Fidel di fronte all’impero: piano contro piano

Il 13 agosto il Comandante in Capo avrebbe compiuto 93 anni. La vigenza del suo pensiero e delle sue azioni lo portano sino ai nostri giorni e sono una luce che guida i processi progressisti e giusti in tutto il mondo

Il premio Nobel di letteratura, Gabriel García Márquez, parlando dello sguardo profondo che caratterizzava il leader della Rivoluzione cubana, disse: «Il paese su cui sa di più dopo Cuba sono gli Stati Uniti Conosce a fondo l’indole della loro gente, le loro strutture di potere le seconde intenzioni dei loro governi e questo l’ha aiutato a eludere l’incessante tormenta del blocco»

Questa è una delle ragioni che risponde alla frequente domanda che si fanno milioni di persone su com’è stato possibile che Fidel sia riuscito ad eludere e vincere la politica aggressiva di più di dieci amministrazioni statunitensi.

I

Sulla base di una comprensione e assunzione molto profonda degli insegnamenti sulla storia di Cuba e sulla storia universale, come del pensiero di José Marti, una delle forti ossessioni di Fidel da quando aveva iniziato la sua lotta rivoluzionaria sulle montagne della Sierra Maestra, è consistita nell’evitare con tutti i mezzi possibili uno scenario che facilitasse e stimolasse un intervento degli Stati Uniti in Cuba, che frustrasse la vittoria dei ribelli di fronte alla tirannia batistiana, impedendo così che si ripetesse la storia del 1898, quando la vittoria dei mambì cubani fu messa da parte con l’intervento yankee.

Nei mesi finali del 1958, questo pericolo divenne maggiore per via di diversi incidenti evidentemente fabbricati dal dittatore Fulgencio Batista e dall’ambasciatore yankee, con l’intenzione di generare una situazione che facilitasse l’intervento dei marins in Cuba. Furono vane le provocazioni realizzate in questo senso e il Comandante non cadde mai nella trappola, e con grande abilità tattica riuscì ad evitare quegli scogli e quei pericoli.

Dopo il trionfo rivoluzionario del 1959, divenne più nota la maestra del leader della Rivoluzione Cubana per evitare qualsiasi circostanza che potesse servire come scusa agli Stati Uniti per intervenire militarmente nell’Isola, soprattutto nei momenti in cui avvennero crisi significative nel relazioni bilaterali.

II

Lo svantaggio di Cuba di fronte al potere degli Stati Uniti non portò mai Fidel a trincerarsi per evitare qualsiasi contatto con la società statunitense ma, al contrario oltre a incentivare lo scambio popolo a popolo, lui steso dedicò molto tempo a questo avvicinamento, con l’animo di rinforzare la capacità d’influire sulla società statunitense per mostrare la realtà su Cuba, distruggendo ogni tipo di stereotipo come le falsità costruite e ripetute sino alla sfinimento dai media di comunicazione

Diplomatiche avvenuta nel gennaio del 1961, il leader della Rivoluzione non perse alcuna opportunità per la costruzione dei ponti necessari con la società statunitense e la classe politica di questo paese, ponti che potessero fomentare le tendenze favorevoli al cambio nella politica degli Stati Uniti verso.

Durante gli anni il Comandante in Capo dedicò lunghe ore della sua fitta agenda a ricevere e parlare con personalità della politica, dei media e della cultura degli Stati Uniti.

La grande maggioranza di questi visitatori ritornava nel suo paese con una visione diversa di Cuba e in molti casi sono diventi portabandiera della lotta contro il blocco e per la normalizzazione delle relazioni tra le due nazioni.

III

Il leader della Rivoluzione è sempre spiccato per la sua capacità d’avanzare di fronte alle mosse del contrario e questo gli ha permesso di sconfiggere le più differenti varianti di politica contro Cuba, provenienti dal Nord.

Appare impressionante la maniera in cui molti anni prima degli storici annunci del 17 dicembre del 2014, Fidel aveva già annunciato in vari dei suoi interventi pubblici e in diverse interviste che il Governo degñi Stati Uniti poteva adottare una politica di seduzione per ottenere gli stessi propositi che non aveva realizzato con la politica di forza, in relazione a Cuba.

Un esempio, non certo l’unico, è stato il suo discorso del 5 dicembre del 1988 in Piazza della Rivoluzione, quando proclamò:

«Anche quando un giorno formalmente miglioreranno le relazioni tra Cuba socialista e l’impero, non per questo l’impero tralascerà la sua idea di schiacciare la Rivoluzione Cubana e non lo nascondono i suoi teorici e lo spiegano, così come i difensori della filosofia dell’impero (…)

Ossia qualcosa dev’essere essenza del pensiero rivoluzionario cubano, qualcosa deve stare ben chiaro nella coscienza del nostro popolo che ha avuto il privilegio d’essere il primo in questo cammino, ed è la coscienza che non potremo mai, finchè esisterà l’impero, abbassare la guardia e trascurare la difesa.

IV

Assumendo e arricchendo le idee di Simón Bolívar, Martí e Fidel concessero come parte della loro strategia rivoluzionaria un luogo privilegiato alla necessaria unità dell’America Latina e dei Caraibi Nel suo concetto rivoluzionario, Fidel vide sempre il processo cubano come parte di una Rivoluzione maggiore che doveva comprendere tutta l’ America Latina e i Caraibi.

Da li la sua costante solidarietà e appoggio ai movimenti di liberazione nella regione e di denuncia di ogni azione d’ingerenza yankee.

Questa posizione partiva prima di tutto da un sentimento d’identità e dell’obbligatorio dovere storico, ma anche come una necessità strategica per la preservazione e il consolidamento della Rivoluzione Cubana.

Gli sforzi colossali realizzati da Fidel a favore dell’unità e dell’integrazione della regione cominciarono a dare i loro frutti con l’arrivo di Hugo Chávez alla presidenza del Venezuela nel 1998, momento in cui iniziò un verro cambio d’epoca in America Latina.

Nel 2004 Chávez e Fidel crearono l’ Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA–TCP).

L’anno dopo a Mar del Plata, l’imperialismo statunitense sofferse già una forte sconfitta quando fu sepolto l’ Accordo di Libero Commercio per le Americhe (ALCA), iniziativa fomentata dal governo degli Stati Uniti.

Nel 2011 nasceva a Caracas la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) e con lei si realizzò il sogno più prezioso di Fidel e di José Martí, Símon Bolívar e altri patrioti di Nuestra America.

Questa unità oggi è più che mai imprescindibile, quando i falchi della Casa Bianca tentano sempre più di dividerci e divorarci. Il pensiero e la pratica politica di Fidel di fronte all’imperialismo statunitense costituiscono un punto di riferimento inevitabile non solo per il popolo cubano, ma per tutti i popoli latino americani che resistono oggi all’offensiva neo colonizzatrice del nord malvagio e brutale.

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