Discorso Bruno Rodríguez Parrilla 74º Dibattito Generale ONU

Discorso pronunciato da Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba, nel 74º Dibattito Generale dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nuova York, 28 settembre del 2019, “Anno 61º della Rivoluzione”

Signor Presidente;

Signori Capi di Stato e di Governo;

Distinte delegate e delegati:

Esprimo sincere condoglianze alla Mancomunità delle Bahamas per la perdita di vite umane e la terribile distruzione provocata dall’uragano Dorian. Chiamo la comunità internazionale a mobilitare risorse per offrire aiuti.

Signor Presidente:

Denuncio nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il Governo degli Stati Uniti ha iniziato, negli ultimi mesi, l’applicazione di misure criminali non convenzionali per impedire i rifornimenti di combustibile al nostro paese da diversi mercati, con ricatti e la persecuzione delle compagnie che lo trasportano, dei governi di registro e bandiera, delle compagni navali e le imprese d’assicurazioni.

Come risultato, dobbiamo affrontare severe difficoltà per garantire il rifornimento di combustibile necessario per l’attività quotidiana del paese e questo ci obbliga ad adottare misure temporanee d’emergenza possibili solo in un paese organizzato, con un popolo unito e solidale, disposto a difendersi dall’aggressione straniera e a preservare la giustizia sociale realizzata.

Nell’ultimo anno il governo statunitense ha incrementato qualitativamente le sue misure d’ostilità e il blocco contro Cuba. Ha imposto scogli addizionali al commercio estero ed ha incrementato la persecuzione delle relazioni bancario-finanziarie con il resto del mondo. Ha limitato all’estremo i viaggi e qualsiasi interazione tra i due popoli, ostacola i vincoli e i contatti con la loro patria ai cubani che vivono negli Stati Uniti.

Sino ad oggi guida la strategia dell’imperialismo contro Cuba quell’infame memorandum firmato nel 1960 dal vice segretario di Stato, Léster Mallory, che cito: «… Non esiste un’opposizione politica effettiva (…)  L’unico mezzo possibile per fargli perdere l’appoggio interno (al governo) è provocare la sfiducia e la delusione mediante l’insoddisfazione economica e la penuria (…)  dobbiamo mettere in pratica rapidamente tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica (…) negando a Cuba denaro e rifornimenti, con il fine di ridurre i salari nominali e reali, con l’obiettivo di provocare fame, disperazione e la caduta del governo».

L’illegale Legge Helms-Burton del 1996 guida la condotta aggressiva degli Stati Uniti contro Cuba.

La sua essenza è la vile pretesa di discutere il diritto alla libera determinazione e all’indipendenza della nazione cubana.

Concepisce anche l’imposizione dell’autorità legale statunitense e la giurisdizione dei loro tribunali sulle relazioni commerciali e finanziarie di qualsiasi paese con Cuba, per calpestare il Diritto Internazionale, la giurisdizione nazionale e di terzi paesi e stabilire un presunto primato della legge e della volontà politica degli Stati Uniti su questi.

Il blocco economico, commerciale e finanziario continua ad essere il primo ostacolo per lo sviluppo del nostro paese e per la crescita del processo d’attualizzazione del Modello Socialista di Sviluppo economico e sociale che ha tracciato il nostro paese.

Le nuove misure danneggiano soprattutto il settore non statale della nostra economia.

Ogni anno gli Stati Uniti dedicano decine di milioni di dollari del bilancio federale alla sovversione politica, con l’animo di confondere e debilitare l’unità del nostro popolo, che si articola con una campagna studiata di propaganda, orientata per togliere prestigio alla Rivoluzione ai suoi dirigenti, al suo glorioso legato storico; per denigrare le politiche economiche e sociali a favore dello sviluppo e la giustizia, per distruggere le idee del socialismo.

Di recente, sulla base di volgari calunnie, il Dipartimento di Stato ha annunciato che il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, non potrà ricevere visti d’entrata in questo paese. Si tratta di un’azione senza effetto pratico, indirizzata ad oltraggiare la dignità di Cuba e i sentimenti del nostro popolo.

È una briciola elettorale lanciata all’estrema destra cubano-americana.

Senza dubbio le falsità aperte e offensive che si usano per pretendere di giustificarla, provocano una condanna nei termini più energici, perché riflettono la bassezza e la putrefazione a cui accudisce questo governo statunitense affogato nella corruzione, la menzogna e l’immoralità.

Sono tutte azioni che trasgrediscono il Diritto Internazionale e violano la Carta delle Nazioni Unite.

Il più recente pretesto, reiterato qui lo scorso martedì dal Presidente Donald Trump, è incolpare Cuba del fallimento del piano di distruzione con la forza del Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela.  Per cancellare la prodezza al popolo venezuelano, i portavoce yankee utilizzano ripetutamente la volgare calunnia che il nostro paese “mantiene 20.000 – 25.000 effettivi militari in Venezuela”, e che “l’imperialismo cubano esercita il suo dominio” su questo paese.

Pochi minuti prima il presidente del Brasile aveva usato da questo podio il quaderno delle falsità scritto a Washington, aumentando la vergognosa cifra ad “almeno 60000 effettivi militari cubani in Venezuela”.

Come parte della sua ossessione anticubana, l’attuale Governo degli Stati uniti con eco brasiliana attacca i programmi di cooperazione medica internazionale che Cuba condivide con decine di paesi in via di sviluppo, indirizzati alle comunità con le maggiori necessità, basandosi nel senso della solidarietà e la disposizione liberamente volontaria di centinaia di migliaia di professionisti cubani, che si eseguono con accordi di cooperazione firmati coi governi di questi paesi e che, da molti anni, godono del riconoscimento della comunità internazionale di questa stessa organizzazione e dell’Organizzazione Mondiale della Salute, come una mostra esemplare della cooperazione Sud – Sud.

Come risultato, molte comunità brasiliane sono state private dei servizi di salute gratuiti e di qualità che ricevevano con il programma “Más Médicos”, prestato da migliaia di medici cubani.

Non sono mancate in questo periodo le minacce nè i ricatti più sfacciati, e nemmeno inviti immorali per far sì che il nostro pese tradisca i suoi principi e i suoi impegni internazionali in cambio di petrolio in condizioni preferenziali e dubbie amicizie.

Commemorando il 60º anniversario del trionfo rivoluzionario con il quale noi cubani abbiamo conquistato la vera e definitiva indipendenza, il Primo Segretario Raúl Castro, ha detto: «… Noi cubani siamo preparati per resistere ad uno scenario di confronto che non desideriamo, e speriamo che le menti più equilibrate nel Governo nordamericano lo possano evitare».

Abbiamo reiterato che anche nelle attuali circostanze non rinunciamo alla volontà di sviluppare una relazione civile con gli Stati Unit,i basata nel rispetto mutuo e nel riconoscimento delle nostre profonde differenze.

Sappiamo che questo è il desiderio del nostro popolo e il sentimento che condivide la maggior parte del popolo degli Stati Uniti e dei cubani che vivono in questo paese.

Confermo ugualmente che l’aggressione economica e per quante possano essere le minacce e i ricatti, non ci strapperanno mai una sola concessione.

Chi conosce la storia dei cubani nella lunga lotta per conquistare l’emancipazione, nella ferma difesa della libertà e la giustizia, intenderà senza sbagliarsi il peso, la sincerità e l’autorità di queste convinzioni e i propositi del nostro popolo.

Signor Presidente:

La relazione bilaterale tra Cuba e Venezuela si basa nel rispetto mutuo e nella vera solidarietà. Sosteniamo senza alcun dubbio, il Governo legittimo presieduto dal compagno Nicolás Maduro Moros e dall’unione civico-militare del popolo bolivariano e chavista.

Condanniamo la condotta del Governo degli Stati Uniti contro il Venezuela, centrata nella promozione di colpi di Stato, nelle uccisioni di presidenti, la guerra economica e i sabotaggi agli impianti elettrici.

Respingiamo l’applicazione di severe misure coercitive unilaterali e lo spaglio degli attivi imprese e entrate per esportazioni questa azioni costituiscono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regional e un’aggressione diretta alla popolazione venezuelana che si pretende di piegare per le vie più crudeli.

Chiamiamo tutti a prendere coscienza di questo fatto e reclamare la fine delle misure coercitive unilaterali, respingere l’uso della forza e ad rinforzare il dialogo rispettoso sulla base dei principi del diritto internazionale e dell’ordine costituzionale di questo paese

Pochi giorni fa gli Stati uniti e un pugno di paesi hanno deciso di attivare un obsoleto Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca che comprende l’utilizzo dell forza militare. È una decisione assurda che rappresenta una retrocessione storica e un pericolo per la pace e la sicurezza regionale, che pretende di giustificare mediante un artificio legale l’intervento nei temi interni della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

È anche una volgare violazione del Proclama dell’America Latina e i Caraibi come Zona di Pace, che i Capi di Stato e di Governo hanno firmato a L’Avana nel gennaio del 2014.

La decisione statunitense di resuscitare la funesta Dottrina Monroe ha lo stesso significato, con l’uso di uno strumento di dominio dell’imperialismo, sotto il quale in Nuestra America avvennero interventi e invasioni, colpi di Stato, dittature militari e i crimini più orrendi.

Come abbiamo visto pochi giorni fa in questa Assemblea, il Presidente degli Stati uniti suole attaccare il socialismo in ripetute occasioni pubbliche con fini chiaramente elettorali e promuove un’intolleranza maccartista contro coloro che credono nella possibilità di un mondo migliore ed hanno la speranza di vivere in pace, in armonia sostenibile con la natura e la solidarietà con gli altri.

Il presidente Trump ignora o pretende di nascondere che il capitalismo neoliberale è responsabile della crescente disuguaglianza economica e sociale che oggi soffrono anche le società più sviluppate e che per la sua natura fomenta la corruzione e l’intolleranza razziale, la xenofobia e dimentica o non riconosce che dal capitalismo sono sorti il fascismo, il apartheid e l’imperialismo.

Il Governo degli Stati Unii guida una volgare persecuzione contro leaders politici e movimenti popolari e sociali, con una campagna di calunnie e processi giudiziari scandalosamente manipolati, per rovesciare politiche che, mediante il controllo sovrano sulle risorse naturali e l’eliminazione graduale delle differenze sociali, hanno costruito società più giuste e solidali che hanno rappresentato un’uscita dalla crisi economica e sociale e una speranza per i popoli dell’America .

Questo è avvenuto con l’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, per il quale reclamiamo la libertà.

Condanniamo i tentativi guidati da Washington per destabilizzare il Governo del Nicaragua, e ratifichiamo l’invariabile solidarietà con il presidente Daniel Ortega.

Noi siamo solidali con le nazioni dei Caraibi che sollecitano una legittima riparazione per le orrende sequele della schiavitù e per il giusto, speciale e differenziato trattamento che meritano.

Ratifichiamo il nostro impegno storico con la libera determinazione e l’indipendenza del fraterno popolo di Puerto Rico.

Appoggiamo il legittimo reclamo di sovranità dell’Argentina sulle isole Malvine, Sandwich del Sud e George del Sud.

Signor Presidente:

La condotta dell’attuale Governo degli Stati Uniti e la sua strategia di dominio militare e nucleare, costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Mantengono circa 800 basi militari in tutto il mondo. Avanzano progetto di militarizzazione dello spazio terrestre e del ciber spazio, oltre all’uso segreto e illegale delle tecnologie dell’informazione e le comunicazioni per aggredire gli altri Stati.

La ritirata degli Stati Uniti dal Trattato sulle forze nucleari di portata intermedia e l’immediato inizio di prove con missili di portata intermedia vogliono iniziare una corsa alle armi.

Il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri (ora della Repubblica) di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, aveva affermato l’anno scorso di fronte a questa assemblea:

«… L’ esercizio del multilateralismo e il pieno rispetto dei principi e delle norme del Diritto Internazionale per avanzare verso un mondo multipolare, democratico ed equo, sono necessità per garantire la convivenza pacifica, preservare la pace e la sicurezza internazionali e incontrare soluzioni durature ai problemi di sistema”.

Reiteriamo un forte appoggio a una soluzione amplia, giusta e duratura per il conflitto israeliano-palestinese sulla base della creazione di due Stati, che permetta al popolo palestinese d’esercitare il diritto alla libera determinazione e a disporre di uno Stato indipendente e sovrano, con le frontiere precedenti il 1967 e con Gerusalemme Orientale come capitale.

Respingiamo l’azione unilaterale degli Stati Uniti di stabilire la sua rappresentanza diplomatica nella città di Gerusalemme. Condanniamo la violenza delle forze israeliane contro la popolazione civile in Palestina e le minacce d’annessione dei territori della Cisgiordania occupata.

Riaffermiamo la nostra invariabile solidarietà con il popolo saharaui e l’appoggio alla ricerca d una risposta alla questione del Sahara Occidentale, che permetta l’esercizio del diritto alla libera determinazione e a vivere in pace nel loro territorio.

Appoggiamo la ricerca di una soluzione pacifica e negoziata alla situazione imposta alla Siria, senza ingerenza esterna e con il pieno rispetto della sua sovranità e integrità territoriale.

Respingiamo qualsiasi intervento diretto o indiretto senza l’accordo delle autorità legittime di questo paese.

Esprimiamo la nostra solidarietà con la Repubblica Islamica dell’Iran di fronte alla scalata aggressiva degli Stati Uniti. Respingiamo la ritirata unilaterale degli Stati Uniti dall’Accordo Nucleare con l’Iran.

Chiamiamo al dialogo e alla cooperazione sulla base dei principi del diritto internazionale.

Diamo il benvenuto al processo di dialogo intercoreano.

Solo con i negoziati si può ottenere una soluzione politica duratura nella penisola coreana.

Condanniamo energicamente l’imposizione di sanzioni unilaterali e ingiuste contro la Repubblica Popolare Democratica della Corea.

La continuata espansione della NATO verso le frontiere con la Russia provoca seri pericoli aggravati dall’imposizione di sanzioni arbitrarie che condanniamo.

Signor Presidente:

Appoggiamo, con ammirazione il richiamo delle recenti marce di studenti e giovani.  Il cambio climatico – alcuni dei suoi effetti sono già irreversibili – minaccia la sopravvivenza di tutti e in particolare dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo.

Il capitalismo è insostenibile. I suoi indici irrazionali e insostenibili di produzione e consumo, la crescente e ingiusta concentrazione della ricchezza, sono le principali minacce all’equilibrio ecologico del Pianeta.

Non ci sarà sviluppo sostenibile senza giustizia sociale

Il trattamento speciale differenziato con i paesi del Sud nelle relazioni economiche internazionali non può continuare ad essere lasciato indietro.

L’emergenza in Amazzonia ci spinge alla ricerca di soluzioni con la cooperazione di tutti, senza esclusioni né politicizzazioni, nel pieno rispetto della sovranità degli Stati.

Signor Presidente:

Prolifera la corruzione dei sistemi politici e dei modelli elettorali e la sua crescente distanza dalla volontà dei popoli.

Poderose ed esclusive minoranze e in particolare i gruppi corporativi decidono la natura e la composizione di governi, parlamenti e istituzioni che impartiscono la giustizia e applicano la legge.

Dopo il fallimento delle sue pretese di sottomettere il Consiglio dei Diritti Umani, il Governo statunitense ha optato per abbandonarlo, per ostacolare di più il dialogo e la cooperazione internazionale in materia.

Non è una notizia che ci deve sorprendere. Gli Stati Unit sono un paese dove i diritti umani si violano in forma sistematica e molte volte in maniera deliberata e flagrante.

36.383 persone -cento al giorno- sono morte in questo paese nel 2018, uccise con armi da fuoco, mentre il Governo protegge i fabbricanti, i commercianti di queste, alla faccia della sicurezza dei cittadini.

91757 statunitensi muoiono ogni anno per malattie cardiache per la mancanza di cure adeguate. La mortalità infantile e materna tra gli afroamericani è il doppio della popolazione bianca..

28 milioni di cittadini statunitensi non hanno previdenza sanitaria e non possono accede ai servizi di salute; 32  milioni non sanno leggere e scrivere con proprietà; 2,2 milioni di cittadini statunitensi sono detenuti; 4,7 milioni sono in libertà vigilata e ogni anno avvengono almeno 10 milioni di arresti.

S’intende allora perché il Presidente si occupa d’attaccare il socialismo.

Respingiamo la politicizzazione e la selettività, le messe a fuoco punitive e le doppie facciate nel trattamento della questione dei diritti umani.

Cuba rimarrà impegnata con i godimento da parte di tutte le persone e tutti i popoli, di tutti i diritti umani e in particolare la pace, la vita, lo sviluppo e la libera determinazione.

Dobbiamo impedire che s’imponga un modello culturale unico, totalitario e soggiogante, che distrugga le culture nazionali, le identità, la storia, la memoria, i simboli, l’individualità e che silenzi i problemi strutturali del capitalismo, che provoca una diseguaglianza che aumenta senza interruzione.

EIl capitalismo chiamato “cognitivo” offre lo stesso.  Il capitale digitale corona le catene dei valori mondiali, concentra la proprietà dei dati digitali, sfrutta le identità, l’informazione, la conoscenza e minaccia la libertà e la democrazia già ridotte analogicamente. Necessitiamo altre forme di pensiero proprio e contro l’egemonia e una politica decisa per articolare la mobilitazione popolare nelle reti, nelle strade e nelle urne.

Gli Stati indipendenti necessitano esercitare la sovranità sul ciber spazio, abbandonare il miraggio delle dette «società nella rete» e dell’accesso. necessitano che si democratizzi il governo d’Internet.

Signor Presidente:

Il pensiero poderoso e universale dell’Apostolo dell’indipendenza José Martí continua ad ispirare e a stimolare i cubani delle nuove generazioni.

Le sue parole scritte poche ore prima d’affrontare la morte in combattimento, hanno oggi una rilevanza speciale, e cito:

«… già coro tutti i giorni il pericolo di dare la mia vita per il mio paese e per il mio dovere (…) d’impedire a tempo con l’indipendenza di Cuba che gli Stati Uniti si estendano per le Antille e ricadano con questa ulteriore forza sulle nostre terre d’America. Quello che ho fatto sino ad oggi e che farò, è per questo».

La stessa forza s’incontra nelle parole di Antonio Maceo, che nel 1888 scrisse: «Chi tenterà d’appropriarsi di Cuba, raccoglierà solamente la polvere del suo suolo annegata nel sangue, se non sarà morto nella lotta».

Questa è la stessa e unica Rivoluzione Cubana, comandata da Fidel Castro Ruz e che ora è guidata dal Primo Segretario, Raúl Castro e dal Presidente Miguel Díaz-Canel.

E se, a questo punto qualcuno pretende ancora di far arrendere la Rivoluzione o spera che le nuove generazioni di cubani e cubane tradiscano il loro passato e rinuncino al loro futuro, ripeteremo con lo stesso impeto di Fidel:

Patria o Morte!

Vinceremo!


 

Discurso pronunciado por Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro de Relaciones Exteriores de la República de Cuba, en el 74 Debate General de la Asamblea General de la Organización de las Naciones Unidas, Nueva York, 28 de septiembre de 2019, “Año 61 de la Revolución”

Señor Presidente;

Señores Jefes de Estado y de Gobierno;

Distinguidas delegadas y delegados:

Expreso sinceras condolencias a la Mancomunidad de las Bahamas por las pérdidas de vidas y la terrible destrucción debidas al huracán Dorian.  Llamo a la comunidad internacional a movilizar recursos para dar ayuda.

Señor Presidente:

Denuncio ante la Asamblea General de las Naciones Unidas que el Gobierno de Estados Unidos ha iniciado en los últimos meses la aplicación de medidas criminales, no convencionales, para impedir el abastecimiento de combustible a nuestro país desde diversos mercados, mediante la amenaza y persecución a las compañías que lo transportan, a los gobiernos de registro y bandera, navieras y empresas de seguros.  

Como resultado, hemos encarado severas dificultades para garantizar el suministro de combustible requerido para la actividad cotidiana del país, lo que nos obligó a adoptar medidas temporales de emergencia, solo posibles en un país organizado, con un pueblo unido y solidario, dispuesto a defenderse de la agresión extranjera y a preservar la justicia social alcanzada.

En el último año, el Gobierno estadounidense ha incrementado cualitativamente sus medidas de hostilidad y bloqueo contra Cuba.  Ha impuesto escollos adicionales al comercio exterior e incrementado la persecución de nuestras relaciones bancario-financieras con el resto del mundo.  Ha limitado en extremo los viajes y cualquier interacción entre ambos pueblos.  Obstaculiza los vínculos y contactos con su patria de los cubanos que viven en los Estados Unidos.

Guía hasta hoy la estrategia del imperialismo contra Cuba el infame memorando suscrito en 1960 por el subsecretario de Estado Léster Mallory que cito: “… No existe una oposición política efectiva (…)  El único medio posible para hacerle perder el apoyo interno [al gobierno] es provocar el desengaño y el desaliento mediante la insatisfacción económica y la penuria (…)  Hay que poner en práctica rápidamente todos los medios posibles para debilitar la vida económica (…)  negándole a Cuba dinero y suministros con el fin de reducir los salarios nominales y reales, con el objetivo de provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del gobierno”.

La ilegal Ley Helms-Burton de 1996 guía la conducta agresiva de los Estados Unidos contra Cuba.  Su esencia es la pretensión descarnada de cuestionar el derecho a la libre determinación y la independencia de la nación cubana.

Concibe también la imposición de la autoridad legal estadounidense y la jurisdicción de sus tribunales sobre las relaciones comerciales y financieras de cualquier país con Cuba para atropellar el Derecho Internacional, la jurisdicción nacional y de terceros Estados, y establecer la supuesta primacía de la ley y la voluntad política de los Estados Unidos sobre ellos.

El bloqueo económico, comercial y financiero continúa siendo el principal obstáculo para el desarrollo de nuestro país  y para el avance del proceso de actualización del Modelo Socialista de Desarrollo Económico y Social que nuestro país se ha trazado. Las nuevas medidas afectan particularmente al sector no estatal de nuestra economía.

Cada año, Estados Unidos destina decenas de millones de dólares del presupuesto federal a la subversión política, con el ánimo de confundir y debilitar la unidad de nuestro pueblo, que se articula con una concertada campaña de propaganda orientada a desacreditar a la Revolución, a sus dirigentes, su glorioso legado histórico, a denigrar las políticas económicas y sociales en favor del desarrollo y la justicia y a destruir las ideas del socialismo.

El pasado jueves, sobre la base de burdas calumnias, el Departamento de Estado anunció que el Primer Secretario del Partido Comunista de Cuba, General de Ejército Raúl Castro Ruz, no podrá recibir visa de entrada a este país.  Se trata de una acción, sin efecto práctico, dirigida a ultrajar la dignidad de Cuba y los sentimientos de nuestro pueblo. Es una migaja electorera que se lanza a la extrema derecha cubanoamericana.  Sin embargo, las falsedades abiertas y ofensivas que se utilizan para pretender justificarla, y que rechazo en los términos más enérgicos, reflejan la bajeza y podredumbre a la que tiene que acudir este Gobierno estadounidense, ahogado en la corrupción, la mentira y la inmoralidad.

Todas son acciones que transgreden el Derecho Internacional y violan la Carta de las Naciones Unidas.

El más reciente pretexto, reiterado aquí el pasado martes por el Presidente Donald Trump, es culpar a Cuba del fracaso del plan de derrocar por la fuerza al Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela.  Para escamotear la proeza al pueblo venezolano, los voceros yanquis utilizan repetitivamente la vulgar calumnia de que nuestro país tiene “entre 20 000 y 25 000 efectivos militares en Venezuela”, y que “el imperialismo cubano ejerce dominio” sobre ese país.

Unos minutos antes, ese martes, el Presidente de Brasil había usado en este podio el libreto de falsedades escrito en Washington, aumentadas con la desvergonzada cifra de “unos 60 000 efectivos militares” cubanos en Venezuela.

Como parte de su obsesión anticubana, el actual Gobierno de los Estados Unidos, con eco brasileño, ataca los programas de cooperación médica internacional que Cuba comparte con decenas de países en desarrollo,  dirigidos a las comunidades más necesitadas, basados  en el sentido de la solidaridad y la disposición libremente voluntaria de cientos de miles de profesionales cubanos, que se ejecutan sobre la base de acuerdos de cooperación firmados con los gobiernos de esos países y disfrutan, desde hace muchos años, del reconocimiento de la comunidad internacional, de esta propia Organización y de la Organización Mundial de la Salud como una muestra ejemplar de la Cooperación Sur-Sur.

Como resultado, muchas comunidades brasileñas fueron privadas del servicio de salud gratuito y de calidad que, bajo el programa “Más Médicos”, prestaban miles de profesionales cubanos.

No han faltado en este periodo las amenazas ni los chantajes más desfachatados, ni inmorales invitaciones a que nuestro país traicione sus principios y sus compromisos internacionales a cambio de petróleo en condiciones preferenciales y dudosas amistades.

Al conmemorar el aniversario 60 del triunfo revolucionario con el que los cubanos alcanzamos la verdadera y definitiva independencia, el Primer Secretario Raúl Castro, expresó: “… los cubanos estamos preparados para resistir un escenario de confrontación, que no deseamos, y esperamos que las mentes más equilibradas en el Gobierno norteamericano lo puedan evitar”.

Hemos reiterado que, aun en las actuales circunstancias, no renunciamos a la voluntad de desarrollar una relación civilizada con los Estados Unidos, basada en el respeto mutuo y el reconocimiento a nuestras profundas diferencias. 

Sabemos que ese es el deseo de nuestro pueblo y el sentimiento que comparten la mayor parte del pueblo de los Estados Unidos y los cubanos que viven en este país.

Confirmo de igual modo que la agresión económica, por muy dura que sea, las amenazas y chantajes no nos arrancarán ni una sola concesión.  Quien conozca la historia de los cubanos en la larga lucha por lograr la emancipación y en la firme defensa de la libertad y la justicia conquistadas, entenderá sin equivocaciones el peso, la sinceridad y la autoridad de estas convicciones y planteamientos de nuestro pueblo.

Señor Presidente:

La relación bilateral entre Cuba y Venezuela se basa en el respeto mutuo y en la verdadera solidaridad.  Respaldamos sin vacilación al Gobierno legítimo que preside el compañero Nicolás Maduro Moros y la unión cívico-militar del pueblo bolivariano y chavista.

Condenamos la conducta del Gobierno de Estados Unidos contra Venezuela centrada en la promoción de golpes de Estado, magnicidios, guerra económica y sabotaje al suministro de electricidad.  Rechazamos la aplicación de severas medidas coercitivas unilaterales y el despojo de sus activos, empresas e ingresos por exportaciones.  Estas acciones constituyen una grave amenaza a la paz y la seguridad regionales, y una agresión directa a la población venezolana, a la que se pretende doblegar por las vías más crueles.

Llamamos a todos a tomar conciencia de estos hechos, a reclamar el cese de las medidas coercitivas unilaterales, a rechazar el uso de la fuerza y a alentar el diálogo respetuoso sobre la base de los principios del Derecho Internacional y el ordenamiento constitucional de ese país.

Hace pocos días, Estados Unidos y un puñado de países decidieron activar el obsoleto Tratado Interamericano de Asistencia Recíproca que contempla la utilización de la fuerza militar.  Es una absurda decisión que representa un retroceso histórico y un peligro para la paz y seguridad regionales que pretende justificar, mediante un artificio legal, la intervención en los asuntos internos de la República Bolivariana de Venezuela.

Es también una grosera violación de la Proclama de la América Latina y el Caribe como Zona de Paz, que sus Jefes de Estado y Gobierno firmaron en La Habana, en enero de 2014.  Similar significado tiene la decisión estadounidense de resucitar a la funesta Doctrina Monroe, instrumento de dominación del imperialismo bajo el que ocurrieron en Nuestra América intervenciones e invasiones militares, golpes de Estado, dictaduras militares y los crímenes más horrendos.

Como vimos hace pocos días en esta Asamblea, el Presidente de los Estados Unidos suele atacar al socialismo en repetidos pronunciamientos públicos, con fines claramente electorales, a la vez que promueve una intolerancia macartista contra quienes creen en la posibilidad de un mundo mejor y tienen la esperanza de vivir en paz, en armonía sostenible con la naturaleza y en solidaridad con los demás.

El presidente Trump ignora o pretende ocultar que el capitalismo neoliberal es responsable de la creciente desigualdad económica y social que hoy sufren, incluso, las sociedades más desarrolladas, y que, por su naturaleza, fomenta la corrupción, la marginalización social, el crecimiento del crimen, la intolerancia racial y la xenofobia; y olvida o desconoce que del capitalismo surgieron el fascismo, el apartheid y el imperialismo.

El Gobierno de Estados Unidos encabeza una  grosera persecución contra líderes políticos y movimientos populares y sociales, mediante campañas de calumnias y procesos judiciales escandalosamente manipulados y políticamente motivados, para revertir las políticas que, mediante el control soberano sobre los recursos naturales y la eliminación gradual de diferencias sociales, construyeron sociedades más justas y solidarias, que representaron una salida a la crisis económica y social, y una esperanza para los pueblos de América.  

Así hicieron con el ex presidente de Brasil Luiz Inácio Lula da Silva, para quien reclamamos libertad.

Rechazamos los intentos dirigidos desde Washington para desestabilizar al Gobierno de Nicaragua, y ratificamos la invariable solidaridad con el presidente Daniel Ortega.

Nos solidarizamos con las naciones del Caribe que solicitan legítima reparación por las horrorosas secuelas de la esclavitud, así como el trato justo, especial y diferenciado que merecen.

Ratificamos nuestro compromiso histórico con la libre determinación y la independencia del hermano pueblo de Puerto Rico.

Apoyamos el legítimo reclamo de soberanía de Argentina sobre las islas Malvinas, Sandwich del Sur y Georgias del Sur.

Señor Presidente:

La conducta del actual Gobierno de los Estados Unidos y su estrategia de dominación militar y nuclear constituyen una amenaza para la paz y la seguridad internacionales.  Mantiene cerca de 800 bases militares en todo el mundo.  Avanza proyectos de militarización del espacio ultraterrestre y del ciberespacio, así como el empleo encubierto e ilegal de las tecnologías de la información y las comunicaciones para agredir a otros Estados.  La retirada de Estados Unidos del Tratado sobre las Fuerzas Nucleares de Alcance Intermedio y el inmediato inicio de pruebas de misiles de alcance medio pretenden abrir una nueva carrera armamentista.

El Presidente de los Consejos de Estado y de Ministros, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, afirmó el año pasado ante esta Asamblea: “… El ejercicio del multilateralismo y el respeto pleno a los principios y normas del Derecho Internacional para avanzar hacia un mundo multipolar, democrático y equitativo son requerimientos para garantizar la convivencia pacífica, preservar la paz y la seguridad internacionales y encontrar soluciones duraderas a los problemas sistémicos”.

Reiteramos el apoyo irrestricto a una solución amplia, justa y duradera para el conflicto israelo-palestino, sobre la base de la creación de dos Estados, que permita al pueblo palestino ejercer el derecho a la libre determinación y a disponer de un Estado independiente y soberano en las fronteras anteriores a 1967, con Jerusalén Oriental como su capital.  Rechazamos la acción unilateral de los Estados Unidos de establecer su representación diplomática en la ciudad de Jerusalén.  Condenamos la violencia de las fuerzas israelíes contra la población civil en Palestina y las amenazas de anexión de territorios de la Cisjordania ocupada.

Reafirmamos nuestra invariable solidaridad con el pueblo saharaui y el apoyo a la búsqueda de una respuesta a la cuestión del Sahara Occidental que le permita el ejercicio del derecho a la libre determinación y a vivir en paz en su territorio.

Apoyamos la búsqueda de una solución pacífica y negociada a la situación impuesta a Siria, sin injerencia externa y con pleno respeto a su soberanía e integridad territorial.  Rechazamos cualquier intervención directa o indirecta sin el acuerdo de las autoridades legítimas de ese país.

Expresamos nuestra solidaridad con la República Islámica de Irán ante la escalada agresiva de los Estados Unidos.  Rechazamos la retirada unilateral de Estados Unidos del Acuerdo Nuclear con Irán.  Llamamos al diálogo y a la cooperación, sobre la base de los principios del Derecho Internacional.

Damos la bienvenida al proceso de diálogo intercoreano.  Solo mediante las negociaciones se puede lograr una solución política duradera en la península coreana.  Condenamos enérgicamente la imposición de sanciones unilaterales e injustas contra la República Popular Democrática de Corea.

La continuada expansión de la OTAN hacia las fronteras con Rusia provoca serios peligros, agravados por la imposición de sanciones arbitrarias, que rechazamos.

Señor Presidente:

Apoyamos, con admiración, el llamado de las recientes marchas de estudiantes y jóvenes.  El cambio climático, algunos de cuyos efectos son ya irreversibles, amenaza la supervivencia de todos, en particular de los Pequeños Estados Insulares en Desarrollo.

El capitalismo es insostenible.  Sus patrones irracionales e insostenibles de producción y consumo y la creciente e injusta concentración de la riqueza son la principal amenaza al equilibrio ecológico del planeta.  No habrá desarrollo sostenible sin justicia social.

El tratamiento especial y diferenciado a los países del Sur en las relaciones económicas internacionales no puede seguir siendo soslayado.    

La emergencia en la Amazonía nos impulsa a la búsqueda de soluciones mediante la cooperación de todos, sin exclusiones ni politización, con pleno respeto a la soberanía de los Estados.

Señor Presidente:

Prolifera la corrupción de los sistemas políticos y de los modelos electorales y su creciente distancia de la voluntad de los pueblos.  Poderosas y exclusivas minorías, en particular los grupos corporativos, deciden la naturaleza y composición de gobiernos, parlamentos e  instituciones de impartición de justicia y aplicación de la ley. 

Tras el fracaso de su pretensión de someter el Consejo de Derechos Humanos, el Gobierno estadounidense optó por abandonarlo para obstaculizar aún más el diálogo y la cooperación internacional en la materia.

No es noticia que deba sorprendernos.  Estados Unidos es un país donde los derechos humanos se violan de forma sistemática y muchas veces de manera deliberada y flagrante.  Treinta y seis mil 383 personas —cien por día— fallecieron en este país en 2018 por armas de fuego, mientras el Gobierno protege a los productores y comerciantes de ellas a costa de la seguridad de los ciudadanos.  Noventa y un mil 757 estadounidenses mueren cada año de enfermedades cardiacas, por falta de tratamiento adecuado.  La mortalidad infantil y materna entre afroamericanos es el doble de la población blanca.  Veintiocho millones de ciudadanos estadounidenses no tienen seguro médico ni acceso real a servicios de salud; 32 millones no pueden leer ni escribir funcionalmente; 2,2 millones de ciudadanos estadounidenses están encarcelados; 4,7 millones bajo libertad condicional y se producen 10 millones de arrestos al año.  Se entiende entonces por qué el Presidente se ocupa en atacar al socialismo.

Rechazamos la politización, la selectividad, los enfoques punitivos y los dobles raseros en el tratamiento de la cuestión de los derechos humanos.  Cuba permanecerá comprometida con el ejercicio, por parte de todas las personas y todos los pueblos, de todos los derechos humanos, en particular, a la paz, a la vida, al desarrollo y a la libre determinación.

Debemos impedir que se imponga un modelo cultural único, totalitario y avasallador que destroce las culturas nacionales, las identidades, la historia, la memoria, los símbolos, la individualidad, y que silencie los problemas estructurales del capitalismo que provoca una desigualdad lacerante que aumenta sin cesar.

El capitalismo llamado “cognitivo” ofrece lo mismo.  El capital digital corona las cadenas de valor mundiales, concentra la propiedad de los datos digitales, explota la identidad, la información y el conocimiento y amenaza la libertad y democracia ya menguadas analógicamente.  Necesitamos otras formas de pensamiento propio, humanista y contra-hegemónico y una acción política decidida para articular la movilización popular en las redes, en las calles y en las urnas.

Los Estados independientes necesitan ejercer soberanía sobre el ciberespacio, abandonar el espejismo de las llamadas “sociedad en red” o la “era del acceso” y, en vez de ello, democratizar la gobernanza de Internet.

Señor Presidente:

El pensamiento poderoso y universal del Apóstol de la independencia José Martí continúa inspirando y alentando a los cubanos de las nuevas generaciones.  Sus palabras escritas pocas horas antes de enfrentar la muerte en combate tienen hoy particular relevancia y cito: “… ya estoy todos los días en peligro de dar mi vida por mi país, y por mi deber (…) de impedir a tiempo con la independencia de Cuba que se extiendan por las Antillas los Estados Unidos y caigan, con esa fuerza más, sobre nuestras tierras de América.  Cuanto hice hasta hoy, y haré, es para eso”.

Fuerza similar tienen las palabras de Antonio Maceo, quien en 1888 escribió: “Quien intente apoderarse de Cuba solo recogerá el polvo de su suelo anegado en sangre, si no perece en la lucha”.

Es esta la misma y única Revolución Cubana comandada por Fidel Castro Ruz y que ahora encabezan el Primer Secretario Raúl Castro y el Presidente Miguel Díaz-Canel.

Y si, a estas alturas, alguien pretende todavía hacer rendir a la Revolución Cubana, o espera que las nuevas generaciones de cubanas y cubanos traicionen su pasado y renuncien a su futuro, repetiremos con el ímpetu de Fidel:

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos!

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