Tre “paramilitari colombiani” catturati nell’operazione antiterrorismo a Caracas

Orinoco Tribune,  11 luglio 2021

“Abbiamo catturato tre ‘paramilitari colombiani’ nell’ambito dell’operazione Gran Cacique Indio Guaicaipuro e abbiamo anche sequestrato armi provenienti da Stati Uniti e forze armate colombiane”, informava la Vicepresidente venezuelano Delcy Rodríguez il 10 luglio, durante la conferenza stampa realizzata in collaborazione con la Ministra degli Interni Carmen Meléndez, presentando il resoconto delle operazioni di sicurezza a Caracas.

“Oggi”, proseguiva la vicepresidente, “vogliamo riferire su tutte le dimensioni coinvolte nell’operazione Gran Cacique Indio Guaicaipuro, di grande importanza per preservare tranquillità e pace del popolo di Caracas, soprattutto in zone come Quota 905″. Tutti gli eventi degli ultimi giorni a Cota 905 sono associati all’estremismo di destra, spiegava.

“Abbiamo catturato tre persone che hanno confessato di esser state addestrate dai colombiani”, informava Rodríguez. “Non possiamo perdere di vista il fatto che la Colombia, in quanto principale produttore di droga al mondo, e gli Stati Uniti, in quanto principale consumatore di tali stupefacenti, intendono dominare il territorio venezuelano per utilizzarlo come piattaforma e transito di tali sostanze”, aggiunse. Allo stesso tempo, sottolineava, “abbiamo trovato anche cibo del programma sociale CLAP nella casa dei dirigenti, molto simile a quanto accaduto nel 2017 o a a Mercal nel 2014, rubando ai programmi sociali”.

Il 7 luglio, di fronte alle violenze delle bande criminali armate in vari settori di Caracas, il governo dispiegava l’operazione per proteggere e salvaguardare i residenti della capitale, soprattutto in zone come La Vega, Santa Rosalía, El Paraíso, Parrocchie di San Juan e El Valle.

“I gruppi armati di Cota 905 hanno avviato violenze per seminare paura a Caracas, per minare lo stato di diritto e il quadro istituzionale delle nostre organizzazioni di sicurezza”, condannava la vicepresidente. El Cementerio, El Paraíso, El Valle “sono parrocchie della nostra amata Caracas colpite dalla violenza dei gruppi armati criminali che hanno seminato terrore e ansia nel nostro popolo”, affermava la vicepresidente.

Rodríguez notava che il Presidente Nicolás Maduro e l’unione civile-militare difenderanno sempre lo stato di diritto, la tranquillità e la pace del Paese.

“Questo piano di violenza criminale nelle comunità urbane della capitale è stato sventato”, riferiva. La Vicepresidente Rodríguez avvertiva che il piano di violenza, diretto da Washington col sostegno della Colombia, ha lo scopo di destabilizzare il Venezuela.

Presentando un rapporto sull’operazione di sicurezza, Rodríguez notava che l’obiettivo delle bande criminali è esercitare il controllo territoriale del traffico di droga attraverso mercenari. “I mercenari colombiani partecipavano alla destabilizzazione dell’Iraq e dell’Afghanistan; sono addestrati dall’esercito colombiano”, avvertiva. “Voglio contestualizzare lo scenario geopolitico e la realtà in cui i gruppi armati hanno compiuto tali violenze”, affermava Rodríguez. “La prima fu la recente visita del capo del comando meridionale in Colombia”.

“Il 7 luglio, mentre stavamo commemorando la battaglia di Carabobo, gruppi armati a Cota 905 esibirono armi iniziando violenze contro la comunità”, denunciava la Vicepresidente Rodríguez. “Gli attacchi di tali gruppi criminali coincisero con la visita del capo del comando meridionale Craig Faller in Colombia, per stabilire un coordinamento con elementi di quel Paese”. E si riferiva alla visita del capo della CIA William Burns in Colombia per incontrare alti funzionari, ma non ufficialmente il presidente Iván Duque. Pochi giorni dopo la visita di Burns, furono compiute azioni terroristiche in Venezuela e anche Haiti, dove il presidente Jovenel Moïse fu ucciso da mercenari colombiani. “Le prove: 26 funzionari colombiani, esecutori di tali piano”, indicava Rodríguez riferendosi ai mercenari colombiani implicati nell’assassinio del presidente haitiano. “Ci sono segnalazioni di un contratto simile a quello firmato dai mercenari di Juan Guaidó per l’operazione Gideon, di cui il governo degli Stati Uniti era a conoscenza”, aggiunse.

Dopo la visita in Colombia, Burns andò in Brasile per parlare del Venezuela con Jair Bolsonaro. Ci furono discussioni sul governo argentino in quell’incontro, e la Vicepresidente Rodríguez allertò su possibili piani di destabilizzazione organizzati contro l’Argentina. Aggiunse che il Capo di Stato venezuelano, Nicolás Maduro, avvisò “il nostro popolo alla fine di giugno della visita del capo della CIA in Colombia, coll’obiettivo di destabilizzare il Venezuela”. La vicepresidente spiegava che Antonino Indriago, uno dei mercenari che avrebbe pagato gli assassini di Jovenel Moïse, è un collaboratore di Juan Guaidó. Indriago è il proprietario della società di sicurezza che assunse i mercenari che assassinarono il presidente di Haiti ed è un simpatizzante dell’ex-deputato Guaidó. “Perché raccontiamo questa storia?” si chiese e rispose: “Perché il 6 luglio ci fu l’assassinio ad Haiti con la partecipazione di due nordamericani, 26 colombiani, alcuni haitiani, con legami con un sostenitore di Juan Guaidó”. “Tutti confessarono, dell’opposizione”, continuò. “Sono loro, lo confessano, lo dicono. Leopoldo López deve essere nervoso ora per i telefoni che abbiamo sequestrato a Quota 905″. In Colombia (Palacio de Nariño, residenza presidenziale) certuni saranno nervosi per le confessioni dei paramilitari catturati in Venezuela insieme alle prove raccolte, aggiunse Rodríguez. Juan Guaidó, osservò la vicepresidente, ha accordi con rappresentanti colombiani coll’obiettivo di consegnare il territorio venezuelano al traffico di droga. È un piano estremista guidata da Leopoldo López. “Possiamo smantellare questi gruppi armati, criminali, assassini che avevano rapito dei cittadini liberati nell’operazione Gran Cacique Indio Guaicaipuro”, concluse.

2460 effettivi dispiegati per proteggere la popolazione

 

Da parte sua, la Ministra degli Interni, Ammiraglio Carmen Meléndez, affermò che l’amministrazione ha “dispiegato 2460 militari in questa operazione e mantiene anche una riserva, col fedele obiettivo di difendere il popolo. Raggiungeremo la liberazione del popolo ovunque, sempre nel rispetto dei diritti umani”. La ministra disse che l’operazione rimarrà per proteggere il popolo. Le forze di sicurezza sono pronte a realizzare tutti gli obiettivi per portare pace e tranquillità al popolo. “Non ci fermeremo finché non avremo neutralizzato questi gruppi”, osservava. “Ci preparammo in anticipo, con pianificazione, rapporti di intelligence, potere popolare organizzato, ed entrammo in azione con interventi a terra e alta quota” in quei settori, aggiunse Meléndez. Inoltre, osservò che “le nostre organizzazioni per la sicurezza dei cittadini hanno collaborato in modo concertato, proteggendo il popolo in tutte le fasi dell’operazione, il cui scopo è neutralizzare le bande criminali che colpirono cinque parrocchie di Caracas. In questo senso, l’intelligence fu decisiva”. Meléndez affermò che 34 posti di sicurezza rimarranno nelle aree colpite. Ed anche presentò i dettagli delle diverse armi sequestrate durante l’operazione. “Abbiamo sequestrato 2000 proiettili calibro 0,50 e 4000 calibro 7,62. Furono sequestrate anche armi di Stati Uniti ee forze armate colombiane”. La ministra deplorò la morte di quattro agenti: tre della Polizia nazionale bolivariana e uno della Guardia nazionale bolivariana. “I feriti, compresi dieci membri del personale di sicurezza dei cittadini, sono adeguatamente curati e le famiglie ricevono pieno sostegno”, informava. L’operazione di sicurezza venezuelana fu un duro colpo per i paramilitari colombiani in Venezuela, osservò Meléndez. “Siate certi che li cattureremo tutti per proteggere il popolo”, aggiunse. La ministra riferì che furono arrestati 22 criminali e di questi 12 identificati, compresi gli alias “El Thor” e “El Chino”. Inoltre, “28 persone rimasro ferite durante l’operazione, e ricevono le cure necessarie”. Il ministro riferiva che fu sequestrato un arsenale da guerra con migliaia di cartucce di grosso calibro, bombe a mano, lanciarazzi, fucili, mitra (simili a quelli usati nell’operazione Gideon), pistole e revolver. Inoltre, fu smantellato un laboratorio clandestino per la produzione di droga a Cota 905 e nella zona furono trovate 37 case abbandonate. Meléndez anche informò che furono salvate nove persone, tra cui un medico di comunità rapito da tali gruppi criminali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio


Più di 20 paramilitari colombiani addestrarono le bande di Cota 905

Orinoco Tribune, 12 luglio 2021

Il Presidente Nicolás Maduro annunciava l’11 luglio che durante l’operazione Gran Cacique Indio Guaicaipuro a Caracas furono sequestrate armi colombiane e che almeno 20 paramilitari colombiani erano a Cota 905 accanto alle bande criminali, “legati alle strutture criminali che operano su Cota 905”. Allo stesso modo, Maduro denunciò Leopoldo López per il suo coinvolgimento da Madrid, in Spagna, nel finanziamento delle bande e delle loro attività terroristiche. “Sono una rete incurabile di violenza, odio e terrorismo”, dichiarava Maduro. “Ricevono tutto il sostegno da Bogotà e dal Nord”. “Leopoldo López è direttamente coinvolto nella condotta di tali bande criminali”, aggiunse il presidente. “Queste informazioni vanno trasmesse alla Spagna, perché tale attacco terroristico è stato pianificato da lì”. Il Presidente della Repubblica notava che l’intelligence venezuelana attuava l’operazione. “Francisco Santos, ambasciatore colombiano negli Stati Uniti, sta per consegnare l’ordine. È venuto col capo della CIA in Colombia e detto questo due settimane fa, e noi l’abbiamo denunciato. Siamo nel pieno di una delicata missione d’intelligence e dobbiamo procedere con cautela”.

Maduro avvertiva che il piano terroristico paramilitare fu deciso per il 5 luglio, nel sud della città di Caracas, “ma fu interrotto grazie ad azioni dell’intelligence, per proteggere Paseo Los Próceres [l’iconica Passerella degli Eroi, adiacente a Fort Tiuna, edificio militare a Caracas]. Mi avevano avvertito, che volevano rovinare le celebrazioni del 5 luglio”. Osservò che le informazioni furono rivelate da tre paramilitari colombiani catturati dall’operazione: “Nella zona furono sequestrate armi dell’esercito colombiano. I detenuti davano prove e indicavano di esser stati addestrati dai paramilitari colombiani a Cota 905″. “Quel giorno attaccarono, la notte del 7 uccisero un uomo umile che tornava a casa sull’autostrada”, disse Maduro. “Erano dei criminali legati ai golpisti di destra, per attaccare Caracas. Le autorità intervennero dove potevano e li presero”. Il Capo di Stato aggiunse che furono sequestrate armi di Stati Uniti e Colombia. Ed anche annunciò che in sulla montagna fu trovato un laboratorio di cocaina, “procedura tipica dei paramilitari che usano tali pratiche per destabilizzare la popolazione. Furono trovati anche molti covi e ne cerchiamo altri”.

Arsenale della guerra

 

Durante la trasmissione fu mostrato l’arsenale di armi utilizzate per seminare terrorismo nel Paese, compresi droni e divise della polizia utilizzate per allestire posti di blocco e rapimenti. “Avviso tutte le organizzazioni, Padrino López, e i Ministri dell’Interno e della Giustizia di essere attenti a tali azioni”, aggiunse Maduro. “Dobbiamo migliorare le comunicazioni perché ci troviamo di fronte a metodi criminali”. Maduro ricordò che l’assassinio del presidente di Haiti fu compiuto camuffandosi con le uniformi della polizia, così come la fallita invasione mercenaria del Venezuela, l’operazione Gideon. Il Presidente Maduro assicurò che l’operazione proseguirà fino a quando non saranno trovati tutti i membri delle cosche. “La nostra guardia è costantemente alzata per proteggere la sicurezza dei venezuelani”, osservava il Capo di Stato. “La battaglia continuerà finché non troveremo tutti i membri di tale gruppo”. Maduro chiese giustizia a nome del popolo venezuelano, per i caduti e i martiri, per garantire la pace a tutti i venezuelani. Inoltre, chiese aiuto al popolo per catturare i capi della banda Cota 905. “Questo non può essere permesso in Venezuela”, disse con enfasi Maduro. “Abbiamo diritto alla nostra indipendenza e tranquillità. Ribadiamo che c’è una ricompensa che verrà pagata a chi fornisce informazioni che portano alla cattura di costoro”.

Indagine in corso

 

Maduro annunciò la cattura di un importante paramilitare colombiano ad Apure che si dirigeva a Caracas per una missione speciale. “Oggi a Elorza abbiamo catturato un capo paramilitare colombiano, alias José Peligro”, riferiva Maduro. “Fu trasferito a Caracas e confessò di aver avuto l’ordine di andare in missione nella capitale venezuelana”. “E’ il capo di un gruppo paramilitare che abbiamo combattuto negli ultimi mesi ad Apure”, dichiarava il leader nazionale durante la revisione dell’operazione Gran Cacique Indio Guaicaipuro. “È già in custodia ed è stato trasferito a Caracas”. Maduro rivelò che il paramilitare confessò di aver lasciato il covo in territorio colombiano, di aver attraversato Arauca, di essere entrato in territorio venezuelano coll’obiettivo di raggiungere la capitale. “Qui, all’ingresso di Caracas, lo aspettavano”, aggiunse il presidente venezuelano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.