Cuba ricorda il 63ºanniversario del crimine di Humboldt 7

Cuba ricorda oggi il massacro di Humboldt 7, uno dei crimini commessi dalla dittatura di Fulgencio Batista nel 1957, che ha spento la vita di quattro giovani che lottavano contro questo regime.

Il vice primo ministro Roberto Morales nel suo account di Twitter ha ricordato la data, nella quale “il sangue versato ha segnato il cammino della libertà raggiunta il 1º gennaio 1959”, ha scritto.

D’accordo con la testimonianza offerta dai vicini dell’edificio numero 7 di via Humboldt, da dove prende il nome il fatto, Joe Westbrook, Juan Pedro Carbò, Josè Machado e Fruttuoso Rodriguez erano indifesi quando sono stati assassinati.

Membri della polizia, sotto gli ordini di Esteban Ventura, sono entrati violentemente nell’appartamento dove c’erano i rivoluzionari e li hanno perseguiti nella loro fuga.

Al più giovane di tutti, Joe Westbrook, che era membro della giunta nazionale del Direttorio Rivoluzionario (DR) ed aveva partecipato all’assalto a Radio Reloj, il 13 marzo di quell’anno, è stato colpito da un mitragliatore senza pietà.

Juan Pedro Carbò non è riuscito ad arrivare all’ascensore, l’hanno crivellato di colpi; il suo crimine è stato quello di opporsi al golpe di Stato di Batista, del 10 marzo 1952, e da quel momento lottare per restituire il paese alla costituzionalità.

Josè Machado, che apparteneva anche lui al DR ed aveva partecipato all’assalto al Palazzo Presidenziale il 13 marzo, si è lanciato da un secondo piano verso il pianterreno dell’edificio insieme a Fruttuoso Rodriguez.

Quest’ultimo, che era il presidente della Federazione Studentesca Universitaria (FEU) e per cui capo del DR, era seguito da tempo.

I giovani sono caduti in un corridoio lungo e stretto, ed alla fine li aspettava un cancello con lucchetto che interrompeva l’uscita, oltre al fatto che la polizia gli stava sparando; così sono stati uccisi dai sicari.

Ogni anno la FEU rende loro omaggio nel luogo della loro morte, ma in questa occasione il ricordo è stato virtuale, nelle reti sociali, dovuto alle misure di isolamento per COVID-19.

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