Il giorno dopo

Omar Olazábal Rodríguez  www.cubadebate.cu

Ho pensato molto al giorno dopo questa pandemia. E come me, molti. L’essere umano è ottimista per natura. Altrimenti non avrebbe potuto affrontare così tante disgrazie nella Storia, molte delle quali sono state causate da altri umani. Guerre e massacri, odi e vendette non hanno potuto porre fine alla specie. Molte volte ha dovuto affrontare pandemie e si è salvato.

Ma, ripeto, siamo ottimisti. Ci sarà un giorno dopo. Immaginiamoci come sarà quell’alba? Facciamo un esercizio riflessivo. Perché dobbiamo prepararci ad esso in mezzo a così tanti numeri che ci spaventano, ma che dobbiamo sapere con trasparenza per essere, ogni giorno, più attenti a ciò che può accaderci se non agiamo con senno e responsabilità. Questo ci ha insegnato, tra altre, questo inopportuno e malvagio virus.

Ci saranno molti che si sveglieranno a testa bassa. Si vergogneranno del loro atteggiamento egoista e delle loro azioni contro i loro simili. Quelli che hanno rubato e maltrattato, quelli che, senza pensare alle conseguenze per loro stessi, hanno abusato del bisogno e dell’onestà degli altri. Dovranno vivere, se ci riusciranno, con l’enorme peso degli sguardi di rimprovero e rabbia degli onesti, di coloro che si toglievano il proprio per darlo agli altri più bisognosi. Alcuni si pentiranno in privato, come nella confessione, per cercare di minimizzare l’impatto della loro colpa, benché non tutti crediamo nella contrizione di qualcuno che non ha fatto bene, quando ha avuto l’opportunità di farlo.

Altri continueranno, per la vita, come se nulla fosse successo. Sono quelli che, forse per un assegno momentaneo, si sentiranno in diritto di offendere coloro che continuano ad aggrapparsi ad un’idea di giustizia che non è comprensibile per loro. Non importa che siano nati e siano anche cresciuti, nella stessa terra che ci nutre, la maggioranza, di nobiltà e desiderio di uguaglianza. Sono quelli che non possono comprendere i riconoscenti. Coloro che non sapranno mai cos’è la solidarietà.

E ci sono addirittura peggiori. Sono quei governanti che non si sono presi cura dei loro popoli. Coloro che temono di perdere il favore dei loro padroni piuttosto che salvare vite. Ed i padroni che antepongono i loro interessi personali e di classe alla vita di milioni di loro concittadini. Nel mezzo della pandemia, s’immischiano in controversie sul potere per vedere chi prevale. È la stessa legge della giungla che impera quotidianamente da quelle parti, innalzata da una pandemia che non rispetta classi né strati sociali. Con briciole che cercano di mettere a tacere coloro che non hanno i soldi per sottoporsi ad un test o, persino, chiamare un’ambulanza. Cercano errori altrui, non i propri, per giustificare ciò che non hanno fatto. Quegli stessi che anticipano cifre di possibili morti, come un macabro gioco di numeri, pur continuando a perseguire coloro che stanno aiutando realmente il mondo.

Compariranno davanti al tribunale della storia. Il giorno dopo riceveranno una condanna universale per ogni illecito. I loro tentativi di minare l’ordine internazionale e le sue strutture si scontreranno con la volontà di milioni di persone che credono nella sincera collaborazione, non negli attacchi. Non raggiungeranno l’obiettivo di chiudere tutte le porte di accesso all’uguaglianza. Migliaia di anni di lotta contro esseri come loro fanno l’umanità invincibile.

Nel frattempo, il giorno dopo, nel mio paese, lo immagino glorioso. Usciremo in strada, forse anche mantenendo una sana distanza, per abitudine. Ci guarderemo sorridenti e grati. I nostri figli ritorneranno nelle loro scuole per reincontrarsi con i loro amici e professori. I fidanzati, separati dalle circostanze, torneranno a baciarsi. Coloro che sono andate in altre terre ad aiutare ritorneranno.

Ci sarà una festa, baldoria. Ci saranno anche momenti di commemorazione per coloro che non hanno potuto superare la malattia. Ma ci sarà orgoglio perché siamo riusciti a sconfiggere il virus. E, ne sono certo, brinderemo anche al contributo alla scienza dei nostri talenti, che ci ha permesso di salvare tante persone.

Ed allora, in fila interminabile, applaudiremo. A coloro che ogni notte onoriamo durante i lunghi giorni della tragedia. Ma anche a coloro che hanno saputo guidarci nel mezzo di una così grave tempesta. A coloro che ci hanno insegnato, molti anni fa, il valore della piena giustizia. E ci applaudiremo, anche a noi stessi perché no? Alla fine, abbiamo resistito e dimostrato che esiste un modello più preparato per vincere qualsiasi attentato alla vita umana. E quel modello è il nostro.


El día después

Por: Omar Olazábal Rodríguez

He pensado mucho en el día después de esta pandemia. Y como yo, muchos. El ser humano es optimista por naturaleza. De otra manera no hubiese podido atravesar tantas desgracias en la Historia, muchas de las cuales han sido provocadas por otros humanos. Las guerras y masacres, los odios y venganzas no han podido acabar con la especie. Muchas veces ha tenido que enfrentar pandemias y se ha salvado.

Pero, repito, somos optimistas. Habrá un día después. ¿Nos imaginamos cómo será ese amanecer? Hagamos un ejercicio reflexivo. Porque hay que prepararse para ello en medio de tantas cifras que nos espantan, pero que debemos saber con transparencia para estar cada día más sobre aviso de lo que puede ocurrirnos, si no actuamos con cordura y responsabilidad. Eso nos ha enseñado, entre otras cosas, este inoportuno y malvado virus.

Habrá muchos que amanecerán con la cabeza baja. Sentirán vergüenza de su actitud egoísta y de sus hechos contra sus semejantes. Aquellos que robaron y maltrataron, los que, sin pensar en las consecuencias para ellos mismos, abusaron de la necesidad y la honestidad de otros. Tendrán que vivir, si es que lo lograron, con el enorme peso de las miradas de reproche y enojo de los honestos, de los que se quitaban de lo suyo para dárselo a otros más necesitados. Algunos se arrepentirán en privado, como en confesión, para tratar de minimizar el impacto de su culpa, aunque no todos creamos en la contrición de quien no hizo bien, cuando tuvo la oportunidad de hacerlo.

Otros seguirán por la vida como si nada hubiera pasado. Son aquellos que, quizá por un cheque momentáneo, se sentirán con derecho de ofender a quienes seguimos aferrados a una idea de justicia inentendible para ellos. No importa que hayan nacido, y se hayan criado también, en la misma tierra que nos nutre, a la mayoría, de nobleza y ansias de igualdad. Son los que no pueden comprender a los agradecidos. Los que nunca sabrán lo que es la solidaridad.

Y los hay aún peores. Son aquellos gobernantes que no cuidaron a sus pueblos. Los que temen perder el favor de sus amos antes que salvar vidas. Y los amos que anteponen sus intereses personales y de clase a la vida de millones de sus conciudadanos. En medio de la pandemia se enzarzan en disputas de poder para ver quién prevalece. Es la misma ley de la selva que impera a diario en esos lares, enaltecida por una pandemia que no respeta clases ni estratos sociales. Con migajas tratan de acallar a quienes no tienen dinero para hacerse una prueba o, incluso, llamar a una ambulancia. Buscan fallas ajenas, no las propias, para justificar lo que no hicieron. Esos mismos que anticipan cifras de posibles muertes, como un macabro juego de números, mientras prosiguen persiguiendo a quienes están ayudando realmente al mundo.

Esos comparecerán ante el tribunal de la historia. Un día después recibirán la condena universal por todo el mal hecho. Sus intentos de socavar el orden internacional y sus estructuras, chocarán con la voluntad de millones de personas que creen en la colaboración sincera, no en los ataques. No lograrán el objetivo de cerrar todas las puertas de acceso a la igualdad. Miles de años de lucha contra seres como ellos hacen a la humanidad invencible.

Mientras tanto, el día después en mi país lo imagino glorioso. Saldremos a la calle, quizá aún guardando una sana distancia, por costumbre. Nos miraremos sonrientes y agradecidos. Nuestros hijos retornarán a sus escuelas para reencontrarse con sus amigos y profesores. Los novios, separados por la circunstancia, se volverán a besar. Los que tuvieron que ir a otras tierras a ayudar regresarán.

Habrá fiesta, algarabía. Habrá también momentos de recordación a quienes no pudieron vencer la enfermedad. Pero habrá orgullo porque pudimos derrotar al virus. Y, seguro estoy, brindaremos también por el aporte a la ciencia de nuestros propios talentos, que permitió salvar a tantas personas.

Y, entonces, en fila interminable aplaudiremos. A los que cada noche homenajeamos durante los largos días de la tragedia. Pero también a quienes supieron guiarnos en medio de tan dura tempestad. A los que nos enseñaron, hace muchos años, el valor de la justicia plena. Y nos aplaudiremos a nosotros mismos, también, ¿por qué no? Al final, resistimos y demostramos que hay un modelo más preparado para vencer cualquier atentado a la vida humana. Y ese modelo es el nuestro.

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