Sessantadue anni costruendo l’ “eresia”

Elier Ramírez Cañedo  www.cubadebate.cu

Esattamente a cinque anni, cinque mesi e cinque giorni dalle azioni del 26 luglio 1953, grido di libertà che inaugurò una nuova tappa della lotta indipendentista nella nostra patria, arrivava finalmente al potere la Rivoluzione. Questa volta sì i mambì entravano a Santiago de Cuba. La vittoria, in questa occasione a differenza di quanto accaduto nel 1898, non poté essere usurpata, chiudendo la strada a cospirazioni ed ingerenze esterne mediante la mobilitazione del popolo.

Duro, difficile, pieno di ostacoli sarebbe stato il cammino; gli eroici barbuti guidati da Fidel non solo avevano affrontato una sanguinosa tirannia, ben armata e sostenuta dall’imperialismo USA, ma anche i pessimismi, disfattismi, pregiudizi e dogmi dell’epoca, che soggettivamente ostacolavano la spinta rivoluzionaria.

La fede nella vittoria di Fidel terminò irradiandosi ad un’intera nazione; si recuperò l’orgoglio di essere cubano e la fiducia che sì fosse possibile costruire un destino collettivo in modo sovrano ed indipendente, che Cuba potesse aspirare ad essere qualcosa di più che un’isola di sughero nel concerto delle nazioni del mondo.

Così l’impossibile storico si trasformò in infinita possibilità; quelli che erano stati etichettati come pazzi sognatori risultarono essere i più intelligenti rappresentanti degli interessi del popolo. Furono sepolti i presunti fatalismi storici e geografici, le teorie geopolitiche che segnalavano l’impossibilità di una vera Rivoluzione a Cuba.

Ma in quell’alba del 1 gennaio 1959, non solo si consumavano gli ideali di giustizia ed emancipazione di una generazione, ma anche di quegli eroi e martiri che, dal XIX secolo, avevano lottato ed erano morti in un conflitto impari contro l’oppressione colonialista ed imperialista. Quattro secoli e mezzo di dominio crollavano, da quel momento, e si intraprendeva la costruzione di una nuova eresia.

“La patria che era nei testi” -scrisse Cintio Vitier- negli scorci dei poeti, nella passione dei fondatori, improvvisamente incarnò una bellezza terribile, irresistibile, il 1 gennaio 1959. L’avevamo davanti agli occhi, viva in uomini immediati ed incredibili che avevano realizzato nelle montagne e nelle pianure ciò che era stato profetizzato, quello che fu il sogno di tanti eroi, l’ossessione di tanti solitari”.

Il trionfo della Rivoluzione cubana ebbe, a sua volta, un profondo impatto oltre i propri confini, segnando un importante punto di svolta nello scenario delle relazioni internazionali e della storia dell’America Latina e dei Caraibi. Dallo stesso punto geografico in cui gli USA avevano iniziato a costruire, con successo, la loro dominazione imperialista nell’emisfero occidentale dalla fine del XIX secolo -consolidata dopo la fine della II Guerra Mondiale- si apriva una significativa breccia controegemonica, il cui esempio ha ispirato ed ancora ispira altri popoli del continente desiderosi di scrollarsi di dosso il giogo della Roma americana.

Un piccolo paese avrebbe, allora, personificato nella vita reale la famosa storia dei testi biblici del piccolo Davide che vince, con la sua fionda, il gigante Golia. Giamai il Golia del nord ha immaginato una simile sfida alle porte stesso del proprio impero, e tanto meno che sarebbe sopravvissuta a lungo all’assalto della sua potenza.

Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush Senior, Clinton, Bush Junior, Obama e Trump, 12 amministrazioni USA hanno tentato di tutto, con la forza o con la seduzione, per distruggere l’esempio cubano. Ripetutamente hanno morso la polvere della sconfitta. Sì, hanno causato danni, morte e dolore, ma non hanno potuto rompere l’unità e la volontà di lotta del popolo cubano, che si fonda su una profonda radice culturale di resistenza ed emancipazione.

Furono realmente premonitrici le parole di Fidel, quell’8 gennaio 1959, parlando al popolo, dalla vecchia caserma Columbia, oggi Ciudad Libertad, quando disse: “La tirannia è stata rovesciata, l’allegria è immensa e tuttavia ancora molto resta da fare. Non c’inganniamo credendo che d’ora in poi tutto sarà facile, forse d’ora in poi tutto sarà più difficile”.

La Rivoluzione non si sarebbe mossa in acque calme, bensì in acque turbolente in controcorrente a venti potenti ed evitando ogni tipo di ostacolo; e così sarà finché esista l’imperialismo, ci sforziamo di costruire un mondo diverso e superiore a quello esistente e di riparare qualsiasi ingiustizia, altrimenti dovremmo smettere di usare il vocabolo Rivoluzione.

L’anno che si è concluso sarà ricordato come uno dei più difficili della storia recente di Cuba. Abbiamo dovuto affrontare allo stesso tempo i terribili effetti della pandemia di COVID-19 insieme alle conseguenze di un’altra pandemia -in questo caso a livello politico- che da 60 anni pretende creare fame e disperazione nel popolo cubano e con esso il rovesciamento della Rivoluzione. Mi riferisco al criminale blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA contro Cuba, il cui rafforzamento ha raggiunto limiti insospettati, avvolto in un’intera macchina propagandistica di manipolazione, odio e perversità. Senza dubbio stiamo assistendo agli ultimi colpi del trumpismo e della lobby anti-cubana, nella sua disperazione di distruggere il progetto cubano. L’esasperazione e lo stridore che vediamo nei nostri nemici è riflesso delle loro profonde frustrazioni di fronte al record di fallimenti accumulati.

Coloro che aspiravano alla cosiddetta soluzione biologica per cui, dopo la dipartenza fisica di Fidel, la Rivoluzione sarebbe crollata, hanno comprovato nella pratica la loro profonda ignoranza della realtà cubana, poiché la Rivoluzione continua e Fidel si moltiplica in un popolo disposto a continuare a fare la storia in difesa dei più preziosi ideali di giustizia, per Cuba e per il mondo, guidato dal nostro amato Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz, il più fidelista di tutti i cubani e che, da ottimo timoniere, continua a portarci in porto sicuro, insieme alla continuità genuina, creativa e brillante, quella che porta il palpitare del popolo nel suo petto e che vediamo rappresentata nel nostro Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez.

A quelli che cercano, insistentemente, nel nostro paese una frattura generazionale il destino continuerà a riservar loro uno spazio tra le fila di coloro che si sono sbagliati nel leggere le essenze di questa nazione. È vero che tutte le generazioni rispondono ad un tempo storico, ma ci sono legami spirituali indistruttibili che uniscono tutte le generazioni in un’unica generazione.

I giovani rivoluzionari di oggi si sentono inestricabilmente legati alla generazione di Martí, Gómez, Maceo, Villena, Pablo, Mella, Guiteras, José Antonio, Abel, Frank, Almeida, Vilma, Melba, Haydée, Ramiro, Fidel, Raúl e tanti altri che hanno dato la loro esistenza alla causa della libertà e della giustizia sociale. Questa è la generazione della creazione storica ed alla quale appartengono anche i giovani che scrivono l’epopea rivoluzionaria di questo tempo, coloro che sostengono questo paese su tutti i fronti e ci inorgogliscono con i loro continui successi.

Questo 2021 sarà un anno pieno di sfide, ma anche di nuovi insegnamenti e trionfi per il nostro popolo. Sarà anche l’anno in cui celebreremo il 60esimo della Campagna di Alfabetizzazione, della dichiarazione del carattere socialista della Rivoluzione, della vittoria di Playa Girón e delle storiche parole di Fidel agli intellettuali, nonché il 95esimo compleanno del Comandante in Capo. E avrà luogo un evento di particolare importanza come VIII Congresso del nostro Partito Comunista di Cuba.

L’epopea di quest’isola ribelle, umanista ed antimperialista continuerà ad essere scritta, giorno dopo giorno, protagonista di pagine davvero gloriose, affinché Cuba viva.


Sesenta y dos años construyendo la “herejía”

Por: Elier Ramírez Cañedo

Exactamente a cinco años, cinco meses y cinco días de las acciones del 26 de julio de 1953, grito de libertad que inauguró una nueva etapa de lucha independentista en nuestra patria, llegaba finalmente al poder la Revolución. Esta vez sí los mambises entraban a Santiago de Cuba. La victoria en esta ocasión, a diferencia de lo ocurrido en 1898, no pudo ser usurpada, al cerrárseles el paso a las conspiraciones e injerencias externas mediante la movilización del pueblo.

Duro, difícil, lleno de obstáculos había sido el camino; los heroicos barbudos encabezados por Fidel no solo se habían enfrentado a una tiranía sangrienta, bien armada y apoyada por el imperialismo estadounidense, sino también a los pesimismos, derrotismos, prejuicios y dogmas de la época, que subjetivamente lastraban el empuje revolucionario.

La fe en la victoria de Fidel terminó irradiándose hacia toda una nación; se recuperó el orgullo de ser cubano y la confianza en que sí era posible construir un destino colectivo de manera soberana e independiente, que Cuba podía aspirar a ser algo más que una isla de corcho en el concierto de naciones del mundo.

Así, el imposible histórico se transformó en infinita posibilidad; los que habían sido tildados de locos soñadores resultaron ser los más cuerdos representantes de los intereses del pueblo. Quedaron sepultados los supuestos fatalismos históricos y geográficos, las teorías geopolíticas que señalaban la imposibilidad de una Revolución verdadera en Cuba.

Pero en aquella alborada del 1ro. de enero de 1959 no solo se consumaban los ideales de justicia y emancipación de una generación, sino también los de aquellos héroes y mártires que desde el siglo XIX venían luchando y muriendo en desigual contienda frente a la opresión colonialista e imperialista. Cuatro siglos y medio de dominación se venían abajo a partir de ese momento y se emprendía la construcción de una nueva herejía.

“La patria que estaba en los textos —escribió Cintio Vitier—, en los atisbos de los poetas, en la pasión de los fundadores, súbitamente encarnó con una hermosura terrible, avasalladora, el 1ro. de enero de 1959. La teníamos delante de los ojos, viva en hombres inmediatos e increíbles que habían realizado en las montañas y en los llanos aquello que estaba profetizado, lo que fue sueño de tantos héroes, la obsesión de tantos solitarios”.

El triunfo de la Revolución Cubana tuvo a su vez un profundo impacto más allá de sus fronteras, marcando un importante punto de giro en el escenario de las relaciones internacionales y la historia de América Latina y el Caribe. Por el mismo punto geográfico en el que Estados Unidos había comenzado a construir con éxito su dominación imperialista en el hemisferio occidental desde finales del siglo XIX —consolidada después del fin de la Segunda Guerra Mundial—, se abría una significativa brecha contrahegemónica, cuyo ejemplo inspiró y aún inspira a otros pueblos del continente deseosos de sacudirse el yugo de la Roma americana.

Un pequeño país personificaría entonces en la vida real la conocida historia de los textos bíblicos del pequeño David venciendo con su honda al gigante Goliat. Jamás el Goliat del norte imaginó tal desafío a las puertas mismas de su imperio, y mucho menos que este sobreviviera por mucho tiempo a los embates de su poderío.

Eisenhower, Kennedy, Jonhson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush padre, Clinton, Bush hijo, Obama y Trump, 12 administraciones estadounidenses han intentado todo, ya sea a través de la fuerza o la seducción, para destruir el ejemplo cubano. Una y otra vez han mordido el polvo de la derrota. Sí, han causado daño, muerte y dolor, pero no han podido quebrar la unidad y voluntad de lucha del pueblo cubano, que se asienta en una profunda raíz cultural de resistencia y emancipación.

Fueron realmente premonitorias las palabras de Fidel aquel 8 de enero de 1959 al hablarle al pueblo desde el antiguo cuartel de Columbia, hoy Ciudad Libertad, cuando dijo: “La tiranía ha sido derrocada, la alegría es inmensa y sin embargo queda mucho por hacer todavía. No nos engañemos creyendo que en lo adelante todo será fácil, quizá en lo adelante todo sea más difícil”.

La Revolución no se movería en aguas tranquilas, sino en aguas turbulentas a contracorriente de poderosos vientos y sorteando todo tipo de obstáculos; y así será mientras exista el imperialismo, nos empeñemos en construir un mundo diferente y superior al existente y en reparar cualquier injusticia, si fuera de otra forma tendríamos que dejar de utilizar el vocablo Revolución.

El año que terminó será recordado como uno de los más difíciles en la historia reciente de Cuba. Hemos tenido que enfrentar al mismo tiempo los terribles efectos de la pandemia de la COVID-19 junto a las consecuencias de otra pandemia —en este caso en el plano político— que hace 60 años pretende crear hambre y desesperación en el pueblo cubano y con ello el derrocamiento de la Revolución. Me refiero al criminal bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por Estados Unidos contra Cuba, cuyo reforzamiento ha llegado a límites insospechados, envuelto en toda una maquinaria propagandística de manipulación, odio y perversidad. Sin duda, asistimos a los últimos coletazos del trumpismo y del lobby anticubano, en su desesperación por destruir el proyecto cubano. La exasperación y estridencia que vemos en nuestros enemigos es reflejo de sus profundas frustraciones ante el récord de fracasos acumulados.

Los que aspiraban a la llamada solución biológica, a que después de la partida física de Fidel la Revolución sucumbiría, han comprobado en la práctica su profunda ignorancia de la realidad cubana, pues la Revolución sigue en pie y Fidel se multiplica en un pueblo dispuesto a continuar haciendo historia en defensa de los más preciados ideales de justicia, para Cuba y el mundo, liderado por nuestro querido General de Ejército Raúl Castro Ruz, el más fidelista de todos los cubanos y quien como excelente timonel continúa llevándonos a puerto seguro, junto a la continuidad genuina, creativa y brillante, esa que lleva el palpitar del pueblo en su pecho, y que vemos representada en nuestro Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez.

A los que buscan insistentemente una fractura generacional en nuestro país el destino seguirá reservándoles un espacio en las filas de quienes se han equivocado a la hora de leer las esencias de esta nación. Es cierto que todas las generaciones responden a un tiempo histórico, pero hay enlaces espirituales indestructibles que unen a todas las generaciones en una sola generación.

Los jóvenes revolucionarios de hoy nos sentimos indisolublemente ligados a la generación de Martí, Gómez, Maceo, Villena, Pablo, Mella, Guiteras, José Antonio, Abel, Frank, Almeida, Vilma, Melba, Haydée, Ramiro, Fidel, Raúl y tantos otros que han entregado su existencia a la causa de la libertad y justicia social. Esa es la generación de la creación histórica y a la que pertenecen también los jóvenes que escriben la épica revolucionaria de este tiempo, los que sostienen a este país en todos los frentes y nos enorgullecen con sus continuos logros.

Este 2021 será un año preñado de retos y desafíos, pero también de nuevos aprendizajes y triunfos para nuestro pueblo. Será además el año en que celebraremos los aniversarios 60 de la Campaña de Alfabetización, de la declaración del carácter socialista de la Revolución, de la victoria de Playa Girón y de las históricas palabras de Fidel a los intelectuales, así como el cumpleaños 95 del Comandante en Jefe. Y tendrá lugar un acontecimiento de especial trascendencia como el 8vo. Congreso de nuestro Partido Comunista de Cuba.

La epopeya de esta Isla rebelde, humanista y antimperialista continuará escribiéndose día tras día, protagonizando páginas verdaderamente gloriosas, para que Cuba viva.

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