Donne a Cuba: la Rivoluzione emancipatrice (II p)

Salim Lamrani – http://espanol.almayadeen.net

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3. La donna a Cuba oggi

Atletismo Panamericano Oro para Adriana Muños en los 1500mp F

Dall’avvento della Rivoluzione cubana la salute ed il benessere della donna cubana sono stati eretti a priorità nazionale, come illustrano gli indicatori in questo campo. Così, l’aspettativa di vita delle donne è di 80 anni, due anni in più rispetto agli uomini e simile a quelle delle nazioni più sviluppate. Il tasso di mortalità infantile è del 4,6 per mille, ossia il più basso del continente americano -incluso Canada e USA- e del Terzo Mondo. Il tasso di mortalità materna è di 0,02%, che è il più basso dell’America Latina e del Terzo Mondo. Il tasso di fecondità (numero di figli per donna) è di 1.69, cioè il più basso dell’ America Latina, che pone un problema di rinnovamento generazionale.

Da un punto di vista giuridico l’articolo 59 del Codice del Lavoro protegge specificatamente le madri cubane. Esso stabilisce che “il datore di lavoro deve creare e mantenere le condizioni di lavoro per la donna, considerando la sua partecipazione al processo di lavoro e la sua funzione sociale come madre”. Così, le madri cubane hanno la possibilità di occuparsi pienamente del neonato e contemporaneamente ricevere il suo salario integrale  un mese e mezzo prima del parto e tre mesi dopo il parto. La dimissione può durare fino a un anno con una remunerazione pari al 60% del suo stipendio. Dopo un anno torneranno automaticamente al loro lavoro. Inoltre, il diritto del lavoro cubano permette alle donne di andare in pensione a 60 anni o dopo 30 anni di contribuzione. In termine di comparazione, la donna francese deve contribuire per 42 anni per avere la possibilità di ottenere una pensione completa.

Le donne rappresentano circa il 60% degli studenti a livello nazionale e oltre il 65% di loro sono diplomate alla scuola superiore. Nel campo professionale dal 1980 le donne attive dispongono mediamente di un livello di formazione superiore rispetto agli uomini attivi. Anche se le donne rappresentano solo il 44,5 dei 5,5 milioni di persone che compongono la popolazione attiva del paese, cifra che illustra gli sforzi per realizzare la piena uguaglianza, per contro, costituiscono il 66,4% del tecnici e professionisti nel paese di livello medio o superiore (insegnanti, medici, ingegneri, ricercatori, ecc) e il 66% dei funzionari civili (contro un 6,2% prima del 1959).

Allo stesso modo, attualmente, la legge cubana impone che per lo stesso lavoro il salario della donna sia esattamente pari a quello dell’uomo. In Francia, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica e degli Studi Economici (INSEE), per un impiego simile il salario delle donne è inferiore del 28% a quello dell’ uomo. Negli USA il salario delle donne rappresentano solo l’80% del salario degli uomini.

mujeres-cubanas-fotos-kaloian-s-9-580x866A Cuba, le donne occupano il 46% delle posizioni di direzione nel settore economico (un 2% prima del trionfo della Rivoluzione). A titolo di confronto, in Francia, delle 40 società del CAC 40, solo cinque sono guidate da donne. A livello amministrativo e giudiziario le donne cubane rappresentano il 66% dei membri del controllo delle finanze e della Corte Suprema e il 78% dei funzionari della procura.

La donna cubana è pienamente integrata nella vita politica del paese. Le statistiche in questo campo sono rivelatrici. Dei 31 membri del Consiglio di Stato cubano 13 sono donne, ossia il 41,9%. Nell’esecutivo ci sono 8 donne ministri su 34, ossia un 23,5%. Nel Parlamento cubano di 612 membri, 299 sono donne, vale a dire 48,66%. In Francia il tasso di donne parlamentari (Assemblea Nazionale e Senato) è del 26%. Cuba occupa il terzo posto mondiale per deputate. A titolo indicativo, gli  USA occupa  l’80esimo.

Una donna, Maria Mari Machado, occupa la Vice Presidenza del Parlamento cubano. Nelle Assemblee provinciali, dei 1268 rappresentanti eletti il 48.36% sono donne. Le donne cubane presiedono 10 delle 15 Assemblee provinciali del paese, ossia il 66,6%, e occupano la vicepresidenza in 7 di esse, ossia il 46,6%. Dei 115 membri del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba 49 sono donne, ossia il 42,6%. La segretaria del Partito Comunista per la provincia dell’Avana, la più importante del paese, è Lazara Mercedes Lopez Acea, una donna di colore nata nel 1964. E’ anche vicepresidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri. Questi risultati sono ancora più notevoli giacché non c’è nessuna legge a Cuba che obblighi alla parità nella cariche politiche.

Inoltre, dei 16 dirigenti sindacali provinciali della Confederazione dei Lavoratori Cubani (CTC) 9 sono donne, ossia il 56,25%.

mujeres-cubanas-fotos-kaloian-s-5Nell’ambito della diplomazia le donne rappresentano Cuba, in almeno 47 paesi. Nel ministero degli Affari Esteri (MINREX) oltre il 40% dei funzionari sono donne e molte di loro occupano il posto di vice-ministri. Josefina Vida, Direttrice del Dipartimento USA nel MINREX, è il responsabile dei negoziati con Washington nel processo storico di normalizzazione delle relazioni bilaterali annunciato dai presidenti Barack Obama e Raul Castro, il 17 dicembre 2014.

A Cuba la pratica sportiva è considerata essenziale per lo sviluppo fisico e intellettuale dei cittadini che hanno accesso gratuito a tutte le installazione e infrastrutture del paese. L’Istituto Nazionale dello Sport ha sviluppato tutto un ventaglio di programmi per tutte le categorie della popolazione e tutte le generazioni. I risultati sono brillanti: in termini di sport di alto livello la donna cubana occupa un rango di primaria importanza e Cuba è il paese latinoamericano che dispone -in cifre assolute- del maggior numero di medaglie olimpiche femminili, con 49 titoli.

Le Nazioni Unite, tramite la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), hanno elogiato la politica statale di Cuba a favore delle donne. Alejandrina Germán, presidente della Conferenza Regionale sulla Donna e Ministro per la Donna della Repubblica Dominicana, ha sottolineato che Cuba ha sempre svolto un ruolo di avanguardia nella promozione e nella difesa dei diritti delle donne, ricordando che la parità di genere dipendeva, prima e soprattutto, dalla volontà politica dei leader.

Anche se la prostituzione è scomparsa come realtà sociale istituzionalizzata, conviene ricordare la recrudescenza di questo fenomeno a partire dagli 1990 con la crisi economica, l’inasprimento delle sanzioni imposte dagli USA e l’apertura del paese al turismo di massa. Il Centro per l’Educazione Sessuale che dirige Mariela Castro Espin, figlia dell’attuale Presidente Raul Castro, attuale e della fondatrice della FMC Vilma Espin, svolge un ruolo importante, basato sulla prevenzione e la persuasione, nella lotta contro questo flagello.

Cuba ha elaborato un arsenale legislativo e giuridico deterrente contro la violenza di genere. Il Gruppo Nazionale per la Prevenzione e l’Attenzione alla Violenza Familiare, entità trasversale multisettoriale e pluridisciplinare che comprende i ministeri della Pubblica Istruzione, Salute, dell’Interno e della Giustizia, i servizi della Procura Generale della Repubblica, della Medicina Legale, del Centro di Educazione Sessuale, dell’Università dell’Avana, della Corte Suprema e dell’Istituto di Radio e Televisione, è responsabile della lotta contro la violenza alle donne. Il Codice Penale punisce severamente questo tipo di attentato alla integrità fisica e psicologica e la violenza coniugale è considerato un fattore aggravante.

Benché i comportamenti maschilisti, sessisti e discriminatori ereditati da cinque secoli di società patriarcale con i suoi ostacoli intrinseci di carattere culturale, ideologico e psicologico persistono ancora nella Cuba di oggi e costituiscono ancora un ostacolo alla piena emancipazione della donna, tuttavia questa svolge, senza dubbio, un ruolo preponderante nella società e partecipa pienamente nello sviluppo del paese.

La Rivoluzione Cubana aprì, incontestabilmente, la via all’emancipazione della donna. La Costituzione garantisce a tutti i suoi diritti (delle donne), siano economici, sociali, culturali, civili o politici. E la donna è stata la principale beneficiaria del processo di trasformazione sociale iniziato nel 1959.

Relegata a uno rango sociale subalterno nella Cuba neocoloniale, la donna è diventata un soggetto attivo che contribuisce ampiamente all’edificazione di una nuova società basata sull’uguaglianza e la giustizia sociale. La donna cubana ora svolge un ruolo essenziale nella vita politica, economica, sociale e culturale del paese.

“Tutta la patria è nella donna”, diceva, a ragione, José Martí. Tuttavia, nonostante le norme giuridiche esistenti consentano la fioritura e la realizzazione della donna a Cuba, anche se gli indicatori e le statistiche continuano ad essere eccezionali per una nazione del Terzo Mondo e la donna cubana non hanno nulla da invidiare alle donne dei paesi più sviluppati, ancora ci sono ostacoli di ordine culturale, psicologico e ideologico da superare nel sinuoso cammino verso la piena emancipazione.

Mujeres en Cuba: la Revolución emancipadora (IIp)

Por Salim Lamrani

3. La mujer en Cuba hoy

Desde el advenimiento de la Revolución Cubana la salud y el bienestar de la mujer cubana han sido erigidos en prioridades nacionales, como ilustran los indicadores en este campo. Así, la esperanza de vida de las mujeres es de 80 años, dos años superior a la de los hombres y similar a la de las naciones más desarrolladas. La tasa de mortalidad infantil es de 4,6 por mil, o sea la más baja del continente americano –incluidos Canadá y Estados Unidos– y del Tercer Mundo. La tasa de mortalidad materna es de 0,02%, o sea la más baja de América Latina y del Tercer Mundo. La tasa de fecundidad (número de hijos por mujer) es de 1,69, es decir la más baja de América Latina, lo cual plantea un problema de renuevo generacional.

Desde un punto de vista legal el Artículo 59 del Código laboral protege específicamente a las madres cubanas. Estipula que “el empleador debe crear y mantener condiciones de trabajo para la mujer, considerando su participación en el proceso de trabajo y su función social como madre”. Así, las madres cubanas tienen la posibilidad de ocuparse totalmente del recién nacido y percibir al mismo tiempo su salario íntegro un mes y medio antes del parto y tres meses después del nacimiento del hijo. La baja puede durar hasta un año con una remuneración equivalente al 60% de su salario. Al cabo de un año vuelven automáticamente a su trabajo. Por otra parte, el derecho laboral cubano permite a la mujer jubilarse a los 60 años o después de cotizar 30 años. A guisa de comparación, la mujer francesa tiene que cotizar 42 años para tener la posibilidad de conseguir una pensión completa.

Las mujeres representan cerca del 60% de los estudiantes del país y más del 65% de ellas son graduadas de la enseñanza superior. En el ámbito profesional, desde 1980 las mujeres activas disponen como promedio de un nivel de formación superior al de los hombres activos. Aunque las mujeres sólo representan el 44,5de las 5,5 millones de personas que componen la población activa del país, cifra que ilustra los esfuerzos por realizar en la vía de la igualdad plena, en cambio, constituyen el 66,4% de los técnicos y profesionales del país de nivel medio o superior (maestros, médicos, ingenieros, investigadores, etc.) y el 66% de los funcionarios civiles (contra un 6,2% antes de 1959).

Del mismo modo actualmente la legislación cubana impone que por el mismo trabajo el salario de la mujer sea exactamente igual que el del hombre. En Francia, según el Instituto Nacional de la Estadística y de los Estudios Económicos (INSEE), por un empleo similar el salario de la mujer es inferior en un 28% al del hombre. En Estados Unidos el salario de la mujer sólo representa el 80% del salario del hombre.

En Cuba las mujeres ocupan el 46% de los cargos de dirección en el sector económico (un 2% antes del triunfo de la Revolución). A título de comparación en Francia, de las 40 sociedades del CAC 40, sólo cinco están dirigidas por mujeres. A nivel administrativo y judicial las mujeres cubanas representan el 66% de los miembros de la inspección de las finanzas y del Tribunal Supremo y el 78% de los funcionarios de la fiscalía.

La mujer cubana está plenamente integrada en la vida política del país. Las estadísticas en este campo son reveladoras. De los 31 miembros del Consejo de Estado cubano 13 son mujeres, o sea el 41,9%. En el ejecutivo hay 8 mujeres ministras sobre 34, o sea un 23,5%. En el Parlamento cubano de los 612 diputados 299 son mujeres, o sea el 48,66%. En Francia la tasa de las mujeres parlamentarias (Asamblea Nacional y Senado) es de un 26%. Cuba ocupa el tercer puesto mundial de diputadas. A título indicativo, Estados Unidos ocupa el puesto 80.

Una mujer, María Mari Machado, ocupa la vicepresidencia del Parlamento cubano. En las Asambleas provinciales, de los 1.268 cargos elegidos el 48,36% son mujeres. Las mujeres cubanas presiden 10 de las 15 Asambleas provinciales del país, o sea el 66,6%, y ocupan la vicepresidencia en 7 de ellas, o sea el 46,6%. De los 115 miembros del Comité Central del Partido Comunista de Cuba 49 son mujeres, o sea el 42,6%. La secretaria del Partido Comunista para la provincia de La Habana, la más importante del país, es Lázara Mercedes López Acea, una mujer de color nacida en 1964. También es vicepresidenta del Consejo de Estado y del Consejo de Ministros. Esos resultados son aún más notables ya que no existe ninguna ley en Cuba que obligue a la paridad en los cargos políticos.

Por otra parte, de los 16 dirigentes sindicales provinciales de la Confederación de Trabajadores Cubanos (CTC) 9 son mujeres, o sea el 56,25%.

En el ámbito de la diplomacia las mujeres representan a Cuba en no menos de 47 países. En el ministerio de Relaciones Exteriores (MINREX) más del 40% de los funcionarios son mujeres y varias de ellas ocupan el cargo de viceministras. Josefina Vida, Directora del Departamento de Estados Unidos en el MINREX, está encargada de las negociaciones con Washington en el proceso histórico de normalización de las relaciones bilaterales anunciado por los presidentes Barack Obama y Raúl Castro el 17 de diciembre de 2014.

En Cuba la práctica del deporte se considera imprescindible para el desarrollo físico e intelectual de los ciudadanos, que tienen acceso gratuito a todas las instalaciones e infraestructuras del país. El Instituto Nacional de Deporte elaboró todo un abanico de programas para todas las categorías de la población y todas las generaciones. Los resultados son brillantes: en cuanto del deporte de alto nivel la mujer cubana ocupa un rango de primera importancia y Cuba es el país de América Latina que dispone –en cifras absolutas– del número más elevado de medallas olímpicas femeninas con 49 títulos.

Las Naciones Unidas, mediante la Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), alabaron la política del Estado cubano a favor de las mujeres. Alejandrina Germán, presidenta de la Conferencia Regional sobre la Mujer y ministra de la Mujer de República Dominicana, enfatizó que Cuba siempre desempeñó un papel de vanguardia en la promoción y la defensa de los derechos de las mujeres, recordando que la igualdad de género dependía primero y ante todo de la voluntad política de los dirigentes.

Aunque la prostitución desapareció como realidad social institucionalizada, conviene recordar el resurgimiento de este fenómeno a partir de los años 1990 con la crisis económica, el recrudecimiento de las sanciones impuestas por Estados Unidos y la apertura del país al turismo de masas. El Centro de Educación Sexual que dirige Mariela Castro Espín, hija del actual Presidente Raúl Castro y de la fundadora de la FMC Vilma Espín, desempeña un papel importante, basado en la prevención y la persuasión, en la lucha contra esta plaga.

Cuba elaboró un arsenal legislativo y jurídico disuasivo contra la violencia de género. El Grupo Nacional de Prevención y Atención de la Violencia Familiar, entidad transversal multisectorial y pluridisciplinaria que incluye los ministerios de Educación, Salud, Interior y Justicia, los servicios de la Fiscalía General de la República, de la Medicina Legal, del Centro de Educación Sexual, de la Universidad de La Habana, del Tribunal Supremo y del Instituto de Radio y Televisión, se encarga de la lucha contra la violencia a las mujeres. El Código Penal castiga severamente este tipo de atentado contra la integridad física y psicológica y la violencia conyugal se considera un factor agravante.

Aunque los comportamientos machistas, sexistas y discriminatorios heredados de cinco siglos de sociedad patriarcal con sus obstáculos intrínsecos de orden cultural, ideológico y psicológico persisten todavía en la Cuba de hoy y constituyen aún un obstáculo a la emancipación plena de la mujer, no obstante ésta desempeña indudablemente un papel preponderante en la sociedad y participa plenamente en el desarrollo del país.

La Revolución Cubana abrió incontestablemente la vía hacia la emancipación de la mujer. La Constitución garantiza todos sus derechos, sean económicos, sociales, culturales, civiles o políticos. Y la mujer ha sido la principal beneficiaria del proceso de transformación social iniciado en 1959.

Relegada a un rango social subalterno en la Cuba neocolonial, la mujer se ha convertido en sujeto activo que contribuye ampliamente a la edificación de una sociedad nueva basada en la igualdad y la justicia social. La mujer cubana desempeña ahora un papel esencial en la vida política, económica, social y cultural del país.

“Toda la patria está en la mujer”, decía, con razón, José Martí. No obstante, a pesar de que las normas jurídicas existentes permiten el florecimiento y la realización de la mujer en Cuba, aunque los indicadores y las estadísticas siguen siendo excepcionales para una nación del Tercer Mundo y la mujer cubana no tiene nada que envidiar a las mujeres de los países más desarrollados, todavía persisten obstáculos de orden cultural, psicológico e ideológico que superar en el sinuoso camino hacia la emancipación total.

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