America Latina: disinformazione su Facebook, nuovo piano Condor?

Luis Gonzalo Segura, www.resumenlatinoamericano.org

Profili di media venezuelani, boliviani e messicani, organizzazioni civili, partiti politici e sostenitori politici su Facebook spacciavano informazioni contro il governo del loro Paese. Erano tutte bugie.

Dalle viscere stesse degli USA, dalla sua capitale, da una società vicina alla Casa Bianca, è nata una rete mediatica grazie a cui l’Impero nordamericano pretendeva di promuovere i suoi interessi che altro non sono che gli interessi a cui si oppongono in maggioranza i latinoamericani.

Facebook ha già eliminato 55 falsi account Instagram e 46 pagine, oltre a 36 profili collegati alla società nordamericana CLS Strategies di Washington che affermava di essere pagine locali di Messico, Bolivia e Venezuela coll’intento di confondere e ingannare i cittadini. In totale, tale azienda ha speso 3600000 dollari per indurre mezzo milione di persone a seguire almeno una delle loro pagine fasulle, che sembravano pagine di organizzazioni civili, partiti politici o sostenitori politici. Queste pagine trasmettono o coprono messaggi che simulavano disaffezione dei partecipanti ai governi progressisti di Nicolás Maduro e Andrés Manuel López Obrador e riflettevano un’immagine caotica del governo. L’obiettivo non era altro che indebolirli o rovesciarli, lo stesso che il governo degli Stati Uniti persegue da anni. Questo non deve nulla al caso perché ciò che è certo è che diffondendo disaffezione tra i simpatizzanti progressisti presentando un’immagine di caos, molto studiata e pianificata, per davvero indebolire i governi di sinistra grazie alle correnti di opinione. Il titolare della società CSL Strategies, Juan Cortingas, non solo non ha confutato queste informazioni, ma dichiarava confermandone il succo: “CLS ha una lunga tradizione di lavoro internazionale, anche sui social media, per promuovere elezioni libere e aperte ed opporsi a regimi oppressivi e prendiamo sul serio il nostro impegno ad aderire alle politiche di Facebook e di altre piattaforme di social media in rapida evoluzione”

La Bolivia conferma i legami cogli Stati Uniti

 

Per “promuovere elezioni libere e aperte e contrastare regimi oppressivi” è necessario capire, nel caso di questa società di consulenza, di sostenere colpi di Stato come quello perpetrato in Bolivia contro Evo Morales e il tentativo di indebolire Nicolás Maduro in Venezuela e di López Obrador in Messico. Lo stesso governo boliviano, infatti, ha confermato di aver ingaggiato la società CLS Strategies la cui attività sui social network è incentrata sulla manipolazione dell’opinione pubblica anche se il comunicato di La Paz dice qualcos’altro: “Assunta nel dicembre 2019 per svolgere lavori di cospirazione a sostegno della democrazia boliviana dopo la frode elettorale del 20 ottobre 2019 e per sostenere l’organizzazione di nuove elezioni presidenziali”. Inoltre, in questa dichiarazione del ministero della Presidenza della Bolivia, si ammettevano i legami con Washington perché afferma che CLS Strategies “è riuscita a trovare contatti tra le autorità del governo boliviano e funzionari del governo e del Congresso degli Stati Uniti e il rapporto di queste attività venne redatto come indicato dalla legge statunitense”. Cioè, il governo boliviano collega CLS Strategies a Washington e ai contatti che questa società dava negli USA. Sembra che sia stato il governo degli USA a fornire al governo boliviano il contatto con CLS strategies, ma in ogni caso il collegamento è reale. E sarebbe bene ricordare che il 27 novembre, solo pochi giorni prima del lancio della società, il 5 dicembre, furono ripristinati i rapporti tra Bolivia e Stati Uniti. La scadenza sembra troppo breve per un impegno di tale tipo. Ma il governo boliviano nega di aver ingaggiato tale società per disinformare ed ingannare i cittadini e di averla pagata ma in questo caso non è necessario che l’ammetta perché da metà agosto diversi resero pubblico che CLS Strategies ricevette 90000 dollari per un contratto di 3 mesi che doveva iniziare il 5 dicembre. Tuttavia, lo scandalo in Bolivia raggiunse dimensioni tali che Sergio Choque, presidente della Camera dei deputati, affermò: “Dobbiamo utilizzare gli strumenti legislativi: in primo luogo, fare una richiesta di relazione scritta alla presidentessa e poi, se necessario, una richiesta di relazione orale”.Vale a dire, metteranno in atto azioni intese a indagare sul governo de facto a causa della creazione della rete di disinformazione e per crimini che potrebbero essere stati commessi, perché il governo di Jeanine Áñez avrebbe utilizzato risorse pubbliche per scopi non solo immorali, di disinformazione e inganno, ma anche personali, a favore della propria amministrazione.

Disinformazione su Facebook, il nuovo ‘Piano Condor’ per l’America Latina

 

Non c’è dubbio che la disinformazione, essenziale per manipolare le persone, sia un’arma potente. Un’arma che gli USA hanno usato e usano senza vergogna. Si ricordano tutti lo scandalo Cambridge Analytica su Facebook, una società che manipolò psicologicamente gli elettori nelle elezioni del 2016 in cui fu eletto Donald Trump. Questo è il motivo per cui non è bizzarro che gli obiettivi di tale campagna di manipolazione siano stati i governi del Messico e del Venezuela, cercando di indebolirli e rovesciarli, nonché il governo della Bolivia derivante dal colpo di Stato perpetrato da Jeanine Áñez, cercando di rafforzarlo. Un nuovo ‘Plan Cóndor’ destinato a dominare nuovamente l’America Latina. Gli USA non rinunceranno mai all’uso della forza militare per far cadere un governo, come avvenuto in Bolivia nel 2019, o il tentativo effettuato in Venezuela per rovesciare Nicolás Maduro, di cui ne è la prova, o per sostenerli se interessati, si pensi alla repressione in Ecuador o Cile lo scorso anno. Ma se possono indurre le persone a fare il lavoro sporco, lo faranno. Senza dubbio, già lo fanno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio


La guerra sucia contra Venezuela, Bolivia y México en Facebook: ¿un nuevo Plan Cóndor?

Por Luis Gonzalo Segura, Resumen Latinoamericano, 08 de septiembre de 2020.

Perfiles en Facebook de medios de comunicación, organizaciones civiles, partidos políticos y seguidores políticos venezolanos, bolivianos o mexicanos informaban contra los gobiernos de sus respectivos países. Era todo mentira. Una trampa mediática surgida de las entrañas mismas de EE.UU., de su capital, de una empresa cercana a la Casa Blanca con la que el Imperio norteamericano pretendía favorecer sus intereses. Que no son otros que los contrarios de la mayoría de latinoamericanos.

Y es que Facebook ha eliminado 55 cuentas y 46 páginas falsas de Instagram, así como 36 perfiles vinculados a la empresa norteamericana CLS Strategies –con sede en Washington– que fingían ser páginas locales de México, Bolivia y Venezuela, con la intención de confundir y engañar a la ciudadanía. En total, la mencionada empresa gastó 3,6 millones de dólares engañando a más de medio millón de personas para que siguieran al menos una de sus páginas falsas, que presentaban apariencia de organizaciones civiles, medios informativos, partidos políticos o seguidores políticos.

Estas páginas difundían o daban cobertura a los mensajes que aparentaban desafección de los seguidores de los gobiernos progresistas de Nicolás Maduro y Andrés Manuel López Obrador, y enviaban una imagen de caos gubernamental. El objetivo no era otro que debilitarlos o derrocarlos, lo mismo que durante años y en la actualidad pretende Estados Unidos. Tiene poco de casualidad, porque lo cierto es que extendiendo el desánimo en los simpatizantes progresistas y ofreciendo una imagen de caos, realmente conseguían debilitar a los gobiernos de izquierda mediante corrientes de opinión sumamente estudiadas y planificadas.

El propietario de la empresa CSL Strategies, Juan Cortiñas, no solo no negó tal información, sino que emitió un comunicado en el que confirmó lo esencial de la misma: «CLS tiene una larga tradición de trabajo internacional, incluso en las redes sociales, para promover elecciones libres y abiertas y oponerse a regímenes opresivos, y nos tomamos en serio nuestro compromiso de adherirnos a las políticas de rápida evolución de Facebook y otras plataformas de redes sociales».

Bolivia confirma la conexión con Estados Unidos 

Por «promover elecciones libres y abiertas» y oponerse a regímenes opresivos se entiende, en el caso de la consultora, al apoyo a golpes de Estado, como el perpetrado en Bolivia contra Evo Morales, y el intento de debilitar a Nicolás Maduro en Venezuela y a López Obrador en México.

De hecho, el propio Gobierno boliviano ha confirmado la contratación de la empresa CLS Strategies, cuya ocupación en redes sociales se ha centrado en la manipulación de la opinión pública, aunque el comunicado oficial de La Paz afirma algo diferente: «Contactada en diciembre de 2019 para realizar una tarea de cabildeo en busca de respaldo a la democracia boliviana, tras el fraude electoral del 20 de octubre de 2019, y en apoyo de la celebración de nuevos comicios presidenciales».

Además, en dicho comunicado emitido por el ministerio de la Presidencia de Bolivia se admite la conexión con Washington, pues se afirma que CLS Strategies «logró contactos entre autoridades del Gobierno boliviano y funcionarios del Ejecutivo y Legislativo de Estados Unidos, y el informe de dichas actividades fueron reportadas como lo indica la ley estadounidense».

Es decir, el Gobierno boliviano vincula CLS Strategies con Washington y los contactos que esta empresa le proporcionó en Estados Unidos.

Diría que fue el Gobierno de Estados Unidos el que proporcionó al Gobierno boliviano el contacto de CLS Strategies, pero en cualquier caso, la conexión es real. Y lo diría porque sería bueno recordar que el 27 de noviembre, solo unos días antes de la contratación de la empresa, que se hizo efectiva el 5 de diciembre, se restablecían relaciones entre Bolivia y Estados Unidos. Parece un margen de tiempo demasiado escaso para una contratación de estas características.

Sin embargo, el Gobierno boliviano niega que se contratara a esta empresa para desinformar y engañar a la ciudadanía, y que se pagara por ello, pero en este caso no resulta necesario que admita esta cuestión, pues desde mediados de agosto varios medios han publicado que CLS Strategies recibió 90.000 dólares por un contrato de tres meses, que daba comienzo el 5 de diciembre. 

Sea como fuere, el escándalo en Bolivia ha tomado tal dimensión que Sergio Choque, presidente de la Cámara de Diputados, afirmó: «Tenemos que utilizar los instrumentos legislativos: primero, hacer una petición de informe por escrito a la Presidenta y, posteriormente, si amerita, una petición de informe oral». Es decir, implementarán acciones para investigar al Gobierno de facto por la creación de la red de desinformación y por los delitos que pudieran haberse cometido, pues la Administración de Jeanine Áñez habría utilizado los recursos públicos con fines no solo inmorales, como se puede deducir de la desinformación y el engaño de la ciudadanía, sino también particulares, en favor de su propia gestión.

La desinformación en Facebook, el nuevo ‘Plan Cóndor’ para América Latina

No cabe duda que la desinformación, esencial para la manipulación de la ciudadanía, se ha convertido en un arma de gran poder. Un arma que Estados Unidos ha utilizado y utiliza sin ningún tipo de pudor. Todos tenemos en la mente el escándalo de Cambridge Analytica en la propia Facebook, una empresa que manipuló psicológicamente a los votantes durante las elecciones de 2016, en las que Donald Trump resultó elegido.

Por ello, no es de extrañar que los objetivos de esta campaña de manipulación hayan sido los gobiernos de México y Venezuela, a los que se pretende erosionar y derrocar, así como el gobierno de Bolivia, resultante del golpe de Estado perpetrado por Jeanine Áñez, a la que se pretende reforzar. Todo un nuevo ‘Plan Cóndor’ para dominar de nuevo América Latina.

Estados Unidos nunca renunciaría al uso de la fuerza militar para tumbar un Gobierno, una prueba de ello es lo ocurrido en Bolivia durante el año 2019 o las chapuzas perpetradas en Venezuela para derrocar a Nicolás Maduro; ni tampoco para sostenerlo si le interesa, pensemos en la represión impuesta en Ecuador o Chile, también durante el año pasado, pero si puede engañar a los ciudadanos para que le hagan el trabajo sucio, lo hará. No lo duden, ya lo hace.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.