Da Torino a Cuba: Cuba non è sola

Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

A raccontare il significativo episodio avvenuto in una fabbrica italiana è Sergio Bassoli, responsabile delle Relazioni Internazionali della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) in un incontro organizzato a Cuba dall’ICAP con i giovani cubani durante la consegna degli aiuti solidali non governativi giunti con un volo dall’Italia pochi giorni fa a l’Avana.

«La società dove avevamo trovato i 150 ventilatori polmonari da inviare a Cuba, ci ha risposto che ce li avrebbero forniti, ma che ormai erano chiusi per ferie e se ne sarebbe riparlato a settembre.

Allora siamo andati dai delegati sindacali dell’azienda e loro hanno risposto: “no, se è per Cuba, interrompiamo le ferie e torniamo a lavorare” e lo hanno fatto, a turni continui, finché tutti i 150 ventilatori polmonari non sono stati sistemati sui bancali pronti per partire».

Bassoli ha aggiunto che questo gesto non è stato isolato e che il primo sindacato a chiedere la mobilitazione solidale in favore di Cuba tra le varie federazioni della CGIL è stato quello degli operatori sanitari, «perché anche Cuba fa parte della nostra storia», hanno detto, «e ciò che abbiamo ricevuto dagli operatori sanitari cubani nella prima ondata di pandemia in Italia, ci obbliga a rispondere allo stesso modo».

Per Bassoli questo slancio collettivo “è stato un gesto di solidarietà sia in difesa del diritto alla salute e alla vita, ma anche in difesa dell’autodeterminazione del popolo cubano”.

Il successo della iniziativa sta nei numeri: a bordo dell’aereo, il carico prevedeva 200 metri cubi di materiali, 150 ventilatori polmonari, 41 doppi concentratori di ossigeno per due pazienti, mascherine CPAP, medicinali, test rapidi, mezzi di protezione per gli operatori sanitari, forniture ospedaliere per un valore di 1,8 milioni di dollari.

Il tutto, è stato raccolto contrariamente a ogni previsione, nel mezzo della più grande campagna anticubana che si ricordi, riuscendo a mobilitare migliaia di cittadini tra europei e cubani residenti in Europa per difendere Cuba.

Determinante è stato anche il contributo del Coordinamento delle Associazioni dei Cubani Residenti in Italia (Conaci). La sua presidente, la guantanamera Ada Galano –che vive in Italia da 30 anni– racconta: «L’Associazione dei residenti a Marsiglia, in Francia, ha noleggiato un furgone e si è recata due volte a Torino per portare i medicinali. È stato creato un account per le donazioni e ci sono state molte persone che hanno inviato denaro, indipendentemente dall’importo, da Spagna, Inghilterra, Austria e Germania. Con una scienziata cubana residente a Londra, ad esempio, abbiamo organizzato la spedizione di 50.000 criotubi per il trasporto del vaccino Abdala, durante la sperimentazione che si è svolta a Santiago de Cuba e a Granma; in una settimana ce l’abbiamo fatta, tutti hanno contribuito.

Ci siamo anche uniti all’invio di denaro per l’acquisto di dieci milioni di siringhe che sarebbero partite da Panama, perché siamo anche in contatto con i compagni e le compagne del Canada ed è stato molto più facile farlo da Panama, perché in aereo sono arrivate velocemente a Cuba, quindi abbiamo raccolto denaro e glielo abbiamo inviato.

Alle associazioni cubane partecipano persone di altre nazionalità – anche se le posizioni dirigenziali devono essere occupate da cubani -, in primis le mogli e i mariti dei nostri connazionali, ma anche immigrati o autoctoni che desiderano aderire, sotto una premessa: che non denigrarsi alla Patria».

All’incontro era presente anche Michele Curto, presidente dell’Agenzia per gli Scambi Culturali ed Economici con Cuba (ACI), di Torino.

La brigata medica cubana Henry Reeve che ha lavorato a Torino per tre mesi, tra aprile e luglio 2020, conosce molto bene Michele.

È stato un anfitrione eccezionale. Lo striscione con cui ci ha accolto all’aeroporto era stato regalato da sua madre: faceva parte del suo corredo nuziale.

Ogni medico cubano della brigata ricevette una busta con dei nomi e dei numeri ed una spiegazione apparentemente poco credibile: “Potete chiamare chiunque delle persone di questa lista in caso di necessità, in qualsiasi giorno della settimana, a qualsiasi ora”. Più tardi, il tempo ha confermato la sua veridicità. Un gruppo di giovani “traduttori” ha accompagnato i cubani nelle loro prime incursioni nella zona rossa, e nelle loro vicissitudini quotidiane. Ora il viaggio è all’inverso.

Michele, Sergio e Ada hanno proseguito il loro viaggio verso Ciego de Ávila – dove li aspettava il dottor Julio Guerra, che era stato capo della Brigata Cubana a Torino – e Santiago de Cuba.

In quelle province hanno consegnato parte di ciò che avevano raccolto in Italia, come già avevano fatto in precedenza all’Avana. “Cuba non è sola”, ripetono più e più volte. Non solo aiutano a salvare vite umane, ma ci ricordano anche che nessuna campagna mediatica potrà cancellare la storia.

www.granma.cu

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.