualità, gli spazi gerarchici e il luogo scelto per l’apertura giustificano il titolo della proposta: Fiumi Intermittenti, che a giudizio di María Magdalena Campos Pons, direttrice generale dell’episodio nella città, fa sì che gli stranieri non vedano Matanzas come un punto di passaggio, ma come una destinazione.

La specialista ha insistito sul fatto che l’allegoria dei Fiumi Intermittenti, è la scusa per esibire le tradizioni e la storia culturale della piccola città, fatto che verrà apprezzato prima di tutto dagli artisti stranieri presenti a questa festa.

Campos Pons ha spiegato inoltre che «sarà uno spazio ineguagliabile per i creatori del territorio che potranno condividere con gli artisti stranieri molto validi che partecipano a questa festa visiva in maniera integrale nella costruzione di senso e identità ».

L’iniziativa amplia le sue frontiere verso altri punti non meno attraenti, come la recentemente ristrutturata calle Narváez, e varie locazioni comunitarie tra le quali spiccano l’Ufficio del Conservatore, la Sala da Concerti José White, il Museo Farmaceutico, le sedi dell’Unione degli Scrittori e gli Artisti di Cuba e dell’Associazione cubana degli Artigiani Artisti.

Ríos Intermitentes, ha sostenuto Campos Pons, chiamerà l’attenzione sulle vere potenzialità del movimento artistico della città e la sua tradizione culturale con un concetto sognatore e di respiro purificatore.

Con i circa cinquanta creatori, curatori e critici stranieri di 16 nazioni, partecipano 25 artisti e creatori in rappresentazione delle istituzioni del territorio, oltre agli invitati d’onore, come Agustín Drake, Lorenzo Padilla, David Hammons e José Ramón Chávez.

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