Quando l’interferone cubano è arrivato in Cina

Non è stato precisamente con l’epidemia di corona virus che l’Heberon Alfa R è arrivato in Cina. Così lo conferma a Cubadebate Santiago Dueñas Carrera, Dottore in Scienze Biologiche e vice-direttore generale dell’azienda mista cubana-cinese Changchun Heber Biological Technology Co. Ltd.

“La tecnologia dell’interferone Alfa 2b umano ricombinante è stata trasferita dal Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (CIGB) di Cuba all’azienda mista cubana-cinese Changchun Heber Biological Technology Co. Ltd, ubicata al nordest della Cina, a Changchun, provincia di Jilin. Questa azienda è stata fondata in dicembre dell’anno 2003”, ha detto.

Secondo Santiago Dueñas Carrera, la tecnologia per produrre l’Heberon Alfa R si incorpora ben presto nell’azienda mista e già nel 2007 si ottiene la registrazione sanitaria del prodotto in Cina e comincia la sua commercializzazione, orientata alle stesse malattie per cui si usa qua a Cuba, benché il suo uso principale in Cina sia stato per il trattamento dell’epatite B e C”, ha precisato lo specialista.

Nel gigante asiatico, questo prodotto si produce e commercializza in quattro presentazioni, tutte iniettabili, in fiale, e con differente dosi: 3, 5, 6 e 10 milioni di unità internazionali per fiala, ha specificato.

“A partire dal suo registro sanitario nel 2007, il prodotto in Cina è stato incorporato nell’assicurazione medica e si è impiegato in più di 19 province o regioni della Cina”, ha commentato Dueñas Carrera, che ha enfatizzato sul fatto che l’azienda mista possiede il certificato di buone pratiche di fabbricazione, concesso sia dall’entità di salute pubblica nazionale cinese come per l’entità nazionale di salute pubblica di Cuba.

D’accordo con l’intervistato, a causa dell’epidemia l’azienda si trova producendo molto prodotto per rispondere all’alta domanda. In questo caso, ogni lotto che si produce di interferone Alfa 2b umano ricombinante ha un volume di 30 000 fiale. “Ovviamente, può usarsi insieme ad altri prodotti”, ha precisato.

Il dottore Luis Herrera, assessore scientifico del presidente di Biocubafarma, ha spiegato che il corona virus, moltiplicandosi, per vincere la resistenza dell’organismo, riduce i livelli di interferone. “Allora, se iniettiamo interferone, staremo ottenendo un meccanismo per combatterlo molto effettivo”, ha commentato.

In base a questo criterio la parte cubana, e lo stesso professore Herrera, hanno suggerito alle autorità cinesi di produrre rapidamente interferone e cominciare le prove col prodotto.

In quanto alla preparazione ed abilitazione del personale dell’impianto, Dueñas Carrera ha rimarcato: “Ci sono in Cina due scienziati cubani permanenti, oltre al personale cubano addizionale che si ferma durante dei soggiorni temporanei per assistenze tecniche associate ad obiettivi specifici.”

Secondo Dueñas Carrera, “il trasferimento di tecnologia è un esempio concreto della capacità e della conoscenza generata dalla biotecnologia cubana. Ha un impatto innegabile nell’economa e nella società, aggregato ai meccanismi specifici di cooperazione”, ha detto.

Dietro la notizia di un prodotto della biotecnologia cubana aiutando a guarire in mezzo al caos, ci sono molto sforzo e molta consacrazione. E, anche, secondo il dottore Herrera, ancora più impegni e sfide:

“Ottenere nuovi prodotti innovatori di alto valore aggregato permette migliorare la salute del popolo cubano —così come altri aspetti della società—e permette anche di vincere la sfida di inserirli nei mercati più esigenti: quelli del primo mondo. L’inventiva deve accompagnarsi con l’innovazione per cercare le proprie fonti di finanziamento dell’attività scientifica”, ha concluso.

Si tratta, in definitiva, di continuare a produrre scienza, per Cuba e per il mondo.

di Edilberto Carmona Tamayo, Lisandra Fariñas Acosta

da Cubadebate traduzione di Ida Garberi

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