Trump in riunione con i golpisti: più sanzioni e criminalizzazione

BLOCCO DELLE PETROLIERE E DIVIETO DI INGRESSO DI FUNZIONARI NEGLI USA

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“Non possiamo permettere che le forze del socialismo si consolidino, il futuro di questo emisfero non sarà descritto da dittatori. Venezuela e Cuba sapranno finalmente cos’è la libertà”, ha dichiarato Donald Trump in una riunione con i rappresentanti di Juan Guaidó ed i presidenti d’America Latina, come Lenín Moreno dall’Ecuador, Iván Duque dalla Colombia, Jimmy Morales dal Guatemala, Sebastián Piñera dal Cile, tra gli altri che compongono l’auto denominato Gruppo di Lima.

Poi, il presidente USA ha applaudito Julio Borges, “commissario per le relazioni estere” di Guaidó, quando ha detto: “ci sono persone che si scandalizzano quando diciamo che può essere scartata alcuna opzione. Dicono che è pericoloso. Ma la cosa davvero pericolosa è che L’America Latina continui con quella ferita aperta che significa il regime di Maduro”.

Nello spazio, il presidente Iván Duque ha chiamato a rafforzare il “blocco diplomatico” contro il Venezuela nella linea di Trump di “isolare Maduro”. Come è stato pubblico e noto, nella suo desiderio di essere un alunno obbediente, Duque ha commesso la grossolanità di mostrare le foto degli accampamenti dell’ELN in Venezuela all’ONU, cercando di nascondere che erano state scattate in Colombia.

Uno degli argomenti usati per giustificare le aggressioni contro il Venezuela è il presunto “legame” del Governo venezuelano con la guerriglia dell’ELN e la scissione delle FARC che è tornata alle armi. All’ONU, Duque ha pregiudicato questo dossier prefabbricato, con cui pianificava fare la sua presentazione di fronte alla diplomazia mondiale, dopo esser servito come scusa all’Organizzazione degli Stati Americani per invocare il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR).

In questo contesto,la riunione di Trump con i rappresentanti di Guaidó e i presidenti del Gruppo di Lima è servito come passo precedente al lancio di un nuovo giro di sanzioni contro la Repubblica Bolivariana ed i paesi alleati come Cuba.

Trump, inoltre, ha usato l’atto per esagerare il suo interesse per la “libertà” del Venezuela, dopo le note differenze con il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, sull’opzione “militare” per il caso venezuelano.

In questo modo, Trump cerca di parlare, più che altro, al suo elettorato della Florida per mantenere l’aspettativa sulla fermezza della sua posizione riguardo al paese. La Florida, come è noto, è uno dei distretti chiave per le elezioni presidenziali del 2020, la cui campagna è appena iniziata con una richiesta di impeachment contro di lui.

AIUTO ALL’OPPOSIZIONE E UN NUOVO GIRO DI BLOCCO

 

Carlos Vecchio, rappresentante di Guaidó negli USA, e Julio Borges, il cancelliere fake del militante Voluntad Popular hanno partecipato all’incontro come coloro che presentano un bilancio dell’anno per poi chiedere più soldi.

Come al solito, l’antichavismo utilizza questi spazi per raccogliere fondi che poi serviranno, a ciascuno dei suoi membri, per posizionarsi nello spazio dell’opposizione.

I due rappresentanti di Guaidó, precisamente, sono stati quelli che hanno accompagnato Mark Green, direttore ad interim dell’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID), quando ha annunciato l’invio di 52 milioni di $. “Questo denaro serve ad aiutare i venezuelani a lavorare per recuperare la loro democrazia e garantire forniture sanitarie per la loro popolazione”, ha detto Green, evitando di dire che più di 5 miliardi di $ del paese, per alimenti e medicine, si trovano trattenuti nelle banche internazionali per le sanzioni.

In questo contesto, Trump ha firmato un proclama che limita l’ingresso negli USA di alti funzionari del Venezuela (dai vice ministri in su), alti militari, membri della Costituente e cittadini stranieri che “sostengono il regime”. La misura, inoltre, raggiunge i parenti delle suddette persone.

Anche sulla stessa linea, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA ha sanzionato quattro compagnie di navigazione legate al Venezuela.

Secondo l’OFAC, la misura è stata adottata perché queste hanno trasportato petrolio venezuelano a Cuba. Tuttavia, aggressioni di questo tipo non sono state in grado di fermare le spedizioni di petrolio a Cuba, secondo la Reuters. La verità è che le sanzioni alle compagnie di navigazione complicano la contrattazione di compagnie disposte a trasportare petrolio venezuelano per paura di rappresaglie di Washington.

Le tre misure, combinate con il discorso bellicoso di Trump, implicano un ulteriore passo nella totale criminalizzazione del paese in modo arbitrario ed in violazione del diritto internazionale. Ciò significa che gli USA indicano un consolidamento della loro politica di proiettare lo Stato venezuelano come un “fuorilegge” per il suo apparato di sicurezza. L’esempio più pratico è il divieto di ingresso nel paese di alti funzionari, militari e stranieri collegati allo stato venezuelano.

La nuova serie di sanzioni alle compagnie di navigazione, invece, va nella stessa direzione del blocco finanziario: la ricerca di tagliare completamente allo stato venezuelano la sua principale fonte di reddito, la vendita di petrolio. Questa è il riflesso più dimostrativo di ciò che per Trump significa isolare il Venezuela, un paese che ha storicamente dipeso da tutti i flussi marittimi e finanziari che gli USA cercano di interrompere completamente.

La complicazione che affrontano gli USA nel trasferire questa logica carceraria alla sfera internazionale è che manca proprio la base giuridica per farlo. L’impossibilità di spostare il dossier venezuelano nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU è ciò che spiega che, illegalmente, strumentalizzi il TIAR per sanzionare il paese.


BLOQUEO A BUQUES PETROLEROS Y PROHIBICIÓN DE INGRESO DE FUNCIONARIOS A ESTADOS UNIDOS

TRUMP EN REUNIÓN CON GOLPISTAS: MÁS SANCIONES Y CRIMINALIZACIÓN

“No podemos permitir que las fuerzas del socialismo se consoliden, el futuro de este hemisferio no estará descrito por dictadores. Venezuela y Cuba finalmente sabrán lo que es la libertad”, declaró Donald Trump en una reunión con representantes de Juan Guaidó y presidentes de América Latina, como Lenín Moreno de Ecuador, Iván Duque de Colombia, Jimmy Morales de Guatemala, Sebastián Piñera de Chile, entre otros que conforman el autodenominado Grupo de Lima.

Luego, el presidente estadounidense aplaudió a Julio Borges, “comisionado para relaciones exteriores” de Guaidó, cuando éste dijo: “hay personas que se escandalizan cuando decimos que no se puede descartar ninguna opción. Dicen que es peligroso. Pero lo verdaderamente peligroso es que América Latina siga con esa herida abierta que significa el régimen de Maduro”.

En el espacio, el presidente Iván Duque llamó a reforzar el “bloqueo diplomático” contra Venezuela en la línea de Trump de “aislar a Maduro”. Como fue público y notorio, en su afán de ser un alumno obediente, el mismo Duque cometió el exabrupto de mostrar fotos de campamentos del ELN en Venezuela en la ONU, intentando encubrir que habían sido sacadas en Colombia.

Uno de los argumentos utilizados para justificar las agresiones contra Venezuela es el supuesto “vínculo” del Gobierno de Venezula con la guerrilla del ELN y la escisión de las FARC que retornó a las armas. En la ONU, Duque descalabró este expediente pre fabricado, con el que planeaba hacer su presentación ante la diplomacia mundial, luego de haber servido de excusa en la Organización de Estados Americanos para invocar Tratado Interamericano de Asistencia Recíproca (TIAR).

En este contexto, la reunión de Trump con los representantes de Guaidó y los presidentes del Grupo Lima sirvió de paso previo al lanzamiento de una nueva ronda de sanciones contra la República Bolivariana y países aliados como Cuba.

Trump, además, utilizó el acto para sobreactuar su interés por la “libertad” de Venezuela, después de las conocidas diferencias con su ex asesor de seguridad nacional, John Bolton, sobre la “opción militar” para el caso venezolano.

De esta manera, Trump busca hablarle, más que nada, a su electorado de La Florida para mantener la expectativa sobre la firmeza de su posición respecto al país. La Florida, como es sabido, es uno de los distritos clave para la elección presidencial de 2020, cuya campaña acaba de iniciar con un pedido de impeachment en su contra.

AYUDA A LA OPOSICIÓN Y UNA NUEVA RONDA DE BLOQUEO

Carlos Vecchio, representante de Guaidó en Estados Unidos, y Julio Borges, el canciller fake del militante de Voluntad Popular participaron en la reunión como quienes presentan un balance del año para luego pedir más dinero.

Como es frecuente, el antichavismo utiliza estos espacios para recolectar fondos que luego servirán a cada uno de sus miembros para posicionarse en el espacio opositor.

Los dos representantes de Guaidó, justamente, fueron los que acompañaron a Mark Green, director interino de la Agencia de Estados Unidos para el Desarrollo Internacional (USAID), cuando anunció el envío de 52 millones de dólares. “Este dinero es para ayudar a los venezolanos a trabajar en la recuperación de su democracia, y asegurar las provisiones en salud para su población”, afirmó Green, obviando que más de cinco mil millones de dólares para alimentos y medicinas del país se encuetran retenidos en bancos internacionales por las sanciones.

En este contexto, Trump firmó una proclamación que restringue el ingreso a Estados Unidos de altos funcionarios de Venezuela (de viceministros hacia arriba), militares de alto rango, miembros de la Constituyente y ciudadanos extranjeros que “apoyen al régimen”. La medida, además, alcanza a los familiares de las personas antes mencionadas.

También en la misma línea, la Oficina de Control de Activos Extranjeros (OFAC) del Departamento del Tesoro de los Estados Unidos sancionó a cuatro empresa navieras relacionadas con Venezuela.

Según la OFAC, la medida fue tomada porque estas transportaron petróleo venezolano a Cuba. Sin embargo, agresiones de este tipo no han podido detener los envíos de petróleo a Cuba, según la agencia Reuters. Lo cierto es que sanciones a navieras complican la contratación de compañías dispuestas a transportar petróleo venezolano por temor a represalias de Washington.

Las tres medidas combinadas con el discurso beligerante de Trump implican un paso más en la criminalización total del país de una forma arbitraria y violando el derecho internacional. Esto significa que Estados Unidos apunta a una consolidación de su política de proyectar al Estado venezolano como uno “forajido” para su aparato de seguridad. El ejemplo más práctico es la prohibición de ingreso al país de altos funcionarios, militares y extranjeros vinculados al Estado venezolano.

La nueva ronda de sanciones a navieras, por otro lado, van en el mismo sentido del bloqueo financiero: la búsqueda de cortar por completo al Estado venezolano de su principal fuente de ingresos, la venta de petróleo. Ese es el reflejo más demostrativo de lo que para Trump significa aislar a Venezuela, un país que históricamente ha dependido de todos los flujos navieros y financieros que Estados Unidos intenta interrumpir por completo.

La complicación que afronta Estados Unidos para trasladar esta lógica carcelaria a la esfera internacional es que, precisamente, carece de base jurídica para hacerlo. La imposibilidad de mover el expediente venezolano en el Consejo de Seguridad de la ONU es lo que explica que, de forma ilegal, instrumentalice el TIAR para sancionar al país.

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