Criminalità alle Barbados: l’odio si trasforma in terrore

Per anni, Cuba e i suoi bambini sono stati al centro dell’obiettivo terroristico del governo statunitense e della Central Intelligence Agency (CIA). Dal 1959, quando il cuore sovrano riuscì a cacciare dall’isola gli annessionisti e i fedeli sostenitori yankee, gli USA hanno progettato, finanziato e realizzato gli atti più criminali della nostra storia per affogare il popolo in un terrore ingiusto e senza cuore.

Oggi, 6 ottobre, è stata dichiarata ufficialmente la Giornata delle vittime del terrorismo di Stato e, a 46 anni dall’orrendo crimine delle Barbados, chi ha vissuto quella tragedia non riesce a farsene una ragione né a perdonare il fatto che gli autori dell’attacco siano rimasti impuniti per le loro azioni.

Ogni anno Cuba è profondamente in lutto per l’esplosione del volo Cubana 455, decollato dall’isola di Barbados e diretto in Giamaica e poi all’Avana, dove 73 persone sono state atrocemente derubate della loro vita con la spietata frase: “Abbiamo messo la bomba… E allora?

11 guyanesi, 5 coreani e 57 cubani, tra cui 24 schermidori cubani che si stavano godendo le loro medaglie dopo aver vinto i campionati centroamericani e caraibici di scherma, stavano inconsapevolmente compiendo l’ultimo viaggio, vivendo gli ultimi minuti della loro vita.

Pochi minuti dopo la salita, fu avvertita una carica esplosiva, i piloti dell’aereo cercarono di tornare a terra, ma la seconda detonazione rovinò completamente la possibilità di salvezza, tutto era in fiamme e distrutto.

Luis Posada Carriles e Orlando Bosch Avila furono le principali menti criminali, assunsero i venezuelani Hernan Ricardo e Freddy Lugo per piazzare le bombe sull’aereo; quest’ultimo passò 20 anni in prigione, ma gli altri due, per tutta la vita, si beffarono della pena.

Posada Carriles è stato uno dei terroristi più sanguinari contro la sua stessa nazione. È stato coinvolto nella CIA, nei preparativi per Playa Girón, negli attentati agli alberghi dell’Avana, in diversi attentati alla vita del leader Fidel Castro Ruz e in altri attacchi.

Secondo un’intervista di PL all’avvocato cubano José Pertierra, che ha rappresentato il Venezuela nell’estradizione di Posada Carriles, “gli Stati Uniti pretendono di essere i leader mondiali nella guerra contro il terrorismo, ma la combattono dalla parte del carro”.

“Il terrorismo è abominevole. La lotta dovrebbe essere sempre sul campo dell’onore, contro un nemico capace di difendersi. Non contro civili indifesi e bambine di nove anni. Mi addolora sapere che Carriles e Bosch sono morti senza pagare per i loro crimini contro l’umanità”, ha aggiunto.

Il 9 ottobre 1976, tre giorni dopo l’evento, Fidel Castro pronunciò parole che non sarebbero mai morte: “Oggi piangiamo con i cari delle vittime dell’abominevole crimine, e quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema!

Oltre al blocco ostile imposto dal governo statunitense contro Cuba, la nostra nazione è stata per decenni vittima di aggressioni militari e biologiche, sabotaggi e atti terroristici. 3.478 cubani sono morti e 2.099 sono rimasti invalidi.

Fonte: CubaSi

Traduzione: italiacuba.it


La Patria come grandioso monumento

Non si smette d’amare. Lo dicono i familiari delle vittime. Con gli anni forse il dolore si fa meno pungente, più sordo, ma continua a stare lì e cresce nelle assenze: il matrimonio senza i genitori, i compleanni senza la figlia, le conversazioni che non si tennero e le allegrie che non ci saranno.

Queste famiglie segnate dalla perdita soffrono un peso addizionale, quello del crimine senza giustizia.

I loro cari condivisero il volo con gli assassini, loro che videro i loro volti, ascoltarono le loro frasi banali di chi non prevede la tragedia e forse ricevettero anche alcuni sorrisi, e nonostante questo furono capaci di lasciare una bomba per ucciderli.

Poi si vantarono. Avevano la tutela poderosa della CIA e non la persero mai.

Nell’aereo della Cubana de Aviación, proveniente da Barbados, ch esplose in aria il 6 ottobre del 1976, con 73 passeggeri, dei quali non sopravvisse nessuno, in una certa forma viaggiava anche Cuba.

E non solo perché, come disse Fidel nella cerimonia di commiato nel lutto , «La Rivoluzione (…) ci ha reso fratelli intimi nei quali il sangue di uno appartiene a tutti», ma anche perché lì c’erano lo sport, l’internazionalismo, gli eroi del lavoro …

Stupore di fronte alla barbarie. Questo fu quello che sentì il paese intero e parte del mondo di fronte a uno degli esempi più evidenti di sino a dove è capace di giungere il terrorismo di Stato istigato dal suolo statunitense contro l’Isola.

Stupore di fronte alla barbarie, questo è quello che si sente ancora se si ripassano i fatti tranquillamente senza il velo della routine.

Così come le famiglie non sanano le loro ferite, la nazione non può dimenticare questo dolore nè chi lo ha provocato.

La memoria è un’arma e nella storia c’è uno degli appigli per compiere la previsione del Comandante in Capo del15 ottobre di quell’anno:

«Una patria sempre più rivoluzionaria, più degna, più socialista, più internazionalista sarà il grandioso monumento che il nostro popolo erige alla loro memoria e a quella di tutti coloro che sono morti o moriranno per la Rivoluzione !».

Nelle giornate di quell’ottobre, come in tante altre, ci volle molto coraggio. Uno si accende ancora oggi ascoltando le parole di Fidel alla fine di quel discorso, quelle che anche se si leggono, comunque si ascoltano:

«Non possiamo dire che il dolore si condivide .Il dolore si moltiplica. Milioni di cubani oggi piangiamo insieme agli esseri amati delle vittime dell’orribile crimine, E quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema!»

A Cuba il coraggio e la memoria non si esauriscono.

La Patria è nostra.

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