Vzla: intervista a I. Villarroel, ministro per l’Habitat e la Casa

di Geraldina Colotti

“Stiamo surfando nella tormenta, cercando l’onda più grande”. Il ministro venezuelano per l’Habitat e la Casa, Ildemaro Villarroel, riassume con questa immagine la situazione in cui si trova il suo paese dopo il blocco economico-finanziario imposto da Trump e la minaccia di una “quarantena” che chiuderebbe l’accesso ai porti. Colto, inclusivo e preciso, Villarroel apre la riunione numero 28 dell’Organo Superior de Vivienda y Habitat. Un importante appuntamento di bilancio, trasparente e prospettico, che illustra lo sviluppo della Gran Mision Vivienda Venezuela sia al paese che agli ospiti internazionali.


La casa è un diritto e non una merce, spiegano mostre e grafici che accompagnano i visitatori a ogni piano del Ministero, situato nella parte est di Caracas. Una zona benestante in cui l’opposizione venezuelana è forte, e che è stata a più riprese teatro di violente proteste. Qui, i 975 lavoratori e lavoratrici ricordano ancora il giugno del 2017, quando circa 150 incappucciati, appartenenti a gruppi mercenari e bande delinquenziali legate all’estrema destra venezuelana, hanno attaccato il ministero con bombe incendiarie, mandando a fuoco due piani dell’edificio e mettendo a rischio la vita dei 45 bambini che si trovavano nell’asilo dell’istituzione ministeriale.

“Tra pochi giorni – annuncia il ministro – visiteremo lo Stato del Carabobo per incontrare i feriti di quelle violenze e illustrare le soluzioni al problema casa a tutte le vittime della guerra economica. La Gran Mision Vivienda Venezuela è aperta al mondo, lo abbiamo mostrato anche a Onu Habitat, i cui rappresentanti si sono seduti qui insieme al potere popolare. E da qui respingiamo le misure arbitrarie e immorali imposte dall’imperialismo USA e dai suoi vassalli. Il presidente Nicolas Maduro Moros può contare su un esercito di costruttori e difensori della pace composto da oltre 2.700.000 famiglie che oggi vivono in una casa popolare, decise a garantire la sovranità del paese. Se mi è consentito usare un concetto della strategia militare, direi che il fattore sorpresa gioca un ruolo determinante e che, con la creatività strategica, operativa e tattica che ha dimostrato Maduro e prima ancora Chavez, in modo magistrale, possiamo vincere senza sparare un colpo. La nostra difesa territoriale è organizzata per cellule con un proprio livello di indipendenza, in modo che se anche una zona venisse invasa, le altre non sarebbero toccate e si collegherebbero alla resistenza che si svilupperebbe in quel territorio e che cercherebbe di espellere l’invasione come un anticorpo fa con un virus. Grazie alla coscienza del nostro popolo e all’unione civico-militare non ci troveranno impreparati”.

Secondo il Plan de la Patria, alla fine del 2019 si dovrà raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di case. Un gigantesco piano di edilizia popolare iniziato da Hugo Chavez nell’aprile del 2011 con il proposito di colmare il deficit strutturale di abitazioni esistente in Venezuela dall’inizio del secolo XX, quando la società si è trasformata da rurale e agraria a urbana e petrolifera. Un piano principalmente rivolto ai settori popolari, che ha mantenuto la sua tabella di marcia anche nei momenti più difficili dell’economia del paese, quando il prezzo del barile di petrolio è sceso a 20 dollari.

Come funziona la Gran Mision Vivienda Venezuela?

Il problema della casa è innanzitutto di ordine politico. La responsabilità principale è dello Stato, come stabilisce l’articolo 82 della costituzione bolivariana. Per questo, la GMVV, coordinata dall’Organo Superiore del Sistema Nazionale di Casa e Habitat è diretta dal Presidente della Repubblica. Coinvolge tutti i livelli di governo e in corpora le strutture del potere popolare organizzato nelle politiche pubbliche in modo innovativo: fuori dall’inerzia burocratica che, in base ai concetti tradizionali, impedirebbe al popolo bolivariano, socialista e rivoluzionario, di fare dei propri sogni una realtà. La GMVV è un progetto di sviluppo integrale articolato in cinque assi d’azione principali che funzionano come un unico ingranaggio: il primo attiene al popolo organizzato nelle Assemblee dei Viviendos Venezuelani (AVV). Il secondo riguarda i terreni individuati e valutati come Areas Vitales de Viviendas y Residencias (AVIVIR), e in base alle leggi che consentono di emettere decreti di occupazione temporanea di terre non utilizzate considerate edificabili. Il terzo riguarda materiali e forniture per la costruzione. Il quarto attiene agli enti che partecipano alla costruzione, e la conseguente pianificazione per valutare i risultati, sia con le strutture del potere popolare che con le imprese private che partecipano al progetto insieme alle imprese pubbliche o mediante convegni internazionali. Il quinto ha a che vedere con il finanziamento, gli enti e le modalità per erogare o riscuotere i crediti, anche attraverso la criptomoneta Petro e mediante el Banco Nacional de Vivienda (BANVIH).

In alcuni stati, come il Zulia, dove vi sono popolazioni indigene che vivono sulle palafitte, la GMVV ha costruito case popolari che rispettano l’architettura tradizionale dei nativi. Qual è il peso dei saperi ancestrali in un uno dei settori di punta dell’economia venezuelana com’è quello della Gran Mision Vivienda Venezuela?

Il primo elemento della nostra identità di venezuelani è la mescolanza che dobbiamo rivendicare e valorizzare. Abbiamo un’origine indigena, poi ci siamo fusi con gli europei e con i nostri fratelli africani deportati come schiavi. Il secondo elemento è il ruolo di Bolivar come padre della Patria, il genio d’America che ci ha dato la libertà dagli spagnoli e ci ha insegnato a darci valore. Il terzo elemento, indiscutibile, è che Chavez ha rappresentato il rinascimento dei popoli nativi nel secolo XX, contrapponendosi all’imperialismo USA che voleva mantenere con la forza lo status quo. L’impiego dei materiali e delle tecniche tradizionali come la permacultura e quello di energie alternative fanno parte di questa dialettica e di questa resistenza che esige rispetto per il diritto di costruire un nostro modello di sviluppo con al centro la persona e non la merce.

Stiamo ampliando la costruzione di spazi per i portatori di disabilità, ristrutturando i ricoveri per gli anziani, dando tempi brevi e certi per abbattere le abitazioni di chi ancora vive nelle baracche e sostituirle con una casa vera in meno di sei settimane. Abbiamo un programma diretto al popolo su Radio Miraflores in cui si cerca di trovare soluzioni semplici e condivise ai problemi quotidiani dovuti alla guerra economica, si consiglia come potenziare l’agricoltura urbana negli spazi previsti dalla GMVV, dove per ogni abitazione di 70 metri quadrati esistono 100 metri per l’autoproduzione. Voglio sottolineare il ruolo portante delle donne e dei giovani nella Gran Mision Vivienda Venezuela, in questo ministero, il coinvolgimento dei giovani nel lavoro e nella ricerca di soluzioni abitative.

Quali conseguenze può avere il blocco economico-finanziario imposto da Trump sulla GMVV?

Finora, queste misure hanno avuto lo stesso impatto di un missile in guerra. Stanno ammazzando il nostro popolo, impedendo che malati gravi ricevano medicine salvavita, e al contempo i media al servizio dell’imperialismo cercano di nascondere chi siano i veri colpevoli. Questo è, purtroppo, l’effetto diretto. C’è però un effetto indiretto, che è quello di potenziare la nostra resistenza, la nostra ferrea volontà di arrivare alla meta nella maratona per l’indipendenza intensificando, come un atleta, gli sforzi prima del traguardo sognato. E a farcela. E’ questo il fattore sorpresa a cui accennavo prima, l’elemento che non considera l’imperialismo USA e che sorprende persino noi stessi: lo spirito di corpo, la nostra forza storica, di donne e uomini decisi a rimanere liberi, per affrontare gli effetti nefasti di questa guerra.

Tu sei un generale di brigata e come te molti ufficiali di alto rango, di provata fede rivoluzionaria e professionalità, ricoprono incarichi importanti nell’economia venezuelana. Dalla destra e sui media europei, l’unione civico-militare viene però presentata come un grande affare per mettere le mani sulle risorse del paese. Come risponderesti a questa accusa?

Innanzitutto, questo tipo di affermazione riflette modelli propri della IV Repubblica, che cambiarono con l’arrivo di un leader come Hugo Chavez, proveniente dalle fila militari ma con una indiscutibile anima di popolo: il popolo fatto soldato. Questa è l’essenza dell’unione civico-militare che oggi è la gran forza della rivoluzione nella difesa della nostra patria. L’attaccano perché sanno che lì, oltreché nella coscienza del nostro popolo, è basata la nostra capacità di vittoria: nell’aver trovato una formula che ha rotto con gli schemi eurocentrici della divisione del militare con il non militare. La nostra dottrina bolivariana indigena, rivisitata dal comandante Chavez rompe il limite tassativo che esisteva tra il militare e il civile e che obbediva agli interessi dei gruppi oligarchici intenzionati a mantenere sequestrato il potere militare per difendere i propri affari a scapito del popolo.  Ne abbiamo avuto un esempio con la rivolta del Caracazo, il 27 febbraio dell’89 quando l’esercito ha sparato sulla folla. La rivoluzione bolivariana ha messo fine a tutto questo. Chavez, pur essendosi formato a quella scuola oligarchica, ha prodotto una rottura profonda, scontando l’avversione del militarismo contrario al suo popolo, al quale egli ha aperto la porta della Forza armata. Oggi, gli ufficiali, i tecnici, i soldati son gente del popolo. Io sono un ragazzo del popolo, sono nato nella Parroquia Caricuao, mio papà pompiere, la mamma casalinga. Sento la lotta sociale nel più profondo del mio essere e della mia storia, e così è per la gran maggioranza di chi oggi è generale, colonnello, leader della Forza Armata Nazionale bolivariana. Questo dà alla rivoluzione una grande forza, mette in moto una dinamica propria della guerra di tutto il popolo intesa dal nostro comandante supremo, che è la misura più efficace per affrontare l’imperialismo. Una visione integrale in cui tutto il popolo difende l’ideale di patria rivoluzionaria di fronte a un impero che si presenta come un Golia inattaccabile. Questa concezione ha un carattere di sorpresa per l’imperialismo USA che non vuole un nuovo Vietnam in America Latina. In questi vent’anni, ma specialmente negli ultimi 5 anni di attacchi al nostro presidente Nicolas Maduro, l’unione civico-militare ha costituito un vero e proprio muro di contenzione che ha dissuaso gli Stati Uniti dal compiere qualunque azione militare concreta contro la nostra patria. Ci attaccano cercando di applicare dottrine come quella di Gene Sharp sulle “rivoluzioni di colore”, ci dipingono come una “dittatura democratica” cercando di imporre falsi concetti a livello internazionale per cambiare la storia. Noi pensiamo invece che a definire la rivoluzione e i benefici che il socialismo bolivariano ha portato a quel popolo la cui intelligenza viene disprezzata dai nostri nemici, siano le tante Misiones, come la GMVV. Il nostro modello evidenzia lo scontro di interessi tra chi sta realmente dalla parte del popolo e chi invece vuole sottometterlo, frustrando il suo desiderio di essere libero. Interpretazioni come quelle che circolano in Europa contro l’unione civico-militare cercano di isolare la rivoluzione bolivariana dalla sua base e dalla solidarietà internazionale, occultandone i contenuti che possono servire da esempio anche oltre i nostri confini. Ma non ci riusciranno. Continueremo a consolidare l’unione civico-militare, continueremo negli ideali di indipendenza che ci hanno trasmesso i nostri indigeni, che Chavez ha orientato nel cammino al socialismo e che continua a portare avanti il nostro presidente Nicolas Maduro sostenuto dal potere popolare. Per tutto questo siamo disposti a dare la vita.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.