Gli stessi traditori di sempre

Coloro che chiamano dagli USA ad una rivolta popolare a Cuba, attraverso le reti sociali, compiono un mandato, fecondato da coloro che oggi alimentano quegli orrori del vecchio fascismo, e che seguono, come docili buoi, istruzioni di morte contro i loro fratelli.

In giorni in cui si smascherano atti contro la Patria, e esseri senza scrupoli, capaci di mettere un prezzo su se stessi, consumano azioni che causano vergogna, quei versi di Felix Pita Rodriguez, che sembrano essere firmati oggi, anche se sono stati scritti diversi decenni fa, diventano attuali:

Sono loro, sono gli stessi di ieri, / quelli di Oswiecim, di Buchenwald, di Lydice, / di Teresin, di Maidaneck, / sono loro, / sono gli stessi di ieri. Hanno registri di morte / inventari di morte / cataloghi di morte e magazzini / depositi di morte / Le ossa, le ceneri, le piaghe, i residui bruciati sono i loro trofei / sono i loro vessilli.

Dalle scene contemporanee, il poeta ha etichettato certi autori di crimini, simili a quelli che, sotto le bandiere del fascismo, furono esecutori di atrocità, come lo sono sempre i mercenari, a loro volta pagati da altri che non risparmiano viltà per ingrassare le loro tasche.

Anche se il mondo vive in un cambiamento perpetuo, ci sono entità durature. Così come la condizione antimperialista della Rivoluzione Cubana non cambierà mai, perché la sua radice è l’antitesi del dispotismo e della disumanizzazione, nemmeno la radice imperiale, che nulla di pulito impasta nei suoi tentacoli.

Coloro che chiamano dagli USA per una rivolta popolare a Cuba, attraverso le reti sociali, compiono un mandato, fecondato da coloro che oggi alimentano quegli orrori del vecchio fascismo, e che seguono, come docili buoi, istruzioni di morte contro i loro fratelli.

Scioccato dall’impudenza, anche se mai ingenua, il popolo cubano vede oggi certi connazionali confessare le loro miserie. I loro spiriti sono scossi ed è difficile ascoltare qualsiasi stipendiato che cerchi di rischiare, con le sue azioni, la tranquillità di un paese incapace di spietatezza.

Cuba, che per decenni si è battuta per il bene del proprio popolo, con il cappio imperialista al collo, e nonostante ciò, resistendo, è ben consapevole di tali bravate lanciate da lontano.

Sotto forma di attacchi batteriologici, diffamazioni, elenchi oltraggiosi, manipolazioni mediatiche, atti terroristici e misure estreme, le stesse vecchie sono sempre state in giro, dove si adattano, come una mano in un guanto, coloro che oggi cercano di dividere e destabilizzare la società cubana. Pertanto, l’avversione e l’odio non ci sono sconosciuti.

Né lo sono – ci sono molti esempi nella storia più grande, e nella storia scritta oggi da uomini semplici che combattono e costruiscono – le solide prese di posizione che mettono in alto il nome di questa terra. Basta ricordare la posizione assunta dal Comandante in Capo della Rivoluzione quando le dure misure contro l’isola, annunciate dall’amministrazione statunitense di George W. Bush, cercavano, come oggi, lo scoraggiamento e la resa del popolo cubano.

Con parole memorabili, Fidel notificò a sua volta al capo dell’impero che le idee giuste e veramente umane hanno dimostrato nel corso della storia di essere molto più potenti della forza, e che, per distruggere Cuba nel modo da loro fantasticato, avrebbero dato ordini precisi a coloro che erano lì per eseguirli, perché, nel combattimento degli eserciti, il capo non sarebbe salito su quel palco.

Fidel ha poi parlato di diverse verità. E ha parlato degli orrori del mondo, dell’irresponsabilità del governo USA, della mancanza di coraggio nel ripensare le conseguenze delle sue politiche, del disinteresse per la vita degli esseri umani, del manicomio che era diventata la politica mondiale.

Da allora, anche prima, il sistema economico e politico di Cuba era già etichettato come una tirannia, una “tirannia” che ha portato la conoscenza e la cultura ai massimi livelli, che ha ridotto la mortalità infantile a un tasso inferiore a quello della potenza imperiale.

Fidel ha parlato di questo e di altro in quelle parole che sono custodite nel suo cuore dalla stessa gente che lo ha visto essere il primo a difendere Cuba quando fu attaccata dai mercenari a Playa Girón; o quello che, in pieno periodo speciale, andò di persona, senza altra difesa che il suo gilet morale, ad affrontare i disordini che avevano avuto luogo all’Avana da parte di gruppi di teppisti.

Breve e veemente, il testo si chiude con una certezza di cui nessuno dubiterebbe: nessun cubano, con Fidel in testa, vedrebbe mai il volto di chi spinge a uccidere. “Mi dispiace solo che non ho potuto nemmeno vedere la tua faccia, perché in quel caso saresti a migliaia di chilometri di distanza, e io sarò in prima linea, a morire combattendo in difesa della mia patria”.

Nessuno di noi cubani che oggi difendiamo la pace del nostro paese, nessuno di noi che occuperemo, se necessario, la prima linea, vedrà le facce di coloro che oggi chiedono sangue per Cuba, di coloro che chiedono la morte per “restituirci” una felicità che nemmeno loro stessi hanno. È così che si comportano i soliti personaggi.

Fonte: www.granma.cu

Traduzione: ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA

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