La mafia Washington-Guaidó

sostiene la distruzione e il saccheggio delle risorse venezuelane

Misión Verdad  https://medium.com/@misionverdad2012

Traduzione Matthias Moretti

(Guaidó arriva in Venezuela dopo la sua tournée internazionale, ricevendo manifestazioni di rigetto da parte di centinaia di persone che hanno rovinato il suo momento di trionfo. Foto: Rafael Hernández / DPA.)

Facendo finta di essere il presidente in carica del potere legislativo venezuelano, questo mercoledì 15 aprile Juan Guaidó è tornato a condurre una manovra di saccheggio contro il denaro dei venezuelani, proprio quando il paese ha maggior necessità di risorse a causa della pandemia del Covid-19 e alle pressioni finanziarie a vari livelli che Washington esercita contro Caracas.

L’abolizione del Parlamento

Attraverso una videoconferenza, Guaidó ha diretto una specie di incontro informale di deputati dei partiti politici dell’opposizione per “decidere” riguardo a un insieme di temi relativi alle finanze venezuelane che esulano dalle sue competenze. Prima di tutto, Guaidó non comanda il Parlamento a livello istituzionale, ma una volta che ti autoproclami presidente del paese in una pubblica piazza, contando sull’appoggio di Washington, il confine tra la farsa e la realtà scompare.

Le azioni intraprese a partire dal 2019 dall’Assemblea Nazionale sono state indirizzate a dotare di uno stravagante corpo giuridico il presunto “governo ad interim” di Guaidó, con l’obiettivo di rivestire di legittimità istituzionale l’appropriazione, il furto e il saccheggio degli utili del petrolio e delle risorse di liquidità del paese.

Ciò ha rappresentato un golpe rispetto al modello dello Stato venezuelano e all’equilibrio di poteri espresso dalla Costituzione. Su mandato statunitense, Guaidó è “presidente” di due poteri pubblici (l’esecutivo e il legislativo) e la durata del suo “governo” virtuale ha come limite temporale “finché non sia cessata l’usurpazione”. Un delirio giuridico.

Sebbene questa invenzione non abbia alcun appiglio nella realtà legale e politica del paese, la produzione ideologica e il modello organizzativo del “governo ad interim” somigliano a quella di un protettorato con una simulazione di repubblica parlamentare.

Questa idea porta con sé un carico ideologico molto simile all’Emendamento Platt che gli Stati Uniti imposero nella Costituzione cubana dopo la guerra ispano-statunitense, progettato con l’obiettivo di tutelare l’isola del Caribe a livello politico ed economico.

Quell’idea di tutela e controllo semi-coloniale non solo ha permeato il discorso dell’antichavismo più acceso, ma ha anche influito nelle azioni che si provano a spacciare per legali da una fantasmagorica videoconferenza su Skype che fa finta di essere un Parlamento.

Come risultato, il concetto di sovranità popolare è stato capovolto: le “decisioni” di Guaidó hanno legittimità perché gli Stati Uniti le appoggiano, e non perché corrispondano a quello che hanno espresso gli elettori nelle urne alla fine del 2015.

Washington sostiene che la sua guerra per il cambio di regime si è risolta nell’abolizione della Repubblica venezuelana, cosa che include anche il Parlamento che Guaidó dice di governare.

In questo delirio, l’autoproclamato sarebbe un funzionario simile a un proconsole imperiale che investe di legalità il dominio della metropoli sull’economia, il commercio e le autorità che governano il paese.

(Disegno che racconta dal punto di vista cubano l’approvazione dell’Emendamento Platt nel 1901. Foto: Canal Caribe.)

La classe dominante venezuelana ha messo in atto nuovi livelli di antipatriottismo forzando i confini all’interno del progetto geopolitico dell’élite mondiale più disprezzata e criminale della storia.

In maniera pirata: trasferimento di ricchezza alla Federal Reserve

Appena questa spedizione neocoloniale si è incagliata grazie alla resistenza del popolo venezuelano, Washington si è mossa rapidamente in funzione di ciò che ha a portata di mano, mentre si interroga su come far ripartire l’agenda golpista in mezzo al disastro sanitario del Covid-19 e all’ascesa dirompente della Cina che ha messo in discussione la posizione dominante dell’Impero nell’ordine internazionale.

Il fatto è che l’urgenza caratterizza i tempi attuali. Nella “sessione in remoto” dei deputati dell’opposizione capeggiata da Guaidó, si è approvato il trasferimento di una cifra in dollari da un conto appartenente Banca Centrale del Venezuela (all’interno del soggetto finanziario Citibank degli Stati Uniti) a un altro conto nella Federal Reserve di New York.

La decisione che viola ogni principio di legalità è stata rigettata dalla BCV, istituzione che governa il paese in materia finanziaria. Tramite un comunicato ha affermato che questo movimento di denaro è provenuto da un ordine “illecito emanato dalla Segreteria del Tesoro statunitense (…) portando a termine un volgare furto di risorse finanziarie appartenenti all’ente finanziario venezuelano attraverso l’appropriazione indebita del patrimonio il cui unico titolare è lo Stato venezuelano”.

Si stima che il trasferimento ammonti a 342 milioni di dollari secondo quanto riporta il portale web di Telesur. Ci sono dubbi sul fatto che la BCV abbia un conto presso la Federal Reserve di New York, cosa per cui il denaro potrebbe avere un percorso opaco e corrotto.

La tutela illegale degli Stati Uniti sul denaro venezuelano e i conti pubblici del paese in territorio gringo ha favorito questi trasferimenti di ricchezza che non si differenziano assai da un saccheggio pirata. E il simulacro giuridico di Guaidó rende solamente tutto ciò più evidente e crudo, visto che in realtà non ha il controllo sulla BCV per decidere sulle risorse del paese.

(Sotto il comando del banchiere Steven Mnuchin, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha assunto la gestione dell’embargo finanziario e commerciale contro il Venezuela. Foto: AP.)

La gestione dei profitti petroliferi, industriali e della liquidità del Venezuela, che sono stati oggetto di appropriazione, attualmente è accusata di opacità e suscita dubbi motivati di corruzione. Nel gennaio dell’anno scorso, l’allora consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton, suggerì che il denaro venezuelano su cui aveva messo mano il Dipartimento del Tesoro si depositasse in un fondo fiduciario.

Fino ad oggi non esistono informazioni su questo fondo fiduciario né una fonte verificabile per determinare la situazione dei conti. Hanno cercato di far sparire le prove del crimine.

La sottrazione di risorse venezuelane avviene nel pieno della penuria di valuta del paese mentre lotta per sconfiggere il coronavirus. Il crollo brusco del prezzo del petrolio e l’escalation nella guerra delle sanzioni hanno determinato l’aumento dei prezzi, la diminuzione delle importazioni e la mancanza della disponibilità di benzina.

Queste manovre di saccheggio in piena pandemia hanno intaccato l’immagine di Guaidó nelle discussioni economiche dell’opposizione. L’economista Francisco Rodríguez, che si è candidato come l’ideologo della “transizione economica” del Venezuela in chiave neoliberista, ha affermato un paio di giorni fa che “Guaidó possiede conti all’estero per miliardi di dollari”.

Rodríguez spiega che il deputato di Primero Justicia “Carlos Paparoni ha dichiarato che c’erano 3 miliardi di dollari. Loro stessi hanno stanziato 80 milioni di dollari un mese fa per finanziare i suoi viaggi. Non mi dicano poi che non hanno soldi”.

(Il falso ambasciatore Carlos Vecchio e il capo della USAID, Mark Green, firmano un accordo per 214 milioni di dollari lo scorso 8 agosto del 2019, destinato a finanziare il colpo di Stato. Foto: Archivio.)

L’economista, che ha ottenuto un ruolo direttivo nella Bank of America e che ha contestato in modo permanente l’utilizzo di sanzioni paralizzanti per il Venezuela, avverte che si eroga il denaro per il pagamento del debito in una maniera poco trasparente senza dare la priorità alla situazione del paese.

Denaro? Per loro è chiaro che c’è…

Successivamente al trasferimento illegale di denaro venezuelano alla Federal Reserve, è stata approvata un’ondata di stanziamenti sotto la definizione “Legge Speciale del Fondo per la Liberazione del Venezuela e il Rischio della Vita”.

Di fronte alla pandemia e ai gravi rischi sociali che porta con sé, Guaidó ha optato per accelerare la circolazione di parte delle risorse rubate all’interno della mafia politica dei partiti. Raschiare la pentola e in fretta sembra essere il messaggio di fondo, anche perché lo Stato venezuelano sta agendo a livello giuridico e internazionale per ottenere l’accesso ai conti e ai guadagni bloccati.

In totale sono 80 milioni di dollari che sarebbero distribuiti nel modo seguente, secondo ciò che riferisce Crónica Uno:

  • “4.529.229 dollari per il progetto di sicurezza e difesa della democrazia.

  • 35.930.260 dollari per il progetto di finanziamento di spese sociali con attenzione prioritaria all’emergenza umanitaria con riferimento al rischio della vita.

  • 5.547.635 dollari per il progetto di rafforzamento delle comunicazioni, il diritto della comunicazione e la lotta contro la censura.

  • 8.803.336 dollari per il progetto di rafforzamento delle relazioni internazionali con l’obiettivo di consolidare e ampliare il riconoscimento e l’appoggio al processo di ricostituzione della democrazia.

  • 14 milioni di dollari per il progetto di difesa e rafforzamento del potere legislativo e la protezione sociale dei suoi membri.

  • 1.986.000 dollari perché siano garantite le funzioni della Corte dei Conti e del potere giudiziario nazionale.

  • 9.203.540 dollari per i costi di implementazione del bilancio straordinario”.

La narrazione utilizzata per descrivere gli utilizzi finali di queste risorse sottratte al Venezuela cerca di confondere l’opinione pubblica utilizzando un linguaggio umanitario ma allo stesso tempo confuso a causa della sua genericità. Sono presentate come buone notizie o come una soluzione alla crisi, sebbene rinforzino lo stato d’assedio in cui si trova l’economia del paese.

Senza dubbio, la matematica non mente, e ancor meno la struttura delle priorità che stabilisce.

Il “budget” previsto rappresenta una minima porzione rispetto a quello che Rodríguez afferma essere l’ammontare in mano a Guaidó, e che potrebbe anche essere maggiore se contiamo il sequestro (e le entrate) della Citgo, gli utili della PDVSA sparsi per il continente, l’oro sequestrato a Londra e i conti bancari bloccati con denaro liquido appartenente al paese.

Ma allo stesso tempo è un nuovo tentativo di mascherare il furto con un’offerta ingannevole ed estorsiva, perché questo denaro appartiene al paese e Guaidó non è un’autorità legittima e legale per gestirlo a suo piacimento.

Non c’è niente di cui ringraziarlo. Il Venezuela sta lottando contro una pandemia e non può fare uso delle proprie risorse perché gli Stati Uniti se ne sono impadroniti con la volontà di far collassare l’economia e di sostenere politicamente Guaidó.

Secondo lo schema stabilito, il denaro sarà diviso tra i deputati dell’opposizione affiliati a Guaidó, gli ambasciatori falsi che fanno finta di rappresentare il paese e i mezzi di comunicazione e i giornalisti che già da anni stanno sul libro paga del Dipartimento di Stato e della CIA.

Riceverà una busta anche il commissario falso che ha lavorato con le compagnie straniere che si contendevano da anni il controllo della Citgo.

(L’attore Ryan Gosling nel film “Gangster Squad”, che ritrae il legame organico tra il mondo degli affari, il capitalismo e la mafia. Foto: Archivio.)

Come se si trattasse di un film di gangster, Guaidó divide parte del bottino saccheggiato tra i suoi per mantenere una fragile lealtà politica nel breve periodo, almeno finché durano gli 80 milioni di dollari.

Gli effetti della marachella di un’élite corrotta stanno costando al paese le risorse finanziarie necessarie per rimediare rapidamente alla propria complicata situazione.

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